corriere.it, 5 marzo 2026
I prezzi dei voli Europa-Asia schizzano del 900% in un giorno
La chiusura dei cieli in Medio Oriente – e degli snodi aeroportuali cruciali come Dubai e Doha – fa schizzare i prezzi dei voli tra Europa e Asia, anche fino al 900% da un giorno all’altro. Sulle rotte più popolari, non solo non c’è più un posto libero sui collegamenti diretti, ma si riducono anche le soluzioni con uno scalo. Chi deve spostarsi tra le due aree e non ha ancora prenotato per i prossimi giorni dovrà quindi prepararsi a effettuare due o anche tre soste intermedie. È quanto emerge dall’analisi del Corriere su decine di rotte.
Il Golfo fuori uso
Man mano che Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways prorogano il fermo operativo dei propri voli – perché gli spazi aerei nel Golfo restano chiusi – l’impatto si riflette direttamente su circa un terzo dei passeggeri che ogni giorno vola tra Europa e Asia (e viceversa) facendo scalo a Dubai, Doha e Abu Dhabi. In generale, secondo Cirium, il 10% del traffico mondiale passa attraverso questi hub, con ripercussioni significative sull’intero sistema.
La domanda improvvisa
L’indicatore più evidente di questo blocco è l’andamento dei prezzi tra il Vecchio Continente e l’Oriente. Gli addetti ai lavori segnalano che nei primi giorni del conflitto – con già lo stop ai collegamenti delle tre big mediorientali – le tariffe avevano registrato solo lievi rialzi. «Tutti ci aspettavamo un ritorno alla normalità già lunedì 2 marzo», raccontano al Corriere due manager di altrettante compagnie occidentali.
I timori dei passeggeri
Quando però le ostilità si sono ulteriormente estese nella regione, è scattato l’allarme. «Già lunedì pomeriggio abbiamo registrato un picco senza precedenti di prenotazioni, in particolare dall’Asia verso l’Europa», proseguono i dirigenti. «C’è stata una corsa ad acquistare soprattutto voli di rientro per clienti in trasferta di lavoro e famiglie in vacanza nel Sud-est asiatico».
I due soli corridoi aperti
Una corsa – spiegano gli esperti – alimentata anche dalle tensioni tra Afghanistan e Pakistan, che fanno temere la chiusura di uno dei due corridoi ancora aperti ai voli tra Europa e Asia. Resta già chiuso quello “centrale” (che passa sopra l’Iraq e il Golfo Persico) ed è sotto stretta osservazione quello “meridionale”, che sorvola l’Arabia Saudita.
L’evoluzione delle tariffe
La reazione improvvisa delle prenotazioni, lunedì pomeriggio, si riflette chiaramente nelle curve dei prezzi. Prendiamo, per esempio, i voli del 4 marzo. Chi acquistava il 2 marzo un biglietto da Singapore a Milano pagava una tariffa minima di 254 euro. Il giorno dopo, la cifra più bassa era salita a 1.876 euro: +639%. Nello stesso arco temporale, il volo Singapore–Londra è passato da 261 a 1.564 euro (+499%).
Da Oriente all’Europa
Il collegamento Bangkok–Milano è balzato dell’84% in ventiquattr’ore, mentre il Singapore–Francoforte ha segnato un impressionante +1.805% (da 398 a 7.582 euro), perché l’unica opzione rimasta era in classe Business con scalo a Parigi. Netto aumento anche per Hong Kong–Milano (+232%), Hong Kong–Francoforte (+905%) e Hong Kong–Parigi (+295%). È il segno evidente di come migliaia di persone abbiano acquistato voli alternativi per aggirare il Medio Oriente.
Chi si avvantaggia
Il blocco delle “big 3” mediorientali rappresenta, al momento, un’opportunità per le rivali che operano attraverso hub esterni alla regione. È il caso di Turkish Airlines (Istanbul), Singapore Airlines (Singapore), Cathay Pacific (Hong Kong) e delle compagnie cinesi, soprattutto via Pechino e Shanghai. Sono loro – spiegano gli esperti – ad assorbire gran parte di quel terzo di passeggeri che normalmente transita via Dubai, Doha e Abu Dhabi. Non durerà a lungo. Ma finché il Golfo resta bloccato, i flussi deviano altrove.