19 gennaio 2026
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Biografia di Valeria Parrella
Valeria Parrella, nata a Torre del Greco (Napoli) il 20 gennaio 1974 (52 anni). Scrittrice, giornalista, drammaturga e librettista.
Titoli di testa «I personaggi di Valeria Parrella vivono (allegramente o disperatamente) alla giornata, tirano a campare nella Napoli mariuola che si arrangia come può, accettano i guai, magari strillando, ma poi si rassegnano. Anche alla galera, anche alla morte» [Mauri, Rep].
Vita Nata in provincia, a Torre del Greco, da genitori napoletani. Ha trascorso l’infanzia a Napoli, tra via De Marco e via Martini, fino al 1980, l’anno del terremoto. Poi la famiglia si trasferisce a Nocera Inferiore, dove lei si diploma presso il liceo classico G. B. Vico • Torna a Napoli dove studia all’Università Federico II, laureandosi in Lettere classiche (come il padre e il nonno) cum laude, in glottologia • Si specializza come interprete della lingua dei segni e lavora nel capoluogo campano all’Ente nazionale sordomuti • «Vive a Napoli, all’ultimo piano di un palazzo ottocentesco in via Duomo, con i soffitti alti su cui riverbera la luce mediterranea. Ha dipinto le pareti di giallo e di lillà e ha sistemato pochi mobili di famiglia e qualche poltrona Ikea. Racconta che lì ci abitava un sarto, che se ne stava accucciato in un paio di stanze mentre le altre cascavano a pezzi. Ha fatto i lavori da sola. Nell’angolo dello studio, dove i libri sono allineati su un grande tavolo, c’è un manichino del vecchio sarto che sembra un’installazione d’arte povera. Dalla terrazza, una striscia sottile, si vede sfilare via Duomo e in fondo, dopo gli incroci con il decumano di via Tribunali e con Forcella, ecco il mare, un mare che nella Napoli dei suoi racconti figura pochissimo» [Rep 07-09-05] • «Ho cominciato a scrivere a sei anni, quando mi sono composta la mia personale poesia di Natale: ne avevo una da imparare a memoria e non mi piaceva, i miei genitori erano liberi ma anche normativi e mi dissero: non importa se non ti piace, te la devi imparare lo stesso, io dissi: allora me ne scrivo una per me, e loro: bene, te ne devi imparare due, e io così ho fatto» [ad Annalena Benini, Foglio] • «I miei genitori non mi hanno incoraggiato a scrivere, si cacavano sotto, quando ho lasciato il posto fisso in Feltrinelli (che l’aveva assunta nella filiale napoletana, ndr) mia madre era terrorizzata, partita Iva per loro era una parola brutta. Però mi hanno incoraggiato a vivere, a essere quello che potevo diventare, mia sorella è medico e lavora con Medici senza frontiere, ora è in Nigeria, qualcosa vorrà dire» [ibid.] • Il suo esordio narrativo avviene nel 2003 con una raccolta di sei racconti, Mosca più balena: «Mentre studiava Lettere le capitò di seguire un seminario di Mazzacurati che s’intitolava Imparare a scrivere per imparare a leggere. “In pratica, era un vero e proprio laboratorio di editing. Ci invitavano a scrivere racconti a tema e notavo che il mio gli altri colleghi, poi, se lo fotocopiavano – spiega – Mi dicevano che c’era un qualcosa in più in quelle paginette e questo è stato il primo momento in cui ho acquistato fiducia”. Poi, poiché le piacevano gli scrittori nordamericani, venne a sapere della casa editrice minimum fax. Prese coraggio e una busta da lettera, ci infilò dentro un suo racconto (Il passaggio) e lo spedì a Roma. Passò qualche mese, l’editore la chiamò e le comunicò: “Questo te lo pubblichiamo, hai altro?”. La Parrella, rispose: “Certo, come no”. Così accese il computer e si mise a scrivere gli altri tre racconti che confluirono nella sua prima raccolta, Mosca più balena» [Carla D’Alessio] • È un esordio brillante, col quale vince il Premio Campiello Opera Prima, il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante ed è finalista al Premio Bergamo • Nel 2005 con un’altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta (minimum fax), libro arrivato tra i cinque finalisti al Premio Strega dello stesso anno, vince il Premio Renato Fucini per la miglior raccolta di racconti • Nel 2007 inizia la sua attività teatrale pubblicando con Bompiani Io Clitemnestra, il verdetto messo in scena da Cristina Donadio presso il Teatro Stabile di Napoli in uno spazio disegnato da Mario Martone • Altre collaborazioni teatrali sono: Ciao Maschio, uscito come libro nel 2009; Tre terzi, raccolta di tre brevi pièces teatrali, pubblicate da Einaudi (2009) e scritte da Parrella insieme a Diego de Silva e Antonio Pascale. Il suo testo si intitola L’incognita ‘Mah’; Antigone (2012); Dalla parte di Zeno (2016); Il