Corriere della Sera, 5 marzo 2026
Meloni: affrontiamo giorni difficili. Il voto in Aula sul ruolo italiano
Non è un mistero, ma Giorgia Meloni lo dice a chiare lettere: «Stiamo affrontando giorni difficili». Mai forse tante crisi internazionali sono esplose contemporaneamente, e in tutte l’Italia ha un ruolo più o meno centrale, essendo scenari che in qualche modo coinvolgono Europa, Medio Oriente, Mediterraneo.
Di questo parleranno oggi alle Camere i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto, che ieri subito prima della premier Meloni è salito al Quirinale per informare il capo dello Stato sulla posizione del governo sulla crisi iraniana, dopo il colloquio telefonico di Tajani con il suo omologo americano Rubio e l’incontro della leader di FdI con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti.
Saranno comunicazioni del governo, alle quali seguirà un voto per risoluzioni (e infatti l’opposizione sta già lavorando per cercare una posizione unitaria, almeno tra Pd, M5S e Avs, anche se ancora non ci sarebbe un testo). Un modo, per quanto riguarda il governo, per ottenere un mandato politico prima di operare su un terreno delicatissimo come quello della guerra Usa-Israele contro l’Iran e degli aiuti ai Paesi del Golfo. Decisione che già scatena l’opposizione, che pretende la presenza della presidente del Consiglio alle Camere e chiede di evitare ogni coinvolgimento ed escalation. Come lo chiede il segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin: «Se agli Stati fosse riconosciuto il diritto alla “guerra preventiva”, secondo criteri propri e senza un quadro legale sovranazionale, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme».
Eventualità che in realtà vorrebbero evitare tutti, anche nel governo, ben sapendo quanto sia complicato lo scenario internazionale e quanto sia rischiosa ogni mossa. È il vicepremier Matteo Salvini a mettere nero su bianco le angosce di tutti: «La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è: quanti fronti aperti possiamo tenere contemporaneamente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende?».
I dubbi di Salvini
La verità è che nessuno lo sa con certezza, e che sembra si navighi tutti a vista, passando da emergenza a emergenza. Al momento, assicura il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, non è stato richiesto dagli Usa l’uso delle basi Nato sul territorio italiano per far partire attacchi diretti, anche se voli da Sigonella (non per missili o azioni di guerra dirette armati) sono in aumento. Ed è probabile che l’Italia possa fornire ai paesi a rischio sistemi anti-missili, oltre che aiuti umanitari: si starebbe già preparando un decreto ad hoc. Anche Cipro potrebbe essere oggetto di attenzione: sul tavolo l’idea di dirottare una fregata della Marina militare di fronte alle coste cipriote, per sostenere Nicosia nel lavoro di intercettazione dei droni iraniani, attraverso strumenti di difesa aerea posizionati sulle navi.
Intanto Tajani si occupa soprattutto dell’emergenza che coinvolge i cittadini italiani che si trovano nei paesi a rischio, non solo l’Iran ma anche quelli confinanti e quelli che risultano isolati dai voli internazionali, ad esempio il paradiso delle Maldive. «Stiamo lavorando per incrementare il rientro dei cittadini italiani in tutta l’area e spero che entro la giornata di domani (oggi, ndr) si possano superare le 10 mila persone che hanno lasciato i Paesi più a rischio». Tajani spiega il quadro: alla task force della Farnesina arrivano «100-150 telefonate al giorno», poi «ci sono quelle che ricevono anche le ambasciate, perché sono 100 mila gli italiani nel mondo» coinvolti, ma se alcuni sono di passaggio nei paesi a rischio, altri «non vogliono rientrare»: «Noi li assistiamo, facilitiamo con informazioni, a quelli che hanno bisogno di medicine cerchiamo di fargliele avere».