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 2026  gennaio 07 Mercoledì calendario

Biografia di Kim Jong-un

Kim Jong-un, nato a Pyongyang (Corea del Nord) l’8 gennaio 1984 (42 anni). Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) (dal 17 dicembre 2011) • «La Corea del Nord è l’ultimo residuato della Guerra fredda in Asia: una miccia innescata. Kim Jong-un […] è nipote di Kim Il-sung, fondatore della Repubblica Popolare Democratica della Corea nonché ideatore del “Juche”, l’ideologia di Stato basata sull’autorealizzazione. Kim Il-sung, chiamato Suryong (Grande leader), era considerato alla stregua di una divinità. Alla sua morte, nel 1994, toccò al figlio maggiore, Kim Jong-il, allora cinquantaduenne, portare avanti la dinastia. Morto il padre, […] è la volta di Kim Jong-un» (Bill Powell) • Inevitabilmente scarse, indirette e incerte le informazioni biografiche su Kim Jong-un. È oggetto di dibattito anche l’anno di nascita, che alcune fonti retrodatano al 1982 o al 1983. «Kim Jong-un è il terzogenito di Kim Jong-il e il secondo dei figli avuti dalla donna definita sua consorte, Ko Yong-hui, oriunda nordcoreana, nata a Osaka, in Giappone, e morta per cancro al seno nel 2004. […] Una delle pochissime persone fuori dalla Corea del Nord che abbiano conosciuto personalmente Kim Jong-un da bambino è Kenji Fujimoto. Dietro questo pseudonimo si nasconde il cuoco giapponese che preparava delizie per Kim Jong-il e la sua famiglia anche quando gran parte della popolazione nordcoreana moriva di fame. […] Fujimoto, che ora è rientrato in Giappone, […] si conquistò l’amicizia del piccolo riparandogli l’aquilone. Ben presto si ritrovò a giocare con Kim Jong-un e il fratello maggiore Kim Jong-chul quasi ogni giorno. Lo descrive come un bambino pressoché normale, a parte l’obbligo di indossare l’uniforme e fare il saluto militare al padre. Gli piaceva giocare a basket. Aveva la stoffa del capitano» (Powell). «È molto probabile che i soggiorni in Svizzera del futuro dittatore […] inizino nel 1994. È l’anno della morte di Kim Il-sung, padre-padrone del Paese dalla sua fondazione, nel 1948. Suo figlio Kim Jong-il decide di fornire ai figli un’educazione europea, nella più totale discrezione. Il dodicenne Kim Jong-un frequenta la International School di Berna, istituto imbottito di figli di diplomatici. Bocche cucite alla direzione della scuola» (Roberto Antonini). «Quel bambino è andato a nascondersi lassù sotto falso nome. […] Quando la preside della scuola Liebefeld-Steinhölzli lo introduce ai compagni della 6a A, Kim si presenta acconciato come un ragazzino born in the Usa: jeans, scarpe da ginnastica Nike e la maglietta degli amatissimi Chicago Bulls, la squadra di basket dove svetterà il suo futuro amico Rodman. “Questo è Un-pak, viene dalla Corea del Nord”, dice la preside, “è il figlio di un diplomatico”. Il ragazzino scivola nel banco accanto a quello di João Micaelo, anche lui figlio di un diplomatico, portoghese: “Non eravamo i più asini, ma neppure i più svegli: sempre in seconda fila”. Kim mastica un po’ di inglese e un po’ di tedesco, ma nulla di più. Gli piace la matematica, ma poi si perde anche lì. “Quando doveva risolvere un problema, gli veniva l’agitazione. I professori vedevano che ci provava disperatamente e si vergognava di non farcela: decisero di lasciarlo in pace”. L’avventura in Occidente finisce così: e così finisce anche tutto quel che più o meno sappiamo sui suoi studi, coronati poi dai cinque anni a caccia di laurea trascorsi, fino al 2007, a Pyongyang – dove si suppone non abbia incontrato grosse difficoltà, visto che l’università