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 2026  gennaio 09 Venerdì calendario

Biografia di Giovanni «Gianni» Guido

Giovanni «Gianni» Guido, nato a Roma il 10 gennaio 1956 (70 anni). Criminale. Uno dei «mostri» del Circeo.
Vita Della Roma benestante, abitava nel quartiere Trieste. Figlio di Raffaele Guido, un alto funzionario della Banca Nazionale del Lavoro, e di Maria Pia Ciampa, discendente di una famiglia di armatori napoletani • Aveva frequentato le superiori all’istituto San Leone Magno, scuola paritaria cattolica del suo quartiere, in via Nomentana, all’epoca per soli maschi. Era nella stessa classe di Angelo Izzo. Poi si iscrisse alla facoltà di architettura • Racconta lo scrittore e giornalista Marco Lodoli su Repubblica: «Per cinque anni anni sono stato a scuola insieme ad Angelo Izzo, al liceo classico San Leone Magno, a Roma, una scuola dei Fratelli Maristi. Dalle otto alle otto e venti si recitava il rosario, tutti i giorni. Izzo stava una classe sopra la mia e la sua sezione era un’accolita di fascisti e di pazzi spaventosi. Era come se, per uno scherzo assurdo, il caso avesse riunito nella stessa aula una ventina di canaglie violente e invasate. Erano ricchi, bellocci, si sentivano invulnerabili, afferrati da un delirio superomistico. Avevano i Ray Ban e i giubbotti di camoscio, le Jaguar e le Mercedes, stivaletti a punta e sorrisi beffardi. Il più feroce era Gianni Guido, un demonio con la faccia da angioletto. Ricordo che una volta vidi uno di loro spegnere una sigaretta sul braccio di un quattordicenne e ridere. Dopo sei mesi quel disgraziato si suicidò. Dissero che si era sparato nel petto con il fucile del padre e la cosa finì lì. Anni dopo Izzo confessò che l‘avevano ucciso loro, gli amici del cuore. Ancora non so se sia vero, se le indagini della polizia hanno confermato quell’orrore. Per il piacere di sentirsi un maledetto, Izzo ha confessato tanti delitti che rimangono misteriosi. Il loro gioco preferito erano gli sfasci, così chiamavano gli stupri fatti in gruppo. Incantavano qualche ragazza ingenua, ma anche qualche pariolina, e la sfasciavano. Avevano pistole e soldi, erano sadici e strafottenti. Ogni tanto prendevano il microfono durante le messe, nello spazio aperto ai fedeli, e si lanciavano in lunghi sermoni misticheggianti. Izzo era una mezza sega, il più magrolino, il meno ricco, il più insicuro. Si diceva che fosse la mente di quella banda di criminali, l’eminenza grigia del gruppo, ma a me pareva solo un ragazzo debole e malaticcio. Girava voce che fosse impotente. Una volta mi beccarono in tre per viale Eritrea e mi picchiarono, perché ero comunista. Un’altra volta convocarono fuori scuola Cittadini, il più famoso picchiatore nero di Roma. Fortunatamente ero uscito un’ora prima. Cittadini morì per overdose nel cesso del bar Euclide qualche anno dopo» • Racconta tale Marcello Mistre, che fu compagno di scuola di Guido e Izzo: «Eravamo con altre decine di compagni davanti alla scuola aspettando l’autobus per andare a vedere tutti insieme una partita amichevole della nazionale di calcio, quando uno di loro colpì violentemente un mio compagno di classe con una testata al naso, facendolo sanguinare copiosamente, senza alcun motivo al mondo, ma solo per il gusto di farlo» [Rep] • Raccontano alcuni abitanti di San Felice Circeo – Vincenzo e Franco, coetanei dei massacratori, e la giornalista Cinzia Vastarella, all’epoca tredicenne – : «“Fino a metà degli anni ’50 San Felice era un piccolo centro agricolo, non c’era neanche la fogna. Poi arrivò il sindaco Gemini col suo mastodontico programma di lavori pubblici. Comprarono casa qui la Magnani, Rascel, Moravia, la Rossellini, Olivetti…”. San Felice diventò la località di villeggiatura preferita dalla società dello spettacolo e della cultura, il punto di