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 2026  gennaio 15 Giovedì calendario

Biografia di Kabir Bedi

Kabir Bedi, nato a Lahore (dal 1947 Pakistan, precedentemente India), il 16 gennaio 1946 (80 anni). Attore (oltre un centinaio di apparizioni tra film per il cinema, produzioni televisive, doppiaggi, produzioni teatrali).
Titoli di testa E dopo tanto tempo? «La gente mi chiama ancora Sandokan». [Maurizio Crosetti, Rep].
Vita Figlio di Baba Pyare Lal Singh Bedi, indiano Sikh discendente in linea diretta del fondatore della religione, Guru Nanak e di Freda Houlston, inglese nata a Derby. Nel 1933 i due si conoscono e si sposano a Oxford, dove frequentano il corso di laurea in Filosofia, Politica e Religione. Sia la sua famiglia che l’università tentano di ostacolare il matrimonio, senza esito [Times of India] • All’università entrano a far parte di gruppi di indipendentisti indiani. Il padre entra a far parte dell’associazione comunista October Club. Dopo una breve residenza a Berlino, i due si trasferiscono in India [ibid.] • Entrambi i genitori partecipano alle lotte per l’indipendentismo indiano, venendo più volte arrestati dalle autorità britanniche. Freda assume un ruolo di spicco nelle proteste non violente gandhiane [a Riz Khani, One on One] • Nel 1947 nasce Kabir. I genitori gli danno il nome di un mistico venerato sia dall’islamismo pachistano che dall’induismo come simbolo di pacificazione tra i due popoli [ibid.] • Ha un fratello maggiore e una sorella minore • In solidarietà alla popolazione indiana e ai profughi tibetani il padre dona tutte le ricchezze e la famiglia vive per un periodo in capanne prive di gas, acqua e luce. Come descriverebbe la sua formazione durante la crescita? «Ricca. Non in senso economico [...] ma una formazione ricca intellettualmente. Ricca per le persone che ci venivano a trovare, per le cose che succedevano, per i libri che leggevamo. Eravamo culturalmente molto ricchi. Sia mia madre che mio padre fecero molti sacrifici e ci dettero una buona istruzione. Ho dei bei ricordi della mia infanzia, non ho mai avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, perché i miei genitori mi amavano» [a Siddharth Kannan, Youtube] • Tra gli amici d’infanzia: Rajiv and Sanjay Gandhi con la “zietta” Indira [Devansh Sharma, firstpost.com] • Durante la sua adolescenza la madre si converte al buddismo, e lo stesso Kabir viene ordinato monaco, e istruito nella meditazione vipassana, che sarà una risorsa molto utile nei momenti difficili, permettendogli di osservare e incanalare i suoi pensieri. Sua madre raggiungerà il massimo grado possibile nella gerarchia monastica buddista femminile. Il padre, abbandonato il comunismo, si dedicherà a studi di filosofia e spiritualità. Successivamente si trasferirà in Italia dove fonderà il movimento spirituale acquariano [a Only One Giulia, Youtube] • Scarso rendimento scolastico, ma il preside e i suoi insegnanti non cedono: gli insegnano l’autodisciplina fino a permettergli di diplomarsi [Kannan, cit.] • «Siamo cresciuti negli anni ’60 e ’70, e a quel tempo il mondo e le sue regole stavano cambiando, la sensibilità sociale stava cambiando, pensavamo che non dovesse succedere solo in Occidente, ma anche qui. E anche noi prendevamo parte a questi cambiamenti. Qualsiasi cosa facessimo era per avere un senso di Evoluzione, che anche noi c’eravamo, per un messaggio di amore, pace, cambiamento, creatività e progresso» [ibid.] • Desidererebbe studiare architettura, ma per motivi familiari non è possibile, e si laurea in Storia. Subito dopo il diploma viene assunto da freelance dal governo e lavora