3 febbraio 2026
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Biografia di Jerome Powell (Jerome Hayden P.)
Jerome Powell (Jerome Hayden P.), nato a Washington (D.C., Stati Uniti) il 4 febbraio 1953 (73 anni). Presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana (dal 2018, il suo mandato scadrà il 16 maggio 2026) • «Probabilmente l’individuo più potente nell’economia globale» [Federico Rampini, Rep 2/11/2017] • Noto per il suo equilibrio, la sua discrezione e le sue buone maniere • «Non l’ho mai visto perdere la pazienza» (Richard Fisher, ex presidente della Federal Reserve Bank di Dallas) • «È uno che fa i compiti a casa» (Jason Grumet, analista politico) • «Lavora per tenere l’economia in salute, piena di lavoro e con l’inflazione bassa e stabile. È il capo saggio e capace di un processo per cui le decisioni di politica monetaria sono fondate su dati e analisi obiettivi» (Janet Yellen, a capo della Fed prima di lui) • «Per gli amici, Jay» (ibid.) • Avvocato d’affari, gran carriera tra studi legali, banche d’investimento e società di private equity. Già sottosegretario al Tesoro (incaricato della finanza interna) sotto Bush padre (dal 1992 al 1993). Membro del consiglio dei governatori della Fed dal 2012, per nomina di Barack Obama, si è occupato di tutto ciò che la Fed deve occuparsi: dalle riserve bancarie al sistema dei pagamenti, dalla supervisione delle banche alla regolamentazione • Scelto da Donald Trump come capo della Fed il 2 novembre 2017, entrato in carica il 5 febbraio 2018, è stato riconfermato da Joe Biden il 22 novembre 2021. Da governatore ha gestito la pandemia di Covid-19, l’inflazione del 2021-23, e gli squilibri del commercio internazionale • Famoso per essere costantemente sotto critica da parte di Trump che, benché sia stato lui a nominarlo, per legge non può rimuoverlo a suo piacimento • «Ha passato la maggior parte della propria vita a sgobbare in silenzio dietro le quinte, […] e persino come capo della banca centrale ha mantenuto un basso profilo […] Un tipo tranquillo, affabile, decisamente non portato per mettersi in mostra. Eppure, interpreta uno dei ruoli principali, nella soap opera che Washington è diventata con la presidenza Trump. Chi desse un’occhiata ai tweet di Trump, troverebbe un Powell dipinto come un funzionario fuori dal mondo, impegnato ad affondare l’economia americana con le proprie mani con la sua fissa di tenere alti i tassi d’interesse» [Jeanna Smialek, Nyt 28/1/2020] • «Abbiamo un dollaro molto forte e una Fed molto debole. La mia unica domanda è: chi è il nostro nemico numero uno, Jay Powell o il comandante Xi?» [Donald Trump, Twitter 23/8/2019].