riferimento della Roma bene. Poi, negli anni ’70, arrivarono i pariolini neofascisti. “S’incontravano in pineta, o al bar del porto. Noi che eravamo dall’altra parte li conoscevamo”, dice Vincenzo. “Ho visto tante volte Ghira e Guido, Izzo mai. Spesso finivamo alle mani, noi contro loro”. Con l’arrivo dei pariolini, a San Felice arrivò anche l’eroina. “Prima c’erano solo le droghe di sinistra”. L’eroina attecchì anche tra i rossi, decimando la generazione di sanfeliciani che oggi avrebbe sessant’anni: il cimitero del paese è costellato di tombe di adolescenti di quell’epoca. “Arrivati loro, a San Felice arrivò il male”» [Lattanzi, cit.] • Guido era l’unico dei tre «mostri» del Circeo a non aver commesso reati prima del massacro • «Colasanti Donatella, di anni 17, e Lopez Rosaria, di anni 19, tutte e due di modeste origini, casa all’Ardeatino, borgata di Roma, e famiglia umile, alle 16.30 di lunedì 29 settembre 1975, jeans attillati e camicetta, aspettano davanti al cinema Ambassade alcuni ragazzi conosciuti giorni prima facendo l’autostop. Guido Gianni, di anni 19, nipote di armatori, magro, molto alto, capelli e occhi neri, una piccola cicatrice sulla guancia sinistra, vestito con pantaloni scuri e una maglietta color crema, e Izzo Angelo, di anni 20, figlio di un costruttore edile, occhi azzurri sporgenti, più basso dell’amico, una cicatrice pure lui ma sul polso sinistro, maglietta celeste con righe bianche e blue jeans. Hanno dato appuntamento alle due ragazze per divertirsi un po’, per loro “le donne sono solo dei pezzi di carne, delle non persone” (Angelo Izzo a Franca Leosini). Izzo e Guido, che portano le due ragazze al Circeo e dopo una mezz’ora tirano fuori la pistola: “I due si svelano subito e ci chiedono di fare l’amore. Rifiutiamo. Insistono e ci promettono un milione ciascuna. Rifiutiamo di nuovo. A questo punto Guido tira fuori una pistola e dice: ‘Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari’” (dalla deposizione di Donatella Colasanti). Jacques Berenguer, nome di fantasia di Andrea Ghira, 22 anni, ex studente del Giulio Cesare, ricco e fascista, amico di Guido e Izzo, proprietario di Villa Moresca al Circeo, dove i compagni hanno portato Donatella e Rosaria. Le due ragazze, tenute prigioniere per 36 ore chiuse dentro a un bagno completamente nude e fatte uscire una alla volta solo per subire sevizie, costrette a praticare ripetutamente sesso orale con Guido e Izzo per tutta la notte e anche il giorno dopo. Andrea Ghira arriva nella Villa verso le 17 di martedì pomeriggio. Racconta la Colasanti: “Scelse Rosaria e la portò in una stanza. Angelo prese me, mi mise un cuscino sulla bocca e mi piantò la pistola alla nuca. Siccome mi lamentavo Gianni cominciò a picchiarmi, a darmi calci sulla schiena. Negli stessi momenti sentivo Rosaria che gridava nell’altra stanza”. Le due ragazze, picchiate e violentate, e costrette infine a farsi iniettare “un liquido rosso” che doveva servire a farle dormire. “A Rosaria dissero che l’avrebbero addormentata al terzo piano. E Angelo la portò su per le scale. Intanto Jacques (Ghira, ndr) prese la siringa e mi fece prima un’iniezione, poi un’altra. Ma io non mi addormentavo, anzi non provavo nessuna sensazione di torpore. Vidi Angelo e Rosaria ridiscendere dal terzo piano. Angelo si lamentava perché l’iniezione non aveva fatto effetto su Rosaria. E Gianni gli disse: ‘Prova con il cuscino’. Angelo aveva tra le mani un laccio emostatico e si vantava che lui con quel laccio aveva ammazzato tanta gente. Rosaria fu portata di nuovo al piano di sopra, e da quel momento non l’ho più vista”. Rosaria, che viene stuprata ripetutamente anche con strumenti meccanici, e poi affogata nella vasca da bagno del piano di sopra. Donatella, che nonostante le tre iniezioni non riesce ad addormentarsi, viene