11 febbraio 2026
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Biografia di Rosaria Bindi detta Rosy
Rosaria Bindi detta Rosy, nata a Sinalugna (Siena), il 12 febbraio 1951 (75 anni). Politica (Eurodeputata tra il 1989 e il 1994; deputata alla Camera dal 1994 al 2018; 2 volte ministra, vicepresidente della Camera dal 2008 al 2013, presidente del Pd tra il 2009 e il 2013, presidente della Commissione parlamentare antimafia tra il 2013 e il 2018) • «Rosy Bindi è riconosciuta da amici e nemici come l’essere più cocciuto, diretto e tagliente della politica italiana. Morale squadrata con l’accetta come i suoi tailleur e lingua lunga in misura inversamente proporzionale ai capelli alla Sharone Stone, Rosy non le ha mai mandate a dire a nessuno» [Luigi Mascheroni, Giornale].
Titoli di testa «Fin da piccola sono stata iscritta all’Azione Cattolica, e io la considero come la mia seconda famiglia. Moro diceva una frase straordinaria: “il nostro destino non è realizzare la giustizia, è averne fame e sete tutta la vita”. Credo che questo senso del limite che ho imparato nell’Azione cattolica, mi ha guidata tutta la vita».
Vita «La famiglia di mio padre era democratico-cristiana, io conservo ancora in casa la tessera del partito popolare di mio nonno Paolo, mentre la famiglia di mia mamma era socialista» [a Le ragazze] • Il babbo Pietro, e la mamma Melfi «Sono stati molto bravi entrambi. Hanno vissuto per la famiglia. Ci hanno trasmesso quei valori fondamentali dell’onestà, della solidarietà, dell’amicizia, del rispetto»; Ha una sorella, maggiore, Paola «Siamo molto diverse, però ci siamo sempre volute molto bene (…) soprattutto dalla crescita, tra noi c’è una bella solidarietà» [ibid.] • «Durante la mia infanzia sono stata molto da sola, e mi sono fatta anche tanti amici immaginari. E ci parlavo, con loro. Tipo Marcellino pane e vino» [Le ragazze] • È vero che da bambina giocava a celebrare la messa? «Sì. La parte che preferivo era l’omelia (…) Il momento più politico [Vittorio Zincone, Sette] • Dai dieci ai venti anni? «La puntura del cuore. È il modo con cui i padri della Chiesa chiamano la conversione. La sentii nella parrocchia che frequentavo a Sinalunga» [ibid.] • «Proprio nel momento dell’adolescenza mi sono resa conto che la fede cristiana non era una teoria, ma una persona: era Gesù Cristo, il Vangelo, quello che lui aveva fatto» [Le ragazze] • Dica la verità, da ragazza non la faceva soffrire essere quella “intelligente ma...”? Tra i 14 e i 20 anni si desidera disperatamente essere in tutto e per tutto come gli altri. «Da ragazzi, è vero, si tende al conformismo e un po’ mi è costato discostarmi dai modelli. Non è stato semplice attraversare le varie fasi della vita... Però i miei compagni di scuola erano gran signori. In classe ero molto amata, e rispettata. Come rappresentante di classe prendevo voti a valanga». La politica, già allora. Ma non le è mai capitato di mettersi a piangere per una battuta cattiva di un compagno? «Una volta, avrò avuto 17 anni, uno della mia classe disse: “Certo, se la Bindi fosse bella quant’è intelligente, sarebbe miss Mondo”. C’era dell’affetto, nelle sue parole, mica del disprezzo. Mi intristisce dirlo, ma solo facendo politica ho incontrato persone che, per dirla con Arturo Parisi, più che uomini sono “maschi”» [Maria Latella, Cds] • «Io avevo già fatto una scelta di vita di non farmi una famiglia: ho pensato seriamente (…) a una forma di consacrazione, ho pensato di andare in convento» [ibid.] • Si diploma da ragioniera: «Perché non c’erano molte possibilità economiche in famiglia, così bisognava assicurarsi un diploma, perché eventualmente si andava a lavorare». Contemporaneamente assume sempre più impegni nell’Aci fino a diventare responsabile nazionale dei giovanissimi; particolarmente impegnata nell’organizzare