Corriere della Sera, 5 marzo 2026
Merz, la delusione di alleati e stampa: «Asseconda Donald. È imbarazzante»
«Un turista sprovveduto spiaggiato nella crisi», ha titolato ieri mattina la Taz, il giornale di sinistra dalle brillanti prime pagine, sopra una foto di Friedrich Merz e Donald Trump. Ma era niente, rispetto al ciclone di proteste che ha investito il cancelliere in giornata. A partire dal ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che gli ha «trasmesso la nostra sorpresa per quelle parole», quando di fronte alla furia anti-spagnola di The Donald, Merz non ha replicato, anzi ha maldestramente ripetuto quelle tesi.
Il giorno dopo, la seconda visita di Merz negli Usa non è un successo. All’opposto. La prima ne aveva elevato lo status, questa ha brutalmente illuminato i limiti. Nello Studio Ovale pieno di riflettori e trappole, nel reality in diretta inscenato per mettere il leader di turno in minoranza di fronte a re Donald – anche senza riservargli il trattamento Zelensky – Merz, attento a non indisporre né lui né i tedeschi, non si è accorto che la platea è in realtà globale. Che i video saranno visti da tutti. Non ha speso una parola per Starmer, quando Trump ha detto che non è Churchill. Ha lasciato denigrare Merkel. E quando Donald ha minacciato di boicottare la Spagna, ha sorriso e ha detto che Madrid deve fare di più per la difesa. Ore più tardi, ha precisato di averla difesa in privato. «Quando si condivide con un Paese una moneta e un mercato comune, ci si aspetta la stessa solidarietà che la Spagna ha avuto con la Danimarca», ha detto Albares. Ieri era una corsa a dare solidarietà a Madrid: da Macron a Costa. Poi dopo le tante critiche illustri sui social («silenzio indimenticabile», copyright di Alberto Alemanno), è partita alla carica la stampa tedesca: «Performance imbarazzante, così non può guidare l’Europa» (lo Spiegel); «incomprensibile» (Tagesspiegel). Merz è uscito ridimensionato anche nel confronto con Macron. Mentre il leader francese parlava dalla base dei sottomarini nucleari e lanciava in volo i Rafale, sfoderando la grandeur della scenografia francese – ma tracciando anche un programma politico per questa guerra —, Merz non ha dato seguito al discorso di Monaco. È vero che per la Germania, vista la sua storia con il popolo ebraico, il Medio Oriente è un tema minato. Però il Merz impaurito per il prezzo del gas in ascesa, in sudditanza psicologica rispetto agli americani, incapace di improvvisare una difesa degli alleati, ha deluso soprattutto chi cercava in lui un leader europeo.