prima trascinata per casa con una cintura di cuoio legata al collo, poi presa a calci in faccia, infine, picchiata con un cric, una chiave inglese e una sbarra» [Lucrezia Dell’Arti, Sette] • A un certo punto, durante le 36 ore di sevizie, Guido andò a Roma per cenare coi suoi, poi ritornò alla villa e continuò le violenze. «Si è tanto sproloquiato sul viaggio a Roma di Gianni Guido durante i fatti del Circeo, immaginando una famiglia così tanto severa che a vent’anni non permetteva a Gianni di cenare fuori casa. Ma lui si era recato a Roma per portare un amico alla villa del Circeo, dove si stavano svolgendo le violenze. Questo fatto fa il paio con la costola soprannumeraria, sempre di Gianni, una sciocchezza in quanto questa costola in più non c’è» [Angelo Izzo nel 2021] • «Alle 21 di martedì 30 settembre 1975, Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira caricarono nel portabagagli della Fiat 127 i corpi delle due ragazze, avvolti in un telo di plastica. Le ultime parole che Donatella Colasanti sentì pronunciare, da Izzo, furono: “Guarda come dormono bene, queste due morte”. L’auto partì alla volta di Roma con a bordo Gianni Guido e Izzo. Andrea Ghira li seguiva al volante della sua Mini Minor. Verso le 23.30, giunti in Via Pola, una traversa di Via Nomentana, parcheggiarono la Fiat 127 e andarono a cercare una pizzeria. Alle 2.50 della notte, una donna che abitava nello stabile davanti al quale era ferma la Fiat 127 bianca fu svegliata dai pugni e dai lamenti di Donatella Colasanti. La signora avvertì i Carabinieri che immediatamente inviarono una pattuglia. Dieci minuti dopo, alle 3 del primo ottobre, fu aperto il portabagagli e apparve il volto tumefatto e insanguinato di Donatella Colasanti. Accanto a lei, il corpo senza vita di Rosaria Lopez. Angelo Izzo e Gianni Guido furono fermati e arrestati quella notte stessa. Andrea Ghira, invece, fece sparire le sue tracce» [Onda] • «“Aho, è stato un incidente sul lavoro, no? [...] Ma che me frega. Pijamo dieci anni e annamo a donne ‘n’ antra vorta” (Gianni Guido ai poliziotti dopo l’arresto)» [Dell’Arti, cit.] • L’avvocato Nino Marazzita, difensore della famiglia Lopez, sostenne che il delitto era da inquadrare «“dentro la cultura neofascista di quei tempi. La cultura dei cosiddetti pariolini: la donna era uno strumento di piacere, vado, suono, rompo il violino e torno a casa, perché non dovrei mangiare tranquillamente coi miei?”. Il primo ottobre ’75, giorno del sopralluogo, nella villa entrarono anche […] l’avvocato Marazzita. Si capiva che qualcuno era andato via in fretta, c’erano bottiglie e cicche di sigarette: “Ma quando si entrava in bagno e nella camera in cui si consumarono le torture, la vista era ripugnante. C’era un mare di sangue. E i responsabili erano impassibili, pareva guardassero l’arredamento”» [Antonella Lattanzi, venerdì] • Il processo ai tre si svolse a Latina e iniziò il 30 giugno 1976 • Patrizia Ciccarelli, all’epoca giovane militante della Federazione giovanile comunista di Latina, era presente «nell’aula di Corte d’assise del Tribunale di Latina, ho seguito ogni udienza del processo a carico di Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido quando non esisteva ancora il reato di stupro e il codice penale non riconosceva pienamente la violenza sessuale come un reato contro la persona ma lo considerava un delitto contro la “moralità pubblica e il buon costume”. […] il massacro del Circeo è stato come un big bang: da quel momento le donne furono sempre presenti nei processi per i reati di violenza sulle donne e anche la legislazione in questa materia è cambiata grazie alle battaglie che da allora sono state condotte. Diverse associazioni femministe si costituirono a loro volta parte civile dando vita ad un vero e proprio presidio dentro e fuori dal