è intitolata a nonno Kim Il-sung. “Qui in Svizzera, invece, lasciò senza dare neppure un esame. Era più interessato al basket e al pallone che alle lezioni”. L’amico João sostiene che anche questo spinse il padre a farlo rientrare in Corea: quel ragazzo introverso, che fino a un paio d’anni prima si chiudeva nella sua cameretta a mettere a tutto volume le canzoni più patriottiche di Pyongyang, […] adesso è tutto preso dai giochini tecnologici. “Era circondato dai migliori gadget: tv, videoregistratore, la Playstation della Sony. Guardavamo un sacco di kung fu, soprattutto i film con Jackie Chan”. La passione più grande resta però il basket. “Dopo la scuola ci vedevamo al campetto per fare qualche tiro: pretendevamo tutti e due di essere Michael Jordan”» (Angelo Aquaro). «Al suo ritorno a Pyongyang ritrovò Fujimoto. Lo chef giapponese sarebbe rimasto al suo fianco nelle vesti di tutore non ufficiale fino al compimento del diciottesimo anno di età di Kim, per poi rientrare definitivamente in Giappone. L’interesse di Kim per lo sport non era limitato al basket: aveva imparato anche a pattinare a rotelle e a guidare la moto d’acqua. Non era esattamente “portato per lo studio”, dice Fujimoto, ma “amava lo sport”. Aveva anche acquisito altre abitudini comuni agli adolescenti privilegiati in tutti i Paesi del mondo. Poco prima di lasciare la Corea del Nord, Fujimoto partecipò a una festa organizzata da Kim per i suoi amici. Quella sera il ragazzo si attaccò ad una bottiglia di costosissima vodka. […] Per gran parte del decennio successivo la biografia di Kim Jong-un è un foglio bianco: si sa solo che ha frequentato l’accademia militare Kim Il-sung di Pyongyang (argomento della tesi: sistemi di guida per artiglieria)» (Powell). «Nell’estate del 2008, il Caro leader Kim Jong-il viene colpito da un infarto, che apre la delicata successione all’interno della leadership nordcoreana. […] Quando, scartate le ipotesi dei due figli maggiori (considerati per ragioni diverse incapaci di raccogliere il bastone del comando), la scelta ricadde sul giovane terzogenito Kim Jong-un, i problemi relativi alla transizione cominciarono a farsi estremamente seri. La giovane età e la scarsa esperienza politica di Jong-un spinsero Kim Jong-il a riportare in auge gli apparati di partito, resi marginali dalla metà degli anni Novanta, al fine di creare un quadro istituzionale che consentisse un legittimo trasferimento di potere. Circondando Kim Jong-un di figure potenti e leali all’interno del partito, Kim Jong-il intendeva consentire al figlio di uscire indenne dalla transizione, almeno nel breve periodo» (Antonio Fiori). «“Il Maestoso compagno Kim Jong-un è sceso dal cielo, concepito dal sacro Monte Paektu”. Lo presentò così il 20 dicembre del 2011 il Rodong Sinmun, megafono del regime di Pyongyang. […] Il 19 dicembre una singhiozzante presentatrice della tv statale aveva dato la notizia che il Caro leader Kim Jong-il era spirato due giorni prima, il 17 dicembre, per un attacco di cuore mentre era in viaggio sul suo treno blindato. Fu comunicato che il figlio Kim Jong-un aveva assunto i pieni poteri come “Grande successore”. […] Il 28 dicembre, […] sotto una tempesta di neve, per le strade di Pyongyang sfilò il corteo funebre. Il feretro del Caro leader, su un letto di fiori bianchi, fu trasportato da una limousine nera, una Lincoln Continental di fabbricazione americana (arrivata di contrabbando), tra ali di folla in lacrime. In Nord Corea queste cerimonie servono per cercare di decifrare i rapporti di forza, in base allo schieramento dei dignitari. La Lincoln trasformata in carro