repubblica.it, 5 marzo 2026
Banca manda decreto ingiuntivo per 26mila euro a un cliente, condannata a dargliene 80mila
Da debitore vessato a creditore del triplo della somma. In sintesi: un ribaltamento della condizione economica di un uomo salentino, titolare di un conto corrente in una banca del territorio. L’istituto di credito, infatti, aveva notificato un decreto ingiuntivo per circa 26mila euro, ma per i giudici a pagare deve essere la banca, che deve all’uomo ora 80mila euro.
La sentenza, emessa dal Tribunale civile di Lecce nelle scorse ore, ha ritenuto illegittima la richiesta dell’istituto di credito nei confronti di un imprenditore salentino attivo nel settore dell’arredamento, in qualità di fideiussore per conto della sua società. Nel corso dei due gradi di giudizio, la posizione delle parti è stata completamente ribaltata.
A conclusione dell’istruttoria di primo grado, il Tribunale aveva accertato che l’imprenditore – difeso dall’avvocato Sergio Caporotundo del Foro di Lecce – non aveva posizioni debitorie e presentava, in realtà, un credito di circa 80mila euro nei confronti dell’istituto bancario. Un ribaltamento dettato dal criterio del cosiddetto “saldo zero” dovuto alla mancata produzione, da parte della banca, della intera documentazione contrattuale e contabile.
Per i giudici è compito della banca fornire la prova piena del credito azionato. In questo caso, l’istituto di credito non avrebbe depositato i documenti sin dall’inizio del contratto di fideiussione, rendendo impossibile la verifica dell’effettiva consistenza del credito.
Una carenza probatoria che ha portato il consulente tecnico d’ufficio a un ricalcolo del conto corrente, partendo dal saldo zero, con conseguenze sull’esito della controversia. La controversia è arrivata davanti ai giudici di secondo grado in cui la Corte d’Appello di Lecce ha rigettato l’opposizione anche perché ha ritenuto che l’imprenditore, in qualità di garante della fideiussione, non avrebbe potuto eccepire le clausole vessatorie del contratto.
“Simili sentenze – commenta l’avvocato Caporotundo – potrebbero rappresentare un precedente giurisprudenziale importante per i correntisti e preoccupante per il sistema bancario. Piccoli risparmiatori e imprenditori infatti potrebbero, a questo punto, adire le vie legali per vedere riconosciute le proprie ragioni, qualora ritengano di essere ingiustamente vessati dall’applicazione di interessi e clausole ritenuti abusivi e non dovuti”.