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 2026  febbraio 02 Lunedì calendario

Biografia di Ferzan Özpetek

Ferzan Özpetek, nato a Istanbul (Turchia) il 3 febbraio 1959 (67 anni). Regista, sceneggiatore e scrittore (turco naturalizzato italiano).
Titoli di testa «Sono nato nella capitale dell’Impero romano orientale e abito in quella occidentale… come dire: sono fortunatissimo».
Vita Nato nel quartiere di Fener a Istanbul, quarto figlio di un ricco costruttore: «Sono stato educato ai dialetti. Allo scambio. Alla diversità. Sono cresciuto in un posto in cui la campana della chiesa rintoccava confondendosi con i canti del muezzin. Un luogo in cui i greci arrivavano d’estate e gli armeni vendevano il pesce per strada» [a Malcom Pagani, Fatto] • «In terza elementare la maestra maltrattò una mia compagna di classe parlando malissimo di armeni e greci. Lei, armena, tornò a casa in lacrime. Io ero gasatissimo e approfittai per rinfacciare a mia madre certe commissioni che sbrigavo a casa dei vicini greci: “Loro sono i nostri nemici e tu mi ci mandi lo stesso”. Lei non proferì verbo e il giorno dopo, quando il bidello bussò alla porta per convocare me, la maestra e la mia compagna in presidenza, la incontrai nuovamente a scuola. Era trasfigurata. Urlava verso la maestra. Armò un cazziatone: “Faccio di tutto per educare i miei figli alla civiltà e non le permetto di distruggere tutto con i suoi pregiudizi”. [All’inizio] mi vergognai. L’insegnante lì per lì fece mea culpa, ma poi per settimane, al primo alito di vento, trovò modo di restituirmi il favore a suon di sberle. Per settimane detestai mia madre. Poi iniziai a capirla» [ibid.] • Scoprì presto la sessualità: «Una volta, avevo dodici anni, venni sorpreso da mio padre con un mio giovane amico in camera ai margini di una festa. Ci sbaciucchiavamo, ci toccavamo il pisello, ci scoprivamo a vicenda. Lui ci beccò con i pantaloni abbassati e me le diede forte. Poi chiamò gli altri ospiti: “Venite a vedere cosa fanno qui i frocetti”. Non arrivò nessuno. Poco dopo entrò mia madre: “Senti, Ferzan, anche io da ragazza avevo le tue curiosità. Non mi frenavo, ma facevo in modo che nessuno se ne accorgesse”. Mia madre mi ha educato alla libertà» • Sin da piccolo sogna di andare al cinematografo, ma in Turchia negli anni Cinquanta i bambini sotto i sette anni non potevano entrarci. «Finché la nonna, contravvenendo alle regole, un giorno mi portò. E per la prima volta sono entrato nell’incantesimo che è diventata poi la mia vita. A vedere Cleopatra, il mitico Cleopatra con Richard Burton e Liz Taylor. La ricordo tutta vestita d’oro quando arriva a Roma, con il corteo trionfale, i diademi egiziani in testa, da regina. E c’era già Roma nel mio destino» [a Lisa Corva, D di Repubblica] • Da allora «sono cresciuto con i grandi melodrammi turchi: dai sette anni in avanti mi riempivo la pancia di cinema» • «Stavo andando in America e invece ho scelto di venire in Italia nel 1976. Dieci giorni prima di andare in America ho cambiato idea, ho detto a mio padre che volevo studiare il cinema in Italia. I miei fratelli vivevano in America, avevano la nazionalità americana e mio padre avrebbe preferito che se proprio dovevo fare il cinema lo facessi in America. Quando dissi che volevo andare in Italia, mi ha detto: vai in un Paese dove la lingua non serve a niente, non più che il turco, mi sembra una pazzia. Lo convinse mia madre, e mio padre per tre o quattro anni mi ha finanziato. Le cose non sono andate