Corriere della Sera, 5 marzo 2026
Trump valuta i piani per gestire il dopoguerra
L’Iran «sta attaccando i suoi vicini e alleati… o quelli che erano i suoi alleati non molto tempo fa», ha detto Trump ieri alla Casa Bianca durante una cerimonia per la nomina di Kevin Warsh come prossimo capo della Fed, che entrerà in vigore quando a maggio scadrà il mandato di Jerome Powell. Il presidente ha aggiunto che Usa e Israele «continueranno ad avanzare» contro l’Iran e che «da una scala da uno a 10 con la guerra in Iran stiamo facendo 15». «Ora siamo in una posizione di forza e i loro leader stanno rapidamente scomparendo. Quelli che vogliono diventare capi finiscono per morire».
Poco prima, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, rispondendo alle domande dei giornalisti, aveva detto che Donald Trump sta valutando il ruolo degli Stati Uniti in Iran dopo la guerra e che l’intelligence sta monitorando le notizie sulla presunta successione di Mojtaba Khamenei (il figlio) nel ruolo di Guida suprema. «La verità è che dobbiamo aspettare e vedere». Leavitt ha difeso gli obiettivi dell’operazione (distruggere i missili balistici e la Marina iraniana, assicurarsi che le milizie pro-iraniane non possano più colpire gli americani e che Teheran non ottenga mai un’arma nucleare) dalle critiche dei media sulla mancanza di un piano chiaro e di prove concrete su una «minaccia imminente».
Anche il presidente ha ripetuto ieri: «L’Iran era una nazione fuori controllo, ci avrebbe attaccato se non l’avessi fatto prima io». Leavitt ha detto che il presidente Trump confida che gli americani capiranno le sue motivazioni: «Questo è un regime terrorista che ha minacciato gli Stati Uniti, i nostri alleati e il nostro popolo per 47 anni e il popolo americano è abbastanza intelligente da saperlo». Ma un sondaggio Reuters/Ipsos mostra che solo 1 americano su 4 approva gli attacchi all’Iran; e metà crede che Trump sia troppo veloce a usare la forza.
Il sito Axios afferma che la ragione cruciale per cui Trump ha deciso di attaccare l’Iran venerdì scorso è che il 23 febbraio Netanyahu lo ha chiamato e gli ha detto che il sabato successivo Khamenei e i suoi consiglieri si sarebbero incontrati in un determinato luogo a Teheran: potevano essere uccisi in un singolo attacco. Anche Leon Panetta, ex capo della Cia, aveva anticipato questa ipotesi l’altro ieri in un’intervista con il Corriere. Trump ha chiesto alla Cia di verificare le informazioni di Netanyahu: la conferma è arrivata il 26 gennaio, lo stesso giorno in cui i negoziati a Ginevra non andarono come gli americani volevano.
Leavitt ha confermato ieri che la localizzazione dell’ayatollah è stato uno dei fattori e che ha influito sulla tempistica dell’attacco che Trump aveva tuttavia già deciso di condurre, in modo congiunto con Israele. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha aggiunto che l’esercito americano ha ucciso anche un iraniano che aveva guidato un tentativo per uccidere Trump senza rivelarne il nome. Leavitt ha parlato anche della Spagna, affermando che «sta cooperando in questa missione». Trump ha sentito per telefono Macron e l’ha informato sullo stato delle operazioni militari, secondo fonti dell’Eliseo. A proposito delle telefonate di Trump ai leader curdi nei giorni scorsi, Leavitt ha sostenuto che fossero «a proposito della nostra base americana nel nord dell’Iraq», negando le notizie riportate sui media Usa che la Cia starebbe per armare gruppi curdi iraniani. «Ogni notizia che suggerisce che il presidente abbia dato l’assenso per un qualche piano è completamente falsa».
Fonti curde irachene affermano tuttavia che non si spiega perché il presidente americano abbia telefonato ai capi di tutti i partiti politici curdi iracheni, anche in zone che non hanno a che fare con la base Usa. Riguardo alle speculazioni sulla quantità di munizioni a disposizione per questa guerra, Leavitt ha contestato che ci siano carenze («Ne abbiamo più che a sufficienza») ma ha ripetuto le critiche di Trump a Biden per averne «regalate» troppe all’Ucraina.