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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

Paragon, il direttore di Fanpage spiato nelle stesse date degli attivisti

Il telefono di Francesco Cancellato, il direttore di Fanpage, è stato spiato con il software Paragon. “Non siamo stato noi” dicono i Servizi italiani. Ma c’è una coincidenza davvero particolare: il telefono del giornalista è stato intercettato nello stesso giorno, a una sola ora di distanza, la notte del 14 dicembre 2024, in cui la nostra intelligence metteva sotto controllo, legalmente perché autorizzati dalla procura generale, gli attivisti di Mediterranea Luca Casarini e Beppe Caccia. Chi è stato allora?
È la domanda a cui non è ancora riuscita a rispondere l’inchiesta condotta dalle procure di Roma e Napoli che oggi ha segnato però un primo punto. È stata depositata infatti la perizia tecnica che segna un primo punto chiaro: Cancellato è stato spiato con Paragon. I Servizi hanno negato di averlo fatto ed, effettivamente, non risulta alcuna traccia nei server delle agenzie di sicurezza come la procura ha potuto verificare. Ma Paragon è in uso soltanto agli Stati. Quindi o uno stato straniero ha intercettato il giornalista italiano (e perché?), e lo ha fatto casualmente proprio nello stesso momento in cui l’Italia utilizzava lo stesso software. Oppure Cancellato è stato spiato illegalmente in Italia. È un dubbio a cui sarà difficile rispondere. Perché, come si diceva, non c’è traccia nei server. E al momento gli israeliani non stanno collaborando con le autorità italiane: non dicono cosa c’è nei loro server. E nemmeno ci fanno sapere se è possibile cancellare i dati.
La perizia – affidata agli specialisti della Polizia Postale e a un collegio di professori universitari – non lascia però dubbi sul software installato sul telefono di Cancellato, ipotesi che qualcuno aveva messo in dubbio. Nell’inchiesta congiunta dei pm delle procure di Roma e Napoli, che vede il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, si procede, al momento contro ignoti, per accesso abusivo a sistema informatico e quanto previsto all’articolo 617 del codice penale su reati informatici, cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche e installazioni abusiva di apparecchiature atte a intercettare. Nell’ambito dell’indagine, erano stati sentiti nei mesi scorsi come testimoni il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza esterna (Aise) Giovanni Caravelli e il direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna (Aisi) Bruno Valensise.