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 2026  febbraio 05 Giovedì calendario

Biografia di Alessandra Todde

Alessandra Todde, nata a Nuoro il 6 febbraio 1969 (57 anni). Politica (dal 20 marzo 2024 è la presidente della Regione Sardegna); ex imprenditrice, ex dirigente d’azienda.
Titoli di testa Da imprenditrice ha lavorato in Francia, Spagna, Olanda, Stati Uniti. La lezione che ne ha ricavato? «La necessità del fallimento. Solo fallendo si riesce ad arrivare al proprio obiettivo» [Carmine Saviano, Rep].
Vita Da che storia viene? «Da Nuoro, Il padre di mia madre, Salvatore Gandolfi, macellaio, era antifascista: fu denunciato da un anonimo». Cosa accadde? «Confino, a Favignana» [Luca Telese, Oggi] • «Mio nonno era sardista, cresciuto con Lussu, Oggiano, Mastino, che rappresentavano dei valori, degli ideali profondamente di sinistra [...] di uguaglianza, giustizia sociale, coesione» [a Corrado Formigli, Piazza Pulita] • E cosa le diceva del confino? «Nulla. La storia, raccontata da mia nonna mi impressionava: lui non ne parlò mai». Perché? «Aveva vissuto la condanna con dolore. Quel silenzio mi ha trasmesso l’antifascismo come valore, più di mille parole». E l’altro nonno? «Antonio Todde, da Tiana: aveva fatto la guerra d’Africa, partito da volontario fascista. Tornò disilluso, dopo l’esperienza drammatica» [...] E la nonna, Piera? «Un generale prussiano, capofamiglia matriarcale: comandava come se fosse in battaglia». Come mai? «Lo era: tirava su i figli, amministrava faceva conto con carta e matita, gestiva ogni cosa per far studiare figli e nipoti. Per far quadrare meglio il tutto ospitava studenti a casa: uno studentato». Lei cresce coi nonni. «Mia madre e mia zia avevano un negozio di articoli da regalo. Erano sempre lì, o in giro per le fiere in Italia e in Europa» [Telese, cit.] Che mondo era? «Unico. Il più importante rito di casa era la panificazione [...]. A noi piccoli il regalo più grande: svegliarci alle cinque per la cottura». Il pane carasau, quello schiacciato e croccante cotto due volte. «In mezzo c’è “su pane lentu”, il prodotto intermedio. Se "facevamo i buoni” ce lo davano appena sfornato» [Ibid.] Parli delle donne di casa. «La madre di mio padre e maestra elementare. Mia madre Cecia e mia zia Leliana avevano anche la licenza di gioielleria. Mamma che andava da sola a negoziare le pietre ad Anversa, per alcuni acquisti mirati» [ibid.] • «Mio padre Giovanni - racconta - insegnava matematica e fisica al liceo Fermi di Nuoro, era innamorato dei numeri e da lui ho imparato moltissimo. Mi ha regalato il mio primo computer, un Commodore Vic 20, quando ero piccolissima. Avrebbe desiderato terminare gli studi da ingegnere, ma poi la vita lo ha portato a scegliere la matematica e l’insegnamento, che ha tanto amato» [Facebook] • Ha una sorella, Mara, dirigente di una compagnia assicurativa [ibid.] • A scuola? «Ero secchiona. Molto competitiva». E fuori scuola? «Divoravo libri. Ho viaggiato con Salgari, passato la linea d’ombra con Conrad, conosciuto l’amore con Dostoevskij». Voti? «Ottimo alle medie, 60 al liceo. Ero un anno avanti, per volontà dei miei» [Telese, cit.] • Siete cresciute nella Sardegna agropastorale. «Ma fin da ragazze ci spedivano sole in Gran Bretagna: “Autonomia, indipendenza. Imparate l’inglese!” [...] Sono cresciuta alle sottane di don Cabiddu tra l’oratorio e la piazza» Azione cattolica ma non Scout? «Eravamo più rock degli scout. Facevano tutto: pellegrinaggi gite, marce della pace Perugia-Assisi» [ibid.] • «La mia famiglia mi ha insegnato ad osare, a non fermarmi alle apparenze, a scavalcare i pregiudizi. Mia madre mi ripete ancora oggi la stessa cosa che mi diceva da ragazza» Cosa? «“Nessuno dovrà mai comprarti un paio di calze”. Era il suo modo per sottolineare quanto per una donna sia importante l’indipendenza» [Carmine Saviano, Rep] • «A 17 anni sono andata a Pisa per laurearmi in