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 2026  gennaio 20 Martedì calendario

Biografia di Plácido Domingo

Plácido Domingo , nato a Madrid (Madrid, Spagna) il 21 gennaio 1941 (85 anni). Tenore. Baritono. Direttore d’orchestra • «Definirlo il re dell’opera è riduttivo. La carriera […] di Placido Domingo è la più ricca del mondo della lirica» [Andrea Laffranchi, Style 20/6/2013] • «È già nella storia. Anzi, nella leggenda. Come lui, nessuno mai. […] Più di 4 mila recite cantate e 500 dirette, oltre 150 titoli in repertorio (nel Rigoletto, ha cantato tre parti: Borsa, il Duca e il protagonista, ennesimo record), più di cento incisioni di opere complete, 12 Grammy e un motto: “If I rest, I rust”, se mi fermo arrugginisco» [Alberto Mattioli, Sta 29/7/2019] • «Ha fondato un concorso, Operalia, che scova e lancia talenti. […] È artista tra i più conosciuti e influenti, attorno alla sua figura ha costruito un vero impero musicale, coniugando la propria intelligenza imprenditoriale con quella della moglie Marta, sempre al fianco. Un pezzo di storia della musica» [Piera Anna Franini, Giornale 1/2/2016] • Uno dei Tre Tenori, assieme a José Carreras e Luciano Pavarotti. Si è esibito con loro dalla vigilia della finale dei mondiali di calcio 1990, a Roma, fino alla morte di Pavarotti, nel 2007 • Già direttore artistico dell’Opera nazionale di Washington (dal 1996 al 2011). Già direttore artistico della Los Angeles Opera (dal 2017 al 2019), fu costretto a dimettersi perché accusato di aver molestato cantanti, attrici, ballerine e semplici impiegate nei teatri – in uno strascico dello scandalo #MeToo • Qual è il suo primo ricordo musicale? «I miei genitori erano cantanti di zarzuela. Mia madre mi raccontava che avevamo appena ascoltato un pezzo, El Caserio, una celebre zarzuela basca. Avrò avuto 5 o 6 anni. E quando sono uscito, cantavo la melodia dell’ouverture: pam pam, rira rira rira rira ri, pam pam rira rira rira ra. Ma il primo vero ricordo di canto è di un giorno nel quale ero al pianoforte. Avevo 15 anni. Mi accompagnavo in una romanza che canto spesso La del soto del parral. Quando ho finito mia madre piangeva: “Non puoi immaginare come stai cantando”, mi disse» [Paolo Valentino, Cds 11/8/2021].
Titoli di testa Cos’è la musica per lei? «È come il cibo e l’acqua. Non posso farne a meno. Poi c’è il resto, l’intellettualità, l’arte. Ma semplicemente non posso pensare e capire una vita senza musica» [Valentino, cit.].
Vita Nato a Madrid, Spagna franchista, al numero 34 di calle Ibiza, Barrio de Salmanca • Famiglia di teatranti. Suo padre, Plácido Francisco, origini aragonesi, è baritono e suona il violino. Sua madre, Pepita Embil, origini basche, è soprano, molto apprezzata all’epoca. Entrambi sono specializzati nella zarzuela, tipica operetta spagnola. «È un genere musicale che prevede anche i dialoghi, drammatico ma non troppo, alla fine non muore nessuno. È la prima musica che ho sentito, anche quando stavo nella pancia di mia mamma, che infatti si è esibita in palcoscenico fino a pochi giorni prima della mia nascita» [Roberto Zichittella, Famiglia Cristiana 6/8/2019]. «Quando mi viene fatto notare che esagero nella mia attività, rispondo che erano i miei genitori a lavorare troppo» [Cooper, cit.] • «Da piccolo, nelle produzioni, cantavo ruoli di bambino; c’erano due rappresentazioni al giorno, e la domenica anche tre. Di sera, finito lo spettacolo, si provava per l’indomani». Prendeva la cosa sul serio? «Era un modo per stare in famiglia. Io volevo fare il torero […] ma quello delle corride è un mondo per cui bisogna essere nati. E poi tutti i ragazzini spagnoli vogliono diventare toreri. O calciatori o toreri». Quando capì che il canto sarebbe stato il suo mestiere? «Avevo poco meno di otto anni quando partimmo per un tour oltreoceano, salpando da Bilbao e arrivando in