campi scuola estivi [ibid.] • «Avrei voluto fare Sociologia a Trento, ma era il 1969, gli anni cruciali della contestazione studentesca e mio padre, democristianissimo, temeva che diventassi comunista. Mi mandò all’università della Confindustria, la Luiss, prima in Economia e Commercio e poi a Scienze Politiche» [Concetto Vecchio, Rep] • A 25 anni incontra Paolo VI, con lui apprende «cos’era il Concilio e cosa voleva dire appartenere alla Chiesa (…) Incontrare figure come Don Milani, Padre Balducci, avere come punti di riferimento Dossetti, La Pira… quelli sono stati anni straordinari» [Le ragazze] • Incontra per la prima volta il professor Vittorio Bachelet all’università, in una riunione per definire i piani di studio. Successivamente si conoscono meglio a Firenze, in occasione di un convegno dell’Aci dove sono entrambi dirigenti. «Successivamente seguii il suo corso di Scienze dell’amministrazione, preparai con lui la mia tesi (…) il cui argomento era la “Partecipazione amministrativa”, un tema innovativo in quegli anni, fui seguita non solo con attenzione ma anche con grande pazienza. Tutto ciò, poi, l’ho potuto riscontrare anche quando, all’interno dell’università, il mio ruolo cambiò e divenni sua assistente. Fu lui ad avviarmi alla vita accademica (...) Il professor Bachelet non lasciava “per strada” nessuno dei suoi studenti”» [Roberto Greco, Quotidiano del Sud] • Nel 1977 continua a collaborare con Bachelet in veste di ricercatrice, seguendolo all’università della Sapienza. Il 12 febbraio 1980 è accanto a lui sulle scale d’ingresso dell’università quando due membri delle Brigate Rosse lo uccidono: Qual è il flash che le è rimasto dentro? «Il grido disumano di Bachelet. L’odore di polvere da sparo che si spanse nell’aria. E il colpo di grazia alla nuca che sparò il secondo terrorista, Bruno Seghetti» Che giornata era? «Avevamo appena finito di fare lezione di diritto amministrativo nell’aula Aldo Moro. C’era stato un via vai di studenti insolito a cui lì per lì non diedi peso. Stavano spargendo la voce di un allarme bomba in facoltà. Probabilmente erano fiancheggiatori. Infatti, quando, con Bachelet a terra, corsi in cerca di aiuto trovai il deserto. Perfino il custode era sparito». Cosa ha pensato quando ha visto la terrorista arrivare? «Le ho sorriso, pensavo fosse una studentessa. Bachelet invece cambiò espressione, lui capì subito. Era stato molto amico di Moro, sapeva di essere nel mirino, ma non volle mai la scorta, per evitare altre morti innocenti» [Vecchio, cit.] • Come fece i conti con la paura? «Ho avuto per anni paura a prendere le scale. Ho smesso di fumare perché il fumo mi ricordava l’odore della polvere da sparo. Agli inizi ero afflitta dagli incubi. Ma me la sono cavata da sola. Mai preso una pasticca. Mai stata da un medico» • È vero che dopo la morte di Bachelet ha pensato di ritirarsi in un monastero? «Sì, è vero. Ma poi ho capito che le mura del mio monastero erano il mondo. Ho cercato di onorare la memoria del mio maestro nell’impegno politico. Come ho potuto» [Vecchio, cit.] • Per alcuni anni continua a fare la ricercatrice nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Siena; tra il 1984 e il 1989 è vicepresidente dell’Aci • Nel 1989 si iscrive alla Democrazia Cristiana «Cominciai a fare politica con la candidatura alle Europee in Veneto, nel 1989. Lo feci solo perchè Tina Anselmi, il mio principale punto di riferimento, aveva rinunciato al seggio e mi aveva promesso il suo appoggio. Io venivo dalla Toscana e non avrei mai vinto quell’elezione senza il suo aiuto» [Goffredo De Marchis, Rep] «Scadenza della presentazione delle liste per le Europee. Un giovane funzionario della Dc viene a Sinalunga per farmi firmare l’accettazione della candidatura. Aveva una Fiat 127 sgangherata del partito. Mi disse: “Ho poche