Titoli di testa «Di solito, quando un presidente degli Stati Uniti attacca il presidente della Federal Reserve, la chiave di lettura è quasi automatica: l’indipendenza della banca centrale. È uno schema noto, rassicurante nella sua linearità, e per questo forse fuorviante. L’offensiva di Donald Trump contro Jerome Powell va letta in modo più ampio. Non è solo – e forse non è soprattutto – una battaglia sulla politica monetaria. È un segnale politico più profondo su come sta cambiando il rapporto tra potere esecutivo, istituzioni tecnocratiche e Stato amministrativo negli Stati Uniti. Ed è per questo che merita attenzione ben oltre i confini degli addetti ai lavori» [Lucrezia Reichlin, Cds 18/1/2026]
Vita Uno dei sei figli di Jerome senior e Patricia Powell. Lui avvocato, lei matematica • Jerome Powell (1921-2007), laureato in legge alla Georgetown University, ateneo dei gesuiti a Washington. Ha fatto la seconda guerra mondiale, ha combattuto in Italia, Francia e Germania. Esperto di diritto del lavoro, tra i suoi clienti per 25 anni ha la Armco Steel Company • Patricia Powell (1926-2010), figlia di un professore di diritto alla Georgetown, già preside della Columbus Law School, lavora nel servizio geografico dell’esercito e collabora con il comitato nazionale repubblicano • Jerome segue le orme dei suoi • «Laureato a Princeton nel 1975 con una tesi sui movimenti di liberazione nel Sudafrica dell’apartheid, frequenta la Law School della Georgetown University e diventa assistente parlamentare del senatore repubblicano della Pennsylvania Richard Schweiker, futuro segretario alla salute nell’amministrazione Reagan. Svolge un tirocinio presso un giudice federale, Ellsworth Van Graafeiland, un conservatore ostile all’integrazione razziale per quote e favorevole a uno stretto proibizionismo sulle droghe. Fino al 1984 continua con la carriera legale, poi passa alla banca d’investimento Dillon, Read & Co., dove si occupa di finanza. Da lì Powell entra in contatto con la politica nazionale» [Matteo Muzio, Cds 24/8/2019] • «Si era cimentato con le sue prime esperienze a Wall Street, poi era stato chiamato a Washington dall’amministrazione di Bush padre che ne fece il viceministro del Tesoro sotto Nicholas Brady. In quella posizione Powell ebbe un ruolo decisivo per risolvere la crisi della banca d’affari Salomon Brother - inguaiata da una frode sulle obbligazioni - che lui pilotò nelle braccia dell’investitore Warren Buffett» [Rampini, cit] • «Ma la sconfitta di Bush senior contro Clinton alle presidenziali di quell’anno tarpa qualsiasi ambizione politica per il trentanovenne Powell. Che inizia la sua nuova vita nel settore della finanza e dei fondi di investimento» [Muzio, cit.] • Dal 1997 al 2005 lavora per Carlyle, una grossa società specializzata in investimenti in capitale societario e proprietà immobiliari. Diventa ricchissimo • Poi passa a lavorare per The Nature Conservancy, ong specializzata in tutela dell’ambiente • «Su richiesta del cardinale James Hickey, allora arcivescovo cattolico di Washington, presiedette un gruppo che raccolse 30 milioni di dollari in favore delle scuole cattoliche che rischiavano di chiudere» [David Harrison, Nick Timiraos, The Wall Street Journal 6/11/2017] • Dal 2010 Jerome lavora anche come ricercatore per il Bipartisan Policy Center, centro studi che, a differenza di molti altri, non cerca di promuovere politiche di destra o di sinistra, ma dice di voler combinare idee democratiche e idee repubblicane. Viene pagato, simbolicamente, un dollaro all’anno • «Nel 2011, quando i repubblicani minacciavano di costringere l’amministrazione a fare default se il governo non avesse accettato le loro proposte, Powell si aggirava per Campidoglio con un grosso faldone […] per cercare di convincere i deputati dei rischi che una mossa del genere avrebbe avuto sull’economia […] Mentre lui percorreva i corridoi del congresso chiedendo calma e controllo, Donald Trump, allora solo un magnate pacchiano, tuittava: “L’unico modo di abbassare il debito è smetterla con la spesa di Obama”. Finì per prevalere