in televisione e in radio per un anno [a Giuseppe Bertuccio D’Angelo, Progetto Happiness] •Quale è stata la scintilla che ha fatto scattare la tua passione per la recitazione? «Uno spettacolo che avevo visto a sette anni, con uno dei più grandi attori teatrali indiani, Prithviraj Kapoor. La grandeur della sua interpretazione mi lasciò un segno indelebile. Successivamente presi a recitare sempre, a scuola e al college, per divertimento» [Rita Bassi, cocooners.com] • Nel 1966 arriva l’evento che gli sconvolgerà la vita: viene a sapere dell’arrivo dei Beatles a Delhi in esclusiva, convince a fatica la All India Radio a dargli un registratore e affronta il manager della band per ottenere un’intervista. Di fronte ai ripetuti dinieghi dell’uomo si spaccia come cronista governativo e, facendo leva su alcuni problemi politici che la band aveva avuto nelle Filippine, riesce a ottenere un colloquio, nel corso del quale parla di droghe con John Lennon. Delusione cocente quando la radio manda in onda l’intervista senza alcuna enfasi. Quando reclama la cassetta per poterla rivendere a caro prezzo, scopre che la redazione ha cancellato l’intervista per riutilizzare il nastro. Infuriatosi, decide di lasciare tutto e di trasferirsi a Mumbay con appena 700 rupie in tasca [Times of India] • Arriva a Bollywood con la speranza di fare il regista, e per farsi le ossa comincia a lavorare come pubblicitario in due agenzie, curando per cinque anni campagne e spot televisivi. Il dirigente di una di queste è anche un regista e produttore teatrale: lo adocchia e decide di farlo debuttare come attore nella compagnia del teatro di Mumbay. Dopo alcune esperienze, lo spettacolo che sarà il trampolino di lancio per la carriera: il ruolo del re pazzo Tughlaq in una produzione che sconvolge la città, diventando un istantaneo e travolgente successo di pubblico e critica. Fa grandissima sensazione il fatto che Bedi si presenti nudo, di spalle, con i muscoli tesi sotto la luce dei fari. Gli piovono addosso le prime offerte di film (che non saranno esattamente dei capolavori) e l’attore decide di abbandonare la carriera sicura della pubblicità per dedicarsi alla creatività [The Quint] • Bedi ha però un grosso problema: per sfondare a Bollywood occorre saper ballare e cantare; due cose che odia fare a causa della sua passione per il teatro “serio”, dove non sono previsti stacchetti musicali tra una scena e l’altra. Capisce molto presto che o sarebbe diventato il primo e unico attore bollywoodiano di successo a non ballare, o avrebbe dovuto proseguire la carriera attoriale all’estero [Faridoon Shahryar, Bollywood Hungama] • È il 1975 e il regista Sergio Sollima sta cercando l’attore protagonista per una nuova serie televisiva: Sandokan, che sarebbe andata in onda a gennaio dell’anno successivo. Ha notato Bedi in seguito a una sua prestazione in un film di grande successo in India. «Si presentarono a Bombay il regista Sergio Sollima, il produttore Elio Scardamaglia e lo scenografo Nino Novarese. Cercavano Sandokan». L’hanno trovato subito, allora. «Il costumista ha scommesso su di me». E gli altri? «Erano meno convinti. Hanno girato dieci città in Asia poi, tornati a Roma, mi hanno chiamato per i provini» [Stefano Giani, Giornale, 2018] • Come riuscì ad avere il ruolo? «Mi dissero “vieni a fare il provino, il viaggio in Italia è a spese tue”. Ebbi l’abilità di riconoscere l’opportunità, senza farmi accecare dall’ego. Mi son pagato il viaggio, ho fatto prove a cavallo, con le spade, in acqua, il trucco, scene d’amore. Non avevo letto libri di Salgari, non erano tradotti in inglese. Sollima mi aveva spiegato, ma non bastava. Chiedevo a ogni italiano “che rappresentano Salgari e Sandokan per te?”