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 2026  febbraio 13 Venerdì calendario

Biografia di Mark Rutte

Mark Rutte, nato a L’Aja (Olanda meridionale, Paesi Bassi) il 14 febbraio 1967 (59 anni). Politico. Segretario generale della Nato (dal 1° ottobre 2024) • «La mascella da Terminator e l’empatia di un rasoio Philips, con tutto il rispetto per i rasoi» [Massimo Gramellini, Cds 9/4/2024] • È stato leader del Partito popolare per la libertà e la democrazia (dal 2006 al 2023) e primo ministro dei Paesi Bassi (dal 2010 al 2024), il capo di governo più longevo della storia olandese • Pragmatico • Preciso • Protestante • Detto «Teflon Mark», perché gli scandali e le critiche gli scivolano addosso senza lasciare traccia • «Chi lo conosce bene, lo descrive un politico atipico perché rispetto ai suoi pari ha un ego contenuto. Per lui quello che conta sono i risultati» [Francesca Basso, Cds 22/1/2026] • «Un diplomatico che lo ha visto all’opera in diverse occasioni lo descrive così: “Da buon olandese, figlio di un commerciante, Mark Rutte è un bravo negoziatore. Se vuole ottenere 50 e sul tavolo c’è 10, lui spara 100. E alla fine porta a casa 40, che nei compromessi europei è da considerarsi un successo”» [Marco Bresolin, Sta 18/7/2020] • Grandissima conoscenza dei dossier • Pronto ad allearsi con tutti, pur di governare • Celibe («single felice»), senza figli • Fa sempre la fila • Si sposta quasi sempre in bicicletta o con una vecchia Saab di seconda mano • Il suo piatto preferito è il minestrone • Durante il suo governo era talmente ligio al rigore nei conti pubblici, da aver tagliato persino l’appannaggio al re Guglielmo Alessandro • Durante la pandemia del 2020, era talmente ligio alle regole contro il contagio che, quando la madre, 96 anni, ricoverata in una casa di riposo, si prese il virus, lui non andò mai a visitarla. «“Non voglio violare le norme”. È riuscito a vederla per l’ultima volta solo poche ore prima della sua morte» [Bresolin, cit.] • «Sono olandese, e a noi piace rispettare le regole, rispettare i contratti e che i Paesi facciano quello che hanno promesso».
Titoli di testa «Gentile signor Rutte, cerchi di capire il nostro sgomento da innamorati delusi. Per noi cresciuti durante gli anni Settanta, l’Olanda è il calcio totale, Cruijff e Krol, la mancanza di calcolo che porta alla sconfitta ma anche alla bellezza, l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, l’anticonformismo, l’antiproibizionismo. Insomma, la libertà. Ora invece l’Olanda è diventata lei» [Gramellini, cit.].
