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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

Mojtaba Khamenei, leader immobiliarista a Londra. Con i proventi del petrolio

In questi decenni la leadership della Repubblica islamica ha lanciato numerosi slogan contro l’Occidente. Quando si trattava di mandare i figli a studiare all’estero, e quando si dovevano pianificare investimenti, quella stessa leadership ha però guardato agli Stati Uniti, al Canada e al Regno Unito.
Già anni fa era scoppiato lo scandalo, in cui era stato coinvolto il conservatore Ali Akbar Nateq Nouri, che tramite i figli gestiva un impero immobiliare in Canada. Lo stesso Mojtaba, secondogenito del leader supremo Ali Khamenei ucciso sabato scorso dalle bombe statunitensi e israeliane, avrebbe convogliato parte dei propri capitali nel Regno Unito. Secondo quanto rivelato da Bloomberg, nel 2014 Mojtaba avrebbe acquistato immobili di lusso per oltre 100 milioni di sterline. Tra questi, una casa del valore – al momento dell’acquisto – di 33,7 milioni di sterline situata a nord di Londra, in The Bishops Avenue soprannominata “la via dei miliardari”. Si tratta di un gruppo di ville, per lo più disabitate, nascoste da alte siepi e con i cancelli oscurati. La proprietà risulta formalmente di Birch Ventures ma – rivela Bloomberg – dietro a una serie di incastri si può risalire a Mojtaba Khamenei: non ha proprietà a suo nome, anche perché è sotto sanzioni internazionali dal 2019, ma è stato direttamente coinvolto nell’acquisto di una dozzina di immobili, in qualche caso risalenti al 2011.
Per pagare, il figlio di Khamenei avrebbe utilizzato i profitti dell’industria petrolifera iraniana, convogliati in conti nel Regno Unito, in Svizzera, in Liechtenstein e negli Emirati Arabi. Tra gli altri investimenti di Mojtaba vi sarebbero il business dei trasporti via mare nel Golfo persico e alcuni hotel in Europa, in particolare The Hilton Frankfurt Gravenbruch a Francoforte e un altro albergo a Mallorca. La maggior parte del denaro è stato gestito – scrive Bloomberg – attraverso società non iraniane come Ziba Leisure Ltd. registrata alle isole caraibiche Saint Kitts e Nevis, Birch Ventures Ltd. e A&A Leisure Ltd. con sede nell’Isola di Man, nonché in due società chiamate Midas Oil Industries FZC e Midas Oil Trading DMCC.
E qui, il petrolio c’entra assai. Ufficialmente l’oro nero iraniano dovrebbe essere venduto dalla società statale National Iranian Oil Company, ma le sanzioni internazionali hanno spinto buona parte del business del greggio in una zona grigia dove a operare sono reti informali, in cui i pasdaran e Mojtaba hanno un ruolo centrale. Con lui, un prestanome iraniano con passaporto cipriota che risulta anche essere proprietario di alcuni immobili Londra. La ricchezza accumulata da Mojtaba contrasta con la narrativa di regime, anche in questi giorni che precedono i funerali di Stato. Secondo questa narrativa, il leader supremo Ali Khamenei e la sua famiglia avrebbero vissuto una vita austera e pia. Non pare che i familiari abbiano ostentato una vita da ricchi, ma la fortuna nascosta all’estero di Mojtaba contraddice l’immagine che il regime cerca di dare di sé. Soprattutto in un Paese come l’Iran, dove la povertà è in aumento a causa della pessima gestione della cosa pubblica, della corruzione di regime, delle sanzioni internazionali e della guerra. Di fatto, Mojtaba non è altro che un aghazadeh, un termine spregiativo che in persiano designa i figli di quella élite accusata di essersi arricchita oltremisura grazie alle conoscenze di famiglia. Nel suo caso, il legame stretto con i pasdaran ha giocato un ruolo di rilievo.