la visione di Powell e i repubblicani, all’ultimo minuto, trovarono un accordo» [Heather Long, Wp 2/11/2017] • Jason Grumet, suo capo dell’epoca, dice: «Nei tre anni in cui abbiamo lavorato assieme c’era solo una cosa che chiedeva di continuo: grossi faldoni» • Soddisfatto dell’accordo con i repubblicani, nel 2012 Obama lo nomina nel consiglio direttivo della Federal Reserve • «Obama lo sceglie pur sapendo che Powell è un repubblicano, proprio come atto di distensione nei confronti dell’opposizione, che in quel periodo criticava fortemente la politica monetaria espansiva dell’allora presidente della Fed Ben Bernanke» [Muzio, cit.] • «Quando è arrivato alla Fed, non ne sapeva molto di macroeconomia e di politica monetaria. Cominciò a passare un sacco di tempo con colleghi e dipendenti, voleva imparare il più possibile» (Seth Carpeter, capo economista di UBS, alla Fed per quindici anni) • «Powell nel suo ruolo di […] membro del board, ha sempre votato nello stesso modo della numero uno. Non ha mai preso le distanze dalla strategia Yellen. Quest’ultima a sua volta era una continuatrice di Ben Bernanke, repubblicano, e della sua terapia d’urto anti-crisi: tassi zero e quantitative easing, massiccia creazione di liquidità con 4.500 miliardi di dollari di acquisti di bond» [Rampini, cit. • «Continuò a frequentare il Campidoglio per tenersi buoni i repubblicani, molti dei quali erano convinti che la Fed avesse sbagliato a tenere i tassi d’interesse a zero e ad acquistare milioni di miliardi in titoli dopo la crisi finanziaria» [Long, cit.] • Nel 2014 viene riconfermato, il 16 giugno presta giuramento per un mandato di quattordici anni (fino al 2028) • Ma nel 2016 viene eletto Trump, che non vuole riconfermare la Yellen. Il nuovo presidente «calpesta una tradizione abbastanza consolidata per cui i presidenti della Fed fanno due mandati. Janet Yellen che scade a febbraio [2017, ndr] viene ridotta ad uno solo, un castigo immeritato visto che lo stesso Trump le ha dato (tardivamente) atto di aver lavorato bene. L’altra tradizione ignorata, è quella per cui vari presidenti degli Stati Uniti hanno confermato un capo della banca centrale del partito opposto: accadde con Greenspan e con Bernanke tutti e due repubblicani e confermati dai democratici Clinton e Obama. Ma Trump vuole “imprimere il segno” anche sulla Fed, ha detto» [Rampini, cit.] • Eppure, l’idillio tra il presidente e il governatore dura poco. «Quelli della Fed hanno alzato i tassi d’interesse quattro volte nel 2018, il primo anno di mandato di Powell, con grande sgomento della Casa Bianca e di alcuni opinionisti di sinistra, secondo i quali la Fed faceva troppo per contenere l’inflazione e troppo poco per favorire la crescita di economia e salari» [Smialek, cit.] • «Una volta, alla fine del 2018, Powell dichiarò che la Fed era “molto lontana” dal tasso di interesse sopra il quale la politica monetaria danneggia l’economia. Gli investitori furono presi dal panico, lo interpretarono come un segno che la banca centrale avrebbe alzato troppo i tassi. Le borse crollarono. Un passo falso che ha portato gli investitori di Wall Street a definire il presidente inesperto e persino impreparato. Alcuni opinionisti hanno definito il suo stile di comunicazione “patetico” […] I suoi collaboratori, dicono che l’approccio improvvisato di Powell in realtà è intenzionale, frutto di studio e pianificazione» [Smialek, cit.] • «Per provare a spiegare le intricatissime mosse della Fed, Powell ha preso l’abitudine di parlare nel modo più chiaro possibile. Per rimarcare l’indipendenza della Fed, ignora i commenti del presidente, anche quando lo riguardano di persona: Trump ha detto che i funzionari della Fed sono “delle teste di rapa” e che Powell stesso è “un golfista che non sa mandare la pallina in buca” […] E per garantirsi una sponda, visita spesso il Campidoglio, dove, da quando presiede la Fed, ha tenuto più di 260 incontri con membri del congresso. Powell ascolta con attenzione le preoccupazioni dei deputati e spiega loro chiaramente cosa sta facendo la Fed, usando, come dice