Il Messaggero, 5 marzo 2026
Comuni, attivate 433 unioni
In Valnerina è nato il primo Piano intercomunale di protezione civile dell’area interna. Non una sommatoria di singoli piani, ma una strategia che coinvolge 14 Comuni, tra le province di Perugia e Terni. Tutte realtà sotto i 5mila abitanti. Come pure i Comuni turistici che hanno aderito alla Carta di Amalfi, modello di gestione e pianificazione strategica nell’ottica di un rapporto più armonioso tra le destinazioni turistiche e le comunità locali, da Sud a Nord. Piccolo è sempre bello ma insieme è meglio. Vuoi per gestire all’unisono specificità come il turismo, vuoi per il presidio del territorio e la gestione di servizi. E allora emerge tra gli spunti venuti dagli Stati Generali dei Piccoli Comuni organizzati a Roma dall’Anci si calcolano in totale 433 Unioni di Comuni, che coinvolgono 2.797 enti, il 35,4% del totale nazionale, per 10,4 milioni di abitanti.
Le funzioni maggiormente gestite in forma associata sono quelle di Protezione civile, Polizia locale, Centrale di committenza, Suap e servizi scolastici. Sono inoltre attive 1.325 Convenzioni, che coinvolgono 3.036 Comuni. C’è poi il Progetto Piccoli, promosso dal dipartimento della Funzione pubblica e attuato dall’Anci, che ha coinvolto circa 1.500 amministrazioni attraverso formazione, affiancamento “on the job” e supporto su temi come bilancio, appalti e digitale. «Anche all’interno dell’Agenda Controesodo abbiamo puntato molto sul ruolo delle Unioni, che va rafforzato spiega Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro, coordinatore nazionale Anci dei piccoli Comuni Alla luce di quanto emerso, in particolare con il progetto Piccoli, c’è una crescente difficoltà ad avere una capacità amministrativa quantitativamente sempre al passo delle esigenze e a mantenere i servizi. Un po’ perché calano i numeri e un po’ a causa di una migrazione importante del personale verso Aree metropolitane, Province e Regioni che hanno per esempio trattamenti economici più favorevoli».
Parlano i numeri. I dipendenti a tempo indeterminato sono 53.228: in poco più di un decennio si sono perse 8.567 unità, con un calo più marcato nei centri sotto i mille abitanti. Più che raddoppiata l’incidenza del part-time. Il saldo negativo della mobilità nel solo 2024 è stato di 384 unità tra ingressi e uscite verso altre amministrazioni. E poi c’è il nodo dei segretari comunali: sotto i 3mila abitanti, su 1.902 sedi di segreteria, solo 341 risultano coperte, mentre 1.561 sono vacanti, l’82% del totale. Tra le istanze emerse, quella di rendere strutturale il fondo per le assunzioni di personale a tempo determinato e per il contributo per i segretari comunali (per cui si chiede la sterilizzazione della spesa, rispetto ai vincoli del personale per tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti).
L’EVOLUZIONE
«Un tempo si pensava che ogni Comune potesse avere un segretario, un responsabile dell’ufficio tecnico o della ragioneria, ma non è più così aggiunge Santoni Sono figure specifiche importanti, come oggi anche la comunicazione. Dotarsene in forma associata consente di ripartire le spese e coprire funzioni strategiche. Posso portare l’esempio del mio Comune: con 4.300 abitanti può essere considerato grande tra i piccoli, eppure non abbiamo il segretario comunale e per tre anni siamo stati senza ragioniere. Mettere professionalità a fattore comune è il futuro».
Al primo gennaio 2025 i Comuni sotto i 5mila abitanti sono 5.521 e sfiorano i 10 milioni di residenti. Rappresentano il 16,4% della popolazione nazionale e il 54,9% della superficie d’Italia. Non una periferia del sistema Paese, ma una componente strategica, si rileva. Tanto più che dai documenti prodotti per gli Stati Generali emerge una riflessione ulteriore: l’aumento del numero dei municipi con meno di 5mila abitanti «nell’arco dei prossimi 25 anni, per effetto delle dinamiche demografiche» con sempre meno nascite e una popolazione più anziana. Un dato che va però integrato con «l’attrattività legata al costo della vita, alle condizioni abitative, alla qualità ambientale». Segnali «non trascurabili di domanda e fabbisogno mutevoli». Sul piano migratorio si traccia un «quadro articolato: l’incidenza delle migrazioni nette nei piccoli Comuni è lievemente positiva (1,1 per mille), e in quasi uno su due il saldo migratorio interno positivo. Nel 38,7% dei casi il saldo totale della popolazione risulta positivo, a dimostrazione che lo spopolamento non è un destino inevitabile né uniforme».