Scienze dell’informazione. Non è stato facile...» Perché? «Quello della tecnologia è un mondo quasi del tutto maschile. Le ragazze e le donne coinvolte - e parliamo di trent’anni fa - erano pochissime. Mi hanno aiutata i miei modelli» Quali sono? «Katherine Johnson, la matematica afroamericana vissuta nella Virginia segregazionista che riuscì a calcolare l’orbita per arrivare sulla Luna. E poi Grazia Deledda, nuorese come me» [ibid.] • «Arrivata da prima della classe, faticavo ad adattarmi. Passavo da un mondo inclusivo a una comunità selettiva, l’obiettivo era scremare». Come ha chiuso? «Ho aggiustato il tiro e finito in sei anni» [Telese, cit.] • Per onorare un desiderio di suo padre, ammalatosi nel 2000 di sclerosi laterale amiotrofica, interromperà la carriera a Boston e prenderà anche una seconda laurea, in ingegneria informatica. Un titolo a cui tiene moltissimo [Saviano, cit.] • Primo lavoro? «Una società di Milano, che mi spedisce in Sardegna alla raffineria Saras. Assunta a 25 anni!». Cosa fa? «Lavoro alla sezione informatica, in pochi giorni finisco a gestire le navi, le complicate procedure di informatizzate». Scrivania? «I migliori giorni della mia giovinezza: con l’incerata sul pontile, sotto pioggia battente» [Telese, cit.] Poi? «Nel 2000 cambio società: devo progettare la prima borsa elettrica, gestire i derivati, strutturare una borsa titoli che funzionasse in modo digitale [...] Merito dell’unbundling, la rottura del monopolio Enel voluta da Bersani». Risultato? «Un mondo nuovo, società nuove, mestieri nuovi, di figure professionali nuove fra cui me» [ibid.] La assumono a Exelergy. «Erano a Boston: clienti in America e Europa. Divento pendolare intercontinentale. Olanda, Belgio e Inghilterra. Quattro bellissimi anni». E poi? «In Polonia, a fare la borsa elettrica polacca. Quindi a Mosca consulente dei giganti energivori». Ci resterà un anno. «Imparo il russo. A Mosca si passava di continuo dal lusso sfrenato alla povertà assoluta. Follia». Poi una svolta. «La nostra società americana decide di abbandonare il settore». Lei non ci sta. «Una notte mi viene in mente una follia: chiedere alla casa madre il brand per continuare noi». Vi licenziate. «Fondiamo una società, io e altri due soci, con nove ingegneri». Era il 2006. Lo finanziate in tre: diecimila euro di capitale sociale. «La battezziamo Energeya Sede a Melbourne in Florida, filiali in Olanda Inghilterra e Italia» [ibid.] • Una startup nel buio. «Però cresce fino al 2015, quando vendiamo a un fondo investimento: diversi milioni di euro [...] Per me non era solo soddisfazione economica: ero padrona del mio destino». E ricca. «Oltre alla plusvalenza lo stipendio: vado alla Sapient, da dirigente guadagnavo più di 200 mila euro l’anno». Faceva quel che voleva. «Nel 2015 mi trasferisco in Spagna e cambio ancora. Questa volta mi occupo di “Family Office”. Creando pacchetti di investimenti per la mia nuova società spagnola. Si spalanca davanti il mondo dell’internet delle cose» [...] Lei diventa incubatrice di Newco. «Esatto. Sviluppavamo e vendevano società nate su progetti di innovazione». Poi nel 2018 Olidata. «Una società di computer in tale difficoltà da essere sospesa dalla quotazione: decine milioni euro di debiti. Mi fanno amministratore delegato. E risaniamo il debito» [ibid.] • Sulla sua strada a un certo punto ha incrociato il Movimento Cinque Stelle. «Nel 2014 ho vinto un premio in Sardegna come miglior imprenditrice dell’anno. Mi intervistò Virginia Saba che poi è diventata la compagna di Luigi Di Maio. Nel 2019 mi ha contattato lei per prima: c’era la possibilità di una candidatura alle Europee. Decisi di farlo dopo un lungo confronto con Di Maio» [Saviano, cit.] • Come mai tenterà la sfida delle Europee? «Ho sempre pensato che dopo aver ricevuto molte soddisfazioni professionali sarebbe arrivato il momento di restituire qualcosa alla società. Non ho mai fatto politica prima d’ora. Avendo vissuto grande parte della mia vita all’estero volevo impegnarmi a promuovere il mio Paese» Perché con il Movimento? «Il Movimento racconta una storia di cambiamento e ha sempre messo in primo piano i temi digitali e tecnologici a me cari. In Europa si discuteranno e si decideranno le linee guida su temi fondamentali per il nostro futuro [...]