Messico, dove i miei decisero di stabilirsi» (Leonetta Bentivoglio, Rep 15/4/2012] • «Allenavo la voce tutti i giorni e intanto prendevo lezioni di piano e armonia al Conservatorio di Città del Messico. Presi a fare sul serio» [Bentivoglio, cit.] • «Da giovane, Domingo era convinto di essere un baritono. Ma quando, adolescente, sostenne l’audizione per la National Opera di Città del Messico, si sentì riconoscere una tessitura tenorile. Con impegno ed esercizio ha sviluppato gli acuti» [Cooper, cit.] • Plácido si sposa a sedici anni, con tale Ana María Guerra Cué, pianista, tre anni più di lui. Con lei ha il primo figlio, che si chiama José Plácido anche lui, ma i due divorziano neanche dieci mesi dopo • Al conservatorio conosce Maria Ornelas, soprano, appena votata «cantante messicana dell’anno». Se ne innamora. Si apposta sotto il balcone di lei e le canta serenate molto struggenti. Intona, per esempio, Luna de plata: «un beso de caramelo, dulce y espeso». Rischia di finire in prigione per disturbo della quiete pubblica. «Deve aver funzionato... Nel giro di qualche mese Maria era mia moglie. E dopo 50 anni siamo ancora insieme». Ma con una voce come la sua, chi mai aveva osato lamentarsi? «I vicini di casa. Maria abitava a un terzo piano, per farmi sentire dalla strada dovevo alzare il volume. E c’era sempre qualcuno che chiamava la polizia. Gli agenti arrivavano e io li supplicavo di lasciarmi finire. Loro capivano, chiudevano un occhio, anche un orecchio... Per me quelle serenate erano vitali: oltre all’innamorata mi servivano anche a conquistare la futura suocera» [Giuseppina Manin, Cds 27/10/2012] • Quali erano le sue aspettative da giovane tenore? «Ho sempre cercato di fare il mio meglio, anche quando, all’inizio, facevo il comprimario. Mi sono sempre impegnato a calarmi nel personaggio». Di fatto, è passato subito ai ruoli di primo piano. Placido Domingo è sbocciato presto... «Sì, è vero. Ho iniziato ad avere i ruoli principali già a 20 anni» [Franini, cit.] • Gli offrono un apprendistato all’Opera di Tel Aviv. «Cantai duecentottanta recite di dodici opere tra il 1962 e il 1965, pagato l’equivalente di trecento dollari al mese» [Bentivoglio, cit.] • «Io e mia moglie Marta ci siamo sposati a 21 anni. Non avevamo soldi. […] all’opera di Israele ci pagavano pochissimo. Così, quando Marta cantava, io stavo a casa a cucinare e a lavare i piatti. Lei faceva lo stesso quando cantavo io. Eppure sono stati i miei anni più felici! Non dobbiamo dimenticare mai come abbiamo cominciato» [a Barbara d’Urso, Domenica Live 17/9/2017] • Quando si è reso conto di essere diventato Placido Domingo? «Sono sempre stato fortunato. […] In due anni e mezzo [in Israele, ndr] ho cantato 280 recite. Potevo uscirne distrutto o artista completo. Beh, diventai un artista completo. Poi andai alla New York City Opera a cantare Don Rodrigo di Ginastera, una parte tremenda. Avevo 25 anni, fu un trionfo. È iniziato tutto lì» [Mattioli, cit.].
Moglie «Maria poteva avere una magnifica carriera ma ha rinunciato per me e per la famiglia. A casa nostra cantano tutti, i miei figli, i miei nipoti... Spesso facciamo karaoke tutti insieme. Ma Maria non si unisce quasi mai. Difficile convincerla a cantare. Ma quando succede, non c’è un occhio che resta asciutto. Una voce straordinaria intrisa di un sentimento anche più grande».
Figli Uno dal primo matrimonio: José Placido (n. 1958). Due dal secondo: Plácido Francisco (n. 1965), noto come Plácido Domingo Jr., compositore, e Alvaro Maurizio (n. 1968).
Denari Che rapporto ha con i soldi? «Ricordo sempre la battuta di Federico Fellini quando gli fecero questa domanda: “Quanto mi paghi per rispondere?” Scherzi a parte, uno degli aspetti belli dell’avere una carriera fortunata è che posso lasciare la gestione dei soldi agli altri. Non ho alcun talento in questa materia» [Franini, cit.].