segreto del talento (produzione Teatro nazionale di Napoli , pubblicato da Marsilio nel 2023) • Nel 2008 pubblica il suo primo romanzo, Lo spazio bianco, vincitore del Premio Letterario Basilicata; dal libro, nel 2009, è stato tratto l’omonimo film diretto da Francesca Comencini e interpretato da Margherita Buy, presentato alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, e per il quale Valeria Parrella ha vinto il premio Tonino Guerra al Bif&st 2010 per il miglior soggetto • «Pensavo che non avrei mai scritto un romanzo – ha dichiarato in varie interviste – perché le storie che mi venivano in mente erano di durata minima. E anche perché l’italiano che avevo studiato aveva un impianto rigoroso, complesso, che non si adattava alla mia immaginazione. Poi lessi i racconti di Carver ed è come se mi si fosse snellita la vita» • Nel maggio del 2010 ha pubblicato con Rizzoli il romanzo Ma quale amore, Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa 2011 • Con Lettera di dimissioni, è nuovamente finalista al Premio Bergamo 2011 • Assieme a Lorenzo Pavolini e Francesco Saponaro è stata membro del comitato artistico del Teatro Nazionale di Napoli – Teatro Stabile dal 2008 al 2011 • Il 30 settembre 2011, al Teatro San Carlo, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, in occasione delle celebrazioni per il 150simo anniversario dell’Unità d’Italia, viene eseguito l’oratorio Terra di Luca Francesconi, su libretto di Valeria Parrella. L’evento ha aperto la stagione sinfonica 2011-2012 dell’Ente lirico • Nel 2013, con Antigone, ha vinto il Premio Le Maschere del Teatro o come Miglior autore di novità italiana. Con Euridice e Orfeo, è finalista dell’edizione 2016 • «Chi sarebbe Antigone oggi? – spiega l’introduzione – Se nella tragedia di Sofocle la donna e il tiranno si fronteggiavano per dare o negare la sepoltura a Polinice, in questa riscrittura di Valeria Parrella, libera e alta, carica d’intensità e di poesia, è il diritto all’eutanasia a essere al centro del racconto» • Nel 2014 nell’ambito del Premio Nazionale «Per la Cultura della Legalità e per la Sicurezza dei Cittadini», assegnato dal Comune di San Sebastiano al Vesuvio, ha vinto il Premio Letteratura per il suo romanzo Tempo di imparare • Nel 2014 esordisce nella politica attiva candidandosi alle Europee con la lista di Alexis Tsipras L’Altra Europa. Parrella scrisse anche una prefazione per un libro su di lui, rappresentando un punto di riferimento per la sinistra radicale italiana • Riesce a raccogliere oltre 7 mila voti ma non viene eletta • Ha sempre accostato all’attività letteraria quella giornalistica • Ha collaborato con le pagine culturali de la Repubblica, con L’Espresso, il manifesto e Grazia. Sotto la direzione di Carlo Verdelli ha curato La posta dei sentimenti per il settimanale Oggi • I suoi libri sono tradotti in spagnolo, coreano, francese, inglese, tedesco, bosniaco, ceco, ungherese, polacco, svedese ed ebraico • Fa rumore un titolo del 2017: «Ci ha pensato Valeria Parrella, a scrivere Enciclopedia della donna, aggiornamento (in libreria per Einaudi): un libro allegro, spavaldo, vivo, un libro a testa alta e occhi che ridono, necessario anche a molti uomini. Un pamphlet sul sesso per una donna libera che a letto si gode anche il riposo del guerriero, e il guerriero naturalmente è lei» [Benini, cit.] • Nel 2019 ha ricevuto il Premio Flaiano per la narrativa per il romanzo Almarina, che si piazza terzo al Premio Strega 2020 • Almarina affronta il tema scottante dei ragazzi in prigione, molto in anticipo su Mare fuori: l’incontro tra una cinquantenne che insegna nel carcere minorile di Nisida, dove sono rinchiusi gli ultimi degli ultimi, e Almarina, una sedicenne che ha alle spalle una tragica storia di violenze • Nel 2022 pubblica con Feltrinelli il romanzo La Fortuna, con il quale vince il Premio Mondello 2023 nella sezione Opera Italiana • A ridosso della pandemia racconta: Ha rinunciato a qualcosa per scrivere? «Sì. A correre. Ero una centometrista e dovetti abbandonare per dedicarmi alla scrittura e allo studio. Ed è l’unico rimpianto che ho. Lo sport mi piace. Lo pratico. Faccio nuoto una volta a settimana e palestra un’altra volta. Sto attenta alla cellulite». Sa che ai maschi non frega niente della cellulite? «Certo che lo so. Non lo faccio mica per loro». Non mi dica che crede al mito del farsi bella per sé. «Non è un mito. Io passo molto tempo a guardarmi allo specchio. E lo faccio perché mi piace». Lei si piace? «Moltissimo. Altrimenti non mi guarderei. E mi sono sempre piaciuta». Mi piacciono i suoi vestiti. «Scrivo da anni