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 2026  febbraio 12 Giovedì calendario

Biografia di Anders Behring Breivik

Anders Behring Breivik, nato a Oslo, capitale della Norvegia, il 13 febbraio 1979 (47 anni). Autore della strage di Utøya del 22 luglio 2011 (77 morti, quasi tutti minorenni).
Vita Suo padre Jens, diplomatico esperto di economia, elettore del Partito Laburista norvegese, si separò da sua madre Wenche e lasciò la famiglia quando Anders aveva un anno e mezzo. Wenche è una donna «sola, nessuna inclinazione alla socialità, iper-maltrattata da bambina» [Pietro Barbetta, Doppio Zero] • Quando Anders aveva 5 anni, passò le vacanze estive con il padre: «Due settimane molto belle. Lui stava bene, sembrava che si divertisse davvero» ha ricordato il padre Jens. «In quel periodo Jens tentò anche di ottenere la custodia del bambino: a casa non c’era molta serenità. La madre era una donna violenta, le vennero attribuiti anche comportamenti sessualmente ambigui verso il figlio. Che uno psicologo descriveva come “un bambino dal sorriso strano, un sorriso che non sembra scaturire dall’emozione”. Venne persino ventilato l’affidamento di Anders ai servizi sociali. Non ci fu nulla da fare: “Io avrei voluto crescerlo, ma Wenche aveva ottimi avvocati”. Quando nella prima adolescenza andò temporaneamente a stare con il padre a Parigi, Anders era già stato etichettato a scuola come “elemento difficile”. […] Ascoltava rap e frequentava una gang. Eppure Jens lo ricorda come un periodo “molto piacevole: di politica non si parlava mai, e non percepivo in lui sentimenti anti-islamici. Anzi, aveva un caro amico musulmano. Anche se, a un certo punto, si sono persi di vista”» [Ron Liddle, Vanity] • Lei ha incontrato e intervistato sua madre. Quali elementi ha aggiunto alla sua indagine? «La sua ricostruzione dell’infanzia di Breivik e la sua totale rimozione dei momenti difficili di quegli anni. […] Hanno uno strano rapporto tra loro, molto intimo, ma al tempo stesso molto distante» [la giornalista norvegese Åsne Seierstad, che ha scritto un libro sulla strage, a Riccardo Michelucci, Avvenire] • Giocava spesso ai videogiochi «sparatutto» • «Tenta la carriera nel partito di destra, lo fa organizzando propaganda e pubblicità proprie, a favore del partito, sui social network, ma il partito non gradisce, sembra considerarlo megalomane, gli blocca ogni possibilità di carriera, allora entra in crisi e diventa giocatore patologico, rinchiuso nella sua stanza, dipende da internet. Poi si apre la possibilità di entrare nella massoneria, ci prova, ma fallisce di nuovo. Quando l’occasione della massoneria si presenta, Anders è ormai stanco, se ne sta rintanato in casa con i suoi giochi da computer» [Barbetta, cit.] • «Celibe, cristiano e conservatore, si definiva lui sulla pagina del social network. La scelta delle informazioni pubblicate e le sue foto in posa, levigatissime, fanno quasi pensare a un progetto narcisista, lucido pur nella follia. Era orgoglioso di far conoscere la sua passione per videogiochi come World of Warcraft o Modern Warfare, per libri come 1984 di George Orwell, Il processo di Franz Kafka e Il principe di Niccolò Machiavelli. Fra i suoi interessi, la caccia, il body building e la massoneria. Il ritratto di una persona tradizionalista, con interessi culturali. Ma oltre alle foto, la nota stonata è nella voce “amici”, completamente vuota. […] La stampa norvegese ha scoperto la sua affiliazione in un gruppo di tiro, che gli permetteva di tenere armi legalmente registrate» [Giampaolo Cadalanu, Rep] • Prima della strage, che preparava dal 2009, scrisse sul suo diario: «Chissà che faccia faranno quando mi vedranno vestito da poliziotto» • Oslo, 22 luglio 2011. «Esce dall’appartamento di sua madre dicendole che sarà di ritorno all’ora di cena, poi si mette alla guida del camioncino dove ha stipato il potente ordigno che ha preparato ispirandosi a un video di al Qaida trovato su