Corriere della Sera, 6 marzo 2026
Meloni: non siamo in guerra. Sì al testo sull’Iran tra le tensioni
Passa in Parlamento la risoluzione della maggioranza che impegna il governo «a partecipare allo sforzo comune» della Ue «per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana». Ma conferma «il rispetto degli accordi internazionali vigenti», nell’utilizzo delle «basi italiane concesse alle forze statunitensi». Ottiene il sì del centrodestra più Futuro nazionale, l’astensione dei centristi (Iv, Azione, +Europa) e il no di Pd, M5S e Avs. La risoluzione di Iv viene assorbita, quella di Pd, M5S e Avs bocciata. Nessuna «assunzione di responsabilità condivisa», sollecitata dal governo, insomma. E minoranza divisa anche al suo interno.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ieri ha sentito il presidente francese, Emmanuel Macron, sugli aiuti a Cipro, e poi anche l’ucraino Volodymyr Zelensky, rassicura: «A oggi non abbiamo nessuna richiesta di basi per un uso più esteso di quello logistico, che sono, semplificando, operazioni non di bombardamento. Se arrivassero, la competenza sarebbe del governo ma penso dovremmo decidere insieme al Parlamento. Ma non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». Non basta all’opposizione. «Dovete dire di no già adesso all’uso delle basi americane. Scegliete l’Europa non Trump», arringa Elly Schlein segretaria del Pd. «Ci state portando in guerra», sostiene Nicola Fratoianni di Avs.
Alla Camera prima e al Senato poi sono i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, a riferire per conto del governo sulla «evoluzione della situazione e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo». Non c’è Meloni, intervistata nel frattempo da Rtl 102,5, e la minoranza protesta vigorosamente: «La premier scappa». Andrà in Aula su Iran e Consiglio europeo l’11 marzo, secondo quanto deciso in una conferenza dei capigruppo dai toni particolarmente accesi.
«Meloni – attacca Tajani – non direbbe cose diverse da noi. In queste ore c’è un rischio di allargamento del conflitto: Cipro è un paese comunitario, al quale è necessario garantire solidarietà e assistenza. L’Iran non può avere la bomba atomica e un numero di missili eccessivo a lungo raggio». Intanto il governo italiano ha deciso «per motivi di sicurezza, di chiudere temporaneamente» l’ambasciata a Teheran.
È Crosetto il primo a riconoscere esplicitamente che «l’attacco di Usa e Israele è avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale». La posizione dell’Italia – continua rintuzzando le esortazioni della minoranza che con Schlein sostiene che «l’Italia dovrebbe fare come il premier Sanchez» – è la stessa della Spagna: «Sento citare l’esempio spagnolo. Ma l’utilizzo delle basi che stiamo concedendo agli americani è lo stesso. Con Spagna, Francia, Olanda, manderemo assetti navali a protezione di Cipro». Poi nella replica Crosetto rimarca la situazione di allarme: «Non siamo mai arrivati così vicino all’orlo dell’abisso».
E «preoccupata dall’escalation dovuta alla reazione scomposta dell’Iran» ma anche «sui diversi fronti» si dice Meloni che parla di «una crisi del diritto internazionale che sta generando un mondo governato dal caos». Poi la premier assicura che l’Italia «invierà aiuti ai paesi del golfo per la difesa aerea» sempre con la priorità di «mettere in sicurezza gli italiani».