funebre era affiancata da otto uomini a piedi. Kim Jong-un e sette gerarchi, disposti su due file. Scrutando con la lente di ingrandimento quelle immagini, gli analisti sentenziarono che i sette del “de profundis” a Kim Jong-il avrebbero costituito il Consiglio di tutela dell’“inesperto Kim III”. Il giovane Kim si reggeva allo specchietto retrovisore dell’auto. […] Dietro di lui marciava Jang Sung-taek, marito della zia di Kim. Zio Jang era l’uomo di collegamento con Pechino. Si disse che si fosse impegnato per garantire una serena successione al nipote: si è saputo poi che aveva complottato, forse con gli amici cinesi, per usare Kim come un fantoccio. Dall’altro lato dell’auto, il vicemaresciallo Ri Yong-ho, capo dell’Armata popolare, che aveva prontamente giurato fedeltà al nuovo leader: “Ogni elemento dell’esercito sarà fucile e bomba umana per difenderlo”. Sei mesi dopo, Ri fu sollevato dal comando “per motivi di salute” e da allora non si è più visto. Sconvolgente l’uscita di scena dell’altro presunto tutore: zio Jang fu arrestato nel 2013, durante una seduta del Politburo. La propaganda mostrò il momento in cui due soldati lo trascinavano via, verso il plotone d’esecuzione. Si sono perse le tracce anche degli altri cinque del corteo funebre. […] Di quella processione degli scomparsi è rimasto solo Kim Jong-un» (Guido Santevecchi). «Con l’arrivo di Kim Jong-un […] la leadership militare cominciò a essere messa sotto attacco e a perdere influenza. […] La sua centralità nelle dinamiche del regime cominciò a essere sostituita dal partito. […] Una delle indicazioni più nette del declino dell’influenza militare è stata la consuetudine di Kim Jong-un di liberarsi di quanti occupavano i ranghi più alti nelle forze armate e avevano tradizionalmente ricoperto un ruolo politico di influenza nel regime, favorendo invece chi mancava dell’influenza necessaria per fare pressione sui circoli di potere intorno al leader supremo. […] Una nuova generazione della famiglia Kim ha cominciato a fare la sua apparizione, guidata da Kim Yo-jong, sorella minore di Kim Jong-un. […] Comunque, malgrado Kim Jong-un si sia dimostrato capace di affermarsi, la politica del pyongjin – cioè la volontà di portare avanti contemporaneamente le riforme economiche e il programma nucleare – ha contribuito a isolare il regime: l’esatto contrario dell’obiettivo originario. […] Come conseguenza di tutto ciò, Kim Jong-un ha accantonato l’approccio cauto a favore di una rinnovata e aggressiva politica del rischio calcolato. Dopo un discorso d’inizio anno in cui venivano sottolineati i progressi economici e i passi avanti nel dialogo intercoreano, il 6 gennaio 2016 il regime rese due dichiarazioni in cui annunciava di aver testato la sua prima bomba all’idrogeno, a seguito di un preciso ordine da parte di Kim Jong-un. […] Il settimo congresso del partito si è svolto a Pyongyang tra il 6 e il 9 maggio 2016, dopo ben trentasei anni dal precedente. Si è trattato di una consacrazione simbolica per Kim Jong-un, al quale è stato conferito il titolo di presidente del Partito coreano dei lavoratori, carica in passato detenuta dal nonno. […] Degno di nota […] il fatto che la sorella minore del leader, Kim Yo-jong, abbia fatto il suo ingresso nel Comitato centrale» (Fiori). Negli anni successivi la politica estera nordcoreana mutò più volte orientamento: se, infatti, per tutto il 2016 e il 2017 Kim Jong-un si mostrò sempre più aggressivo nei confronti dei suoi nemici internazionali – dalla Corea del Sud al Giappone agli Stati Uniti –, con un crescendo di esibizioni missilistiche e atomiche, tra il 2018 