come volevo, avevo solo 17 anni e dovevo aspettare i 19 per entrare al Centro sperimentale di cinema. Così mi sono iscritto a Lettere e facevo l’uditore all’accademia di Silvio D’Amico, sennò intervistavo dei registi per una rivista di cinema: Bertolucci, Troisi, Verdone, i Taviani e altri. Ogni volta che finivo l’intervista, chiedevo se mi prendevano come assistente volontario» (da un’intervista di Alain Elkann) • E fu così che Massimo Troisi lo prese come suo aiuto per Scusate il ritardo (1982): «Ho iniziato a sedici anni. Il primo incarico era di portargli tutti i giorni dal bar un bicchiere di tè e un biscotto. Poi mi affidarono un attore anziano, io mi raccomandai che non mi facesse fare brutta figura, lavorammo tanto e al ciak non ricordò nulla. Invece di chiedere scusa a Troisi, si girò verso di me: “Mi dispiace…”. Ricordo un set in cui giravamo una scena di giorno ma fuori era notte: ho capito in quel momento quale fosse il mondo a cui volevo appartenere, tra realtà e cinema» [ad Arianna Finos, Rep] • Collabora con Maurizio Ponzi, Francesco Nuti, Ricky Tognazzi e Sergio Citti. «Una volta, molti anni fa, lavoravo come aiuto regista per Sergio Citti in Mortacci. Giravo di notte, facevo colazioni meravigliose alle sei del mattino ai Mercati generali e badavo a nove cani abbandonati che avevo sistemato alla meno peggio sulla terrazza condominiale. Una vita faticosa. Un piccolo inferno. In quell’inferno, mi capitò di dover ascoltare anche le assurde pretese di uno degli attori del film, il grande Malcolm McDowell. Era insopportabile e rompeva i coglioni per ogni singola minuzia. Mi esasperò e finalmente gli spiegai che mi aveva stancato e non ce la facevo più. [Da allora] siamo andati d’amore e d’accordo. Gliel’ho detto. Con la sincerità non sbagli mai» [a Pagani, cit.] • Nel 1997 il debutto da regista con Il bagno turco, un film «girato in quattro settimane con due lire: fu rifiutato per otto mesi da Venezia e Berlino, mi selezionarono poi alla Quinzaine di Cannes tra oltre 50 film italiani. Stavo per tornare a fare l’aiuto regista: una giornata ha cambiato la mia vita» • Due anni dopo gira Harem Suare, che a Venezia viene stroncato. «Mi sentivo un fallito. Passavo i giorni in spiaggia da solo» • Del 2001 Le fate ignoranti (Nastro d’argento per il soggetto originale), un trionfo annunciato da Sergio Citti, che a Venezia gli disse: «Il tuo film sarà un successo con questo titolo gagliardo» • Racconta Özpetek: «Quando l’abbiamo presentato, ci dicevano che avrebbe interessato pochissimi gay e basta. Era pronto da tre mesi e non usciva. A Berlino aveva avuto un grande successo, qui rimandavano in continuazione. La distribuzione non dava fiducia e la pellicola era uscita solo in 60 copie, ma dopo due settimane si era arrivati a 250 copie. Il film ha conosciuto un boom enorme, se ne parlava anche nei bar e la gente mi fermava in continuazione, mi telefonava, citofonava a casa» • Alcune delle scene del film sono state girate sulla sua terrazza: «Si tratta di un film che mi sta nel cuore, anche perché ha contribuito a salvare il Gazometro, che doveva essere abbattuto. Ma dopo essere stato immortalato ne Le fate ignoranti è diventato un monumento e ormai appartiene allo skyline di Roma. Mi sono grati anche gli agenti immobiliari della zona» • Nel 2003 La finestra di fronte (David di Donatello come miglior film, Nastro d’argento per il soggetto). «Parla d’amore, ma porta avanti anche un messaggio politico che nasce dal mio malessere come