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 2026  gennaio 29 Giovedì calendario

Biografia di Sarah Caroline Colman

Sarah Caroline Colman, nota come Olivia, nata a Norwich (capoluogo della contea di Norfolk, a nord-est di Londra, nel Regno Unito) il 30 gennaio 1974 (52 anni). Attrice.
Titoli di testa «Mentre parla a voce spedita sgranando gli occhi, Olivia Colman mi ricorda Frances McDormand. Stessa aria solo apparentemente stralunata, stesso umorismo vivacissimo, stesso modo pragmatico di intendere il mestiere, stesso understatement. E stessa deliziosa goffaggine» [Mattia Carzaniga, Vanity Fair].
Vita Sua madre era un’infermiera, suo padre un geometra • Degli anni Ottanta «ricordo la macchina dei miei nonni, di quelle rumorose e puzzolenti, e un universo di beige e marroni. Ma, all’epoca ero molto impegnata ad andare in bici e sporcarmi di fango». Ricorda il primo film che ha visto? «Sì, ma l’incontro con l’arte del cinema non è stato molto felice. Mia nonna, quando ero uno scricciolo, mi ha portato a vedere Bambi e la morte della mamma di Bambi fu una scena che mi traumatizzò. Pensavo: non avrebbero dovuto farlo, non in quel mondo. E non avrebbero dovuto portarmi in quella sala. Ero molto arrabbiato con mia nonna e lo sono stata anche con il cinema, per tanto tempo. Dovremmo fare un club dei traumatizzati da Bambi. Ma, anche se è stato sconvolgente, è stata una esperienza che mi è rimasta dentro a lungo e in realtà penso che la mia fascinazione per il grande schermo sia nata in quel momento. […] Andavamo a Norwich per vedere i film. C’erano l’Odeon, e il Prince of Wales Cinema, e c’era anche l’Art Cinema. Da adolescente ho scoperto l’Art Cinema ed è stato una sorta di punto di svolta. Ho incontrato film d’autore, ho scoperto un genere di regia completamente nuovo, che non immaginavo esistesse. Quindi, quello è stato un grande evento: viaggiare in città per un’ora per vedere un film»» [ad Arianna Finos, Robinson] • «Sono stata a Napoli quando avevo 12 anni. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Lo ricordo ancora oggi. Il miglior cibo che abbia mai mangiato» [a Gianmaria Tammaro, Vanity] • Visitò per la prima volta Londra che già era una ragazza: «Ricordo ancora quando ci andai […]: il palazzo di Westminster mi sembrò molto più piccolo che in televisione, pareva una casetta fatta coi fiammiferi» [a Carzaniga, cit.] • Da giovane soffrì di disturbi alimentari • Quando ha intuito che recitare sarebbe stata la sua vita? «A 16 anni, al liceo: ottenni la mia prima parte [ Jean Brodie in La strana voglia di Jean, ndc]. E non fu per come andò lo spettacolo che decisi di fare questo mestiere. Fu perché, per la prima volta in vita mia, una cosa mi veniva naturale. […] Ero una studentessa terribile: non mi riusciva di studiare e di imparare niente. Quando però dovetti memorizzare le battute, fu tutto facile e veloce. […] Andai sul palco, diedi tutta me stessa, e alla fine la gente applaudì. Rimasi senza parole. Pensai: se questo può essere davvero un mestiere, non voglio fare altro» [a Tammaro, cit.] • Si ricorda il momento esatto in cui ha deciso che sarebbe diventata un’attrice? «Guardando Anthony Hopkins in Quel che resta del giorno. Mai avrei pensato che me lo sarei trovato di fronte, un giorno (in The Father, ndr). Ero in pigiama e mi dicevo “voglio fare quello che fa lui...”, ma in