. Le risposte mi hanno dato un’idea vera» • «Vivemmo in Malesia per sei mesi, in un mondo immaginato da Salgari e creato da Sollima, navigando su navi pirata su mari azzurri, cavalcando attraverso dense foreste verdi, danzando in grandi sale da ballo coloniali. Avemmo l’esperienza della vita, e l’Italia si innamorò di Sandokan» [Bassi, cit.] • Un set avventuroso. «Con molte azioni pericolose. Meditavo, dormivo, mi allenavo, ero disciplinato». Il mitico salto incrociato sotto la pancia della tigre. «Non è una scena unica e ininterrotta, per un uomo sarebbe impossibile lanciarsi davvero contro una tigre, troppo rischioso. Nessuno potrebbe sopravvivere». E quindi? «L’abbiamo girata in tante inquadrature spezzate, con parecchi salti diversi che creano l’illusione finale». Ma quello era proprio lei? «Quasi sempre, però non posso raccontarle tutto. Mi sono trovato davvero da solo davanti alla tigre che avanzava verso di me. La squadra invece restava al riparo dietro una grata di ferro. “Stai tranquillo”. “Eh, vienici tu qui”». Le sedute di trucco erano impegnative? «Barba e capelli erano i miei, mi mettevano giusto della matita scura per evidenziare gli occhi». Con la Perla di Labuan non ci fu vera love story. «No, mi spiace deludervi, nessuna scintilla, niente romance tra noi. Carole Andrè era molto bella e brava ma io ero concentrato sul lavoro. E lei era triste, emotiva, aveva appena perso il padre» [Giovanna Cavalli, Cds] • Famosissimo dall’oggi al domani. «Gli attori vivono per momenti così, per avere questa adorazione. Era difficile andare in giro, con i paparazzi sempre addosso, però era normale. Un’ammiratrice italiana mi ha seguito dovunque, a Los Angeles, a Londra, a Mumbai, ogni volta dovevano intervenire le guardie». Sandokan portava scompiglio. «Un giorno, in un centro commerciale di Madrid, si era radunata così tanta gente che l’edificio è stato sgomberato perché rischiava di crollare». Come se la cavò? «Le strade intorno erano piene, così sono scappato saltando sulle auto in fila, finché non ho fermato un tizio per farmi riportare in hotel. Sono arrivate 25 denunce per danni alla polizia, pagò tutto l’organizzazione» [ibid.] • «Devo ricordare che Sandokan è frutto di un’esperienza collettiva. Il successo della serie è dovuto ai miei colleghi Carole André e Philippe Leroy, al regista Sergio Sollima, agli sceneggiatori, al capo della Titanus Goffredo Lombardo e ai romanzi di Emilio Salgari. Quanto a me, ho avuto l’enorme fortuna di interpretare un eroe della letteratura che gli italiani amano» [Valentina D’Amico, movieplayer.it] • Il successo è una sorpresa: tornato a casa, Bedi non ha più notizie, e teme che ciò sia dovuto a un insuccesso: «Il regista pensava che il produttore mi avesse chiamato, il quale a sua volta pensava che qualcun altro mi avesse chiamato, e il risultato era che io non sapevo nulla. Finché un giornalista mi ha chiamato e mi ha detto che la serie stava andando bene, e mi ha domandato: “perché non vieni in Italia?”» [...] All’arrivo in Aeroporto l’attore e la sua compagna vengono accolti da un muro di fotografi. Disorientato, Bedi si volta per capire quale fosse la celebrità oggetto delle attenzioni. Una gomitata dalla fidanzata gli fa capire l’equivoco» [a Jitesh Pillai, The Ring with Filmfare] • La fanfara di Sandokan lo proietta verso Hollywood e il suo successivo, celebre ruolo; l’antagonista nel tredicesimo film di James Bond, Octopussy. I produttori cercavano nuovo pubblico in Europa e in Asia. È stato deluso dal fatto che nonostante un ruolo molto