cittadino». Il film nasce da un’esperienza del regista: quindici anni prima di girarlo, Özpetek incontrò un anziano signore che si era perso scappando di casa dopo un litigio con la nuora • Nel 2005 gira Cuore sacro, con Barbora Bobuľová che viene travolta da «una follia religiosa», e nel 2007 Saturno contro (Nastro d’argento per la sceneggiatura): «I distributori mi consigliarono di tagliare il bacio tra Argentero e Favino: “Guadagneremo spettatori”. “Mi bastano quelli che ho”, risposi. Oggi forse quel bacio lo eliminerei, ma per ragioni diversissime. Allora avevo una testa diversa. Pensavo: “Devo farli baciare, altrimenti sembra che siano fratelli”. Un’ingenuità. Oggi mi piace infinitamente di più non dire. Non sottolineare» [a Pagani, cit.] • Con Un giorno perfetto (2008, dal romanzo di Melania Mazzucco), «a Venezia mi massacrarono. Il mio agente di allora mi disse “Ti facciamo arrivare con Isabella Ferrari e 50 fotografi”, manco fossi Cleopatra. In ascensore Pupi Avati mi disse: “Ma è la tua prima volta in gara, eh?”. Capii che avevo sbagliato ad arrivare da vincitore annunciato. L’attacco fu feroce» [a Finos, cit.] • Seguono Mine vaganti (2010), «un inno al barocco leccese», Magnifica presenza (2012, Nastro d’argento e Globo d’oro) «una dichiarazione di intenti, un’enciclopedia personale, una summa di pensieri stupendi» [Il Foglio], Allacciate le cinture (2014), con Kasia Smutniak ammalata di cancro. Nel 2017 un film «dedicato alla città di Napoli, ai suoi misteri, alla sua sensualità, ai suoi drammi, ai suoi femminielli: Napoli velata. Ancora una volta, la critica si divide, ma della città di Partenope raccontata dal regista ci rimangono lo sguardo sfrontato e una certa malia, una specie di incantesimo. È l’idea di verità di Özpetek, che va sentita più che guardata. E che solo il cinema, al di là del suo magnifico inganno, alla fine ci può rivelare» [Jattoni Dall’Asén, Io Donna] • Negli ultimi anni ha diretto i film Nuovo Olimpo (2023, Ciak d’oro), distribuito direttamente su Netflix, e Diamanti (2024, Ciak d’oro e David dello spettatore), risultato invece il titolo italiano più visto dell’anno al cinema, nonché la sua prima serie televisiva (per Disney+), Le fate ignoranti (2022), ispirata all’omonimo film. «Ogni tanto, mentre lavoravo alla serie, mi tornava in mente quel regista che aveva girato Le fate… Allora ero senza pensieri, più rilassato, più leggero, molto fiducioso nel futuro, non c’erano state ancora le Torri Gemelle, si scherzava, era l’epoca del “sotto a chi tocca”, c’era più menefreghismo. Forse era la gioventù, non so, ma ora il mondo è cambiato. Ho imparato ad apprezzare le piccole cose, un bicchiere di vino bevuto in silenzio con la persona amata, ma è anche vero che adesso tutto ha un suo peso e io lo avverto, come se avessi sempre Saturno addosso. Non sono infelice, ma ho una strana nostalgia di quel periodo» [a Fulvia Caprara, La Stampa] • Ha girato diversi videoclip e spot.
Lirica Il 28 aprile 2011 debutta alla regia lirica con l’opera lirica Aida, portata in scena durante la stagione del Maggio Fiorentino, diretta dal maestro Zubin Mehta con le scenografie del premio Oscar Dante Ferretti. Per il Teatro San Carlo di Napoli cura la regia de La traviata (2012) e di Madama Butterfly (2019).
Prosa Per il teatro ha adattato Mine vaganti (2020-2024) e Magnifica presenza (2024), mentre originale e autobiografico è Ferzaneide – Sono ia! (2021-2023), spettacolo scritto, diretto e interpretato dallo stesso Özpetek.