ore per depositare la candidatura alla Corte d’Appello di Venezia. Se arrivo vuol dire che sei predestinata”» [Zincone, cit.] • Vince le elezioni e diventa europarlamentare. Sempre nello stesso anno, vive la caduta del muro di Berlino, e lo fa dal Sudafrica, in cui contemporaneamente osserva il crollo del muro del razzismo «quel giorno ero in viaggio e ho assistito, in uno stadio di Johannesburg, alla prima manifestazione autorizzata del partito di Mandela. Un momento di compimento straordinario dei sogni giovanili» [Le ragazze] • Allo scoppio di Tangentopoli, da segretaria Dc veneta, prende decisioni estremamente drastiche: in una storica assemblea ad Abano Terme del 1993 pronuncia un discorso durissimo, dove annuncia «la destituzione dei membri di partito inquisiti e dei vecchi capi corrente» proclamando la nascita del «partito popolare veneto» e dichiarando estinta la Democrazia cristiana. Vi furono polemiche fortissime all’interno del partito ma in fondo si può dire a distanza di più di vent’anni che la fine della Dc iniziò proprio ad Abano per mano di quella che i giornali cominciarono allora a chiamare “la pasionaria di Sinalunga”» [Massimo Bordin, Foglio] • Aderisce al Partito Popolare Italiano, con un ruolo di punta. Memorabili gli scontri feroci quando il segretario Rocco Buttiglione tentò di spostare il partito a destra: in una riunione i due arrivarono quasi alle mani, con lo stesso Buttiglione che salvò la vita di Bindi quando una consigliera regionale tentò di strozzarla [Giancarlo Perna, Giornale] • Eletta alla Camera nel 1994 tra le fila del Ppi, partecipa alla fondazione dell’Ulivo, e due anni dopo viene chiamata dal neo presidente del consiglio Prodi a guidare il dicastero alla Salute • «Da ministra della sanità, cosa ho fatto se non cercare di inverare la riforma sanitaria del 1978, che portava la firma di Tina Anselmi, stravolta negli anni ’80 dalle riforme De Lorenzo?» [Le ragazze] • La sua riforma del 1999 coinvolge tutto il sistema sanitario nazionale, a cominciare da una più stretta regolamentazione del rapporto tra la sanità pubblica e quella privata. Riterrà che parte dei suoi sforzi siano stati vanificati dall’operato del presidente della Regione Lombardia Formigoni, con il quale polemizza accesamente [a Peter Gomez, La confessione] • Sempre nel suo mandato da ministra si trova a gestire il caso Di Bella: sotto enormi pressioni dell’opinione pubblica è suo malgrado costretta a cedere e ordina un’irrituale sperimentazione del protocollo oncologico senza basi scientifiche. Sperimentazione che decreterà l’inefficacia della cura [Margherita De Bac, Cds] • Rieletta nel 2001, aderisce al gruppo della Margherita «torna a ingaggiare un’aspra battaglia contro il nuovo esecutivo guidato dal Cavaliere. È tra le figure più detestate dai rappresentanti della Casa delle libertà, che la considerano una terribile catto-comunista, portatrice di una visione rigorista, austera e punitiva della politica, insofferente verso la vita mondana e amante delle riunioni nelle parrocchie toscane, dei dibattiti alle feste di partito e alle sagre popolari. L’intolleranza che attira su di sé nel centro-destra va al di là dei confini squisitamente politici e irrompe nel terreno dell’immagine, dei gusti personali, dell’essere donna nel palcoscenico pubblico» [Edoardo Pretti, Linkiesta] • Rieletta nel 2006, viene nominata Ministra della famiglia. Incarico che la vede affrontare un «tema che coinvolge forme di convivenza innovative, comprese quelle omosessuali, da tempo al centro di richieste di riconoscimento giuridico. Su questo versante rivela una notevole apertura al confronto impegnandosi per l’istituzione dei Dico. (…) Così Rosy ricorda quella travagliata esperienza: “Certo che ho sofferto, che ho avuto paura di dannarmi l’anima. Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi credo possano rappresentare semi di bene” La sua disponibilità al confronto trova tuttavia un limite insuperabile nelle sue radicate convinzioni: “Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. Non sarei mai favorevole al riconoscimento del matrimonio fra omosessuali: non si possono creare in laboratorio dei disadattati. È meglio che un bambino cresca in Africa”» [ibid.] • «La nota pastorale della Cei sui Dico; che può essere sintetizzata in tre aggettivi: “inaccettabile e pericoloso” il Ddl, e “insuperabile” la differenza uomo-donna. (…) Rosy Bindi rivendica l’autonomia dei credenti: “Con una coscienza limpida, il cattolico è chiamato a muoversi con discernimento di fronte alle sue responsabilità pubbliche” [Gian Enrico Rusconi, Stampa] • Sotto il fuoco incrociato della Chiesa che organizza il primo, partecipatissimo Family Day, e l’ala sinistra della coalizione, che trova i Dico confusionari e insufficienti, il Ddl viene abbandonato e cancellato con il ritorno al governo del centrodestra [Cds] • Nel 2007 partecipa come membro fondatore alla nascita del Pd, decidendo di concorrere alle primarie contro l’ultra-favorito Walter Veltroni. «Questa corsa mi sembra un po’ viziata». Da quando? «Dall’inizio. E’ cominciata con un concorrente unico, che si è presentato come il candidato di tutti. (…) Non era affatto previsto che ci fossero competitori. Solo dopo s’è addirittura invocata una pluralità di candidati» [Stampa] • Dopo una campagna elettorale in cui non risparmia stilettate, arriva seconda con 13,8 per cento dei voti [Cds] • L’anno successivo viene designata come Vicepresidente della camera • Nel 2009 viene eletta presidente del Pd. Nello stesso anno ha un diverbio televisivo con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da lei accesamente criticato per il suo operato durante il tentativo di ottenere l’approvazione del Lodo Alfano. Berlusconi la attacca e conclude il suo intervento citando una battuta pronunciata da Vittorio Sgarbi molti anni prima: «Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente» al che Bindi risponde: «Sono una donna che non è a sua disposizione» Cosa ha provato quando l’ha sentito dire una cosa del genere? «Guardi, non lo so perché mi è venuta fuori questa risposta così bella (…) Evidentemente ci sono quelle cose spontanee e giuste che vengono fuori al momento giusto. Tra l’altro (…) eravamo in differita, per cui delle due l’una: o Vespa aveva costruito tutto in anticipo, perché non eravamo stati avvertiti che avrebbe telefonato Berlusconi, oppure Berlusconi era in grado di seguirci in differita» [Gomez, cit.] • Il diverbio suscita un grande clamore (anche all’estero) aprendo una serie di dibattiti sul ruolo della donna in politica e nella società, sul maschilismo, sull’importanza dell’aspetto fisico [Cds] • Nel 2012 viene indicata dal deputato e tesoriere della Margherita Luigi Lusi, sotto indagine per appropriazione indebita dei fondi del partito, come beneficiaria di alcuni bonifici (usati per pagare la campagna elettorale di tre candidati «bindiani», e più nello specifico le spese di cancelleria, carburante, ricariche telefoniche) [Report] • Bindi querela Lusi per diffamazione, e la sua estraneità ai fatti verrà riconosciuta in tribunale [Ansa] • Nel 2013, quando comincia la scalata di Matteo Renzi alla segreteria, si schiera dalla parte del segretario di partito Pierluigi Bersani, presentandosi subito come una delle più accese avversarie dell’ex sindaco di Firenze, a partire dal mettere in dubbio che egli possa, per statuto, partecipare alla competizione. Il duello tra i due continua ancora oggi (con Bindi che critica il Pd per la sua mancata analisi dell’esperienza renziana e la permanenza nel partito delle sue correnti) [Vecchio, cit.] • Nello stesso anno, alla mancata