Vita Figlio di imprenditori. «Ultimo di sette fratelli, ha raccontato di aver sofferto molto per la morte del padre, di una sorella e di un fratello, deceduto nel 1989 per Aids» [Bresolin, cit.] • Fu durante gli studi che Mark si avvicinò al Vvd, Partito popolare per la libertà e la democrazia, movimento liberal-conservatore. «Pur avendo una laurea in Storia, ottenuta all’Università di Leida dopo aver accantonato il desiderio di dedicarsi al pianoforte, Rutte ha lavorato per più di un decennio come manager di Unilever, colosso anglo-olandese che possiede un enorme portfolio di marchi nei campi alimentare, cosmetico e della pulizia della casa, impiegato come dirigente della divisione risorse umane e come capo del personale. […] Naturale quindi che il primo incarico governativo offerto a Rutte sia stato nel 2002 quello di sottosegretario agli Affari sociali e all’Occupazione. Quando poi nel 2004 è diventato sottosegretario all’Istruzione, alla Cultura e alla Scienza, sempre basandosi sul proprio background, si è prodigato per stringere i rapporti tra l’università olandese e il mondo della produzione. Manager prestato alla politica, Rutte è nel Vvd fin da ragazzo: già leader dell’organizzazione giovanile del partito a fine anni Ottanta, a ventisei anni è entrato nella direzione nazionale. […] Nel 2006 […] riuscì a battere nella corsa per la guida del Vvd la coriacea Rita Verdonk (“Iron Rita”), che era ministro dell’Immigrazione e che, non digerendo la sconfitta, si creò poi il suo partitino personale. Alla prova del voto, però, nelle elezioni politiche di quell’anno, Rutte ottenne un risultato deludente. Il Vvd arrivò, come al solito, quarto, perdendo sei dei ventotto seggi che aveva nella legislatura precedente. E anche nei primi passi della sua corsa pre-elettorale del 2010 sembrava che Rutte fosse rassegnato agli evidenti limiti del suo appeal: “In queste elezioni – diceva – non si deve decidere chi ha il maggiore X Factor per diventare primo ministro”, ma si decide del futuro del Paese. In effetti, un po’ a sorpresa, i temi di discussione più succulenti per gli oratori in odore di X Factor come Wilders e Cohen, ad esempio i problemi legati all’immigrazione islamica, hanno man mano lasciato spazio a una più prosaica preoccupazione per gli effetti di una crisi che Rutte aveva annunciato per primo tra tutti i politici del suo Paese. Ed ecco che improvvisamente il pragmatico liberale occhialuto e perbene è riuscito a imporsi nelle simpatie dell’elettorato e a vincere i dibattiti tv con gli avversari, grazie al fatto che il suo partito è il più market-oriented e che la sua esperienza in Unilever lo rende il più affidabile nel condurre un ampio piano di necessari tagli alla spesa di uno Stato da sempre generoso quanto a welfare» [Guido De Franceschi, Foglio] • Primo liberale a capo del governo olandese dai tempi di Pieter Cort van der Linden (1913-1918), Rutte è stato poi confermato sia nel 2012 (elezioni anticipate, in seguito alla defezione del Partito per la libertà di Geert Wilders) sia nel 2017, andando a presiedere esecutivi di coalizione di centrodestra (2010, 2017) o trasversali (2012). Nel 2017, Rutte ha vinto «prendendo di petto i temi agitati da Wilders, immigrazione e integrazione, scegliendo di impostare una campagna pro-europea, ma anche fortemente identitaria e patriottica. Valga per tutte la lettera, pubblicata a tutta pagina sui giornali olandesi, dove Rutte criticava quegli immigrati, ed era chiaro si trattasse dei musulmani, che rifiutano di integrarsi nella società: “Comportatevi normalmente o andatevene”. […] E sicuramente ha aiutato Rutte anche la scelta (condivisa da Wilders) di vietare ai visir del governo di Ankara di far propaganda fra le comunità turche in Olanda a favore del progetto di riforma costituzionale. […] Rutte non ha avuto paura di provare a dare risposte alle ansie e alle preoccupazioni di