Libri Quattro romanzi pubblicati presso Mondadori, Rosso Istanbul (2013), Sei la mia vita (2015), Come un respiro (2020) e Cuore nascosto (2024), tutti ampiamente autobiografici.
Critica «Il segreto delle opere di Özpetek consiste in una formula ormai collaudata, una ricetta vincente. Il gioco funziona così: prendere un personaggio pescato nella società degli emergenti, dei cosiddetti vip, immergerlo in mondi diversi dai suoi e raccontare. Un viaggio dell’anima, ma anche una proposta di conversione che il regista offre al suo pubblico, un suggerimento di impegno che sottintende la necessità di guardare al di là del proprio vissuto» (Barbara Palombelli) • «Regista che ama gli attori e sa dirigerli, pur insistendo troppo sugli sguardi in campo e controcampo, Özpetek conferma un’empirica teoria: nel cinema italiano del primo 2000 gli attori sono una categoria mediamente superiore a quella di sceneggiatori e registi» [il Morandini 2009] • «Nel mondo di Özpetek non si butta nulla, è una perfetta economia circolare: se nell’ultimo Diamanti la sua attrice musa, la turca Serra Yilmaz, non compare, riciccia nello spettacolo teatrale Magnifica presenza. Ma è la figura stessa del regista che ormai buca la quarta parete e pure la quinta, si affaccia e si racconta tra le ben 18 attrici di Diamanti. Come gran burattinaio mette pure il naso fuori, sovrintendendo a tutto il suo cast e mondo interiore che diventa show. The artist is present, il turco si affaccia. E si racconta; come in Ferzaneide. […] Curiosamente Özpetek ha fatto solo una serie televisiva, ma perché probabilmente ha capito che soprattutto ultimamente il pubblico ha di nuovo voglia di uscire di casa. Dell’esperienza, dell’experience. E l’esperienza Özpetek si può delibare in varie versioni, da comodino, da televisione, da teatro, appunto da cinema. È scalabile. È un dolce da viaggio la delizia turca. Ma sempre in confezione deluxe, quelle di plexiglas luccicante che si trovano nel periodo natalizio ai supermercati. È un cinema con la comodità della tv, con in più una patina d’antico, da mobile in stile, una serie televisiva di Rai Uno o di Canale 5 ma di qualche anno fa. […] Che bravo, però, che invidia» [Michele Masneri, Foglio] • «Amo il cinema di Ferzan, ma ogni suo film somiglia all’altro, e alla fine si scopre che sono tutti froci» [Mario Monicelli ad Aldo Cazzullo].
Amori «Ho imparato, e do ragione a mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. Ho imparato che non sai mai chi amerai» [a Corva, cit.] • «Ho amato uomini e donne. Ho avuto sempre storie lunghe. A quarant’anni, dopo una convivenza durata venti, sono andato a vivere da solo. Il giorno scrivevo Le fate ignoranti, chiacchieravo con Stefano Accorsi. La notte ero solo, dormivo con la luce accesa. Ho superato il blocco solo con una terapia. Quando preparavo la Traviata a Napoli, Simone è dovuto tornare a Roma. Ho lasciato la casa che avevo in affitto e sono tornato in albergo» [ad Arianna Finos, Rep] • Il 27 settembre 2016, nella sala consiliare del Campidoglio di Roma, si è unito civilmente a Simone Pontesilli, con cui conviveva da quattordici anni: «Per me l’unione civile non è il matrimonio. È un modo di difendere i diritti delle persone a cui vuoi bene, una protezione reciproca. Simone è il compagno del viaggio della vita» [a Cappelli, cit.] • «Ci sono momenti difficili e litigi. Simone è più maturo di me, comprensivo. Stare con un regista è difficile. Mi dico: “Ferzan, sei insopportabile”. Mi faccio perdonare, mi alzo presto per preparargli la colazione, gesti che nelle coppie si fanno. A Palestrina, dove ho conosciuto Simone, ho girato la scena al tempio in cui i protagonisti ricordano il loro primo incontro, la gioventù e la leggerezza di allora» [a Finos, cit.].