internet» [Michelucci, cit.] • «Utøya è un isolotto coperto di pini che poche centinaia di metri di acqua immobile separano da un piccolo molo di pietra sulla terraferma, a tre quarti d’ora dal centro di Oslo. Da questo molo, il 22 luglio 2011, Anders Breivik, 32 anni, si imbarca sul piccolo traghetto, spacciandosi per un poliziotto. Ma non è un poliziotto. Ha un fucile semiautomatico Ruger Mini-14 caricato a pallottole dumdum, cioè a espansione, cioè progettate per esplodere all’interno del corpo lasciando, in uscita, ferite devastanti, aperte e incurabili. Dagli auricolari del suo iPod tuona, in riproduzione continua, Lux Aeterna. A Utøya, i giovani attivisti del Partito Laburista si stanno godendo il loro annuale campeggio estivo. Breivik li abbatte con il Ruger uno dopo l’altro, con la musica a tutto volume per non sentire le urla e le implorazioni di pietà. Dopo aver colpito qualcuno va a controllare che sia morto, e se non lo è gli spara di nuovo. In questo modo massacra 69 ragazzi: Sharidyn Svebakk-Bøhn, la più giovane, ha appena 14 anni. Qualche ora prima, Breivik ha parcheggiato la sua auto davanti all’ufficio del primo ministro, nel centro di Oslo, e fatto detonare una bomba nascosta nel bagagliaio, uccidendo altre otto persone. 77 morti, 319 feriti: per un terrorista solitario, è l’attacco più sanguinoso che si ricordi. Inizialmente, tutti pensano che l’attentato sia di matrice islamica: si parla di Al-Qaeda, si teme che sia solo l’inizio. Quando si scopre la verità, c’è quasi sollievo: non sono stati i jihadisti, è solo un norvegese malato di mente» [Liddle, cit.] • Racconta un sopravvissuto che Breivik canticchiava a bocca chiusa in mezzo ai cadaveri • Quando la polizia arrivò sull’isola, «i giovani sopravvissuti erano terrorizzati perché avevano scambiato gli agenti per altri killer, compagni di Breivik. «Un ragazzo ha gridato “Papà!” mentre cercava di scappare, ha raccontato un agente in udienza. Mentre lo arrestavano, ha raccontato il sovrintendente di polizia, la preoccupazione principale dell’assassino era per un po’ di sangue che gli usciva da un indice tagliato. “Gli ho detto: ‘Non avrai nessun cerotto da me’. Guardati intorno: ci sono morti e feriti ovunque”, ha raccontato il signor Gaasbakk. Ha poi ricordato che Breivik disse: “Non siete voi il mio obiettivo. Vi considero fratelli. Questo è un colpo di stato: devo salvare la Norvegia dall’islamizzazione”. Un altro agente di polizia, Oerjan Tombre, ha riferito al tribunale che Breivik, spogliato della sua finta uniforme da poliziotto, mentre si preparavano a scattargli delle foto si mise in posa come “un culturista”. Ha anche riferito della preoccupazione di Breivik per la ferita al dito e della sua preoccupazione di non aver bevuto abbastanza. Alla fine, al pluriomicida confesso vennero dati un cerotto e una bevanda» [Bbc] • Il processo iniziò il 16 aprile 2012, nell’aula 250 del tribunale di Oslo. Deposero 150 testimoni • «Si sono raccolti sotto la pioggia nella piazza della capitale più vicina al tribunale, la Youngstorget, davanti alla sede del Partito laburista; qui tutti insieme hanno cantato una canzone molto popolare nel Paese, Bambini dell’arcobaleno (Barnav regnbuen), proprio perché sapevano che era la più odiata dall’assassino. […] Breivik in questi giorni di processo si è sempre mostrato freddo, sciogliendosi in calde lacrime solo davanti al proprio video propagandistico e viceversa scaldandosi davanti alla prima perizia psichiatrica, che diagnosticava una schizofrenia paranoide. […] È questa l’ipotesi che lo turba di più, come lui stesso ha ammesso due giorni fa, perché di fatto “delegittimerebbe” il suo pensiero» [Eva Alberti, Libero] • Non si è mai dichiarato pentito • Si è fatto fotografare in manette con una polo Lacoste: il marchio si è subito dissociato • Chiamato a testimoniare, disse «di essere di solito una brava persona, ma che aveva represso le sue emozioni per compiere gli attacchi. […] Prima di sparare alle sue prime