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 2026  marzo 05 Giovedì calendario

La sfida di Sánchez: non saremo complici

È scontro aperto – con giallo (o semplice confusione) – fra Donald Trump e una parte d’Europa. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha annunciato ieri sera che la Spagna «nelle ultime ore ha accettato di collaborare con l’esercito statunitense», dopo aver inizialmente rifiutato di concedere l’uso delle basi Usa sul suo territorio per le operazioni militari contro l’Iran. Annuncio subito smentito dal Palazzo della Moncloa, sede del governo spagnolo, come «falsità» e poi dal ministro degli Esteri: «Lo nego categoricamente. La nostra posizione sulla guerra in Medio Oriente non è cambiata di una virgola. Non ho assolutamente idea a cosa possa riferirsi o da dove possa provenire (l’informazione). Per quanto riguarda l’uso delle basi di Morón e Rota, la posizione del governo spagnolo non è cambiata affatto», ha affermato José Manuel Albares.
A dare la linea era stato in mattinata il premier Pedro Sánchez. «La posizione del governo spagnolo si riassume in quattro parole: no a la guerra (no alla guerra)», aveva detto il leader socialista, rispondendo per le rime alla minaccia di un embargo commerciale statunitense e cavalcando il malessere della sinistra nazionale ed europea. «Non saremo complici, per paura delle rappresaglie di qualcuno. Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone».
Quindi, ricordando il precedente «inaccettabile» della guerra in Iraq, ha chiamato in causa gli alleati europei: «Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. Seguire servilmente non è un modo per guidare» la risposta a questo nuovo conflitto in Medio Oriente. E ancora: «A un atto illegale non si può rispondere con un altro; è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità».
Senza citare direttamente Trump, ha poi insinuato che questa operazione mira a «riempire le tasche di pochi». E ha chiesto «rispetto» per la Spagna come «membro dell’Unione europea, della Nato e come attore internazionale».
Quasi immediata è arrivata la solidarietà del presidente del Consiglio europeo António Costa e del presidente francese Emmanuel Macron, che hanno riaffermato «l’impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale e dell’ordine basato sulle regole in tutto il mondo». Dopo è arrivata anche quella della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Bruxelles ha ricordato che «qualsiasi minaccia commerciale contro uno Stato membro, lo è anche contro l’Ue». Il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, ha sottolineato che «siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell’Unione europea».
Solidarietà al leader socialista spagnolo è arrivata anche dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha denunciato «il silenzio» del governo italiano. Non è passato inosservato, a Madrid e nella diplomazia europea, neppure l’atteggiamento del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che, ospite di Donald Trump nello Studio Ovale, si è ben guardato dal correre in difesa del collega spagnolo e si è poi difeso sostenendo di non aver voluto «aggravare» il dibattito.
D’altra parte, lo spagnolo Sánchez non è l’unico leader europeo finito nel mirino del bellicoso capo della Casa Bianca. Se la Spagna per Trump «è un pessimo alleato», il primo ministro britannico «non è Winston Churchill». Frase non proprio diplomatica, alla quale Keir Starmer ha risposto indirettamente ieri, durante un evento con la comunità di origine palestinese a Londra: «Il Regno Unito non è coinvolto negli attacchi contro l’Iran, abbiamo appreso la lezione della guerra in Iraq». Senza mai citare il presidente statunitense, ha poi sottolineato l’importanza della pace in Medio Oriente: «Abbiamo già perso troppe vite, tra cui molte donne e bambini a Gaza».
In realtà, scrive The Guardian, citando «funzionari occidentali», «la Gran Bretagna non ha escluso la possibilità di partecipare a futuri attacchi contro i siti di lancio di missili balistici iraniani» e si prevede che i bombardieri pesanti statunitensi raggiungeranno le basi britanniche di Diego Garcia nelle Isole Chagos e Fairford nel Gloucestershire «nei prossimi giorni». È inoltre emerso che il cacciatorpediniere della Royal Navy, che Keir Starmer aveva promesso martedì di inviare a Cipro per difendere il Paese e le basi aeree britanniche lì presenti, non dovrebbe essere pronto a salpare da Portsmouth prima della prossima settimana.