Malanni Nel 2010 è stato operato per un carcinoma del colon-retto. Nel 2013 è stato colpito da un’embolia polmonare. Nel 2020, dopo una convalescenza di quaranta giorni, è sopravvissuto al coronavirus.
Molestie Nell’agosto 2019 l’Associated Press riporta le parole di nove donne, otto cantanti e una ballerina, tutte agli esordi all’epoca dei fatti, che lo accusano di averle molestate tra gli anni Ottanta e gli anni Duemila. Una di loro dice che Domingo le infilò una mano sotto la gomma, tre che furono da lui forzate in un bacio con la lingua. Due ammettono di aver ceduto alle sue avances perché intimorite dalla sua fama. Le altre sette dicono che, dopo avergli detto di no, le loro carriere sono naufragate. Nei giorni seguenti emergono una quarantina di altre testimonianze: musicisti, cantanti, ballerini, comparse che l’hanno visto comportarsi in modo inappropriato con le donne • Lui dice di non aver molestato proprio nessuno, di aver avuto solo rapporti consensuali. Anna Netrebko e Andrea Boccelli prendono le sue parti. Ma le accuse spaccano in due il mondo della musica «In tanti l’hanno difeso, altri hanno preso le distanze. La divisione è stata quasi geografica: i teatri americani hanno troncato i rapporti, non solo San Francisco e Filadelfia, ma anche Dallas e soprattutto il Metropolitan di New York dove doveva fare Macbeth […] In Europa ha continuato a esibirsi, è stato acclamato a Salisburgo, Zurigo, Vienna e tutti i suoi impegni sono stati confermati» [Paolo Valentino, Valentino, Cds 2/12/2019] • Domingo nega tutto «Rispetto chiunque abbia manifestato rimostranze nei miei confronti. Se ho creato disagi non era mia intenzione e me ne rammarico. Ma la mia dichiarazione di scuse di febbraio è stata estrapolata da un documento più articolato, redatto con il sindacato dei musicisti statunitensi. Così le mie parole fuori dal loro contesto sono state interpretate come un’esplicita ammissione di colpa, mentre ho sempre sostenuto di non aver mai abusato di nessuno, né di aver interferito con le carriere altrui. E il risultato dell’inchiesta interna dell’Opera di Los Angeles lo ha confermato» [Giuseppina Manin, Cds 31/5/2020] • «Fa fatica, il maestro, a ripercorrere il labirinto kafkiano che in questi mesi lo ha disorientato. A conclusione delle molte inchieste, delle centinaia di migliaia di dollari spesi e dell’enorme quantità di documenti esaminati: l’Opera di Los Angeles ha dichiarato di non aver trovato evidenze che comprovassero molestie, violenze o abusi di potere; l’Agma invece ha concluso che “il signor Domingo ha indugiato in comportamenti inappropriati che vanno dal flirt alle avance, dentro e fuori il posto di lavoro” ma non rivela l’identità di nessuno degli accusatori. Ora, dopo aver letto almeno quattrocento pagine di documenti, le uniche certezze sono: che la comunicazione da parte dei portavoce e dei legali di Domingo è stata episodica, insufficiente e a volte ambigua; che al momento nessun tribunale del mondo è titolare di un procedimento penale o civile contro il tenore; che trattandosi di accuse indirizzate a un uomo di potere, dunque amato e odiato, sarebbe opportuno prenderne le distanze a meno che un giudice o una giuria non sentenzino diversamente» [Giuseppe Videtti, Rep 6/8/2020] • Scrive Camillo Langone: «Come non tollero i preti cristiani che rinnegano Cristo, non sopporto le cantanti liriche che rinnegano Don Giovanni: se non credete più, trovatevi un altro mestiere. Oggi incolpano Placido Domingo di impersonare Don Giovanni seriamente e non per nulla il numero di queste Donne Elvire è da catalogo mozartiano: undici o forse centoundici se non milleundici... “Mi toccò nel camerino!”. “Mi invitò a cena anche se sposato!”. “Mi chiese un bacio promettendo un ingaggio!”. Il tenore delle accuse è proprio da opera buffa» [Foglio 6/9/2019] • A qualcuno, tutta la vicenda, ricorda il sottotitolo del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: «Il dissoluto punito».
