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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

Lo stato della pesca in Italia

La concorrenza a basso costo dei polpi che arriveranno dall’Asia, dopo l’accordo Ue-India, e dei gamberi dai Paesi del Mercosur, il granchio blu che continua a uccidere vongole e lupini, la criticatissima proposta della nuova Pac (Politica agricola comune), la mucillagine tornata nell’Alto Adriatico che da 15 mesi ha già fermato 106 pescherecci a Chioggia, mettendo in crisi 300 famiglie: l’elenco delle minacce alla pesca italiana, senza considerare i disastri del maltempo, è assai lungo già solo limitandosi alle cronache dell’ultimo mese. Febbraio era addirittura iniziato con la tragedia dell’affondamento di un peschereccio al largo di Portofino. L’Acquario, questo il suo nome, è quasi una realistica fotografia dello stato della marineria ittica italiana. Navigava dal 1955. E non era l’unico così vecchio.
I DATI
La flotta certifica il più recente OsserMare del ministero dell’Agricoltura soffre di un’elevata obsolescenza, con un’età media di 39 anni e il 50% dei battelli tra i 24 e i 48 anni. L’Italia mantiene comunque il primato per numero di pescherecci in Europa (il 17,78% del totale, il più performante per potenza motore e il terzo dopo Spagna e Francia per stazza lorda). Le attuali 12.282 imbarcazioni sono però il 21% in meno di quelle in attività due decenni fa. Anche il pescato è in continua diminuzione, adesso del 9% in meno sul 2021 (125.839,7 tonnellate di prodotti ittici, per un valore economico complessivo di 740 milioni di euro). Insomma, il settore necessita di interventi strutturali, come sollecitano le associazioni imprenditoriali e il Governo. Assieme criticano pesantemente l’ipotesi del Fondo unico che, secondo il progetto per la Pac 2028-2034 presentato dalla Commissione Europea, dovrebbe accorpare agricoltura, pesca e politiche di coesione. «Non si può pensare di gestire le specificità della pesca e dell’agricoltura all’interno di un unico calderone indistinto», denuncia Paolo Tiozzo, vicepresidente di Fedagripesca. «Si sta sacrificando tutto aggiunge sull’altare di una presunta semplificazione che, nei fatti, si preannuncia come un labirinto amministrativo».
Drastico, secondo i calcoli di Fedagripesca, anche il ridimensionamento dei fondi destinati a pesca e acquacoltura: da 6,1 miliardi di euro della Pac 2021-2027 a poco più di 2 miliardi per la prossima, potenzialmente il 63% in meno. «È invece indispensabile che anche l’Europa riconosca l’urgenza di intervenire, mettendo al centro sicurezza, innovazione e futuro della pesca professionale».
Eppure, qualche spiraglio di luce c’è e, come sempre più spesso accade, è rappresentato dal crescente interesse di giovani donne a questo settore. Attualmente a bordo non raggiungono neanche l’1% (un po’ di più nella piccola pesca artigianale) dei 21 mila pescatori, ma a terra sono sempre più determinanti nell’amministrazione delle aziende e nella commercializzazione del pescato.
«Sono figure perfette per cogliere le opportunità della blue economy, dove si richiedono specializzazioni professionali diverse: il pescare e basta, nel prossimo futuro, non sarà più sufficiente», afferma Tiozzo. Gli esempi sono tanti.
LE STORIE
Giusy e Antonella Donato, dopo la laurea, hanno deciso di rilanciare sullo Stretto di Messina l’antica tradizione della cattura del pesce spada con le feluche, come faceva il nonno. «Siamo cresciute tra queste acque raccontano e abbiamo voluto dimostrare che anche le donne possono portare avanti un mestiere antico e impegnativo, innovandolo. Tradizione e futuro non sono in contrasto: il mare può continuare a essere lavoro, identità e occasione di sviluppo sostenibile».
Altra importante esperienza al femminile in Sardegna, dove la Cooperativa Nieddittas di Arborea (17 mila tonnellate di cozze l’anno, 179 addetti) deve alle decine di donne impegnate nel marketing e nel controllo di qualità l’essere l’unica azienda italiana certificata a livello europeo per l’acquacoltura sostenibile.
Nel Lazio è significativa la storia di Cristina Lo Fazio, mamma di quattro figli: è presidente di Euroacque di Anzio e direttrice di Unimar, istituto impegnato nella ricerca scientifica. «Per avere più donne spiega servono formazione tecnica dedicata, accesso reale ai ruoli decisionali, misure che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e lavoro e una cultura che riconosca pienamente il valore delle competenze femminili. Rendere la pesca più inclusiva significa renderla anche più moderna e sostenibile».
A Ortona, in Abruzzo, Paola D’Angelo è presidente di Flying Fish: «In un settore storicamente maschile, è per me una responsabilità importante. Come donna porto uno sguardo attento alla sicurezza, alla sostenibilità e alla cura delle relazioni, valori fondamentali per chi vive di mare. Credo in una pesca più inclusiva, capace di rinnovarsi senza perdere le proprie radici. Per questo siamo impegnati anche in progetti di ricerca per tutelare le risorse marine e garantire un futuro al settore». Ai tempi del Covid la parola resilienza divenne di uso comune, ma le donne l’avevano sempre praticata nei fatti.
Come stanno facendo ora le venti ragazze di Pila, in Veneto, impegnate nelle cooperative di pesca delle vongole veraci. Con i loro barchini escono ogni giorno in acqua per raccogliere le vongole. Da quando il granchio blu è diventato una presenza costante negli impianti di allevamento, sono diventate anche pescatrici di granchi, impegnate quotidianamente in una vera e propria battaglia per difendere una produzione che, prima dell’avvento dello sgradito invasore, era la prima in Europa.
Stessa storia nella vicina Goro, sul Delta del Po: «Fare la pescatrice di vongole racconta Denise Maestri significa affrontare ogni giorno fatica fisica, levatacce e incertezze, con la determinazione di chi ha scelto di restare nella propria terra. Il granchio blu non porta via solo le vongole, ma mesi di sacrifici e speranze. Noi giovani vogliamo continuare questo mestiere, difendere una tradizione che è identità e futuro».