visibile come un film di James Bond non abbia portato alla fam ache avrebbe voluto? Era un problema di fama o non c’erano ruoli? «Penso che non ci fossero ruoli. Perchè prima di Bond avevo girato film important come Ashanti, ma che non mi avevano portato grossi ruoli a Hollywood. Ruoli che qualunque attore poteva ottenere, fosse asiatico o meno [...] oggi non lo farebbero mai, ma allora non c’era alcuna esitazione nel dipingere un attore bianco di nero per i ruoli di peso» [a Riz Khani, One on One] • Bedi si trova quindi ad affrontare il problema di superare una nutrita concorrenza per i ruoli da comprimario “non bianco”: «Ho recitato nei panni di sudamericani, di asiatici, di tedeschi, di italiani». Uno dei suoi ruoli più famosi, in Beautiful, lo vedrà infatti impersonare un principe del Marocco [Pillai, cit.] • La carriera di Bedi proseguirà tra alti e bassi, giostrandosi su tre continenti: Stati Uniti, Asia, Europa, alternando grandi successi come Khoon Bhari Maang, il suo unico, vero, grandissimo successo hollywoodiano e gravi problemi finanziari (come la dichiarazione di bancarotta negli anni ‘90 in seguito a investimenti finanziari sbagliati) [ibid.] • «Ho continuato ad andare e venire, così la gente aveva l’illusione che fossi disponibile. È molto difficile sostenere una carriera in tre continenti, perchè il problema è che se rimani in un posto troppo a lungo, negli altri due si dimenticano di te» Come si fa a stare in tre posti contemporaneamente? «Non si può, ma devi in qualche modo fare qualcosa che dia quest’illusione alla gente. E io ce l’ho fatta» [Faridoon Shahryar, Bollywood Hungama] • In Italia ci riesce, tra le altre cose, partecipando a L’isola dei famosi, dove si classifica secondo nel 2004, a Un medico in famiglia, nel 2007, e al Grande fratello Vip nel 2022 • Rispetto alla nuova serie dedicata al pirata salgariano del 2025 dichiara: «Faccio i miei complimenti a tutti per il risultato spettacolare. È stata ovviamente ispirata dal successo della mia serie originale. Ogni generazione vuole ricreare i classici a modo proprio. È una cosa positiva perché fa ricordare a tutti ciò che venne prima. Rende il nuovo familiare e dà nuova vita all’originale» Secondo lei qual è il vero segreto del fascino intramontabile di Sandokan? Perché continua ad affascinare un pubblico dell’era digitale così lontano dal mondo dei pirati dell’Ottocento? «Il fascino duraturo di Sandokan nasce dalla magica storia d’amore di un eroe che combatte l’ingiustizia contro ogni probabilità. È un tema senza tempo che rende una storia dell’Ottocento rilevante anche oggi. Storie così diventano fonte d’ispirazione per chiunque le segua» Dopo tanti anni, quanto della Tigre della Malesia resta ancora in lei come uomo? «Mi riconosco ancora nella sua lotta contro ingiustizia, sfruttamento e oppressione. Il colonialismo può essere finito, ma ha assunto molte forme nuove: il prezzo rapace dei medicinali, sistemi giudiziari disfunzionali, l’uso indiscriminato di pesticidi che avvelenano il nostro cibo, monopoli che sfruttano i consumatori… L’elenco è infinito» Le piattaforme streaming consentono di scoprire anche serie classiche. Se un adolescente guardasse il suo Sandokan per la prima volta, quale emozione vorrebbe che provasse? «Nostalgia per un mondo che viveva e moriva per le cause in cui credeva, per grandi attori che offrivano grandi interpretazioni. Nostalgia per una musica capace di toccare il cuore e per una storia che solleva lo spirito» [Francesco Giorgianni, Chi]. Nel 2010 ha ricevuto il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, e nel 2022 è stato promosso a Ufficiale [Ansa].