casa mia non c’erano attori, non ero autorizzata a sognare in quel senso». La sua vita ha avuto il classico momento di svolta? «No, è stata più una lenta combustione» [a Cristiana Allievi, Cds] • Frequentò la scuola privata Gresham’s School in Norfolk. Dopo la maturità non andò all’università, ma seguì un corso per diventare maestra, all’Homerton teacher training college di Cambridge. Non lo concluse, ma usò lo status di studente per entrare nell’associazione studentesca di recitazione Footlights della ben più prestigiosa università di Cambridge (che ha lanciato anche Emma Thompson, Hugh Laurie e Stephen Fry), dove conobbe «l’uomo che nel 2001 è diventato suo marito, lo scrittore Ed Sinclair. Insieme hanno frequentato la scuola di recitazione del teatro Old Vic di Bristol. “Mia madre mi disse di darmi un anno di tempo per trovare un lavoro, me ne sono data dieci”, ricorda ridendo» [a Paola De Carolis, Cds] • «Per mantenersi alla scuola d’arte ha fatto di tutto: dalla segretaria alla donna delle pulizie» [Allievi, cit.]• Esisteva già un’attrice iscritta al sindacato che si chiamava Sarah Colman, perciò scelse Olivia come nome d’arte. «Una delle mie migliori amiche si chiamava Olivia, e il suo nome mi è sempre piaciuto. In ogni caso, nessuno mi aveva mai chiamato Sarah. Tutti mi chiamavano con il mio soprannome, Colly, perciò non mi sembrò tanto grave non venir più chiamata Sarah» [The Independent] • «Quante audizioni ho fatto nei primi due anni, centinaia. Non dicono solo “Mi dispiace, no, grazie”. Non si fanno sentire mai più. Ti spezza il cuore» [a Dalya Alberge, Guardian] • «Punto di svolta sono state le 9 stagioni di Peep Show, la sitcom che le ha cambiato la vita» [Allevi, cit.] • Inizia a lavorare molto e ad avere successo • Ha recitato in film come The Iron Lady (2011), The lobster (2015) e La favorita (2019, vinse l’Oscar come migliore attrice protagonista) diretta da Yorgos Lanthimos, Assassinio sull’Orient Express (2017) diretta da Kenneth Branagh, The Father con Anthony Hopkins (2020), La figlia oscura (2021) dal romanzo omonimo di Elena Ferrante, il remake del La guerra dei Roses, I Roses (2025) al fianco di Benedict Cumberbatch • Ha recitato in serie tv come L’ispettore Barnaby, Doctor Who, Fleabag, Broadchurch, The Crown, Landscapers, The Bear • Nel 2002 recitò in un apuntata della versione inglese della sitcom The office • Nel 2013 era una delle voci fuori campo che si sentivano nel film Locke (dove l’unico attore ad apparire è Tom Hardy) • Nella terza stagione della serie Netflix The Crown, che ricostruisce le vicende della casa reale inglese tra il 1964 e il 1977, ha interpretato la regina Elisabetta II del Regno Unito. L’ha definita la «femminista definitiva»: «È Elisabetta che porta a casa la pagnotta. Lei è quella sulle monete e le banconote. Il principe Filippo deve camminare dietro di lei» • «Ma la Colman apprezza anche le ricadute politiche positive della monarchia: perché “molti Paesi non hanno la continuità che abbiamo noi, e certe cose estreme qui non possono accadere proprio perché lei è lì”. […] Charles Moore, l’ex direttore del conservatore Daily Telegraph, le ha rinfacciato di non essere adatta al ruolo perché avrebbe “una faccia di sinistra”. “Cosa diavolo è una faccia di sinistra?”, ha replicato la Colman, “è assurdo”» [Luigi Ippolito, Cds] • «A spaventarmi era lo