Amici Amico di Mina: «È una delle persone più importanti della mia vita, negli ultimi anni. Mi telefonò una volta quando avevo la febbre, a Lecce. Vidi la chiamata dalla Svizzera, pensai a qualche pubblicità, invece era lei. Da allora ogni giorno ci mandiamo messaggi vocali, ne ho tantissimi suoi meravigliosi. A distanza comprende i miei stati d’animo, come una strega. Mi è stata vicino quando mio fratello è stato male. E mi ha insegnato a dire “no” rispetto alle cose che non voglio fare» [a Finos, cit.].
Politica Alle elezioni per la Costituente del Pd si candidò con la lista Veltroni • «La politica non mi piace, mi irrita».
Religione Dice di non essere religioso ma di sentirsi vicino al buddismo, anche se adora entrare nelle chiese per accendere candele. È particolarmente legato alla chiesa di San Salvatore in Onda in via dei Pettinari a Roma, dove andava per ritrovare la serenità durante le riprese del Bagno turco: «Poi un giorno dissi fra me: se Il bagno turco va al Festival di Cannes, metterò 100 mila lire nella cassetta delle offerte. Quando fu diramato l’elenco dei film in concorso, Il bagno turco non c’era. Ero abbastanza depresso, ma qualche giorno dopo vennero resi noti i film della Quinzaine, la sezione più sperimentale di Cannes, e il mio film era stato selezionato. Naturalmente corsi a pagare il debito e, da allora, San Salvatore in Onda è l’angolo romano che mi sta più a cuore» [a Franco Montini, Rep].
Curiosità Uno dei pochi tra i nostri artisti viventi a cui il MoMA di New York abbia dedicato una retrospettiva (2008) • Cittadino onorario di Napoli («sono felicissimo, non ho dormito»), di Palermo («sono orgoglioso»), di Lecce («sono innamorato»). «Non mi sento né italiano né turco. Sono romano, napoletano, leccese, milanese» • Presidente onorario del Film Festival turco di Roma Mamma li Turchi • Ama cucinare, giocare a carte, andare al cinema • Quando nel 1975 arrivò a Roma, vedeva «tre film al giorno, interi pomeriggi in quei cineclub deliziosi… Ma perché sono spariti?» [a Valerio Cappelli, Cds] • Nel 2011 fece sapere che sua mamma, all’epoca 86enne, si era innamorata del suo allenatore di 28 anni: «Lui va quattro volte a settimana da lei, lei si fa truccare, mangiano insieme. Mamma mi chiede di spedirle tute da ginnastica colorate. L’ultima volta che sono andato a trovarla, mi ha detto: “Che emozione!”. Credevo si riferisse a me, invece pensava a lui, che avrebbe incontrato il giorno dopo» [a Marina Cappa, Vanity]. • È timido. «A Venezia feci amicizia con Iñárritu, mi scrisse due e-mail bellissime a cui non risposi mai. Madonna disse a un tg che ero il suo regista preferito e chiese a Luca Tommassini di invitarmi a cena. In quei casi resto annichilito come un gatto davanti ai fari accesi» [a Finos, cit.] • «Per anni ho riempito la ciotola della mia adorata gatta Camilla, che non c’era più» • «Elio Germano è la mia magnifica ossessione, mi piace tanto, a un certo punto mi sono preoccupato» • Si arrabbia se lo definiscono «il regista turco»: «Mi sento un autore di casa vostra e anche mia: per la vita nel prediletto quartiere Ostiense, gli amici, i miei amori, il testardo voler studiare cinema proprio a Roma. E sono orgoglioso di rappresentare l’Italia con i miei film. In Turchia dicono che sembrano girati da un italiano. Gli americani, mi si perdoni il paragone, non dicono di Billy Wilder “è austriaco”, di Lubitsch “è tedesco”» [a Giovanna Grassi, Cds] • A Roma abita la stessa casa da 40 anni: «Quando vi misi piede, il palazzo in via Ostiense aveva un’unica anziana proprietaria che nessuno aveva mai visto. Vi abitava una varia, eccentrica umanità. Emarginati, omosessuali. Sarebbero diventati la mia famiglia. Ogni giorno un’avventura e qualcosa di nuovo da fare, persone da conoscere, inviti e incontri che ti portavano in direzioni impreviste. C’era l’Estate romana di Nicolini, aria di libertà, l’amore e il sesso come forme di conoscenza senza censure né limiti. Un virus terribile mi avrebbe portato via tanti amici: l’Aids» [a Valerio Cappeli, Cds] • «A 18 anni nel gruppo delle “fate ignoranti”, così ci chiamavamo, organizzavamo delle cene per accogliere un amico che lavorava in Rai e ci portava i dischi di Mina prima ancora che fossero in commercio. Una decina di pazze furibonde ad aspettare che ci mostrasse la copertina» [a Finos, cit.].
