corriere.it, 5 marzo 2026
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Un giudice federale americano, Richard K. Eaton, prova a imporre l’ennesima battuta d’arresto alle politiche tariffarie del presidente Usa, Donald Trump: mercoledì 4 marzo il tribunale per il commercio internazionale degli Stati Uniti ha ordinato alla Customs and border protection (Cpb, Dogana e protezione delle frontiere), quindi al governo, di iniziare a emettere i rimborsi – compresi gli interessi – per i dazi introdotti nel corso del 2025. Lo scorso mese la Corte Suprema non solo li ha annullati ma ha ritenuto illegali le riscossioni. Secondo le stime, l’amministrazione Trump avrebbe ricavato circa 130 miliardi di dollari, ma sono circa un migliaio le imprese che hanno intentato una causa legale per ottenere il rimborso completo.
Le aziende colpite dai dazi
Il caso di partenza per cui la sentenza è stata emessa dal tribunale è di un’azienda in particolare, Atmus Filtration, una società di Nashville, Tennessee, che produce filtri e altri prodotti di filtrazione, ma riguarda tutte quelle che per mesi hanno pagato tariffe e interessi definite illegali dalla Corte Suprema americana. «Tutte le aziende importatrici registrate le cui merci in entrata erano soggette a dazi Ieepa (International Emergency Economic Powers Act, la legge federale che conferisce al Presidente ampi poteri per regolare il commercio e le transazioni finanziarie internazionali in risposta a minacce “insolite e straordinarie” alla sicurezza nazionale, ndr) hanno diritto a tale beneficio», scrive il giudice nell’ordinanza. Tra coloro che hanno citato il governo in giudizio per ottenere i rimborsi ci sono FedEx – che ha riferito che intende rimborsare a sua volta consumatori e spedizionieri – Dyson, L’Oreal e Costco.
L’alternativa alla sentenza
È importante sottolineare, però, che la sentenza del giudice Eaton non fornisce dettagli su modalità e tempistiche con cui il governo dovrebbe iniziare a emettere i rimborsi. Secondo alcuni esperti, questo potrebbe essere l’elemento che porta l’amministrazione Trump non solo a contestare il giudizio (dopo il verdetto della Corte Suprema, il governo ha più volte ribadito che il rischio di restituire il denaro derivante dalle tariffe potrebbe causare una crisi fiscale negli Stati Uniti) ma anche ad adottare misure alternative per ripristinare i dazi doganali con mezzi diversi. Scott Bessent, segretario al Tesoro Usa, ha affermato di recente che è probabile che presto gli Stati Uniti applichino un dazio globale del 15%, superiore del 10% rispetto a quello attualmente in vigore, in sostituzione di quelli annullati finora applicati Paese per Paese.
Rimborsi e interessi
Come anticipato, finalizzare le liquidazioni sarà compito della Cbp, ripetendo la procedura per le merci già registrate: lo scopo è valutare il costo di ingresso delle spedizioni senza l’applicazione dei dazi doganali così da calcolare il rimborso. Tale lavoro, come dichiara lo stesso ufficio competente nei documenti depositati dal tribunale, non ha precedenti e richiede la revisione manuali di oltre 70 milioni di transiti merci per un tempo stimato di circa quattro mesi. Una procedura che, tra le altre cose, farebbe anche lievitare la somma degli interessi da restituire in concomitanza ai rimborsi.