e il 2019 il dittatore sembrò voler intraprendere un ciclo distensivo, giungendo ad avere incontri ostentatamente amichevoli tanto col presidente statunitense Donald Trump quanto col presidente sudcoreano Moon Jae-in; in seguito al fallimento dei negoziati, tuttavia, Kim Jong-un tornò a un atteggiamento ferocemente antioccidentale, ribadito negli ultimi anni da una sempre più stretta alleanza non solo con la Cina ma anche con la Russia, che dal 2024 sostiene militarmente nell’aggressione ai danni dell’Ucraina in cambio di tecnologia militare avanzata per l’arsenale nordcoreano. «La Corea del Nord […] ha inviato almeno 14.000 soldati per supportare le forze russe nella guerra contro l’Ucraina. Le stime parlano di oltre 6.000 soldati nordcoreani uccisi, con il governo di Kim che ha più volte elogiato i sacrifici delle sue truppe. […] Nel frattempo, Kim Jong-un continua a rafforzare la sua posizione interna, utilizzando i soldati come simboli di lealtà al suo governo e ai suoi obiettivi strategici, mentre la Russia sembra disposta ad affidarsi sempre più alle forze nordcoreane per sostenere l’occupazione delle regioni orientali ucraine» (Federico Giuliani). Da ultimo, «come “regalo di Natale” all’asse della resistenza di cui fa parte, il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha ispezionato quello che i media di Stato nordcoreani descrivono come un “sottomarino strategico a propulsione nucleare da 8.700 tonnellate, armato con missili guidati”, e con l’occasione sono state diffuse per la prima volta alcune fotografie del sommergibile che finora nessuna intelligence occidentale era sicura Pyongyang avesse in dotazione. Ma il messaggio, più che tecnico, è politico: la Corea del Nord vuole accreditarsi come potenza capace di portare la deterrenza nucleare sott’acqua e quindi renderla più difficile da neutralizzare – un sottomarino a propulsione nucleare è il sacro graal della difesa. […] Kim, intanto, collega il programma a una più ampia “nuclearizzazione” della marina, con nuovi cacciatorpediniere, sistemi offensivi imbarcati e “armi segrete” subacquee. La minaccia nordcoreana, però, cresce soprattutto per un altro fattore: il rapporto del regime asiatico con la Russia di Putin nella guerra contro l’Ucraina, che si consolida in coordinamento militare, economico e persino simbolico. […] L’asse con Mosca è un pezzo importante della nuova vita del regime nordcoreano, sempre più spietato internamente e pronto a tutto per sopravvivere» (Giulia Pompili) • Sposato con l’ex cantante Ri Sol-ju. «Si ritiene che Kim Jong-un abbia tre figli, due femmine e un maschio, nati nel 2010, 2013 e 2017» (Santevecchi) Negli ultimi anni gli osservatori hanno individuato nella secondogenita, Kim Ju-ae, la prescelta per la successione. «È lei l’erede designata del leader supremo del regime di Pyongyang, Kim Jong-un. […] Tutto è cambiato il 19 novembre 2022, quando vengono diffuse le immagini di un missile balistico intercontinentale che sorvola il Giappone. Nelle foto c’è la piccola Ju-ae al fianco del padre. In quel momento, regge ancora l’eco della “sparizione” di Kim Jong-un della primavera 2020 e i dubbi sulla sua salute. Rendere la figlia una presenza fissa al suo fianco sembra la promessa di un futuro già scritto. Da lì in poi le apparizioni si sono moltiplicate. […] Quasi sempre, nelle foto si vede Ju-ae sedere direttamente al fianco di Kim, con la sorella del leader, Yo-jong, alle loro spalle» (Lorenzo Lamperti) • Assai ricca, ma quasi mai verificabile, l’aneddotica intorno alle sue bizzarrie, dall’imposizione del suo particolare taglio di capelli a tutti gli