Amori Nel 1968 sposa la modella e ballerina Protima Bedi, con cui avrà due figli: Pooja e Siddarth. I due si conoscono lavorando insieme nell’agenzia pubblicitaria a Mumbay. Hanno uno stile di vita alternativo, sono una coppia non convenzionale, tanto che all’inizio la loro convivenza viene guardata con sospetto persino dai datori di lavoro. Purtroppo dopo sette anni il legame tra i due si indebolisce. Per rinsaldarlo tentano l’esperimento di un matrimonio aperto. «Bisogna essere un tipo molto speciale di persone per sopravvivere a un matrimonio aperto. E non lo eravamo. Pensavamo di poterlo fare: “sono gli anni ’60, è l’era dell’amore libero e dell’apertura, gli hippies, la nuova, bellissima musica, una rivoluzione sociale, proviamo un matrimonio aperto”. L’esperimento fallì» [Kannan, cit.] • Nel 1997 il figlio Siddharta, affetto da schizofrenia si toglie la vita: «Era molto sensibile, era un genio della tecnologia di 25 anni: aveva una grande capacità mentale. Sentiva di non avere più significato, per lui la vita non significava nulla, non sentiva più il sapore del cibo e in un momento di lucidità mi aveva detto che voleva togliersi la vita. Ho provato a prevenirlo ma ho fallito. Per un genitore perdere un figlio quando ha tutte le possibilità nel mondo non posso dirvi quanto mi tocca»• [Grande fratello Vip] • Dopo il divorzio avvia una relazione quinquennale con l’attrice Parveen Babi. Lei è molto più famosa di lui in India, e la coppia è su tutti i rotocalchi, sempre, ossessivamente. Quando Bedi si trasferisce in Italia per Sandokan si accorge che la compagna manifesta dei sintomi di disturbo mentale, che si aggravano quando tenta di farle consultare dei medici. La situazione diventa insostenibile e i due si separano: lei torna in India e lui rimane a Hollywood. La stampa indiana accusa Bedi di essere responsabile della situazione psichiatrica dell’attrice, e lo massacra, senza peraltro suscitare reazioni [ibid.] • Successivamente sposa la stilista inglese Susan Humphrey. Un inizio tranquillo, ma «eravamo poco compatibili Me ne infatuai e mi lasciai trasportare, e ci sposammo. Poi sentii che forse avevo fatto un errore. Dopo arrivò nostro figlio Adam, ma il matrimonio finì lo stesso» [Kannan, cit.] • Il terzo matrimonio risale al 1990; molto più lungo dei precedenti (dura 15 anni) è con la presentatrice inglese Nikki Bedi; conosciuta durante una produzione teatrale dell’Otello dove lei interpreta Desdemona. Finisce perché, visto che a Hollywood Bedi non sfonda, decide di tornare in India, e lei non si sente di seguirlo perché là non vede un futuro per sé stessa. Mantengono una relazione a distanza per tre anni, poi decidono di separarsi amichevolmente [ibid.] • Stavo recitando a Londra, nello spettacolo The far Pavilions.In quel periodo ho incontrato Parveen Dusanji, e le ho detto “non sono nello stato adatto per una relazione. È appena finito il mio matrimonio. Non sto cercando una relazione a lungo termine”. Lei mi ha detto: “Va bene, [...] possiamo essere amici” [Pillai, cit.] • Dopo poco si fidanzano. Il giorno del settantesimo compleanno di lui si sposano (hanno 29 anni di differenza). Alla sua prima proposta di matrimonio, in Piazza di Spagna, a Roma «lei mi ha detto di no» Come no? «Voleva capire se ero serio. Mi ha fatto aspettare 10 anni» [Giovanna Cavalli, Cds].
Titoli di coda Lezione più importante della vita? «Puoi prendere il sentiero meno battuto e sopravvivere lo stesso. Il mio è stato pieno di agonia ed estasi, rovina e resurrezione» [Carlo Pizzati, The Hindu].