vittime, disse di aver sentito “cento voci” nella testa che gli dicevano di non farlo. Ma dopo quel momento di esitazione, sparò a due persone alla testa e proseguì senza più esitare» [Bbc] • Aveva già spiegato le motivazioni del suo gesto in 2083 - Una dichiarazione di indipendenza europea, un «manifesto» di più di 1.500 pagine pubblicato in internet. «Dopo il massacro, le letture di quel delirio schizzarono al cielo: e con loro, sui social, gli attacchi anti-islamici dei suoi concittadini. La maggioranza dei norvegesi reagì con la tradizionale compostezza, ma una minoranza isterica si era risvegliata. Proprio perché la paranoia è “psichicamente contagiosa”, infetta i gruppi di cittadini dalla mente più fragile e sguarnita» [lo psicoanalista Luigi Zoja, Mess] • «Tra le definizioni che Anders Breivik si è dato c’è quella di “cristiano culturale”» [Armando Torno, 2011 Cds], ma in seguito cambiò idea e in una lettera al quotidiano norvegese Dagen scrisse: «Non sono e non sono mai stato cristiano» e che ci sono poche cose al mondo che sono più «patetiche della figura di Gesù e del suo messaggio» • «Ha spiegato di aver ucciso i giovani sull’isola di Utøya per salvare la cultura norvegese ed europea. Ma quando è stato chiamato a rispondere di fronte al tribunale su quali valori intendesse salvare, non ha saputo cosa rispondere. Si è trovato in grave difficoltà a parlare della cultura norvegese, non ha fatto altro che sproloquiare» [la giornalista norvegese Åsne Seierstad] • Citò anche la serie tv Sex and the City, dicendo che «Samantha e Carrie facevano sesso con centinaia di uomini, la nostra società va protetta da questa malattia», e i pessimi piazzamenti della Norvegia negli ultimi Eurosong • Una prima perizia lo dichiarò incapace di intendere e di volere. «“È un narcisista”, mi spiega lo psichiatra Agnar Aspaas, che ha firmato la perizia dopo una lunga serie di colloqui e test. “E poi ha una specie di complesso di superiorità, e una totale mancanza di empatia, pur nella consapevolezza del dolore che le sue azioni hanno generato. Ma il narcisismo viene prima di tutto. Ha presente come si è conciato per presentarsi in tribunale, con la divisa e le medaglie? Voleva che la gente lo ammirasse”» [Liddle, cit.] • Una controperizia lo ha dichiarato pienamente capace di intendere e di volere, pur riconoscendolo affetto da disturbo narcisistico della personalità • Il 24 agosto 2012 è stato condannato a 21 anni di carcere, il massimo previsto dal codice penale norvegese, prorogabili di altri 5 anni per un numero indefinito di volte qualora, a pena scontata, fosse ancora ritenuto socialmente pericoloso • Come prevede il codice penale norvegese, «il direttore del carcere sta cercando dei volontari disposti – dietro congruo compenso – a tenere compagnia a Breivik, fare conversazione, giocare a scacchi, fare sport. Occorre costruirgli intorno una comunità di “personale di compagnia” che sappia gestirlo in modo professionale. E che sia tetragona ai suoi sermoni» [Marina Verna, 2012 Sta] • «Viene spostato da un carcere all’altro. I secondini lo trovano insopportabile perché blatera senza sosta, chiede un trattamento migliore, protesta e si lamenta. E straparla di politica» [Liddle, cit.] • Nel 2012 il giornale norvegese Dagbladet rintracciò una ragazza bielorussa, indicata con il nome di copertura Natasha, che diceva di essere stata fidanzata di Breivik. I due si sarebbero conosciuti tramite un’app nel 2005, lui sarebbe andato a trovarla a Minsk e poi l’avrebbe portata con lui a Oslo. Lei ha raccontato che Breivik non la rispettava, che non c’era «chimica» e che non riuscivano a comunicare, che lui raccontava ai conoscenti che sospettava che lei volesse solo i suoi soldi • 12.118 euro: media del costo mensile per detenuto dell’istituto di pena di Halden, dove Breivik era rinchiuso nel 2013 [Maghdi Abo Abia, Giornalettismo] • Nel 2013 sua madre morì di cancro. Prima che morisse, a Brievik venne concesso di incontrarla