studenti nordcoreani ai modi particolarmente cruenti con cui sarebbero stati giustiziati lo zio Jang Sung-taek (secondo alcuni, dato in pasto a un branco di cani affamati) e altri familiari, funzionari o personaggi di vario tipo (tra i mezzi più citati per compiere le esecuzioni, lanciafiamme e cannoni) • Ignote anche le effettive circostanze della morte del fratellastro Kim Jong-nam (che, inizialmente designato dal padre quale successore, era stato arrestato in Giappone nel 2001 mentre cercava di andare a Disneyland con un passaporto falso, e quindi allontanato dalla famiglia), ucciso da due donne con un agente nervino all’aeroporto di Kuala Lumpur (Malesia) nel febbraio 2017 • «Vive nel perfetto isolamento della sua corte, circondato da deferenza e terrore. I media lo chiamano “Maresciallo della Nazione”, “Presidente supremo”, “Sole splendente”, “Genio tra i geni”. Ossessionato dalla sicurezza, vive circondato da un reparto speciale di guardie del corpo, che comprende assaggiatori e sosia. Ma sa come farsi male da solo: fuma due pacchetti di sigarette Yves Saint Laurent al giorno, beve troppo Johnnie Walker, è goloso di dolci, pesa 130 chili e da quando ha 36 anni è malato di diabete» (Pino Corrias) • «Il suo sogno è arrivare a New York. […] L’obiettivo è il Madison Square Garden: vuole andare a vedere – confessa al suo amico Dennis Rodman, l’ex re della pallacanestro – gli amatissimi Knicks del basket» (Aquaro) • «La macchina del consenso in patria non è molto cambiata rispetto ai tempi del padre. Il marxismo-leninismo superato dal credo militarista, autarchico, ultranazionalista del Juche. Culto della personalità all’ennesima potenza con concessioni glamour: una first lady elegante e con borsette griffate mostrata con parsimonia, band nostrane e straniere celebrate a Pyongyang, inaugurazioni di impianti sciistici. Il segreto che permea le attività reali del “Brillante leader” e i meccanismi del potere, tuttavia, resta totale. E il mistero è una specialità della casa, che obbliga così gli osservatori esterni a decifrare i simbolismi occulti di ispezioni a fabbriche o a unità militari. Che poi la Corea del Nord abbia decine o centinaia di migliaia di detenuti in un sistema di campi di detenzione e di lavoro, che stia in fondo alle classifiche mondiali del rispetto dei diritti umani, è questione che attiene al secondo palcoscenico sul quale si muove Kim, quello globale. Tutto falso, giurano gli ambasciatori di Pyongyang. […] Kim, come il nonno e il padre, racconta al suo popolo di un mondo ostile di imperialisti che assediano il paradiso del socialismo. Le crisi alimentari ricorrenti, come quella degli anni Novanta (la “strenua marcia”), sono presentate in patria come provocate dall’aggressione capitalista» (Mauro Del Corona) • «La Corea del Nord è parte integrante dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina e quindi contro l’Europa, manda soldati e impara a combattere sul campo, eppure sembra che l’alleanza con il Cremlino stia rendendo il regime nordcoreano più presentabile, perfino in Occidente, come fosse ormai solo un altro pezzo dell’“asse della resistenza”. Il leader Kim Jong-un sta sfruttando questo momento per ricostruire la sua immagine nel mondo: la protezione politica della Russia, il presidente americano Donald Trump che nella “Strategia di sicurezza” per la prima volta non menziona la denuclearizzazione nordcoreana – per alcuni analisti è l’aspetto più importante dell’intero documento – e in Corea del Sud un’amministrazione democratica che sta tentando di cambiare le fondamenta del sistema di sicurezza della regione» (Pompili).