il senatore Patrick j. Toomey, senatore repubblicano della Pennsylvania, “una sana umiltà”» [Smialek, cit.] • Trump si arrabbia con lui: «Un bambino testardo, resta fermo sulle sue posizioni» • «La frustrazione del presidente è dovuta al fatto che non può licenziare Powell: l’indipendenza della Fed è garantita sin dalla sua istituzione nel 1913. […] i predecessori di Powell Paul Volcker, Alan Greenspan, Ben Bernanke e Janet Yellen hanno firmato congiuntamente un editoriale in cui difendevano l’idea di una banca centrale indipendente: “I precedenti dimostrano che quando la Fed è indipendente prende decisioni migliori rispetto ai desideri passeggeri della politica”. Ma a quanto pare Trump non ne vuol sapere e ha dichiarato […] che qualora Powell si dimettesse, lui “non glielo impedirebbe”» [Muzio, cit.] • Il diretto interessato non fa mai una piega: «Il congresso ci ha dato un importante grado di indipendenza in modo tale che possiamo perseguire in modo efficace i nostri obiettivi fissati per statuto sulla base di analisi e dati oggettivi. Apprezziamo il fatto che la nostra indipendenza porti con sé un obbligo di trasparenza in modo tale che siamo tenuti a rispondere del nostro operato a voi e al pubblico» [audizione al congresso, 7/19] • «Alla domanda di una deputata che chiedeva se si dimetterebbe a fronte di una richiesta esplicita del presidente Usa: “Non lo farei, la mia risposta sarebbe no”. La legge “mi dà chiaramente un mandato di quattro anni e intendo rispettare questo mandato”» [Rep 10/7/2019] • Trump comincia a non sopportarlo più. «[…] il capo della Fed teneva i tassi alti per controllare la crescita americana che rischiava di tramutarsi in bolla speculativa, il tycoon voleva che li abbassasse per tenere alto il suo consenso mentre si avvicinavano le elezioni del 2020. Si disse “pentito” di averlo nominato, lo definì “un nemico” perché “troppo innamorato dei tassi alti”. Neanche con Biden, Powell ha avuto vita facile: il presidente democratico, anch’egli dopo averlo confermato nel 2021, lo invitò con veemenza ad alzare i tassi in risposta all’inflazione post-Covid. Lui avviò i rialzi solo nel marzo 2022, quando l’aumento del costo della vita aveva raggiunto l’8,5%. In seguito, Powell riconobbe l’errore, peraltro privo di conseguenze drammatiche: l’economia americana è cresciuta a tassi sostenuti fino al 2024, e tutti i numeri – malgrado la narrazione negativa trumpiana – sono da record. Powell è sempre andato dritto per la sua strada e alla fine si è conquistato il consenso della comunità economica internazionale» [Eugenio Occorsio, Rep 18/4/2025] • «Quello del Trump 1 era, però, un Donald inesperto di cose amministrative e circondato da consiglieri e funzionari conservatori, con un forte rispetto per le istituzioni e per la Costituzione. Quella del Trump 2, ormai lo sappiamo bene, è un’altra storia: tentativo di affermare un’autorità assoluta, yes men messi alla guida di tutte le agenzie che dovrebbero operare con indipendenza» [Massimo Gaggi, Cds 4/9/2025] • Il Trump 2 fa sul serio. Nell’agosto 2025 il Dipartimento di Giustizia tenta di licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook, accusandola di aver falsificato documenti per ottenere condizioni più favorevoli su un mutuo • A settembre pubblica sul suo social personale, Truth, una vignetta generata dall’Ai in cui licenzia il presidente della Fed proprio come faceva con i concorrenti del suo reality show, The Apprentice. Tiene pollice e indice a forma di pistola, e dice «You’re fired!», «Sei licenziato!». Powell colleziona un insulto dopo l’altro. Ogni volta che, nella sua riunione mensile, il consiglio della Fed non prende la decisione voluta da Trump, ne arriva uno nuovo. «Mulo». «Testardo». «Stupido». «Pazzo». «Ridicolo». «Mister too late». A un certo punto, infuriato, il presidente gli dà dell’ingrato: «Nessuno ti aveva mai sentito nominare prima della mia nomina» • «La defenestrazione di Powell non arriverà mai abbastanza rapidamente» • «Sarebbe stato meglio Mario Draghi» • Il ministro del Tesoro, Scott Bessent, e il direttore