molti olandesi, anche esponendosi all’accusa di blandire Wilders: “Gli elettori hanno detto ‘no’ al tipo sbagliato di populismo”, è stato il suo commento più significativo. Ma in nessun momento il premier liberale ha ceduto ai toni xenofobi, all’incitazione all’odio e soprattutto non ha mai rinunciato all’impegno e alla tradizione europeista dell’Olanda. […] La sua combinazione originale di populismo moderato e non estremo con un europeismo forte indica […] una strada nuova e possibile» [Paolo Valentino, Cds 16/3/2017] • «La forza politica di Rutte in Europa deriva dalla vittoria con brivido del 2017, quando è riuscito a battere Geert Wilders salvando l’Olanda da un premier che avrebbe portato L’Aia fuori dall’Unione insieme a Londra. La sua fu la vittoria che galvanizzò Emmanuel Macron, dandogli benzina per sconfiggere, pochi mesi dopo, Marine Le Pen. Fu lui a suonare la riscossa europeista e di questo tutti i leader gli sono ancora oggi grati, concedendo all’Olanda, quinta economia della zona euro e settimo Stato membro per popolazione, uno spazio superiore a quello di un Paese di simile taglia» [Alberto D’Argenio, Rep 19/7/2020] • Dopo aver picchiato duro soprattutto nei confronti dell’emigrazione e dell’Islam (per tenere a bada gli eurofobi iper-liberisti di Wilders), Rutte comincia a puntare tutto sul rigore economico. Si auto-proclama leader dei Paesi frugali, il fronte di Stati che, in seno all’Unione europea, si batte per il rigore finanziario e contro il debito comune. Con lui ci sono Austria, Svezia e Danimarca • Nel febbraio 2020 Rutte si presenta al Consiglio europeo di Bruxelles, con una mela (simbolo di frugalità) e una biografia di Chopin. Come dire che, mentre gli altri avrebbero discusso, lui si sarebbe dedicato alla lettura. «“La notte di trattative sarà lunga. Ma la mia posizione è chiara: non ho nulla da negoziare”. E infatti non si spostò di un millimetro dalla sua proposta sul bilancio Ue 2021-2027: solo 1 per cento del reddito nazionale lordo e mantenimento degli sconti per il suo Paese e per gli altri frugali. Il vertice si concluse senza un accordo» [Bresolin, cit.] • «È lui, dottor Strarigore, ad argomentare con alterigia tutta calvinista che la solidarietà non è mai gratis e chi la fornisce deve poter controllare come i soldi vengano usati. È lui ad ammonire con un eterno sorriso i Paesi del Sud, ricordando loro l’importanza di non vivere al di sopra dei propri mezzi […] Secondo l’Economist assomiglia a un “prete che prende troppa caffeina”, in altre parole non avrebbe veramente il profilo del “cattivo” […] Cosa rende il premier olandese così forte e sicuro di sé? Un aspetto forse è stato trascurato. Al potere da dieci anni, Rutte è dopo Angela Merkel il capo di governo più longevo dell’Eurozona. Questo gli dà conoscenza dei meccanismi e autorevolezza. C’è stato un tempo in cui Merkel e Rutte viaggiavano in piena sintonia. Entrambi alla guida di Paesi storicamente legati al rigore dei conti [...], contrari a ogni ipotesi di comunitarizzazione del debito in Europa, intuitivamente diffidenti verso le “azzurre lontananze” dei Paesi mediterranei. Nei negoziati europei, si diceva sempre che l’Olanda costituisse la linea avanzata della diplomazia tedesca, con quest’ultima pronta a piazzare il compromesso vincente. Ma poi è successa una cosa, anzi due. La prima è stata la Brexit, che ha lasciato scoperta l’Olanda sul fronte del mercato unico, del libero commercio e del freno a ogni ipotesi di maggiore integrazione. L’Aja, da sempre quinta colonna euroscettica, non si è potuta più nascondere dietro il Regno Unito ed ha assunto la leadership di fatto prima della nuova “Lega Anseatica” e ora dei “Frugal Four”. Ma soprattutto c’è stata la pandemia» [Paolo Valentino, Cds 8/7/2023] • È stato ribattezzato “Mr. No, No, No”. Per la sua ostinazione, ma anche per il video parecchio condiviso in Olanda di un netturbino