Libero, 5 marzo 2026
La regione con più domestici è la Lombardia
È ufficiale: la regione italiana con il più alto numero di lavoratori domestici è la Lombardia. Questa è una delle certezze trapelate dal settimo rapporto annuale sul lavoro domestico, presentato ieri dall’Osservatorio Domina con la collaborazione dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini.
Sono ben 158.378 i lavoratori domestici censiti nel 2024, che conferma il primato lombardo su questo settore. La maggior parte di questi lavoratori sono Colf, per un 55,6%. 44,4% invece le badanti.
Ma il dato rilevante è un altro. Negli ultimi tre anni, la curva dei lavoratori domestici ha subito un’inesorabile flessione, iniziata nel 2021. In quell’anno, erano stati 187.571 i lavoratori domestici censiti, fino ad arrivare ai 176.932 del 2022 e ai 163.644 del 2023.
Un altro dato rilevante è la netta maggioranza delle donne in questo settore, soprattutto in territorio lombardo: l’88,2% dei lavoratori domestici è di sesso femminile. Prevale inoltre la componente straniera.
Il gruppo più numeroso proviene dall’Est Europa, poi da Asia e America Latina. Pochi invece gli italiani, che rappresentano solamente un quinto del totale, pari al 20,3%.
Dall’altra parte ci sono i datori di lavoro che, come gli stessi lavoratori, hanno subito una pesante flessione rispetto ai dati del 2021: 169.984 rispetto ai 193.101 di 5 anni fa. Entrando nel dettaglio, Milano è la città che ospita più lavoratori domestici in Lombardia. Il capoluogo lombardo, secondo i dati provinciali dell’Istat del 2024, conta ben 51.793 colf.
Mentre la città con una minore concentrazione di questi lavoratori è la piccola Sondrio, con solamente 490 colf. Per non parlare delle retribuzioni di questi lavoratori: il 30% di loro percepiscono uno stipendio pari a 12 mila euro, mentre il restante 70% si colloca al di sotto di questa soglia.
«Come Regione – ha dichiarato l’assessora Lucchini – abbiamo scelto di intervenire in modo concreto attraverso il Bonus assistenti familiari, una misura che contribuisce alle spese previdenziali sostenute dalle famiglie e che incentiva l’assunzione regolare del personale di cura. Il nostro obiettivo è duplice – ha continuato -: sostenere economicamente i nuclei familiari e, allo stesso tempo, promuovere legalità, qualità del lavoro e tutela dei diritti degli assistenti familiari». L’assessore Lucchini ha poi aperto un capitolo sul lavoro di cura, sostenendo la necessità di una regolarizzazione. «In uno scenario demografico che vede crescere la popolazione anziana – ha detto l’assessore -, investire sulla domiciliarità e sulla regolarizzazione del lavoro di cura significa rafforzare la coesione sociale».
In effetti, le proposte di Regione Lombardia per contrastare il lavoro sommerso non mancano. Si parte dal cash back sui contributi INPS fino ad arrivare alla detrazione del 10% dei costi sostenuti dal datore di lavoro. Un’altra proposta che è stata snocciolata ieri è il Cohousing per anziani rivolto agli studenti universitari.
Questo modello abitativo è già esistente in tre università lombarde: la Statale di Milano, l’Università degli Studi di Pavia e l’Università degli Studi di Bergamo. Si tratta di progetto che prevede la convivenza di una persona anziana con un giovane studente universitario, a cui Regione Lombardia potrà poi offrire contributi economici per l’affitto. Ma non è tutto. Sì, perché la Regione, oltre ai contributi economici, prevede anche il riconoscimento di alcuni crediti formativi universitari agli studenti.