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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

Iran, Meloni e Crosetto al Colle da Mattarella: “Crisi peggiore da decenni”

A ridosso delle otto di sera, Giorgia Meloni sale al Quirinale. Mezz’ora prima, tocca al ministro della Difesa, Guido Crosetto, che nei suoi ragionamenti privati parla del «momento più difficile degli ultimi decenni». Per l’Europa, Italia inclusa. La polveriera mediorientale ogni ora si sovraccarica di tensioni, bombe, morti. La premier rimane a tu per tu con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per quaranta minuti. Da sola. Come Crosetto. Al centro del colloquio c’è la guerra che infuoca il Golfo e che lambisce l’Ue, vedi il drone iraniano piombato su Cipro. La crisi è «grave», trapela non a caso dal Colle.
Le Camere saranno informate oggi. Ma Meloni in Aula non ci sarà. Al posto della premier riferiranno due ministri: il vice Antonio Tajani e appunto Crosetto. Ore 10 alla Camera, ore 16 al Senato. Comunicazioni, con voto. L’opposizione aveva chiesto alla presidente del Consiglio di esserci, ma l’esecutivo ha alzato un muro. Anziché in Parlamento, Meloni parla stamattina in radio, a Rtl.
Le trattative per la risoluzione di maggioranza sono andate avanti fino alle ore piccole. Va stabilita la cornice normativa per fornire gli aiuti militari ai paesi del Golfo colpiti da Teheran, che già hanno presentato richiesta di soccorso logistico. Non ci sarà un decreto legge, ma sarà informato il Copasir. E c’è il nodo delle basi americane, che gli Usa potrebbero sfruttare per i prossimi attacchi. La Lega voterà il pacchetto, ma è molto, molto fredda sugli aiuti. «Per noi vale per il Golfo quanto vale per l’Ucraina: c’è bisogno di pace», conferma a Repubblica Armando Siri, il capo dei dipartimenti del Carroccio e consigliere di Matteo Salvini al Ministero dei Trasporti. «In questa fase – dice poco prima a Sky – servono nervi saldi, è necessario arrivare a una de-escalation. Chi ha responsabilità di governo, a maggior ragione, deve essere cauto». Equilibri politici e posizionamenti tattici. Perché c’è pure la concorrenza a destra: stamattina Roberto Vannacci farà sapere come si muoveranno i tre deputati del suo “Futuro nazionale”, che hanno già cassato l’invio di munizioni a Kiev. «Sugli aiuti al Golfo voteremo più no che sì», è la linea che trapela alla viglia. Il Carroccio già mette le mani avanti e prepara un intervento in Aula: mai soldati italiani nella zona. Anche se per ora nessuno lo ha ipotizzato.
Quanto alle basi, la linea ufficiale dell’esecutivo, fino a ieri notte, era questa: da Washington non ci hanno detto nulla. Tajani ieri ha sentito per la prima volta la controparte Usa, Marco Rubio, per assicurare il «deciso sostegno ai paesi amici del Golfo», dicendosi preoccupato per «l’allargamento del conflitto» da parte dell’Iran. E le basi? Finora «non c’è stata richiesta», le parole del sottosegretario Alfredo Mantovano. Mentre Crosetto ha ricordato che «l’utilizzo delle basi militari, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi Nato e memorandum». Cornici giuridiche che «regolamentano queste attività da decenni e che nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificare». Sia Avs che M5s già promettono battaglia, con due interrogazioni parlamentari. Alcuni comitati chiedono che le basi «non siano in alcun modo coinvolte», nemmeno per gli approvvigionamenti.
Meloni ne discute a metà mattina, con mezzo esecutivo e i vertici dei nostri servizi segreti. Si parla anche di energia. «Quanti fronti aperti possiamo avere senza che saltino i bilanci di famiglie e imprese?», la domanda a porte chiuse di Salvini, che auspica la fine delle sanzioni alla Russia. Sono «giorni difficili», ammette la premier aprendo nel tardo pomeriggio il suo intervento a un convegno sull’Africa nella sede di Bankitalia.
Fino a notte, si lima il testo da far votare alle Camere. Da destra raccontano di contatti con l’opposizione, per una risoluzione comune. Ma dall’altro lato negano. A sinistra, sembra esserci un accordo per una documento unitario di Pd, Avs e 5S, su questi punti: nessun appoggio agli Usa, ma sì alla protezione dei nostri militari e dell’Ue; sostegno a Sanchez e condanna del blitz di America e Israele che viola il diritto internazionale. Per Iv, parla Matteo Renzi: «Se c’è un impegno internazionale condiviso è chiaro che diamo le basi». Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, se la prende invece con la premier, che «fugge dal Parlamento e non ci mette la faccia di fronte alla guerra scatenata dal suo amico Trump e dal criminale Netanyahu».