elezione di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica, si dimette da Presidente del Pd, e viene eletta presidente della Commissione parlamentare antimafia. «L’Antimafia è stata una bellissima esperienza, ho imparato tante cose. La porterò nel cuore come una delle cose più belle che mi ha regalato la politica. E ho capito quanto non avessi capito prima, che per sconfiggere le mafie non bastano le buone leggi, i bravi magistrati, i bravi carabinieri, che non sono sufficienti neanche gli eroi. L’Italia, per combattere le mafie e la corruzione deve avere dei cittadini consapevoli della nostra costituzione e del valore della comunità». [Le Ragazze] • Il suo operato genera un enorme vespaio politico quando, alla vigilia delle elezioni regionali del 2015, presenta a sorpresa una lista di candidati «impresentabili» con precedenti penali in atto. Le polemiche sono roventi, in particolare da parte del candidato in regione Campania Vincenzo De Luca, che, dopo essersi augurato la sua morte, le fa causa per diffamazione (perdendo) [Fatto] • Nel 2018, per la prima volta dopo 24 anni, rinuncia a ricandidarsi: «Perché non mi sono ricandidata nel 2018? Non avevo votato in parlamento praticamente nessuna delle leggi renziane: Jobs Act, Buona scuola, Sbloccacantieri. Potevo presentarmi agli elettori dicendo: “votateci perché abbiamo fatto cose buone?”» [Gomez, cit.] • Tornata a Sinalugna si dedica alla teologia, ai viaggi, alle conferenze e agli incontri scolastici antimafia, al mondo dell’associazionismo e del volontariato. Contemporaneamente continua a osservare la politica e soprattutto l’andamento del Partito Democratico, di cui auspica uno scioglimento, nel senso di un superamento di sé stesso e dei suoi limiti, con una maggiore apertura a un elettorato progressista che non si sente rappresentato [Tagadà] • Nel dicembre del 2025 accetta di dirigere il comitato per il No al referendum sulla giustizia [Tommaso Labate, Cds].
Curiosità Cantante preferito: De Gregori [Cds] • Fan di Beautiful e di Centovetrine [Federico Novella, Giornale] • «La vera debolezza, la grande trasgressione di Rosy è in effetti la velocità al volante, correndo ella come una pazza». Ha posseduto auto Bmw e Audi [Filippo Ceccarelli, Rep] • «Ho portato i calzettoni fino a sedici anni. Il che non mi impediva di andare alle feste. Ballare mi è sempre piaciuto» [Latella, cit.] • «La montagna, la mia vera grande passione: il luogo delle ascensioni in cordata, ma anche di quelle spirituali» [Le ragazze].
Amori Nessun amore è andato a buon fine, «ma un amore non corrisposto non l’ho mai preso in considerazione (…)» Un amore corrisposto lo ha portato in casa: «Mia nonna era innamorata di quel ragazzo perbene con gli occhi azzurri» [Mariella Venditti, A] • Ha ammesso l’esistenza di due fidanzati (tre per le amiche): «C’è stato anche un amore adulto, nella pienezza dell’età, a 30 anni. Era un collega dell’università. Per un po’ è sembrato possibile, ma non ha funzionato. Non è stato abbastanza travolgente da farmi dire: “Rinuncio a Dio e mi rivedo tutta l’esistenza”. Non era la persona giusta e ho potuto rinnovare con serenità la mia scelta di vita. Il sesso? Certo che mi manca. Le rinunce valgono per le cose che ci piacciono, mica per quelle che ci fanno schifo. Però, al buon cibo e al buon vino non riesco proprio a rinunciare...» [Stefania Rossini, Espresso].
Titoli di coda «Ho avuto tanto, anche se ho tribolato sempre, e nel complesso, tra il dire e l’avere, forse ho più avuto, perché mi accorgo che la gratitudine supera i prezzi pagati... ma forse a ben guardare non è neanche vero, perché alla fine tutto si pareggia: ricevi quello che dai e dai quello che ricevi... però non c’è dubbio che io sia in maggior misura grata di quanto non sia addolorata e affaticata» [Antonello Capurso, Foglio].