in carcere e di darle un abbraccio. Gli venne negato di partecipare ai funerali • Nel 2013 venne respinta la sua richiesta di iscriversi ad un corso di laurea in scienze politiche, perché «non sufficientemente qualificato», spiegò il rettore dell’università di Oslo Ole Petter Ottersen. Ma nel 2015 la sua richiesta venne accolta perché, fecero sapere dall’università, Breivik aveva infine conseguito «i requisiti necessari» • Scrive il Corriere nel 2015: «Il Daily Mail dice che ha 26 anni, si chiama Madeleine, è bionda e svedese. Sta con lui [Brievik] da 8 anni, anche se non si sono mai visti: il loro amore è nato per lettera e continuano a scriversi. Dice: “Amo Anders per quello che è, non per quello che ha fatto. È l’unica persona che io abbia mai amato. Lo aspetterò per tutto il tempo che ci vuole. Non è un uomo violento: è gentile, paziente, intelligente, divertente e mi dà coraggio. Voglio che il mondo lo sappia”. La ragazza per questo suo sentimento ha ricevuto minacce di morte» • Nel 2016 fece causa alla Norvegia perché riteneva che l’isolamento carcerario in cui era tenuto violasse i suoi diritti umani. Vinse una prima fase del processo, ma le accuse furono poi respinte in appello • Nel 2017 cambiò legalmente il suo nome in Fjotolf Hansen: Hansen è uno dei cognomi più comuni in Norvegia, ma il suo avvocato si rifiutò di condividere le motivazioni del cambio di nome riferitegli dal suo cliente • Dal 2022 è detenuto nel carcere di Ringerike. «Secondo l’agenzia di stampa norvegese Ntb, Breivik dispone di più stanze su due piani, tra cui una cucina, una sala tv con console per videogiochi e una palestra attrezzata. Gli è stato anche concesso di tenere una gabbia con tre pappagalli. Secondo lo stato, l’isolamento di Breivik è motivato sia dalla sua pericolosità sia dalla necessità di proteggerlo dagli altri detenuti» [Afp] • Nel 2022 e nel 2024 fece per due volte richiesta di essere scarcerato in libertà vigilata. nel 2022 si presentò a un’udienza in cui si sarebbe discusso della sua richiesta con la testa rasata e fece il saluto nazista, nel 2024 portò in tribunale un poster con un messaggio politico e si presentò con i capelli rasati a formare la lettera Z, simbolo dell’aggressione russa. Entrambe le volte la scarcerazione gli fu negata • Nel 2024 fece nuovamente causa alla Norvegia per le condizioni di detenzione, da lui ritenute disumane. Le accuse vennero nuovamente respinte • Nel 2025 ha cambiato ancora nome, in Far Skaldigrimmr Rauskjoldr av Northriki, un richiamo alla mitologia norrena.
Lettere «Dal carcere si è preso la briga di inviare un saluto manoscritto a tutti, i sopravvissuti al suo massacro […]. Breivik ha inviato missive di propaganda anche a qualche parlamentare, qualche parente delle vittime, padri o madri che hanno perso un figlio o una figlia. Ne ha inviate ai giovani membri della sezione giovanile del Partito Laburista, a qualche figura pubblica. […] Nel 2016 le autorità del carcere di Telemark erano già dovute intervenire sulla corrispondenza di Breivik, che in cinque anni aveva ricevuto e inviato circa 3 mila lettere, quasi tutti scambi con attivisti di estrema destra o neonazisti. Due anni dopo un’inchiesta del quotidiano Aftenposten rivelava che tanti sopravvissuti della strage di Utøya ricevevano regolarmente messaggi di insulti e minacce. In tutto risultavano una quarantina di autori diversi, 29 furono identificati e arrestati» [Francesca Pierantozzi, Mess] • Dice la giornalista norvegese Åsne Seierstad, che nel 2016 ha scritto Uno di noi. La storia di Anders Breivik e del massacro in Norvegia (Rizzoli): «Lui scrive moltissimo, in generale. Anche prima della strage, il suo problema è sempre stato quello di non essere letto. Utøya è stato il lancio per il suo libro, l’unico modo per farsi leggere, e lui lo sapeva» [a Andrea Bajani, Rep] • In Norvegia «[noi giornalisti] non pubblicheremmo mai una lettera intera di Breivik sul giornale», scrivere per intero il suo