Corriere della Sera, 6 marzo 2026
Curdi, baluci e arabi: le minoranze armate che odiano la teocrazia
Un attacco con drone ha centrato la sede dell’Organizzazione della lotta del Kurdistan iraniano nel quartiere Rizgeri di Erbil, in Iraq. Sono passati appena sei giorni dall’inizio della guerra, e già il regime degli ayatollah, coi suoi fedelissimi proxy, ha intensificato i raid con droni e missili contro le basi dei gruppi curdi iraniani nel Kurdistan iracheno. La telefonata di Donald Trump ai curdi – che spera diventino i suoi «boots on the ground» di questa guerra – deve aver fatto infuriare i pasdaran, che nelle ultime ore hanno colpito duro proprio là dove queste minoranze tengono le loro basi e, dicono fonti bene informate, stanno preparando un’offensiva di terra verso l’Iran. Il Washington Post racconta che Trump gli avrebbe promesso «ampia copertura aerea americana e altro supporto» per strappare il controllo dell’Ovest iraniano.
In Iran le minoranze con formazioni paramilitari sono principalmente tre: i curdi, i baluci e gli arabi, tutti nemici del regime e dello scià. I curdi sono 8-10 milioni, vivono al confine con l’Iraq e sono la vera spina nel fianco per Teheran. Cinque i loro partiti, appena coalizzati: il veterano Pdki (dal 1945), il Pjak (braccio del Pkk turco), il Pak della Libertà, i comunisti del Komala, e Komalah-Xebat. Guardano al Pkk turco di formazione marxista e ai curdi iracheni autonomi di Baghdad, ma, a casa, inseguono autonomia culturale e amministrativa in un Iran che sognano federale. Solo due mesi dopo la fondazione del regime, iniziano la loro lotta. Khomeini risponde con 10 mila morti. Da allora non mollano: guerriglia asimmetrica con agguati-lampo, raid oltre frontiera, sabotaggi notturni, droni-spia, e aiuti alle piazze. Quando nel 2022 nasce il movimento «Donna, Vita, Libertà» nel nome della ragazza curda Mahsa Jina Amini, loro sono in prima linea. L’Occidente li corteggia da sempre – in Siria, in Iraq e anche oggi in Iran – e loro si fidano (troppo), convinti d’aver trovato una sponda.
Il Balucistan è una vasta area arida e montuosa, spartita tra Pakistan, Afghanistan e Iran, abitata dalla minoranza etnica dei sunniti baluci. In Iran si chiama provincia di Sistan-Balucistan, terra di confine a Sud-Est. Qui vivono 2,8 milioni di persone, represse e marginalizzate dal regime degli ayatollah. Dal 2012 opera Jaish al-Adl, gruppo paramilitare, islamista e salafita-jihadista, che reclama l’indipendenza: i suoi uomini agiscono su entrambi i lati del confine con il Pakistan, e Teheran (al pari degli Usa) li bolla come terroristi. Negli anni hanno moltiplicato gli attacchi contro pasdaran e polizia iraniana mentre in Pakistan hanno esteso le azioni contro la presenza cinese. Fanno uso frequente di kamikaze, tra cui molte donne. Da notare: a dicembre diverse fazioni hanno creato un fronte comune, come i curdi poche settimane fa. Qualcuno li ha incoraggiati?
Gli arabi Ahwazi sono la minoranza araba concentrata nel Khuzestan, nel Sudovest del Paese, una zona ricca di petrolio. Sono circa 2-3 milioni di persone e nel 1925, lo scià li ingloba con la forza alla Persia. In maggioranza sciiti, subiscono da sempre discriminazioni. Due i principali gruppi paramilitari; gli Asmla (Movimento Arabo per la Liberazione di Ahwaz), che colpiscono oleodotti e guardiani; la Ahwaz National Resistance, un ombrello di gruppi minori. Teheran li accusa di legami con i sauditi.