straordinario lavoro di Claire Foy nelle stagioni precedenti. Non volevo essere la nuova arrivata che manda tutto in vacca». La sua collega le ha dato qualche consiglio? «Mi ha detto: “In bocca al lupo e divertiti, è un ruolo bellissimo”. Ho affrontato la parte come se fosse un personaggio di Shakespeare: Riccardo III è sempre lo stesso, ma è stato interpretato da decine di attori». Prima di lei e di Claire Foy, per tutti «the Queen» era Helen Mirren. «Con lei non ho parlato, purtroppo non ho il suo numero di telefono» [a Carzaniga, cit.] • Nel 2019 interpreta la regina Anna Stuart ne La favorita del regista greco Yorgos Lanthimos, che disse: «Senza di lei non avrei realizzato la pellicola». Vince la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Poi l’Oscar come migliore attrice protagonista: salita sul palco per ritirare il premio disse «Oh, è davvero molto stressante. È esilarante. Ho vinto un Oscar. Quando lavoravo come donna delle pulizie – lo adoravo – passavo un bel po’ di tempo a immaginare questo momento». «Suo marito le disse che era stata la notte più bella della sua vita, vedere accadere una cosa del genere alla persona che amava. Erano andati a Los Angeles con tutta la famiglia e stavano nella casa di un’amica fuori città, dove i bambini guardarono la cerimonia con la loro babysitter, lontani dalla frenesia. “E lei li ha filmati. È stata una cosa davvero meravigliosa. Nostro figlio più piccolo era troppo piccolo, quindi non aveva la minima idea di cosa stesse succedendo, ma gli altri dicevano: ‘Wow!’”» [Sophie Heawood,, Guardian] • È stata dura interpretare una regina così dispotica, capricciosa, ma in fondo struggente? «Per nulla, mi sono divertita da pazzi! Non avrei potuto rifiutare un copione come questo: per un’attrice, avere uno spettro di emozioni così contraddittorie da mettere in campo è un regalo. […] Anna è indisciplinata, disgustosa, indecente. Ci ho dato dentro» [a Carzaniga, cit.]. Le scene erotiche? «Devo dire che generalmente le evito perché mi viene da ridere. Ma baciare Rachel Weisz è come vincere la lotteria». I 15 chili che ha messo su per il ruolo? «Beh, a Yorgos il grasso artificiale non andava bene e così sono ingrassata davvero» [a Paola De Carolis, Cds]. Lo rifarebbe? «Oggi forse no, preferirei mi mettessero delle protesi. Ingrassare è stato facile, per tornare indietro c’è voluto quasi un anno» [a Carzaniga, cit.] • «È buffo immedesimarmi in due regine perché in realtà mi muovo come una contadina» [a De Carolis, cit.] • Nel 2022 gira Empire of light, dove interpreta una donna depressa, ispirata alla madre del regista Sam Mendes. «Non ci conoscevamo, ma quando studiavo recitazione ero spesso al Donmare Warehouse, teatro da lui fondato, sapevo tutto su di lui. […] Ho sentito grande responsabilità nell’interpretare la mamma di Sam. Ma lui è gentile, ha grande intelligenza emotiva, ha saputo creare un ambiente favorevole, ti fa sentire che non puoi fare niente di sbagliato. Lui è stata la mia principale fonte di ricerca, mi mostrava sul set i gesti, i dettagli, i segnali del cambio di un ciclo di umore, cose che aveva imparato nell’infanzia cercando di scandagliare lo stato d’animo della madre. Per me è stato un onore, ma d’altra parte non volevo deludere lui o chiunque abbia vissuto, di persona o tramite gli affetti, un problema di salute mentale» [a Finos, cit.].