In materia di conti, i Piccoli dimostrano «solidità finanziaria e responsabilità amministrativa». Il 94% è in equilibrio, l’avanzo disponibile aggregato raggiunge 1,8 miliardi di euro. Oggi in 3.400 presentano un avanzo superiore al 10% delle spese correnti. Nei Comuni sotto i 500 abitanti arriva a 512 euro pro capite. Numeri che non indicano inefficienza si è sottolineato agli Stati Generali ma difficoltà strutturali di spesa legate a carenze di personale tecnico, rigidità normative e complessità procedurali. Tanto più che i Piccoli hanno sostenuto il 27% degli investimenti comunali del Pnrr, con una dinamica significativa nei centri sotto i mille abitanti. E anche per questo tra le istanze c’è quella di «replicare il modello Pnrr, che includa i capisaldi dell’Agenda Controesodo dell’Anci contro lo spopolamento, per arrivare a una strategia nazionale dedicata agli investimenti, fondata su risorse certe, assistenza tecnica permanente e procedure semplificate». Lo snodo: «Trasformare la solidità contabile in investimenti e sviluppo».
Sottolinea il sindaco Santoni: «Sul Pnrr i Comuni sono stati molto concreti, lavorando per efficientare quello che avevano in una logica di sostenibilità. La prima cosa da fare è ragionare insieme in termini di sistema come riorganizzare le risorse che ci sono, vedere se ne mancano e dove. Serve una politica unica su base nazionale che eviti che le Regioni vadano in ordine sparso». Come agire? «Ci sono tre temi prioritari che viaggiano assieme: l’abitare, le politiche a favore di giovani e famiglie e la mobilità. Prima cosa, quello che definiamo l’abitare inverso: se nelle città c’è un problema di casa, nei piccoli Comuni case ci sono e possono ospitare più persone. Ma per spostare e collegare le persone serve un’adeguata mobilità, che è il secondo tema: infrastrutture materiali ma anche immateriali, come il superamento del divario digitale. Terza questione, famiglia e giovani: chi viene a vivere nel piccolo Comune deve accedere ai servizi essenziali di base. Oggi la distanza non si misura più in tempo spaziale ma temporale: quanto ci metto a raggiungere il servizio o ad avere quel serivizio? Se l’ospedale è a venti minuti di strada in un altro comune e lo si raggiunge con vie di comunicazione adeguate, non ci rende molto diversi dai quartieri di una grande città, che non hanno certo un ospedale per ognuno, oppure funziona la telemedicina, può andar bene». Le “comunità della salute” sono tra le azioni dell’Agenda Controesodo. Un altro tema sono i servizi postali, per cui da alcuni anni è attiva una collaborazione Anci-Poste. Un accordo con l’Inps prevede poi, presso i Comuni in particolare delle aree interne, l’attivazione di sportelli virtuali assistiti, con il supporto degli operatori comunali. Con lo sguardo alla rivitalizzazione dei centri, si punta a portare Università o loro distaccamenti nei piccoli Comuni. A Edolo, per esempio, è attiva l’Università della Montagna.
L’ORIENTAMENTO
Aggiunge Santoni: «Di risorse non ce ne sono mai abbastanza, ma non è che i governi non abbiano mai investito o fatto operazioni. Intanto si può condividere l’Agenda Controesodo e dire che le risorse nazionali ancora prima di aumentarle le impegniamo in una direzione unica. Evitiamo di mettere in competizione i Comuni, per esempio abbandonando la logica dei bandi, per partecipare ai quali servono progettualità di tecnici e funzionari che i Piccoli non hanno. Si possono definire linee di finanziamento e strategie e distribuire risorse tra quanti fanno parte di una determinata area geografica: dove le Regioni lo hanno fatto, funziona. A volte gli interventi interessano tutti i Comuni, altre sono concentrati, ma in una logica di sistema».