del Bilancio federale, Russell Vought, giudicano scandalosi i costi di ristrutturazione della sede della Fed, dicono che «bisogna fare luce». Powell, che aveva portato Trump col casco da cantiere a visitare la sede durante i lavori, commenta laconico: «Licenziamento? La legge non lo consente» • «I costi del rifacimento della sede della Fed sono effettivamente astronomici (oltre 2,5 miliardi di dollari), ma il progetto precede la gestione di Powell che si è insediato al vertice dell’Istituto quando i lavori erano già iniziati. Se, poi, pensiamo che Trump spenderà 300 milioni solo per costruire una sala da ballo in un’ala della Casa Bianca, due miliardi e mezzo per la più importante istituzione bancaria del mondo che governa la valuta attorno alla quale ruota l’intera economia del pianeta, forse non è poi una cifra così assurda» [Massimo Gaggi, Cds 13/1/2026] • A gennaio 2026 il New York Times annuncia che la Procura del Distretto di Columbia ha messo Powell sotto indagine. L’inchiesta riguarda la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington D.C.: si dovrà verificare se Powell ha mentito al Congresso riguardo al progetto. L’indagine sarebbe stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, storica alleata del presidente Trump e da lui nominata a capo dell’ufficio. Il presidente della Fed è accusato di aver superato il budget per la ristrutturazione della sede centrale di Washington, insinuando possibili casi di frode e citando un costo totale di 3,1 miliardi di dollari, rispetto ai 2,5 miliardi inizialmente previsti. La notizia è confermata dallo stesso Powell, che ha risposto con una nota scritta e un video parlando di un «pretesto» usato dalla Casa Bianca per intimidire la Federal Reserve e colpire la sua indipendenza. «Nutro profondo rispetto per lo stato di diritto e per il principio di responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge. Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione» del presidente Trump, ha spiegato Powell. «La minaccia di incriminazione penale è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base alla nostra migliore valutazione di ciò che servirà al pubblico, piuttosto che in base alle preferenze del presidente». Trump dice di non sapere nulla dell’inchiesta. I mercati impazziscono: oro e argento, percepiti come bene rifugio, raggiungono livelli record: 4.600 dollari l’oncia l’oro, 85 dollari l’argento. I governatori delle Banche centrali di tutto il mondo scrivono una lettera per schierarsi con Powell, giudicando gravissimo l’abuso di potere della Casa Bianca • «Fiscal dominance. È questo il termine tecnico usato dagli economisti per descrivere quello che accade in un Paese se il potere politico toglie autonomia alla sua banca centrale costringendola a mettere la politica monetaria al servizio della politica economica del governo (e dell’interesse elettorale immediato del partito che lo esprime). Quello che Donald Trump sta cercando di fare negli Stati Uniti — la sostituzione dell’attuale vertice della Federal Reserve con uno che accetti la sua richiesta di taglio drastico e immediato dei tassi d’interesse (3 punti, altro che limature da 0,25%) — non è di certo privo di precedenti. In Turchia il presidente Recep Erdogan ha licenziato ben due capi della banca centrale, secondo lui rei di frenare l’economia con tassi troppo alti: nel 2022, ridotto il costo, l’inflazione ufficiale è schizzata all’85% (molto più elevata quella reale). E anche a Mosca o a Pechino l’autonomia dei banchieri centrali ha i suoi limiti. Ma i Paesi liberaldemocratici hanno sempre rispettato l’autonomia dei sacerdoti della moneta e in America la Fed non ha mai vissuto, nei suoi 112 anni di vita, una crisi come quella ora innescata da Trump» [Gaggi, cit.] • «Nella storia americana, le tensioni tra Casa Bianca e banca centrale non sono mancate. Lyndon Johnson umiliò pubblicamente William McChesney Martin per la stretta monetaria durante la guerra del Vietnam. Richard Nixon fece pressioni enormi su Arthur Burns affinché tenesse bassi i tassi prima delle elezioni del 