Corriere della Sera, 6 marzo 2026
Crisi a Cipro, le scelte dell’Europa
L’iniziativa per mettere in campo una «solidarietà europea» nei confronti di Cipro, in seguito all’attacco di droni iraniani a una base britannica sull’isola, è partita dalla Francia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha sentito separatamente la premier Giorgia Meloni e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. «Hanno concordato di coordinare il dispiegamento di risorse militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso», ha spiegato una fonte dell’Eliseo.
Anche la Spagna, criticata e minacciata dal presidente Usa Trump per non avere fornito le proprie basi militari in Andalusia a Stati Uniti e Israele per la guerra in Iran, si è unita all’iniziativa e ha deciso di inviare la fregata Cristóbal Colón a Cipro. La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha sottolineato che Madrid «dimostra il suo impegno a difesa dell’Ue e del suo confine orientale» e ha respinto «tassativamente» che l’invio della fregata comporti una cooperazione con l’esercito statunitense. Madrid ha anche incassato ieri la solidarietà della Germania per le minacce di Trump, attraverso le parole del ministro degli Esteri Johann Wadephul (socialdemocratico), che ha corretto il tiro del cancelliere Friedrich Merz (popolare): «Non ci lasceremo dividere, resteremo uniti», ha detto.
Anche la Gran Bretagna ha deciso di rafforzare le operazioni difensive nella regione con altri quattro jet Typhoon in Qatar ed elicotteri Wildcat con capacità anti-drone che arriveranno oggi a Cipro.
Nicosia non fa parte della Nato, quindi non gode della copertura dell’articolo 5 che stabilisce che un attacco armato contro un membro dell’Alleanza Atlantica sarà considerato un attacco contro tutti gli altri membri. Cipro non ha però invocato nemmeno l’articolo 42.7 del Trattato dell’Ue che stabilisce che se uno Stato membro subisce un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri Stati membri hanno l’obbligo di fornire aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, coerentemente con gli impegni Nato. Lo sforzo politico è quello di tenere fuori dal conflitto Ue e Nato per evitare un’escalation. Ma l’Unione sta comunque già facendo i conti con le conseguenze della guerra, dall’aumento dei prezzi dell’energia al rischio terrorismo. I ministri dell’Interno dei Ventisette ieri riuniti a Bruxelles hanno esaminato la situazione ed è emersa la preoccupazione che possano venire attivate «cellule dormienti iraniane».
Sul fronte diplomatico si è mossa l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas con la convocazione ieri in videoconferenza del Consiglio Esteri Ue-Golfo (Bahrein, Kuwait, Qatar, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), che ha prodotto un documento in sedici punti sulla situazione in Medio Oriente e sugli «ingiustificabili» attacchi sferrati dall’Iran contro i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per chiedere il «rispetto del diritto internazionale» e la protezione dei «civili».