Tribunale di Latina» [a Elena Ganelli, Mess] • Il 26 luglio 1976 la Corte d’assise di Latina condannò tutti e tre all’ergastolo: Gianni Guido e Angelo Izzo presenti in aula, Andrea Ghira in contumacia • Nella loro cella nel carcere di Latina, Izzo e Guido avevano appeso un grosso striscione formato stadio, ove campeggiava la scritta «Corso Trieste 1972 - La Vecchia Guardia» • Il 1° febbraio del 1977, Izzo e Guido, con due complici, sequestrarono il comandante degli agenti di custodia, maresciallo Giuseppe Iannaccone, armati di una pistola e di un coltello, e cercarono di guadagnare l’uscita. «Ci sarebbero senz’altro riusciti – raccontò all’epoca sulle pagine del Messaggero l’allora giovane cronista Giancarlo Minicucci – se non fosse stato per l’agente di servizio al secondo portone d’accesso al carcere. La guardia Gaetano Gravante, mettendo a rischio la vita del maresciallo Iannaccone, non ha aperto il portone, come gli veniva intimato da Izzo costringendo i quattro a ripiegare nel cortile del carcere, trascinandosi dietro l’ostaggio ferito e privo di sensi, fino a barricarsi nel garage» Le quattro ore che seguirono furono drammatiche. Alla fine rilasciarono l’ostaggio e decisero di arrendersi. «Il piano di fuga – scriveva Minicucci – era stato studiato abbastanza bene, stando alla ricostruzione fatta dal sostituto procuratore De Paoli e dalla polizia. Angelo Izzo, armato di pistola aveva il compito di farsi aprire la porta che dal cortile immette all’ufficio matricola». È stato lo stesso maresciallo ad aprirla. E a quel punto è stato aggredito. Izzò lo colpì alla testa con il calcio della pistola. Poi con i tre complici cercarono di guadagnare l’uscita. Accorse un’altra guardia, scoppiò una colluttazione, Izzo sparò anche un colpo che per fortuna non colpì nessuno. La fuga fallì. Durante le trattative, i tre avvocati pontini Angelo Palmieri, Michele Pierro e Silvio Farau si offrirono di prendere il posto delle due guardie carcerarie ferite, ma i detenuti rifiutarono lo scambio. Poi dopo quattro ore la resa» [Mess] • Il 28 ottobre 1980 la pena di Guido fu ridotta in Appello a 30 anni. «Luciano Revel, difensore di Gianni Guido nel processo per lo stupro con omicidio del Circeo prima di entrare in aula s’interrogava: “Come faremo a toglierci di dosso tutto questo sangue?”. Perizie psichiatriche, ammissione di colpa, risarcimento danni: ovvero, un buon penalista punta alla riduzione del danno. Gianni Guido fu così l’unico degli imputati a prendere 30 anni e sfuggire all’ergastolo» [Chiara Beria D’Argentine, Sta]. «La sentenza di secondo grado suscitò sgomento nell’opinione pubblica: secondo le motivazioni dei giudici, Guido meritava le attenuanti in quanto “si accostò al delitto per la prima volta”, per aver scritto una lettera alla Corte nella quale manifestava “un certo pentimento” e per il risarcimento di 100 milioni di lire versato ai parenti di Rosaria (a Donatella ne furono offerti 45, ma lei rifiutò sdegnata)» [Fabrizio Peronaci, Cds] • «Il 21 gennaio 1981 Guido riuscì ad evadere dal carcere di San Gimignano. La fuga fu semplice: Guido era stato impiegato per svolgere lavori di pulizia in portineria e quel giorno colpì con un posacenere l’agente di custodia mentre stava pulendo le scale della porta d’ingresso. Aperto il cancello, scappò all’esterno del carcere dove si fece dare un passaggio in auto da un ignaro cittadino che poi rese successiva testimonianza ai carabinieri. Per quella fuga furono accusati di complicità sei persone: il padre e la madre di Guido, l’agente di custodia Mario Guazzini, l’ ex direttore del carcere Luigi Morsello e il maresciallo delle guardie carcerarie Francesco Pilloni. Gianni Guido è stato condannato in prima istanza a quattro anni di reclusione, i genitori sono stati assolti, l’ex direttore e Pilloni sono