Tifo Tifosissimo di calcio: «Dopo la musica, la più grande passione della mia vita» [a Federica Cocchi, Gazzetta 20/5/2014]. Tiene per il Real Madrid, è sua la voce dell’inno ufficiale della squadra. Segue anche la Serie A italiana.
Tifo/2 Segue anche la Formula 1.
Curiosità È alto un metro e 91, pesa 84 chili • Vive con la moglie a Teaneck, New Jersey e possiede una casa ad Acapulco, in Messico • Ogni anno per Natale riunisce la famiglia, sparsa in giro per il mondo • È bisnonno • Ha fatto un cameo nella serie tv Mozart in the Jungle e nel film Moulin Rouge • Il suo unico rimpianto è non essere riuscito a cantare con Maria Callas • Non interpreterebbe mai Jago. Offenderebbe Otello. Gli piace troppo quel personaggio per recitare nei panni del suo antagonista • Nel 1991, proprio con l’Otello, a Vienna, raccolse 80 minuti di applausi e 101 chiamate alla ribalta. È nel Guinness dei Primati • Cosa fa, finita la recita, per liberare la mente? «Di solito vado a cena perché mangio poco o niente prima di cantare e mi distendo a poco a poco» [Franini, cit.] • «Yesterday per me una delle canzoni più belle del mondo. Sono cresciuto con i Beatles, la colonna sonora della mia giovinezza» • Gli piacciono anche i tre tenorini de Il Volo, Paolo Barone, Ignazio Boscetto e Gianluca Ginoble, lanciati da Antonella Clerici a Ti lascio una canzone. Glieli ha fatti conoscere uno dei suoi nipoti • Stile classico nel vestire. Porta sempre un completo (grigio o blu scuro). In valigia ha sempre smoking e frac • Il suo marchio preferito è Ermenegildo Zegna • Se non fosse una celebrità come userebbe i social? «Per comunicare con famiglia e amici. Non mi piace l’idea di rendere pubblica la vita privata, ma forse è un modo di pensare della mia generazione». Si può riassumere un’opera in un tweet? «Il Ring di Wagner: “Se pensi di avere dei problemi, spera di non essere Wotan”. Il Samson et Datila di Saint-Saëns: “Scegli il tuo barbiere con molta attenzione”» [Laffranchi, cit.] • «Un profilo pubblicato nel 1972 sul New York Times chiedeva: “Plácido Domingo continuerà a distinguersi tra i tenori? Oppure, a 31 anni, rischia di esaurirsi e diventare anch’esso una vittima dell’opera, come altri suoi predecessori?”» [Cooper, cit.] • Come organizzerà il suo ritiro dalle scene? Quando ci pensa, che sensazione prova? «Spero che quando non potrò più cantare riuscirò comunque a continuare a dirigere e a fare l’amministratore. Quindi un ritiro totale dal mondo lirico non lo prevedo» [Franini, cit.] • «Ho diversi progetti in mente. Non so quanti ne riuscirò a realizzare. A mancarmi non saranno certamente le idee, forse il tempo» [Cooper, cit.] • «Tutto secondo me deve avvenire in modo molto naturale. Verrà un giorno in cui dirò: “Ecco questa era la mia ultima recita!” senza stare a fare troppi piani. Calato il sipario andremo tutti a cena, come al solito. Se seguiamo il mito della bellezza e dell’eterna giovinezza, travolti da questa vuota frenesia, è facile sentirsi fuori posto già con la metà dei miei anni. Penso che se le cose si fanno con passione allora gli anni che passano possono arricchirci dentro. La musica per me non è un lavoro, che uno lascia prima o dopo, per me è parte della mia vita» [Pierachille Dolfini, Avvenire 31/12/2021].