. Mi ha colpito il coraggio del Movimento nel decidere di aprirsi all’esterno». Sa che la presenza di capilista «esterni» ha causato il mal di pancia dei candidati? «Lo capisco. Vorrei però condividere che questa non è una scelta contro l’impegno di chi è attivo nel Movimento da molti anni. Aprirsi all’esterno è un segnale di enorme forza» [Emanuele Buzzi, Cds] • «Presi novantamila voti. Non venni eletta nella circoscrizione isole, perché in Sicilia, col triplo abitanti della Sardegna ben due candidati avevano preso più voti di me». Delusa? «Per nulla. Esperienza straordinaria: umanamente io avevo scoperto la generosa base M5S e loro me». E poi? «Il 27 maggio ho il verdetto della mancata elezione. Il 1° giugno accetto un contratto da consulente di una startup che automatizza la distribuzione dei farmaci». Ma nell’estate 2019 c’è il Papeete. «Leggo dai giornali, con voracità, le cronache sulla nascita del governo giallorosso. Sono spettatrice, ma contenta». La chiama Di Maio: e le chiede se vuole gestire le deleghe energetiche. «Più o meno. Il 10 settembre mi chiama Conte. Gli dico sì. Il 14 giuro a Palazzo Chigi. Un film» [Telese, cit.] • Si misurerà con 149 tavoli di crisi aperti, che gestirà sia come Sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo Economico, che come Viceministra allo stesso dicastero, carica affidatale da Mario Draghi nel febbraio del 2021 • Cosa si prova a trattare quando sul tavolo ci sono le condizioni di vita di migliaia di persone? «Faccio una premessa: quando una crisi industriale arriva al Mise significa che le strade convenzionali sono fallite. A quel tavolo arrivano speranze, frustrazioni, disperazioni. Non riesco ad essere indifferente a quel carico emozionale ma so come affrontarlo». Come? «Con equilibrio e con empatia. L’equilibrio l’ho imparato in trent’anni di vita professionale [...]. L’empatia arriva dal mio sistema di valori: solidarietà, equità e dignità del lavoro sono al primo posto» In molte sue foto con gli operai appare commossa. «E come si fa a non esserlo? Spesso trattiamo casi di persone che hanno quel lavoro da decenni. E perderlo significa non avere più i punti di riferimento di una vita» [Saviano, cit.] • Nel corso del suo mandato ministeriale trova una forte intesa con Pierluigi Bersani, «la persona che più mi ha dato una mano, veramente mi ha aiutata moltissimo» [Formigli, cit.] • Nell’ottobre del 2021, «Una sera Conte mi chiama e mi dice: “Alessà, stiamo votando il nuovo statuto. Vorrei che uno dei vicepresidenti fossi tu”». È rimasta sorpresa. «Ero entrata come tecnico, stavo diventando un politico» [Telese, cit.] • Nel 2022, al momento della scissione nel Movimento 5 Stelle tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte si schiera con il secondo, rimanendo tra i pentastellati. [Lorenzo De Cicco, Rep] • Da viceministra allo Sviluppo, cosa l’ha colpita di Draghi? «Che, oltre a essere una persona estremamente competente, è anche un fine politico [...] mi ha molto colpita la sua capacità di interpretare le persone che aveva di fronte». Anche se poi deciderà di appoggiare la scelta del partito di non votare la fiducia al governo, in quanto era a suo parere sopraggiunta una mancanza di rispetto nei confronti dei temi che per il Movimento 5 Stelle avrebbero dovuto rappresentare la priorità per l’Italia [Formigli, cit.] • Alle elezioni anticipate del 2022 si candida tra le fila del Movimento 5 Stelle e viene eletta deputata alla Camera, entrando poi a far parte della Commissione per le Attività Produttive • Nel novembre del 2023 accetta la candidatura da parte del partito alla guida della Regione Sardegna. La sua campagna assume un ruolo particolarmente importante dal momento che viene considerata come un «laboratorio» per verificare la tenuta e l’efficacia di un’alleanza tra le forze progressiste. Per questo la sua candidatura viene appoggiata da tutti i principali partiti dell’opposizione al governo Meloni. Tuttavia, l’ex Presidente della Regione Sardegna Renato Soru, membro del Pd, contesta la scelta del partito, interpretandola come una forzatura imposta dalle alte sfere del partito, per cui decide di candidarsi da indipendente, affrontando sia Todde che il candidato del centrodestra, l’ex sindaco di Cagliari Paolo Truzzo [Virginia Piccolillo, Cds] • Il segreto del Toddismo? «Non c’è». Come ha unito una coalizione che non lo era stata mai? «Empatia. Spirito di inclusione. Immersione totale nel mondo reale». Ovvero? «Anziché andare a caccia delle differenze, ragionavamo su cosa fare insieme». Non c’era riuscito nessuno. «La spinta è arrivata dal basso, dai diversi popoli del centrosinistra: è stata enorme». Lei ha parlato di antifascismo, la Meloni l’ha sfottuta: “Idea innovativa!”. «Avevano appena picchiato gli studenti. Abbiamo risposto con le matite ai manganelli sui ragazzi. Più che “innovativo” era doveroso». Perché? «I nostri avversari non parlavano di temi e programmi». E poi? «Il candidato imposto della Meloni, Truzzu, non poteva dirsi antifascista: esibiva ridendo la scritta “Trux”. Il fascismo come burla». E lei? «Pensavo: vuole prendere in giro un popolo che ha espresso Lussu due presidenti della Repubblica, Gramsci e Berlinguer? Gli è andata male. I sardi li hanno mandati a casa» [Telese, cit.] • «Eccola alla fine, all’una di notte. Bagno di folla, “Ale! Alessandra!» Come stai?” Sorriso a 48 denti: “Sto benissimo!”. E poi: “Sono felice, dai dati si profila una nostra vittoria. Sono contenta e orgogliosa, ringrazio tutta la coalizione, questa è la vittoria di una squadra. E sono la prima presidente donna della Regione”» [Gressi, Cds] • Il 20 marzo del 2024 viene ufficializzato il suo successo elettorale. «“Come ho festeggiato la vittoria? Io sono sommelier, adoro vini come la vernaccia di Oristano o la malvasia di Bosa, ieri sera sono andata di vino rosso cannonau”». Così, ai microfoni di Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, la neo presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. “Mi ha scritto anche Beppe Grillo”. Cosa le ha detto? “Miracolosu”» [Ansa] • Nel corso del 2024 prende attivamente parte allo scontro interno per la guida del Movimento 5 Stelle tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, appoggiando il segretario: «Il Movimento non è padronale, ma è una comunità di persone, che deciderà liberamente cosa fare del proprio futuro. Mi sono stufata di chi quando si vince pensa che la vittoria sia di tutti e quando si perde crede che sia di uno solo» [Niccolò Carratelli, Stampa] • Descriverà Grillo come un «Crono che mangia i suoi figli» [Ansa] • Nemmeno un anno dopo la sua elezione si profila un grosso problema: La commissione di garanzia della corte d’Appello di Cagliari la accusa di non aver compilato correttamente alcune voci della rendicontazione delle spese elettorali. La commissione emette un decreto di decadenza dal Consiglio regionale, che la farebbe decadere automaticamente anche da presidente della giunta, ma dovrà essere il Consiglio stesso a decidere se ratificare il decreto o no. Lei annuncia che andrà avanti con il suo lavoro e farà ricorso al Tar e al Consiglio di Stato. «Ho piena fiducia nella magistratura e non essendo un provvedimento definitivo, continuerò serenamente a fare il mio lavoro nell’interesse dei sardi e della Sardegna» [Ansa] • Fa appello, ma in prima battuta viene respinto: Tranquillissima, presidente Todde? Per il Collegio di garanzia della Corte d’Appello di Cagliari lei è decaduta. Fine dei giochi? «Non sono decaduta, sono nelle piene funzioni di presidente della Regione Sardegna. Conosco la mia situazione e mi attengo ai fatti. Quel che è arrivato dalla Corte è un atto amministrativo, non definitivo. La decadenza può essere determinata solo dal Consiglio regionale, che voterà dopo l’istruttoria della Giunta per le elezioni. Siamo stati eletti per lavorare e continueremo a farlo e intanto ci sarà un confronto nelle sedi opportune. Carta canta...». In base alle carte, a sentire le opposizioni lei dovrà lasciare. Perché si mostra convinta di poter restare al suo posto? «Perché sento che alla fine riuscirò a far valere le mie ragioni. Non sono un indovino, ma ho moltissima fiducia nei miei avvocati e nella magistratura. Ho fornito un memoriale alla Corte d’Appello e ora aspetto con serenità una decisione che sta all’indipendenza di chi è chiamato a valutare». Se dovesse andare male per lei, potrebbe arroccarsi? «Io sono una donna delle istituzioni e rispetterò qualunque decisione. Per me in questo momento l’importante è continuare a lavorare» [Monica Guerzoni Cds] • Nell’ottobre del 2025 la Corte Costituzionale si pronuncia, affermando che, con il suo operato, il Collegio regionale di garanzia elettorale sardo ha travalicato i propri poteri. Todde torna così pienamente alla guida della Regione [Ansa] • Nel corso del suo mandato si trova ad affrontare alcune questioni molto delicate per la sua stessa maggioranza, rispetto alle quali deve esercitare grande prudenza: su tutte, la collocazione degli impianti per le energie rinnovabili (pannelli fotovoltaici e pale eoliche) e la richiesta della fabbrica di armamenti Rheinmetal di ultimare nuovi impianti per triplicare la sua produzione [Luca Roberto, Foglio].
Curiosità «Un metro e sessantacinque per sessanta chili, vegetariana» [Roberto Gressi, Cds] Fuori dalla politica, quali sono le sue passioni? «La principale, trasmessa da mio nonno, i miei cavalli. Mi hanno seguito dappertutto, in Francia, Spagna, Usa. E volendo rientrare in Sardegna, dal 2019 li ho riportati qui. Li considero parte della mia famiglia: quando sono in scuderia mi dimentico del resto, spengo il telefono, ritrovo il mio equilibrio. Poi mi piace tantissimo leggere [...] amo molto Dalla, con De Gregori è stato la colonna sonora della mia giovinezza [Giuseppe Meloni, L’Unione Sarda] • [...] «In realtà una volta sono scappata dalla Sardegna...» Ci racconti tutto. «Era la fine degli anni 80 e con un’amica feci una fuga a Roma. Io sono una springsteeniana di ferro e c’era il Boss allo stadio Flaminio. Non potevo assolutamente perderlo. Poi negli anni l’ho rivisto decine di altre volte, anche negli Stati Uniti» La canzone? «Thunder Road, tutta la vita» [Saviano, cit.] • Al collo porta sempre «con grande cura» una collana con dei gioielli scaramantici della tradizione sarda, i prendas contra s’ogu malu, dono di una carissima amica di sua madre [Formigli, cit.] • Nel dicembre del 2018 viene inclusa tra le «Inspiring Fifty Italiane». Un riconoscimento che premia le cinquanta donne più influenti nel mondo della tecnologia e dell’innovazione in Italia [Cds].
Amori «Con Andrea sono stata sposata nel 2000 ho divorziato nel 2010: siamo molto legati. È il primo che mi ha scritto dopo la vittoria. Ci vogliamo un gran bene» Ma cosa accadde quindi? «Vivevano entrambi così: mesi a girare come trottole, faticavamo a stare insieme due giorni nella stessa città. Un peccato» [Telese, cit.] • «Oggi sono legatissima ai miei due nipoti. Non ho figli ma non la vivo come una mancanza. La mia vita è andata così, sarebbe stato difficile» [Saviano, cit.].
Titoli di coda «A noi non serve un Mosè che si carichi il popolo sardo sulle spalle... A noi servono tanti sardi e sarde di valore, persone che non abbiano bisogno di affidare a qualcun altro il proprio destino» [alessandratodde.com].