che gli chiede di non dare soldi “a quei francesi e a quegli italiani”, con lui che risponde: “Oh, no, no, no”» [Ferdinando Cotugno, Linkiesta 22/7/2020] • «“I sondaggi hanno [...] premiato la sua intransigenza sul Recovery Fund […] nelle ultime settimane si è spostato da L’Aja solo per andare a Berlino da Merkel. Per il resto sono stati gli altri a dover salire in Olanda per poterlo incontrare: Michel, Macron, Conte, Sanchez, Costa. Una processione. Rutte vuole presentarsi alle prossime elezioni come l’uomo che ha difeso con il coltello tra i denti gli interessi degli olandesi. Ma a forza di tirare troppo la corda rischia di passare alla storia come l’artefice del fallimento Ue» [Bresolin, cit.] • Sono momenti di tensione tra i Paesi europei. Massimo Gramellini lo attacca sulla prima pagina del Corriere della Sera: «Non cederò alla tentazione di trasformare gli olandesi in un luogo comune, dipingendovi come una severa congrega di egoisti. Gradirei però che lo stesso trattamento anti-cliché fosse riservato a noi euro-terroni: non siamo pigri (lavoriamo più di tutti, anche se in condizioni peggiori) e meno che mai cicale (coltiviamo una propensione al risparmio da formichine). Ogni tanto facciamo i furbi, come del resto voi, che ci richiamate al rispetto di sane regole di convivenza e poi siete i primi a infrangerle, offrendo sconti sulle tasse alle aziende altrui, che così finiscono per non pagarle più nel loro Paese. Non credo che Erasmo avrebbe approvato. E neanche Cruijff. Un’Europa dove ognuno si fa il Fisco che gli pare e poi fa la predica ai tartassati non è calcio totale. È follia, ma di un genere che non merita elogi» [cit.] • Spiega Jarl van der Ploeg, corrispondente dall’Italia per Volksrant: «Per Rutte non c’è mai niente di personale. Anzi, gli italiani gli piacciono, ricorda spesso che l’ultima vacanza con la mamma, scomparsa da poco, è stata a Roma. Il fatto è che lui si vede come l’amministratore delegato di una grande azienda. Deve fare un lavoro, portare i risultati a casa. Non è uno da grandi discorsi o ideali, è più un manager che deve dimostrare il ritorno economico delle sue azioni. Mentre durante il lockdown Conte mandava messaggi enfatici agli italiani, Rutte diceva “queste sono le regole, questo si può fare, questo non si può fare, buonasera”. Però è un tipo sorridente, anche simpatico, non ha nemici, si ricorda il tuo nome di battesimo» • «Alla fine Rutte ha ceduto, come in fondo ha sempre saputo che avrebbe fatto […] “Siamo tutti professionisti, possiamo incassare un paio di cazzotti”, ha detto Rutte ai giornalisti dopo la faticosa conclusione dei negoziati. “Sono felice di questo accordo, non vedo motivi di delusione”. Il suo stile comunicativo è così, sobrio come la sua malconcia Saab, l’appartamento da scapolo a L’Aia o la bicicletta con la quale va al lavoro» [Cotugno, cit.] • «Ci sono voluti i lockdown e il crollo del Pil per aprire (in luglio) la strada alla mutualizzazione del debito europeo. Incredibilmente con anche Rutte tra i firmatari […] I Recovery Bond erano indigeribili a marzo, ma davanti alla recessione, Mark Teflon ha spiegato agli euroscettici olandesi che non esiste in natura qualcosa che assomigli allo “splendido isolamento”. Non per la Gran Bretagna e non a maggior ragione per la piccola Olanda, con il 70 per cento di export verso i Paesi Ue. L’opposizione olandese è scivolata via» [Andrea Nicastro, Cds 18/3/2021] • Ad ogni modo la linea pro-rigore «paga elettoralmente in casa». Alle elezioni anticipate del 2021 «nonostante lo scandalo dei sussidi all’infanzia, i liberal-conservatori del Vvd sono ancora il primo partito e Rutte, da più di dieci anni alla guida del governo, ci riprova. Il quarto esecutivo Rutte diventa realtà, anche se il processo di formazione è lungo e ci impiega quasi un anno. Nel frattempo scoppia la guerra in Ucraina e Rutte è uno dei massimi sostenitori