Epilogo «Atteso all’Arena di Verona per cantare in un gala verdiano e per dirigere un’opera, Turandot, Plácido Domingo è entrato nell’anfiteatro romano da leggenda della lirica e ne è uscito come un mito infranto. Preceduto dalle accuse di un suo presunto coinvolgimento in una setta argentina che forniva dietro cospicui compensi schiave sessuali, Domingo non si è tirato indietro. Sfidando le polemiche, le richieste di annullamento, il caldo, gli acciacchi dei suoi 81 anni ha voluto onorare l’impegno con il teatro dove è di casa da oltre mezzo secolo, dove aveva trionfato con Don Carlo, Turandot, Manon Lescaut. Ma stavolta è bastato che comparisse alla ribalta per capire che il leone di un tempo non c’era più. Al suo posto un anziano signore malfermo, bisognoso di sostegno, dall’aria un po’ spaesata. Una fragilità rispecchiata anche dalla voce. La sua voce meravigliosa, per decenni sfolgorante da tenore poi capace di reinventarsi nelle tonalità brunite del baritono, ha perso il suo smalto. Incrinature vocali aggravate da vuoti di memoria, nonostante la presenza di un suggeritore fin troppo udibile e due “gobbi” di supporto. E così, a metà concerto, dopo arie da Aida e Don Carlo, arrivato al brindisi del Macbeth, Plácido ha dovuto gettare la spugna. Al suo posto è subentrato il russo Roman Burdenko, già pronto tra le quinte debitamente truccato e in costume a riprova che il forfait era previsto. Non andrà meglio la sera dopo, venerdì, quando nell’altra sua veste di direttore d’orchestra, Domingo è salito sul podio di Turandot. Opera di per sé impervia, difficilmente sostenibile per il maestro, che per tenere il passo con il suo carnetfrenetico, aveva previsto una sola prova. L’esito è stato talmente deludente che alla fine gli orchestrali, invitati dal direttore a alzarsi per i consueti ringraziamenti, sono rimasti ostinatamente seduti in segno di protesta. Insomma, una doppia débâcle. Imbarazzante per l’Arena ma ancor più per un artista che è stato un fuoriclasse e avrebbe meritato un’uscita di scena più decorosa. Lo choc è stato tale che ieri i rappresentanti del Sic, Sindacato lavoratori comunicazione Cgil Verona, hanno inviato una nota in cui chiedono alla Fondazione Arena e al suo presidente, il sindaco Damiano Tommasi, di annullare il gala Domingo già previsto per la prossima stagione o almeno ridurlo a un “tributo” alla carriera da parte di artisti amici. Invecchiare bene è difficile. Ancora più difficile è capire quando è il momento di dire basta. La longevità straordinaria di Plácido Domingo non sembra portagli consiglio: continua a seguire ritmi da quarantenne. Basta guardare il suo calendario, che a settembre lo porta in 15 giorni da Siviglia a Muscat, in Oman, e pure in Turchia. E poi da Amburgo a Budapest, dalla Bolivia al Paraguay. Dal Belgio alla Croazia Dubai… Ore e ore di aereo, fusi orari, jet lag, affrontati temerariamente. Forse in nome della fama, forse del botteghino, forse della fede in una vita eterna, almeno sulla scena. “If I rest, I rust”, se mi fermo arrugginisco. Il suo mantra, la sua condanna. Più saggio il motto di una sua famosa collega, Giulietta Simionato: “Meglio farsi rimpiangere che farsi compiangere”» [Giuseppina Manin, Cds 31/8/2022]. «Quello di Domingo è un dramma: all’Arena è stato contestato dai suoi stessi orchestrali come immeritevole di applausi, impreparato, poco professionale. Deve ritirarsi. Ma sarebbe stato meglio se si fosse ritirato prima. Quand’è che chi ha l’amore del pubblico, l’ammirazione della critica, deve smettere? Uscire dalla luce e rientrare nell’ombra? Io non sono un cantante, non mi esibisco nei teatri, ma so che i teatri sono ubriacanti, che l’attore che sale sulla scena e si vede illuminato dai riflettori e vede il pubblico sparire in sala ingoiato dal buio e capisce che l’unica persona visibile e vista è lui, ha un attimo di annebbiamento, teme di non essere nel vero, teme di risvegliarsi e scoprire che era tutto un sogno» [Ferdinando Camon, Avvenire 19/9/2022] • Lei ha paura della morte? «Sì. Tutti pensiamo a come sarà quel momento. Io vorrei avere accanto a me la mia famiglia, avere la forza di poter dire ho vissuto abbastanza e che devono essere felici. E poi addormentarmi. Ma non sappiamo. Il grande passo, il grande mistero arriverà» [Valentino, cit.].
Titoli di coda Non è pessimista sul futuro dell’opera? «No, perché l’opera è immortale» [Franini, cit.].