Amore Nel 2001 ha sposato Ed Sinclair, sceneggiatore e produttore. Vivono nella campagna del Norfolk (ci si sono trasferiti durante la pandemia, prima vivevano a Londra, nel quartiere di Peckham). Hanno 3 figli, Finn, nato nel 2006, Hal, nel 2008, e una figlia nata nel 2016 • «Avere il primo figlio, è stato davvero scioccante. Mia madre mi disse: “Oh, avere un figlio è facile come sgranare piselli!”, credo nel tentativo di fare la brava nonnina. E io ero tipo, “cosa?!”». Come quando un paio di mie amiche mi dissero che partorire è come avere dolori mestruali forti. «Oh, ma vaffanculo! Molla subito queste tizie! Come osano? [..] E io... il mio parto è stato piuttosto traumatico e mi ha mandato in... non sapevo cosa fare di me stessa. Mi sentivo come se non fossi molto brava a fare la mamma. È durato un po’, e non voglio mai più provare quella sensazione.» Lo chiamano baby blues, e il nome la fa sembrare una cosa innocua. «E il mio è durato un bel po’. E di solito sono una persona molto felice, ma ci sono momenti in cui gli ormoni impazziscono. Ma poi mi sono innamorata del bambino e mi è passata la paura di averne altri, perché pensavo: posso farcela ora. Niente è così scioccante la seconda volta... Se dipendesse da me, sarei già al sesto, e vorrei che fossero sempre al massimo a un metro da me. Ed [il marito] è un po’ più equilibrato» [a Haewood, cit.] • Dalle cene di gala «mio marito ed io ce la svigniamo appena possiamo. Sono più il tipo da jeans e maglione, possibilmente con qualche sbrodolatura» [a De Carolis, cit.] • Quando sei stata più felice? «Quando io e mio marito ci siamo detti per la prima volta che ci amavamo, nel nostro appartamento da studente a Cambridge» [a Rosanna Greenstreet, 2013 Guardian] • Il segreto per un matrimonio, se non felice, quanto meno non disastroso? «Non tenere conto degli errori. Non è una mia perla di saggezza purtroppo, ma del nostro parroco, lo disse il giorno del nostro matrimonio. È passato tanto tempo, ma lo ritengo tuttora un consiglio saggio, per i matrimoni come per qualsiasi altro tipo di legame e rapporto» [a Claudia Catalli, Espresso] • «Ho un grande marito, un uomo che vuole che io sia felice, soddisfatta, e io desidero lo stesso per lui. Siamo come un team alla pari: ci supportiamo l’un l’altro. I nostri figli, di conseguenza, vedono due genitori che amano ciò che fanno. Proprio come io ho guardato mia madre, a mia volta, e l’ho ammirata perché amava il suo lavoro». Altri segreti, ne avete? «Teniamo molto al nostro tempo lontani dal lavoro». Che cosa la fa sentire una regina? «Sono molto parsimoniosa e molto britannica... Quando mio marito Ed mi porta una tazza di tè a letto mi sento la donna più felice del mondo» [a Allievi, cit.] • «Il vero amore dovrebbe essere totalmente solidale e confortevole, come un impermeabile, o una patata al cartoccio» [a Greenstrett, cit.] • Si è tatuata sull’avambraccio il nome del marito.
Curiosità Meryl Streep, che recitò con lei in The Iron Lady, ha detto che è un’attrice «divinamente dotata» («divinely gifted») • «Non ho un metodo» [a De Carolis, cit.] • «Do tutta me stessa sulla scena, ma ho tre figli da portare a scuola ogni mattina, due cani [uno si chiama Pockets], e un marito con cui il gioco dell’attrice da metodo Strasberg durerebbe poco: se andassi in giro per casa facendo la regina, mi manderebbe a quel paese dopo cinque minuti» [a Carzaniga, cit.] • Ha mai pensato alla regia «Assolutamente no!» [a Tammaro, cit.] • «La mia eroina di sempre è Judi Dench» [ibid.] • Non usa i social • Un suo antenato nacque sull’isola di sant’Elena, lavorò per la Compagnia delle Indie orientali, e sposò un’indiana • «Non mi sono mai abituata al fatto che se metto il naso fuori casa la gente mi riconosce: per carità, sono tutti carini ed educati, ma è strano essere avvicinata da gente che non conosci. Non mi sento a mio agio. Ho amici con i quali mi sento al