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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

Il terrorismo islamico ora recluta nuovi adepti con l’IA

Fanatici e sanguinari, ma anche tecnologici. I terroristi jihadisti da tempo usano la Rete per diffondere i loro materiali deliranti. Ai tempi del Califfato si sono dimostrati molto abili con i siti di propaganda e con i videomontaggi. Ora si stanno impadronendo delle tecniche di Intelligenza Artificiale per un’azione subdola di avvicinamento e proselitismo verso i giovani che vivono in Occidente. «Il reclutamento avviene attraverso chatbot. È un trattamento personalizzato, quasi sartoriale, che a volte inizia sotto le spoglie ludiche», dice il prefetto Vittorio Rizzi, direttore del Dipartimento informazioni e sicurezza, i nostri servizi di intelligence.
Di questa nuova frontiera parla la Relazione annuale 2026 dei Servizi, appena presentata, disponibile sul sito del Dis: «Sono sempre maggiori le evidenze circa il crescente utilizzo delle funzionalità offerte dalle innovazioni tecnologiche e, in particolare, dall’Intelligenza Artificiale (IA). Si pensi, ad esempio, all’ormai consolidato uso online di chatbot, potenziati dall’IA, in grado di indirizzare gli utenti nella ricerca di contenuti terroristici, inclusi quelli che veicolano istruzioni per l’auto-addestramento e il confezionamento di ordigni esplosivi. Una tendenza riscontrata anche in Italia, dove sono emersi casi di soggetti minorenni che effettuavano – tramite motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale – ricerche online per costruire ordigni rudimentali».
C’è stato un caso in Svezia nell’agosto 2025: un diciottenne ideologicamente legato a Daesh è stato arrestato mentre pianificava un attacco terroristico al Festival della Cultura di Stoccolma. Il target l’aveva selezionato interrogando un chatbot. C’è stato un altro caso, in Italia, di un minore che s’era informato attraverso l’Intelligenza Artificiale su quali fossero le sofferenze psicologiche nel prepararsi a un attentato suicida.
Ovviamente questi episodi sono stati scoperti attraverso il monitoraggio della Rete da parte di polizie e agenzie di intelligence. Ed è agghiacciante quanto sta emergendo. «Questo tipo di interazione tra attore solitario e intelligenza artificiale – si legge ancora nella Relazione – che in alcuni casi consente di guidare un soggetto in un percorso automatizzato di radicalizzazione senza la necessità di un reclutatore umano, costituisce una sfida importante per il contrasto alla minaccia, in quanto l’attività automatizzata può avvenire senza soluzione di continuità, 24 ore su 24».
Nelle mani di terroristi molto tecnologici, l’Intelligenza Artificiale si sta dimostrando in grado di generare automaticamente e in tempi rapidi sia materiale grafico che testuale, audio e video. Sono forme di propaganda di elevata qualità. Non soltanto sono materiali sempre più realistici, ma vengono tradotti e diffusi in diverse lingue, e persino adattati ai singoli contesti religiosi, culturali e geografici.
«Parallelamente, attraverso tecniche di profilazione, la stessa tecnologia consente di analizzare enormi quantità di dati presenti online (sui social media, sui forum di discussione, sulle piattaforme di gaming online, sul dark web, ecc.) per individuare i soggetti che sono potenzialmente più ricettivi al reclutamento». È appunto quel «trattamento sartoriale» a cui alludeva il prefetto Rizzi. «Una volta individuati, gli algoritmi di intelligenza artificiale possono adattare le risposte che forniscono durante l’interazione con il singolo utente in base alle sue reazioni. La tradizionale propaganda estremista online si converte, dunque, in una “propaganda adattiva”, che accresce progressivamente – un click dopo l’altro – la sua capacità persuasiva».
Un vero incubo per l’antiterrorismo. «Si produce una duplice accelerazione del rischio: da un lato, le campagne mediatiche diventano più rapide e più numerose; dall’altro, la creazione di contenuti, “su misura”, la selezione dei target più vulnerabili e la capacità dell’algoritmo, durante la conversazione con l’utente, di adattarsi a quest’ultimo, consentono di aumentare sensibilmente le chance di successo di un’attività di reclutamento».
Scopo finale è la nascita di “lupi solitari”, ossia giovani auto-indottrinati, che si esaltano nel chiuso della loro stanza, sganciati qualsiasi contatto fisico e persino digitale con cellule terroristiche, difficilissimi da intercettare prima che colpiscano un target a caso. L’Intelligenza Artificiale può diventare un pericolo in più, ma anche un’opportunità. Ed ormai è una battaglia tra buoni e cattivi, ciascuno con i propri algoritmi. Conclude infatti Rizzi: «In questo contesto l’IA rappresenta al tempo stesso un valido strumento per potenziare le attività di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo».