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 2026  febbraio 07 Sabato calendario

Biografia di Enrico Forti detto Chico

Enrico Forti detto Chico, nato l’8 febbraio 1959 a Trento (67 anni). Ex velista, ex produttore televisivo, è stato imprigionato negli Stati Uniti, con l’accusa di aver tentato di truffare l’imprenditore Anthony Pike, e di avergli ammazzato il figlio Dale nel 1998. Dichiaratosi innocente, è stato condannato all’ergastolo. È in carcere a Verona dal 2024, dopo 24 anni e mezzo di detenzione negli Stati Uniti. La vicenda ha creato divisioni tra chi riconosce la sentenza americana e chi crede nella sua estraneità ai fatti.
Titoli di testa «La mia è una missione. Chico Forti è assolutamente innocente. Riuscirò a farlo liberare, ne sono certo» (Joe Tacopina, principe del foro di New York, patron del Bologna).
Vita Forti ha vissuto a Trento fino al conseguimento della maturità scientifica nel 1978; in seguito si è trasferito a Bologna per frequentare l’Istituto superiore di educazione fisica. Nel 1979 iniziò a praticare windsurf sul lago di Garda grazie al suo mentore Karl Heinz Stickl. Con Robby Naish eseguì tra i primi al mondo il looping a Diamond Head, Hawaii (1984). Insieme all’hawaiano Richard Whyte ha disegnato e prodotto la prima rampa di salto per windsurf. È stato il primo italiano a competere nella coppa del mondo di windsurf professionisti PWA (Professional Windsurfing Association) nel 1985 • Un incidente automobilistico interruppe la sua carriera agonistica di windsurf nel 1987. Dopo una lunga convalescenza, iniziò l’attività di produttore di filmati di sport estremi (oltre al windsurf, anche snowboard, surf, skateboard, moto d’acqua, sci nautico a piedi nudi, wakeboard, kitesurfing) e quella di collaboratore nell’ideazione e nello sviluppo di materiali per windsurf • Ha scritto riviste specializzate di sport velici e nel 1989 è divenuto capo editore di Windsurf Italia. Ha promosso il World Festival on the Beach di Mondello per il club velico Albaria. Nel 1990 ha creato la casa di produzione Hang Loose che trasmette su SuperChannel e successivamente su ESPN. Il programma Hang Loose, con la sua specializzazione in sport estremi, ha creato le premesse per la nascita degli Extreme Games, all’apertura dei quali Forti era ospite d’onore • Nel 1990 partecipò al quiz televisivo Telemike: presentandosi sulla storia del windsurf, vince 80mila dollari e li investe nel trasloco, nel 1992, a Williams Island, Miami dove esordisce nel mercato immobiliare • «Dopo essersi trasferito come residenza nell’esclusiva zona, intravede anche una possibilità di affare nella compravendita di appartamenti. Williams Island è un paradiso frequentato da vip. Anche Sofia Loren aveva una residenza nell’isola. Chico acquista con un deposito del 10% del valore gli appartamenti in cattive condizioni, o da fallimenti oppure da persone che non possono più pagare. Una volta acquistati, chiedendo per il resto un mutuo ipotecario, li trasformava in dimore extra lusso con marmi italiani, accessori e finiture di classe e li riaffittava a prezzi alti o li rivendeva con grosso profitto. In questa maniera fu capace di avere sino a 10 appartamenti. Nel paradiso dorato di Williams Island conosce anche due personaggi che determineranno la sua precipitosa e dolorosissima discesa» [Roberto Fodde, Albaria magazine] • Chi sono? «Thomas Knott, il tedesco vicino di casa di Chico Forti, fa il maestro di tennis ma in realtà è un faccendiere e truffatore, già condannato a 6 anni di reclusione in Germania. Grazie a documenti falsi scappa a Miami. A procurargli questi documenti era stato un suo amico di vecchia data, un certo Anthony Pike, proprietario di un albergo a Ibiza. Knott e Pike conoscono Chico Forti. Ai due truffatori viene in mente di provare a vendergli il Pikes hotel, ormai in rovina (lo definiscono l’elefante bianco, ossia una fregatura colossale). Chico Forti pensa che possa essere un buon affare e accetta la proposta. Nel gennaio 1998 Forti e Pike firmano l’accordo. Tony Pike ha un figlio di 42 anni di nome Dale, che ha vissuto alcuni anni in Malesia dopo che il padre lo aveva cacciato per averlo scoperto a rubare dalle casse dell’hotel Pikes» [Roberta Bruzzone.com] • Il 15 febbraio 1998 Dale Pike fu trovato assassinato su una spiaggia di Miami. Forti viene accusato di omicidio: l’accusa ha sostenuto che volesse raggirare Anthony Pike, che soffriva di demenza • Un anno prima però c’è un antefatto chiave della vicenda giudiziaria che lo vede protagonista. A Miami viene assassinato lo stilista Gianni Versace. È il 15 giugno 1997. Tramite Knott Chico ottiene di girare un filmato nella casa di Versace, nel quale contesta la versione ufficiale e il suicidio del presunto omicida. Subito dopo inizia con Pike la vicenda dell’acquisto dell’albergo a Ibiza. Il venditore–truffatore gli chiede di prendere all’aeroporto il figlio Dale. Lui lo fa, e lo accompagna nel parcheggio di un ristorante, il Rusty Pellican a Kay Biscayne. È il 15 febbraio 1998. Il giorno dopo, Dale viene trovato morto, su una spiaggia • Forti per paura nega di essere andato all’aeroporto. Ma non c’è prova che l’omicida sia lui. Anzi, dopo 24 giorni di processo, il 15 giugno del 2000 il giudice ammette: «La Corte non ha prove che lei, Forti, abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto» • Il processo si svolge in un clima pesantissimo nei confronti dell’imprenditore italiano: qualcuno insinua che la polizia di Miami voglia vendicarsi per il documentario prodotto da Forti, Il sorriso della Medusa, nel quale veniva messa in dubbio la ricostruzione ufficiale secondo cui Andrew Cunanan, il serial killer che uccise Gianni Versace, si era suicidato. La giuria popolare chiamata a pronunciarsi sul caso lo ritiene colpevole dell’omicidio, arriva così la condanna all’ergastolo senza condizionale con l’accusa di omicidio premeditato. Nel 2010 la sentenza diventa definitiva • Forti ha scontato parte della sua pena vicino a Miami, al Dade Correctional Institution di Florida City, e al South Florida reception center di Doral. Ha sempre dichiarato di essere vittima di un complotto ordito dalla polizia, ma ha negato l’autorizzazione a pubblicare il verbale del processo • Fra i testimoni della difesa c’era Francesco Guidetti, che ricorda: «Fu un processo farsa, la giuria era assente, si scambiavano coca–cola e patatine. L’accusa infierì sull’accusato e sui testimoni, me incluso». E mancò del tutto la risposta dell’avvocato della difesa, che aveva un conflitto d’interessi in quanto all’epoca lavorava per l’ufficio dell’avvocatura di Stato • «Ci sono stati errori tutti a suo svantaggio – rincara Tacopina – Oggi l’unica chance è portare nuove prove che ci consentano di rivolgerci alla Corte Suprema» • Queste prove, dopo oltre un anno di investigazioni, ci sarebbero: omissioni degli inquirenti, ma anche test del Dna e testimonianze a discolpa. Sulla scena del crimine furono trovate tracce di Dna maschile e femminile, non di Chico ma di sconosciuti e oggi potrebbero essere confrontate con il database nazionale americano. E le nuove testimonianze getterebbero anche una luce diversa (e inquietante) su chi avesse un vero movente per uccidere il figlio di Anthony Pike. Chico era ricco di suo, non aveva problemi economici • «Langue nel carcere delle Everglades in Florida. Ha perso la libertà a quarant’anni, adesso ne ha 55. La famiglia si è trasferita alle Hawaii, lui parla ogni tanto coi figli, ma non li ha visti crescere. “Sono rimasto fortemente impressionato da quest’uomo innocente che riesce, dopo 15 anni di galera da innocente, addirittura a dare serenità a chi lo va a trovare”, dice Tacopina. Che dichiara di considerare inconcepibili l’inganno e la manipolazione usati dall’accusa nel caso Fortiۜ» [Ventura, Messaggero, cit.] • Nel dicembre 2019 al Palazzo dei Gruppi parlamentari a Roma è in programma un convegno dedicato al caso di Enrico Forti, con la partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro: «Sembrano esserci nuovi dubbi sul caso di Chico Forti, il velista e produttore televisivo italiano condannato all’ergastolo negli Stati Uniti. Da 20 anni si trova in carcere, ma dal giorno del suo arresto non ha mai smesso di dichiararsi innocente» [Francesca Bernasconi, Giornale] • Un guaio capitato alla persona sbagliata? C’è chi prende posizione. Nel 2020 gli viene dedicata una graphic novel di Chiod, che ricostruisce la sua vicenda. [Una dannata commedia, Fabio Galas, 2020] • Forti fu accusato di essere parte di un omicidio commesso durante l’esecuzione di altro crimine, ovvero la truffa di Forti ai danni di Anthony Pike, in quanto Forti si trovava nel luogo del delitto, come dimostrava la localizzazione del suo cellulare. Il movente era che Dale Pike, recandosi a Miami, volesse impedirgli di comprare l’albergo del padre in quanto Forti stava truffando Anthony Pike approfittando della sua demenza per ottenere il Pikes Hotel ad un prezzo irrisorio; inoltre Forti deteneva una calibro 22, come quella del delitto: prove che vengono ritenute esili indizi • Nonostante palesi violazioni dei diritti dell’accusato, non esiste più alcuna possibilità di revisione del processo. L’unica strada percorribile è il ricorso alla Convenzione di Strasburgo del 1983, in base alla quale una persona condannata in uno Stato diverso da quello d’origine, può ottenere di scontare la pena nel proprio paese, più vicino ai propri affetti. L’aspetto problematico è rappresentato dalla circostanza che la pena comminata dal Tribunale americano è quella dell’ergastolo senza condizionale, non prevista dall’ordinamento italiano. Una volta in Italia, dunque, Forti non potrà scontare la pena inflittagli negli Stati Uniti, ma occorrerà che, in sede di riconoscimento della condanna, la sanzione sia adattata alla legislazione nazionale. Di conseguenza, sono necessarie la massima intelligenza e la massima costanza da parte dell’Italia, nel condurre un’azione politica e diplomatica verso le autorità degli Stati Uniti. Dopo vent’anni da quella condanna iniqua, e dopo tanta indifferenza, sarebbe ora che, finalmente, la politica e la diplomazia italiane si dessero seriamente da fare». [Luigi Manconi, Sta] • Nel maggio 2012, Ferdinando Imposimato, all’epoca suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone – che in seguito ha abbandonato il caso – presentarono un rapporto al ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata che evidenziava le criticità del processo. Anche il successivo ministro degli esteri Emma Bonino espresse l’attivo interessamento del governo italiano sul caso Forti • «Il prigioniero più noto, che avrebbe già dovuto tornare in Italia, è Enrico Forti, detto Chico. L’italiano è da 22 anni in carcere negli Stati Uniti, condannato all’ergastolo fino alla morte. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, aveva annunciato l’imminente soluzione del caso con il trasferimento in patria e la pena da scontare nel nostro paese» [Fausto Biloslavo, Fatto, 3.2.2022]. • Il 19 gennaio 2022 in Parlamento, il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, dichiara che il caso «è complesso, non so quando potrà avere una soluzione» • «Le risposte sulla pagina Facebook degli amici del prigioniero oltreoceano sono inviperite: “Ma andateci voi in galera vergogna!!!! Per la Baraldini che era veramente colpevole siete andati con l’aereo di stato. Buffoni!!”» [Bilolsavo, cit.] • Per cinque volte la famiglia e gli amici hanno cercato di far riaprire il caso nello Stato della Florida, senza successo e attivato iniziative per ottenere almeno il trasferimento in un carcere italiano. Il 23 dicembre 2020 il governatore della Florida Ron De Santis, grazie all’interessamento del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e a quello della Farnesina, aveva firmato l’atto per il trasferimento di Chico Forti in Italia. La pratica dopo un anno e otto mesi non si era ancora finalizzata • «“Nonostante le piogge gelate e i portoni sbattuti in faccia, io confido nei ministri Luigi di Maio e Marta Cartabia. Perché un uomo o una donna senza parola non possono camminare a testa alta”. Percorrendo le tortuose vie della burocrazia penitenziaria riusciamo a metterci in contatto con Chico Forti tramite i suoi legali. Forti è attualmente impegnato in un programma per detenuti meritevoli di addestramento di ‘cani difficili’ destinati a impieghi socialmente utili o all’adozione. “Spesso riscopro me stesso in Chutney, il mio golden retriever. Nel suo viaggio sulle montagne russe, con alti e bassi, piroette incluse – racconta –. Chutney è passato da candidato all’eutanasia, al cane più amato, re indiscusso di questa intera colonia penale”. Alla madre di tutte le domande, come sei riuscito a resistere a testa alta per oltre due decadi in un inferno?, mostra disarmante perentorietà: “La mia risposta è sempre la stessa, sopravvivo ritrovando me stesso, mantenendo i miei principi, la mia integrità, confidando nella giustizia suprema e nei milioni di italiani che mi sono vicini. Oltre alla solidarietà di una Nazione, ho ricevuto il dono delle visite, cito tra le più recenti la famiglia Bocelli, Andrea, Veronica, Matteo e Virginia, e ancora Marco Mazzoli (veterano dello Zoo di 105) assieme alla moglie Stefania che con i loro j’accuse a squarciagola, hanno creato con Jo Squillo la vera pen¸isola dei famosi”» [Francesco Semprini] • Nel corso del question time dell’1° giugno 2022 in cui il parlamentare di Forza Italia Ruggieri ha chiesto chiarimenti a Di Maio, il titolare della Farnesina ha spiegato che «il dipartimento di Giustizia Usa ha sottolineato la serietà e la genuinità delle garanzie fornite dall’Italia (compresa la ministra Cartabia) al governatore De Santis che è chiamato a confermare l’autorizzazione del 23 dicembre 2020 e sciogliere definitivamente la riserva sul trasferimento di Chico Forti in Italia» • Gianni Forti, lo zio di Chico, non si dà pace: «Dopo Di Maio, del caso si è occupato anche il ministro della Giustizia Cartabia che aveva avuto assicurazioni dagli americani. Il 5 ottobre scorso il primo ministro Draghi ha parlato della vicenda con Biden ma non ci sono stati sviluppi. Vogliamo capire cosa ostacola il ritorno di Chico in Italia». • Lui intanto si trova sempre nel carcere di massima sicurezza nei pressi di Miami • L’ordine di trasferimento arriva nel marzo 2024: «“C’è questa stanza con un telefono che squilla. Io rispondo e la voce dall’altra parte mi dice che è Giorgia Meloni. Non l’ho nemmeno fatta parlare e ho cominciato a dirle che la ringraziavo molto per quello che lei e tutti voi stavate facendo. L’ho riempita di parole. Lei mi lascia parlare e alla fine mi dice: il governatore ha appena firmato l’ordine di trasferimento. E lì sono crollato dall’emozione”. […] Lui da mesi dorme un’ora e mezza a notte per scrivere un libro che racconta la sua vita. La parola fine la scriverà in Italia» [Giusi Fasano, Cds, 3.3.2024] • Dopo una lunga trattativa diplomatica, il 1º marzo 2024 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la visita in USA, ha annunciato l’accordo di trasferimento di Chico Forti in Italia per scontare la sua pena. Dopo che ad aprile il tribunale di Trento ha riconosciuto e confermato la sentenza e dopo essersi dichiarato colpevole, è arrivato in Italia, all’aeroporto di Pratica di Mare, accolto dalla stessa presidente del Consiglio Meloni • Suscita polemiche l’accoglienza di Meloni in aeroporto e il trasferimento del detenuto a Roma sull’aereo di Stato. Il 18 maggio 2024 è stato trasferito nel carcere Montorio di Verona. Nuove polemiche: il deputato meloniano Andrea Di Giuseppe va a trovarlo in carcere, scoppia un putiferio per un loro selfie scattato all’interno dell’istituto di pena. Nel carcere di Verona, c’è aria di rivolta contro Chico Forti, che, a detta degli altri detenuti, è trattato come un privilegiato. Anche i secondini protestano • Chico Forti ha ricevuto dal giudice il permesso per visitare a breve, a Trento, la sua famiglia, in particolare suo zio e sua madre 96enne. «Già tra qualche mese Chico Forti potrebbe chiedere la libertà vigilata e quindi uscire dal carcere di Verona. Lo spiega l’avvocato Michele Dalla Vedova che, insieme a Carlo Dalla Vedova, assiste l’ex velista» [Priolo, Mess, 21.5.2024]. Il permesso arriva in tempi record: il 22 maggio, dopo 16 anni Chico Forti riabbraccia la madre a Trento. «Com’è andato l’incontro? “Bene, grazie”, la sua risposta ai cronisti rimasti fuori ad attenderlo» [Prune, Dago, 22.5.2024] • «Chico è innocente. Chiedo l’immediato rilascio»: una lettera di Bradley Pike, fratello di Dale (vittima di Forti, ndr)» viene letta nel corso della trasmissione Quarto Grado. Non è la prima volta che il fratello di Dale scagiona Chico Forti, lo aveva già fatto nel 2020 scrivendo al governatore della Florida • «Chico Forti avrebbe chiesto a un detenuto del carcere di Montorio, a Verona, di contattare qualche ‘ndranghetista per mettere a tacere il giornalista Marco Travaglio, l’opinionista Selvaggia Lucarelli e una terza persona. Un’accusa pesante, che a luglio spinse la procura di Verona ad aprire un fascicolo d’indagine. A Forti non sarebbe piaciuto il titolo del Il Fatto Quotidiano sul suo rientro in Italia – “Benvenuto assassino” – e, in generale, le critiche mosse dai due giornalisti. L’indagine preliminare però – come riportato dal quotidiano Libero– si è conclusa con un’archiviazione, senza indagati né reati» [Cds 20.12.2024] • Chico Forti resta in carcere: il Tribunale di sorveglianza di Verona il 17 settembre 2025 ha respinto la sua istanza per ottenere la libertà condizionale con queste motivazioni: «il detenuto non appare in alcun modo sensibile rispetto al dolore cagionato sia alla famiglia delle vittime sia alla sua». Uno dei suoi legali, l’avvocato Carlo Dalla Vedova ha annunciato che contro il provvedimento valuteranno il ricorso in Cassazione • Quattro mesi dopo cambia tutto. La richiesta per i permessi di lavorare all’esterno è stata fatta dalla direttrice del carcere di Montorio Maria Grazia Bregoli (che ha assunto l’incarico a inizio 2025) e il Tribunale di Sorveglianza stavolta ha detto sì. «Chico esce, può uscire», conferma don Carlo Vinco, garante dei detenuti per il comune di Verona. «È stato riconosciuto il lungo percorso fatto» • A fine 2025/inizio 2026, dopo 27 anni di detenzione tra Stati Uniti e Italia, gli viene concesso l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario: il permesso di lavorare e svolgere attività di volontariato all’esterno in regime di semilibertà. Il detenuto (66anni), si dedica a un corso di formazione come pizzaiolo, fa volontariato e insegna windsurf ai disabili: potrà così coltivare una delle sue passioni, dando lezioni di questo sport a Malcesine (Verona), sul Garda. A decidere se Chico Forti potrà lasciare il carcere in regime di libertà condizionale sarà la Corte di Cassazione a cui hanno fatto ricorso i suoi difensori.
Amori In America divorziò dalla prima moglie italiana. Nel 1992 si sposa con la modella Heather Crane, conosciuta quando l’ex produttore decise di cercare fortuna Oltreoceano. Con lei ha avuto tre figli, Savannah Sky, nata nel 1994, Jenna Bleu, nata nel 1996, e Francesco Luce, arrivato nel 1998, lo stesso anno in cui sono iniziati i suoi guai giudiziari. La famiglia vive in un appartamento nell’esclusivo quartiere di Williams Island, nella parte nord di Miami. Heather Crane è la sua più grande sostenitrice da quando nel 2000 l’uomo è stato condannato all’ergastolo in Florida per omicidio. Ex miss America Occidentale (nel 1990) e modella, ha affrontato una serie di sfide da sola, inclusa la responsabilità di crescere i loro tre figli. Vivono attualmente a Honolulu, Hawaii • «La primogenita, Savannah Sky, è la più riservata tra i fratelli. Jenna Bleu, nata nel 1996, lavora come agente immobiliare alle Hawaii. È sposata con Ezekiel Lau, un surfer di origine hawaiana, e ha un figlio. Jenna è attiva su Instagram, dove condivide moltissime foto con il marito e con il suo bambino. Il terzogenito Francesco, nato nel 1998, condivide la passione del padre per la vela e il surf. Su Instagram, dove usa il nickname Nacho, Francesco pubblica molti scatti in spiaggia e in costume. È legato sentimentalmente a una ragazza di nome Kyla» [Messaggero, 19.5.2024].
Titoli di coda Il percorso giudiziario si è concluso con l’espiazione in Italia, con possibilità di reinserimento graduale (lavoro esterno) pur restando formale la condanna all’ergastolo.