Vizi A un pranzo con Brad Pitt: «Tutti mangiavano e io guardavo solo lui, meraviglioso, che continuava a fumare una sigaretta dopo l’altra. Io avevo smesso da un mese, ma siccome non ho personalità ho pensato “Se lui fuma, lo faccio anche io”. Sono uscito, ho comprato un pacchetto e ho ricominciato» [a Finos, cit.] • «L’unico modo per smettere un vizio è iniziarne un altro» [da Saturno contro] • Scaramantico. «Ho messo un piccolo Buddha sui miei libri, porta bene» • Porta sempre con sé un piccolo pesce rosso di plastica un po’ strabico chiuso in una bolla.
Frasi «Io rubo le storie per trasformarle in film» • «Col passare del tempo l’asticella si alza, senti la responsabilità e le paure aumentano anziché diminuire. È come se ci fossero due registi in me. Uno irrazionale che si butta e l’altro che si chiede: ma sarai capace di raccontare questa storia?» [a Valerio Cappelli, Cds] • «Per fortuna ho tendenza a sottovalutarmi. Bisogna sottovalutarsi quando si ha successo» • «Quarant’anni? L’età migliore in assoluto, vedi le cose nitidamente. Cinquanta? Un disastro. Pensi che vent’anni prima ne avevi solo trenta e che passati altri vent’anni ne avrai già settanta. A 50 ti rendi conto che la vita è una fregatura» [a Pagani, cit.] • «Ho un conto aperto con l’idea della morte. Il senso dell’età che arriva e ti porta incertezza, fai domande sulla tua esistenza. La morte è scocciante» [a Cappelli, cit.] • «Sono un salmone che nuota controcorrente» • «Impazzisco all’idea che quando ci si lascia non ci si possa vedere più. Quando due anime si sono toccate è per sempre, a meno che l’altro ti faccia del male» [a Finos, Rep] • «Oggi la cattiveria mi fa sorridere. Perché so che i cinici saranno soli nella vita» • «Sono come un gatto e mi piace lavorare a casa» • «Non è affatto vero che dalle ferite si può sempre guarire» • «Ho conservato la libertà del dilettante».
Titoli di coda «Si sente diverso rispetto a quando era ragazzo? “Non molto. Purtroppo mi considero ancora, molto spesso, una nullità. Viene dall’infanzia: non mi sento mai importante né speciale, non mi vedo come gli altri mi vedono, forse ho avuto sempre un complesso di inferiorità. Dopo Le fate ignoranti sono andato in analisi: il terapeuta mi disse che avevo girato film geniali, io continuavo a rispondergli che erano venuti così per caso. Ho capito solo dopo che io lavoro seguendo l’istinto e che, così facendo, annullo la distanza tra me e lo spettatore. Quando giro, in realtà, tolgo di mezzo il regista, divento come il pubblico. E forse questa è la mia forza”» [Caprara, cit.].