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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

Francia: cane Pit Bull uccide una donna incinta, il proprietario a processo per omicidio colposo

Elisa Pilarski, 29 anni e incinta di sei mesi, fu trovata morta il 16 novembre 2019 in un bosco dell’Aisne, in Francia. Il suo cadavere era coperto di morsi. Accanto a lei c’era Curtis, il cane del compagno Christophe Ellul. A oltre sei anni dai fatti, l’uomo è a processo a Soissons per omicidio colposo.
È il primo pomeriggio del 16 novembre 2019 quando Christophe Ellul scopre il corpo senza vita della compagna in una zona boschiva nei pressi della foresta di Retz, nel dipartimento dell’Aisne. Elisa Pilarski è a terra, lungo un sentiero escursionistico. Accanto a lei c’è Curtis, con la bocca insanguinata.
I soccorritori constatano numerose ferite da morso alla testa, al collo e agli avambracci, oltre a una profonda lesione alla coscia destra. La giovane, alta 1,52 metri e del peso di 56 chili, era incinta di sei mesi.
Quel giorno stava portando a passeggio da sola il cane. Alle 13:19 chiama il compagno e urla che sta venendo morsa. Ellul lascia il lavoro, all’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, e si precipita sul posto. Durante il tragitto le invia alcuni messaggi. In uno scrive: “Lo farò sopprimere”. Parole che, secondo quanto riportato negli atti, non ha mai spiegato.
Dopo una lunga inchiesta, l’ordinanza di rinvio a giudizio afferma che “le indagini svolte hanno permesso di stabilire il nesso diretto tra il decesso di Elisa Pilarski e un attacco di Curtis”.
Gli accertamenti genetici indicano la presenza del Dna del cane sul corpo della vittima e quello di Elisa sul corpo dell’animale. I prelievi effettuati su 21 cani appartenenti a una muta impegnata in una caccia nella stessa zona quel pomeriggio non hanno rilevato tracce riconducibili a quegli animali.
Secondo un veterinario, la dimensione delle mascelle di Curtis è “compatibile” con quella dei morsi riscontrati sul corpo della donna. In un’attestazione si legge inoltre che “il cane non sembrava né aggressivo né impaurito, non ha mai mostrato segni premonitori di morso (ringhi…) e che i morsi sono stati particolarmente lunghi e dannosi”. Lo stesso professionista conclude: “Questo cane appare quindi pericoloso e imprevedibile”.
Un educatore comportamentalista che ha esaminato l’animale afferma: “Questo cane sembra avere un istinto di caccia smisurato, risvegliato e incoraggiato da e per lo sport. Non sembra fare distinzione tra partner sociali, persone e cani, e il manicotto da morso, o persino la selvaggina”.
Christophe Ellul, oggi 51 anni, è giudicato per “omicidio colposo mediante aggressione di un cane”, aggravato in particolare da “un addestramento contro natura e mal condotto”. Rischia fino a dieci anni di reclusione e una multa di 150.000 euro.
Secondo l’accusa, Curtis sarebbe stato importato illegalmente dai Paesi Bassi con documenti falsificati. Ellul lo avrebbe presentato come un incrocio “Whippet-Griffon”, ma una perizia veterinaria ha stabilito che si tratta di un American Pitbull Terrier, razza la cui acquisizione è vietata in Francia.
Gli atti parlano anche di un “addestramento al morso, vietato in Francia, mal condotto, che abolisce ogni capacità di controllo, riconducibile ad atti di maltrattamento”.
Il processo si è aperto martedì davanti al tribunale di Soissons. Christophe Ellul si presenta da uomo libero e respinge le accuse.
In aula ha dichiarato: “Se Curtis è colpevole, sopprimetelo o lo farò io, ma mettete le prove sul tavolo”. E ancora: “Ho perso mia moglie, ho perso mio figlio. Pensate che avrei dato una possibilità a Curtis?”.
L’imputato parla di “molte incongruenze” nelle indagini e ha sempre sostenuto, durante l’istruttoria, l’ipotesi di un branco di cani da caccia presente nella zona quel giorno.
Il suo avvocato, Alexandre Novion, afferma: “Non crediamo affatto all’ipotesi secondo cui Curtis abbia attaccato Elisa”. E aggiunge: “Il mio cliente ha difeso il suo cane, allora tutti si sono gettati su di lui, e la campagna mediatica si è rivoltata contro di lui”.
Il legale riassume così l’accusa: “Tu sapevi di avere un cane pericoloso, avresti dovuto prevedere ciò che poteva accadere, ma hai preferito mettere in pericolo la donna che amavi e il tuo bambino non ancora nato”. Assicura che il suo assistito “si difenderà con le unghie e con i denti”.
Secondo Novion, “importanti zone d’ombra sussistono in questo fascicolo”.
Di diverso avviso l’avvocato della madre e dello zio di Elisa Pilarski, parti civili nel processo. “È davvero questo cane Curtis che ha provocato la sua morte, tutte le perizie lo dicono”, sostiene.
E precisa: “Il cane è coinvolto, ma non è responsabile. La responsabilità è quella del suo proprietario”. Secondo il legale, non ci sono “zone d’ombra” e l’“addestramento al morso” e l’“importazione illegale” costituiscono circostanze aggravanti.
Quanto ai familiari della vittima, “non sono arrabbiati, ma fatalisti”. “Questo processo non riporterà indietro Elisa Pilarski, sua madre ne è ben consapevole”. L’obiettivo, conclude, è “una verità giudiziaria, semplicemente”.
Il processo proseguirà fino a giovedì. Al termine, il tribunale dovrà stabilire se Christophe Ellul sia colpevole e decidere anche sul destino di Curtis, attualmente custodito in un canile specializzato.