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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

Gli Usa sbarcano in Ecuador all’insegna della lotta ai narcos

Daniel Noboa ha cambiato idea. Da qualche giorno l’Ecuador non è più un Paese «sicuro e affidabile», «sistemato» dal suo governo e dove il «mondo vuole investire», ma deve affrontare una «nuova fase» nella «guerra contro la criminalità organizzata». Il presidente dell’Ecuador promette «il pugno di ferro» a «coloro che vogliono l’anarchia» e di spalanca le porte ai soldati Usa, ora coinvolti in «operazioni congiunte – insieme alle forze dell’ordine locali – contro organizzazioni terroristiche», come si legge nell’account X @SouthCom. Prorogato anche di trenta giorni lo stato d’emergenza in nove province su ventiquattro, dove è sospesa l’inviolabilità del domicilio e della corrispondenza. Una di queste province è Manabì, dove nel giro di 48 ore sono state uccise tredici persone in uno scontro tra gang.
Le operazioni potrebbero coinvolgere anche la Colombia, il cui governo ha annunciato la mobilitazione di 20mila agenti al confine con l’Ecuador, cioè dal Pacifico all’Amazzonia. Per niente facile il coordinamento fra entrambi i Paesi, che ora sono nel pieno di una guerra commerciale. L’Ecuador è il ponte del 70% della cocaina in circolazione e l’anno scorso le autorità hanno sequestrato 214 tonnellate di droga. Il 2025 è stato anche l’anno più violento di tutti, con 9.216 omicidi (+32% rispetto al 2024). I dati smentiscono l’efficacia della svolta securitaria voluta dallo stesso Noboa, che però non cambia rotta.
Per il momento né Washington né Quito hanno offerto dettagli sull’esito delle operazioni militari in corso. Qualcosa filtra dall’account X del ministero ecuadoriano della Difesa, che fa un post per ogni detenzione: l’ultima è stata di due membri della gang “Los Choneros”, tra le più note del Paese. Le operazioni – eseguite con assoluta riservatezza – riaccendono il dibattito sulle reali intenzioni americane di stabilire una presenza militare permanente in territorio ecuadoriano. Già a metà dicembre del 2025 un primo contingente statunitense si era insediato nel Paese, nella località portuale di Manta. Scelta controversa, dato che la città ospita le basi militari Usa dismesse sotto l’amministrazione di Rafael Correa (ora in esilio in Belgio). Noboa avrebbe voluto riattivare le basi grazie a un referendum, lo scorso 16 novembre, ma il 60% degli elettori ha votato per il «No».
L’intesa militare fra i due Paesi è stata rafforzata nel 2023, con l’arrivo di Noboa al potere e l’ingresso dei soldati Usa nel Paese promette un investimento di oltre 200 milioni dollari nel Paese. Sempre Manta è al centro degli interessi di Pechino, socio commerciale importantissimo per Quito, che vorrebbe investire 150 milioni di dollari su quella che ritiene una «porta di entrata» in Sudamerica.
Ma non c’è solo l’Ecuador nel mirino degli Stati Uniti. Il South Command parla infatti di «misure decisive per affrontare i narcoterroristi» che incutono «terrore, violenza e corruzione» in «tutto l’emisfero». Gli Usa puntano anche all’ampliamento di una base navale nella località peruviana “El Callao”, dove – ancora una volta – Pechino vanta il controllo sul porto di Chancay, sul quale ha investito oltre 3 miliardi di dollari. Non solo. I tentacoli degli Stati Uniti arrivano anche in Paraguay. Proprio ieri l’incaricato di affari Usa ad Asunción, Robert Alter, ha incontrato i capigruppo del parlamento per «chiarire ogni dubbio» sullo Status of Forces Agreement siglato tra i due governi e che molti considerano una «cessione di sovranità».