per un giornale di moda, sarà servito a qualcosa. Ho avuto un papà borghese che però spendeva solo per viaggi e libri: non che mi pesasse, ma appena ho potuto usare i miei soldi, non ho lesinato sulla vanità». È sempre così allegra? «Sì. Però sono una rompicazzo. L’altra faccia di questa vitalità è la rabbia. Perdo il controllo, spacco tutto, urlo, piango». Cosa la fa arrabbiare? «Potenzialmente qualsiasi cosa. Soprattutto non tollero chi finge di non capire quello che dico». È ottimista? «Certo che sì» [a Simonetta Sciandivasci, Foglio] • «Uno degli anagrammi del nome- e-cognome di Valeria Parrella è: “parlare la rivela”. E qualche cosa di lei la casualità di quest’esito enigmistico rivela davvero» [Stefano Bartezzaghi, Rep] • Nel 2024 ha pubblicato una nuova raccolta di racconti: Piccoli miracoli e altri tradimenti (Feltrinelli). Con essa vince il Premio Cimitile 2024 come migliore opera della sezione Narrativa Edita • Dello stesso anno il suo primo saggio scritto a quattro mani con Massimo Osanna: Classici sovversivi: «È un incantevole intarsio di mondi, narrazioni e linguaggi. Si sviluppa attorno ai miti classici per eccellenza e come loro si struttura per sottrazione, cercando di portare chi legge dentro quello che non c’è. È una piccola perla che riesce in un miracolo quasi mistico, ovvero attualizzare il discorso attorno ad Antigone, Euridice e Orfeo, le Troiane, Eros, Narciso, Apollo e re Mida, Tiresia senza renderlo banale e piatto ma argomentando e tenendo sempre la barra dritta grazie a una bibliografia abbondante e precisa» [Francesco Zani, Tuttolibri].
Amori Ha sempre parlato poco o nulla della sua vita privata. In una rara confessione riecheggia un titolo della Tamaro: «Se io fossi andata dove mi portava il cuore, sarei rimasta incinta a tredici anni nell’ape di Totonno il pezzaro». Non è successo • Nel 2014 si è sposata con il regista e drammaturgo Davide Iodice. Lei ha già un figlio, Andrea, che oggi ha 20 anni e porta i segni della sofferenza subita nel parto: «Suo figlio è nato prematuro, è stato 88 giorni in terapia intensiva. Valeria Parrella ha affrontato, vissuto e scritto, ha scritto Lo spazio bianco. “Mio figlio è la mia storia, è il sole che mi guida, ed è un sole che può diventare anche nero: è anche per questo che nel resto della mia vita non accetto il dolore, non posso soffrire più”» [Benini, cit.] • Alla discrezione sulla famiglia corrisponde la sua eterna dichiarazione d’amore per Napoli e i suoi abitanti • «Racconta che è cresciuta nel salernitano, dove i suoi genitori avevano deciso di lavorare, ma ogni settimana veniva a Napoli a trovare sua nonna e aspettava quel giorno con desiderio e quel giorno scoppiava di gioia perché andava nel posto in cui si sentiva a casa. Il posto in cui è diventata una delle più importanti scrittrici italiane, il posto in cui è nato suo figlio Andrea» [ibid.] • «La sua è la Napoli di via Marina e di Ponticelli, della zona orientale, ancora popolata dai capannoni industriali o da quel che ne resta. Della 167 di Secondigliano, l’area a nord della città, dove infuria la guerra di camorra. la Napoli dove “poi, un giorno, il contrabbando è finito”, lasciando le sue strade senza i punti di riferimento dei piccoli baracchini con le sigarette, al posto dei quali si vedono i tossici svuotare le boccette di En in attesa della dose» [Paolo Mauri, Rep] • «La sua è una Napoli vista con occhi nordamericani, quelli di Truman Capote e di Raymond Carver, una Napoli che ha il ritmo contratto e che potrebbe essere Berlino, assicura, che ha spostato la sua anima lontano dal centro, afflitto da una pletora di racconti e di descrizioni, verso luoghi apparentemente inospitali, sui quali grava una specie di interdetto che lei chiama ”una grande cattiveria”» [ibid.] • La sua visione antiretorica della città trova conferme recenti: «“Bagnoli è fronte del porto”, dice mentre cammina lungo il pontile nord che un tempo portava i materiali lavorati dell’ex fabbrica Italsider sulle navi. […] “Sbrighiamoci a riconvertire questo posto. A riqualificarlo, trasformarlo […]. Nella storia di Napoli ricordo due incendi importanti, quello del palazzo di Giustizia e quello che qui a Bagnoli ha devastato il museo della Scienza, dove andavano i bambini delle scuole, dove c’era il planetario. Sono segnali. Ed è contro questi segnali che bisogna esistere continuando a portare risposte e cultura”» [ad Annalisa Cuzzocrea, Rep].
Titoli di coda «Nelle cose che scrivo, deve esserci una luce. Dentro la merda merda merda deve esserci un finestrino da qualche parte, che lascia passare il sole» [a Benini, cit.].