sicuro, mi piace andare da loro, ma a parte questo preferisco rimanere a casa mia» [a De Carolis, cit.] • C’è una certa responsabilità nel lavoro dell’attore? «No, non credo». In molti – attori, registi, sceneggiatori – si pronunciano politicamente. E sono diventati punti di riferimento per le persone. «Non crede che sia triste? Voglio dire: è triste che le persone vedano solo in noi artisti qualcuno di cui potersi fidare. I punti di riferimento dovrebbero essere altri: scienziati, studiosi, dottori. Non gli attori. Ma forse sono ingenua» [a Tammaro, cit.] • La parolaccia che le capita più spesso di dire? «“Fica” [«cunt»]. La amo, è la mia parolaccia preferita in assoluto ed è anche una cartina di tornasole: se la pronuncio e sento che gli sfinteri delle persone che ho davanti si tendono, so che non andremo d’accordo». Le donne americane reagiscono diversamente, in questo caso. «Se dici “fica” iniziano a ridere e so che andremo molto d’accordo». Altre parolacce preferite? «“Fottuto idiota”, “una bella scopata” (ride, ndr)». L’ultima volta che le è capitato di usare «fica»? «Ogni giorno. Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre imprecato. Mia madre è la donna più dolce che si possa immaginare ma poi si volta all’improvviso e se ne esce con “oh cazzo, mi sono dimenticata di fare una telefonata...”. Se le chiede “beviamo una tazza di te?” è capace di rispondere “cazzo, sì!”» [ad Allievi, cit.] • «Ogni tanto mi capita di arrabbiarmi per qualche motivo e scrivo frasi tipo “Oh mio dio, quanto odio questo... mi fa così infuriare”. Libero le emozioni sui fogli e poi ogni tanto faccio un falò». Quanti falò accende, al mese? «A volte ne servirebbe uno al giorno!». Altri modi per smaltire le frustrazioni? «Faccio passeggiate “arrabbiate” in campagna, cammino a passo veloce e brucio la rabbia» [ibid.] • Qual è la caratteristica che meno le piace di sé stessa? «Mi arrabbio e urlo». Qual è la caratteristica che meno le piace negli altri? «La scortesia e la maleducazione». Il momento più imbarazzante? «Quando me la sono fatta addosso sul palco. Stavamo facendo The Miser e c’erano molti cambi rapidi e David [Mitchell] non riusciva mai a mettere il papillon nel modo giusto. Era diventato troppo, chiedermi cosa avrebbe visto sotto il suo mento ogni volta che mi giravo». Cosa detesta di più del suo aspetto? «Le borse sotto gli occhi, e tutta la parte centrale tra il ginocchio e l’ascella». Costume preferito? «Superman – ma non ha la maschera, quindi Batman». Chi vorrebbe la interpretasse in un film sulla sua vita? «Se potessi scegliere qualcuno molto più attraente e alto di me, Phoebe Waller-Bridge. È una delle donne più divertenti che abbia mai incontrato». Qual è la sua abitudine meno piacevole? «Non lo so. Sto con mio marito e i miei amici da così tanto tempo che ho dimenticato cosa non piace alle persone che non conosco». Profumo preferito? «Il primo sentore di primavera e i volti dei miei figli». Parola che usa di più? «Um». Libro preferito? «La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger». Vizio peggiore? «L’alcol. Il mio drink preferito è gin, tonic e sciroppo ai fiori di sambuco. È come l’estate in un bicchiere». […] La più grande delusione? «Da bambina, pensavo: “Quando sarò adulta, non ci saranno più paure, non ci saranno più preoccupazioni”. Ma a quanto pare non è così». Cosa ti tiene sveglia la notte? «La paura di non lavorare». Quale canzone vorrebbe che suonassero al suo funerale? «Summer Breeze, degli Isley Brothers» [a Greenstreet, cit.] • L’anno scorso era tra gli oltre 1.300 lavoratori del cinema che hanno firmato un impegno a rifiutarsi di lavorare con istituzioni cinematografiche israeliane «coinvolte nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese».
Titoli di coda Perché gli inglesi vanno matti per i film in costume? «Non ne ho idea, ma sono come il tè: non possiamo farne a meno» [a Carzaniga, cit.].