1972, contribuendo poi alla grande inflazione degli anni Settanta […] Ma c’è una differenza sostanziale: in nessuno di questi casi il presidente della Fed fu mai accusato, neppure implicitamente, di condotte criminali. Non esistono precedenti storici negli Stati Uniti in cui un chair della Federal Reserve sia stato messo sotto accusa personale in questi termini. Nemmeno durante gli anni più bui della Grande Depressione, quando la Fed fu accusata — a posteriori — di errori colossali, la critica assunse la forma della delegittimazione personale o giudiziaria. L’istituzione poteva aver sbagliato; i suoi vertici restavano però dentro un perimetro di rispetto istituzionale. È qui che l’attacco a Powell segna una discontinuità. Non è più solo una disputa su tassi, inflazione o crescita. È un messaggio rivolto all’intero apparato tecnico dello Stato federale: nessuna posizione è davvero protetta se entra in conflitto con la volontà politica del leader. E il messaggio ha anche una funzione deterrente. L’insinuazione di un illecito, anche se destinata a cadere nel nulla, ha un costo reale e immediato per chi la subisce. Negli Stati Uniti, le spese legali ricadono spesso sull’individuo, non sull’istituzione. Anche quando un funzionario viene pienamente scagionato, il prezzo personale — finanziario, reputazionale, professionale — resta. Il risultato è un effetto di scoraggiamento strutturale: professionisti esperti, provenienti dal mondo accademico o finanziario, potrebbero semplicemente decidere che accettare incarichi di vertice nella Pubblica amministrazione non vale più il rischio» [Reichlin, cit.].
Amori Sposato dal 1985 con Elissa Leonard, regista e produttrice televisiva, laureata con lode ad Harvard. Cerimonia di nozze nella Bethlehem Chapel della cattedrale di Washington, concelebrata dal reverendo Arthur Jellis, ministro unitariano, e da don Ralph Austin Powell, prete cattolico romano, zio dello sposo • Vivono a Chevy Chase, alla periferia di Washington. Lei è impegnata nell’amministrazione pubblica locale • Tre figli: Samuel, Lucy e Susy.
Denari Dichiara 55 milioni di dollari di patrimonio personale • Il suo stipendio è fissato per legge a non più di 203 mila dollari all’anno. Mentre, per fare un paragone, solo nel 2024 Christine Lagarde alla Bce ha guadagnato 726 mila euro • «Nonostante la sua ricchezza, amici e ex colleghi di Powell lo descrivono come “fastidiosamente normale”» [Long, cit.].
Tutti i suoi tassi Tra il 2018 e il 2019, li ha tenuti tra l’1,5 e il 2,5% • Dal febbraio 2020 al febbraio 2022, con il Covid, li ha tenuti attorno allo 0% • Tra il marzo 2022 e l’agosto 2023 li ha alzati gradualmente ma senza esitazioni fino al 5,33% • Ha iniziato ad abbassarli solo dal settembre 2024, senza però mai arrivare sotto al 3,64% (guarda qui la serie storica dal 1954).
Curiosità È alto 1 metro e 82 • Registrato nelle liste elettorali come repubblicano • Cattolico • Appassionato di ciclismo, spesso percorre in bici le otto miglia che vanno da casa sua alla Fed • A colazione mangia yogurt greco con fiocchi d’avena, frutta secca, miele e mirtilli • Si alza alle 5.15 del mattino • Legge John le Carré • Gli piace ripetere ai colleghi frasi che ha sentito da loro stessi • Gioca veramente a golf • Beve poco • Suona la chitarra, ha fatto parte di alcuni gruppi rock ‘n roll • Nel 2019, per Halloween, ha vestito il proprio cane Pippa da Mick Jagger (guarda le foto qui, sul profilo twitter della moglie) • Nel 2010 è stato presidente del country club del suo villaggio.
Titoli di coda A fine gennaio 2026 ha annunciato che il suo erede sarà Kevin Warsh, 55 anni, già nel consiglio della Fed nell’era di Bush. La nomina dovrà passare dal via libera del Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di soli 3 voti. «Conosco Kevin da molto tempo» ha scritto su Truth «e non ho alcun dubbio che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore». Parlando alla cena del club Alfalfa al Capital Hilton di Washington, ha aggiunto, a mo’ di battuta: «Se non abbasserà i tassi di interesse, gli farò causa» [Viviana Mazza, 2/2/2026].