stati amnistiati. L’unico a subire una condanna oltre a Guido è stato l’agente di custodia che ha avuto otto mesi di reclusione. Guido si rifugiò a Buenos Aires, dove prese a fare il commerciante d’auto con il falso nome di Andrea Mariani. Accusato di possesso di documenti falsi venne però riconosciuto e arrestato su mandato dell’Interpol. In attesa dell’estradizione, tenta di nuovo di fuggire dal carcere Villa Devoto ma viene bloccato immediatamente. Tuttavia, nell’aprile del 1985 riuse di nuovo a scappare, questa volta dall’ospedale Manuel Rocco di Buenos Aires, dove era ricoverato per le percosse subite dai secondini durante il tentativo di evasione» [Donatella Giuliani, Mess] • Nel 1985 in Argentina doveva svolgersi una rogatoria «per interrogare il giovane fascista “massacratore del Circeo” Gianni Guido, evaso da un carcere italiano e riacciuffato in Sud America. La rogatoria saltò perché qualcuno comunicò alle autorità argentine che i magistrati italiani non erano in grado di presentarsi alla data prefissata. Peccato che i magistrati italiani non sapessero niente di quella data, e quando si riuscì a fissarne un’altra Gianni Guido era provvidenzialmente rievaso» [Giovanni Bianconi, Cds] • «Nel 1994 fu intercettato a La Chorrera, una località a 30 chilometri dalla Città di Panama, dove aveva ricominciato a vivere con un secondo nome falso (Daniel Ibrahim Laurian) e un passaporto libanese. Fu catturato e estradato in Italia. Secondo quanto riportato dalle cronache dell’epoca, Guido si presentava claudicante, probabilmente a seguito di danni alla gamba destra nel corso dell’evasione dall’Argentina. A Panama aveva sposato una donna dominicana, Dora Matos, dalla quale stava divorziando, e stava per avviare un allevamento di polli» [Giuliani, cit.] • «Catturato per il Circeo? No, peggio. L’indagine della questura di Milano e della Criminalpol, basata su intercettazioni telefoniche e sul pedinamento di alcuni sodali, era scaturita dall’inchiesta sulle stragi di piazza Fontana (1969) e di Brescia (1974) aperta dal giudice milanese Guido Salvini. L’antefatto era stata un’altra evasione dei “bravi ragazzi”, stavolta di Izzo, non rientrato in carcere ad Alessandria dopo un permesso premio nell’agosto 1993. Ebbene, proprio partendo dagli accertamenti sul killer dagli “occhi a palla” la polizia era risalita a complicità nell’estrema destra, tali da delineare la presenza di un’“Internazionale nera” impegnata nella protezione dei latitanti, sul modello della famigerata “Odessa” che negli anni ’40 aveva coperto la fuga di criminali nazisti» [Peronaci, cit.] • «A luglio 2006 era già in permesso, l’anno dopo era semilibero, ora ottiene l’affidamento ai servizi sociali e di fatto può archiviare la pena» [Stefano Zurlo, 2008 Giornale]. Dopo 14 anni passati nel carcere di Rebibbia, l’11 aprile del 2008 fu affidato ai servizi sociali con obbligo di dimora a casa dei genitori. «“Mio figlio ha pagato. E comunque non sarà facile rifarsi una vita alla sua età – sospira la signora Maria, discendente di un’importante famiglia di armatori napoletani Noi di sicuro in tutti questi anni non l’abbiamo mai abbandonato”. “Cosa farà Gianni dopo aver espiato fino in fondo la sua pena? Non importa – aggiunge il padre, altissimo dirigente Bnl ora in pensione – C’è qui la sua famiglia, ci siamo noi. La famiglia, secondo me, è l’unico posto dove un detenuto possa riuscire a reinserirsi. L’unica vera comunità di recupero, chiamiamola così, per chi esce dal carcere”. Nel momento in cui parliamo con gli anziani genitori, seduti nel salotto di casa, la sensazione fortissima, condivisa da un testimone, è che ci sia anche il figlio, Gianni, presente in una stanza attigua. Papà Raffaele, gentilissimo ma inflessibile, non consente però altre domande. […] “Ma Gianni non è come Izzo”, è