nome «è una specie di tabù», si preferisce chiamarlo il Terrorista, e «nessun politico, su nessun giornale, ha mai messo in relazione il nome di Breivik con i musulmani che stanno chiedendo asilo da noi come dovunque in Europa. Lo Stato, su questo, è compatto» [ibid.] • «Quando guardando la tv ho saputo quello che aveva fatto, lo shock è stato tale che sono quasi svenuto» disse il padre di Breivik, Jens, nel 2012, quando viveva «con la moglie artista in una graziosa villetta circondata dai vigneti ai margini di un paesino della Provenza, lontanissimo dalla sua Oslo» e da tempo non aveva più contatti con il figlio. «Jens ha scritto una lettera al figlio in carcere. Più che una lettera, una domanda: “Perché?”. Anders gli ha risposto dopo parecchio tempo. “Ho avuto la sensazione che la risposta l’abbia scritta subito, ma che abbia aspettato quattro mesi prima di spedirla. Comincia con ‘Signor Breivik’”. Jens sospira. “È una lettera fredda, formale, non quella che mi aspettavo. Dice che è disposto a ricevere mie visite, ma solo se prima rinuncio alle mie idee socialdemocratiche e divento fascista. Usa proprio questa parola: ‘fascista’”. La lettera si conclude con ‘Cordialmente. Anders Breivik’”» [Riddle, cit.]. Jens poi scrisse il libro Min Skyld?, cioè: Colpa mia?.

Reazioni Un mese dopo la condanna, l’editore parigino De Roux pubblicò un libro di un redattore della casa editrice Gallimard, Richard Millet, intitolato Langue fantôme. Il libro conteneva un Elogio letterario di Anders Breivik (18 pagine che il Foglio tradusse il 30 agosto 2012), in cui lo stragista veniva descritto come «il sintomo della decadenza dell’occidente». «Il giorno dopo inizia una campagna per l’estromissione di Millet da Gallimard» [Giulio Meotti, Foglio] • Su Breivik lo scrittore Giuseppe Genna nel 2014 ha scritto La vita umana sul pianeta terra • Nel 2022 il regista Paul Greengrass ha diretto il film 22 luglio in cui ricostruisce la strageSu Breivik il drammaturgo britannico Chris Thorpe ha scritto There has possibly been an accident, una pièce di tre monologhi che in Italia è stata messa in scena con tradotta e diretta da Jacopo Gassmann, ultimo figlio di Vittorio • Lo scrittore di thriller norvegese Jo Nesbø ha definito la strage di Utøya «il nostro 11 settembre» [Baudino] • Il francese Logan Nisin, che creò la pagina Facebook degli «ammiratori di Anders Breivik» («Non lo consideravo come un terrorista, ma come un resistente»), dopo gli attentati del Bataclan creò l’Oas, Organizzazione delle armate sociali, sul cui sito c’era scritto: «Reclutiamo cacciatori di arabi» [Emmanuel Carrère, Robinson] • Lo stragista Brenton Tarrant – 2019, attentati di Christchurch, in Nuova Zelanda, 49 vittime – disse di aver «deciso l’attentato da solo, solo il Reborn Knight Templar mi ha dato la benedizione», cioè la fantomatica sigla a cui dichiarava di appartenere Breivik [Fabio Tonacci, Rep] • David Ali Sonboly, 19 anni nel 2016, «aveva un vero e proprio culto per Anders Breivik» [Tonia Mastrobuoni, Rep]: il 22 luglio di quell’anno, quinto anniversario della strage di Utøya, uccise 9 persone in un centro commerciale di Monaco di Baviera • «Quando una popolazione si sente invasa, poi nascono fenomeni di reazione» disse Mario Borghezio, e anche: «Il cento per cento delle idee di Breivik sono buone, in qualche caso ottime. Le sue posizioni collimano con quelle dei movimenti che in Europa ormai ovunque vincono le elezioni» [a Giuseppe Cruciani, La Zanzara]. Per queste dichiarazioni venne sospeso dalla Lega per tre mesi • «Condivido molte delle preoccupazioni di Anders Breivik, specie quelle riguardanti l’islam, il multiculturalismo e l’indifferenziazione sessuale, eppure siamo persone alquanto diverse: io sono un cristiano fondamentalista e lui no. Io cerco di fondare la mia vita su Cristo che ha proibito esplicitamente l’uccisione degli innocenti e perfino dei colpevoli, mentre lui non sembra averci nemmeno provato» [Camillo Langone, Foglio].