l’ultima cosa che dicono i genitori di Guido, prima di salutarci» [Fabrizio Caccia, Cds] • La sua pena si esaurì definitivamente il 25 agosto 2009, grazie ad uno sconto di 8 anni per indulto. «Letizia Lopez, la sorella di Rosaria, si scagliò duramente contro questa decisione, ricordando delle sue fughe, dei lunghi periodi di latitanza nonché l’assenza di segni di pentimento per l’omicidio della sorella» [Giuliani, cit.], e disse: «Potrei incontrarlo in strada anche stasera, cosa gli farei? Davvero non lo so, non sono una persona violenta, ma credo che gli chiederei come sta, come si sente, come fa a vivere con quei mostri che gli abitano nell’anima. In questi anni, più che pensare a Gianni Guido, che non ci ha chiesto mai veramente perdono, mi è venuta voglia di andare sotto casa dei genitori, anche di quelli di Andrea Ghira: avrei avuto voglia di sistemare uno striscione con la scritta “assassini”. Credo che la responsabilità di quello che hanno fatto queste persone, che allora erano poco più di ragazzi, sia anche da attribuire ai loro genitori» • «Gianni Guido resta completamente libero. È stato infatti respinto il ricorso presentato dalla Procura al Tribunale di sorveglianza contro la scarcerazione di uno dei responsabili del massacro del Circeo del 30 settembre del 1975, tornato in libertà il 25 agosto scorso. Guido non dovrà dunque scontare i tre anni di libertà vigilata che gli erano stati inflitti dalla Corte di Appello di Roma il 27 ottobre del 1980 contestualmente alla condanna per l’omicidio di Rosaria Lopez e il ferimento di Donatella Colasanti. Il giudice Enrico Della Ratta Rinaldi, accogliendo la richiesta dell’avvocato Massimo Ciardullo, ha respinto la richiesta di applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata fatta dalla procura di Roma. Il giudice doveva valutare se Guido, che per il massacro del Circeo era stato condannato a 30 anni di carcere, fosse tra l’altro socialmente pericoloso. Secondo quanto si è appreso, adesso, è stata dichiarata la non pericolosità sociale di Guido, sulla scorta del percorso giudiziario che l’ha visto ottenere nel tempo tutti i benefici premiali della Legge Gozzini. I passaggi della sentenza. “Si ritiene particolarmente improbabile che Gianni Guido si renda nuovamente autore di delitti: egli usufruisce di misure alternative a partire dal 2005, è completamente libero dal maggio del 2009 e ha tenuto una condotta ineccepibile”. Questo uno dei passaggi della ordinanza firmata dal giudice di Sorveglianza di Roma. “Il buon senso – scrive il giudice – suggerisce che, in presenza di spinte devianti o crimonogene, egli si sarebbe con ogni probabilità evidenziato negativamente nell’ambito dei notevoli spazi di libertà di cui ha usufruito negli ultimi quattro anni, ma ciò non è avvenuto”. “Si ritiene che l’unico elemento di giudizio di segno negativo – osserva il giudice – sia nei reati commessi a fronte di numerosi elementi favorevoli all’interessato. L’elemento ha sotto molti profili un peso enorme, incommensurabile rispetto al peso di ogni altra considerazione. Tuttavia, sotto l’unico profilo che interessa in questa sede, vale a dire la prognosi comportamentale, alla luce dei criteri prima elencati, esso è di minore valenza rispetto alla bontà del percorso rieducativo e alla complessiva condotta tenuta dall’interessato negli ultimi 14 anni anche fuori dal carcere”» [Avvenire] • «Durante il carcere Gianni Guido conseguì la laurea in Lingue e Letterature Straniere e, secondo alcune indiscrezioni, una volta libero avrebbe iniziato a lavorare come traduttore di opere. Altre informazioni sulla sua vita attuale sono molto incerte, ma secondo alcuni l’uomo, oggi 67enne, vivrebbe ancora a Roma» [Giuliani 2023, cit.] • «È stato visto l’ultima volta, molto tempo fa, alla Caritas di Termini» [Mess 2025].