della linea filoatlantista e del paese invaso. “Siamo protetti dalla Nato, la nostra alleanza transatlantica e l’alleanza militare più potente della storia”, ha detto in un discorso a Sciences Po nel marzo 2022 [...] “Bisogna investire nella nostra difesa, accrescere le nostre capacità di deterrenza, preparare le nostre forze a contrastare nuove minacce, lavorare sodo per rafforzare la cooperazione militare tra gli alleati europei e tra la Ue e la Nato. In questo modo possiamo essere partner più forti nella Nato e in quel modo rafforzare l’intera Alleanza”. [...] disaccordi nella sua coalizione sul tema migratorio lo costringono a dimettersi nel 2023: non si ricandiderà più. Un nuovo posto lo attende» [manifesto 21/6/2024] • Il norvegese Jens Stoltenberg lascia la Nato dopo dieci anni e quattro estensioni del suo mandato. La prassi richiede, per la nomina del nuovo segretario generale, il via libera dei 32 Paesi alleati. Rutte è pronto a tutto per sostituirlo. L’Ungheria lo considera troppo filo-ucraino e anti-russo, lui si impegna a onorare l’intesa fra Stoltenberg e Orbàn secondo cui «nessun membro del personale ungherese prenderà parte alle attività della Nato in Ucraina e nessun fondo ungherese sarà utilizzato per sostenerle». Anche la Slovacchia ha qualche remora, ma il presidente Peter Pellegrini annuncia in televisione che «dopo una discussione finale con Rutte possiamo immaginarlo alla guida della Nato». La Romania vorrebbe per quel posto il presidente Klaus Iohannis («La Nato ha bisogno di una rappresentanza dell’Europa centrale») ma Rutte riesce a far cadere anche quella candidatura • Da segretario della Nato nell’era di Trump, ha sempre messo davanti a tutto la sopravvivenza dell’Alleanza. Anche a costo di impiegare tattiche non ortodosse, come l’adulazione. Nel giugno 2024 «sull’Air Force One con destinazione il vertice Nato dell’Aja, in cui gli alleati erano chiamati ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5 per cento del Pil, Trump aveva messo in dubbio che in caso di attacco contro un Paese membro gli Stati Uniti sarebbero stati tenuti ad intervenire. In un clima di irritazione e quasi terrore per la paura di perdere la protezione degli Stati Uniti, fece dunque rumore l’appellativo che Rutte usò per definire Trump: lo chiamò “daddy”, paparino. Il presidente Usa stava paragonando lo scontro tra Israele e Iran alla rissa tra due bambini che litigano per qualche minuto. “Poi interviene il paparino e fa la voce grossa come ogni tanto serve”, aveva commentato Rutte. Inoltre Trump pubblicò sul social Truth il messaggio privato, molto ossequioso, del segretario generale in cui gli faceva i complimenti per il “grande successo” che si profilava al vertice: “L’Europa pagherà il suo contributo in modo consistente, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria”. E ancora: “Otterrai qualcosa che nessun altro presidente americano è riuscito a fare in decenni. Non è stato facile ma siamo riusciti a far sì che tutti si impegnino a raggiungere il 5 per cento”» [Francesca Basso, Cds 22/1/2026] • All’inizio del 2026, durante la crisi sulla Groenlandia non prese posizione né a favore della Danimarca (per non irritare Donald) né degli Stati Uniti (difficili da difendere). Per ben disporlo in vista dei negoziati a margine del Forum economico mondiale, gli ha scritto: “Signor Presidente, caro Donald, ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Userò i miei impegni mediatici a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza e in Ucraina. Sono impegnato a trovare una via d’uscita per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti”» [ibid.] • «L’ex premier dei Paesi Bassi ai vertici dell’Alleanza atlantica pareva mesi fa irraggiungibile col suo peana a Trump […] Apparecchiata la torta, davanti alle perplessità di chi non capiva tanta adulazione, ci aveva piazzato la ciliegina: “Trump per noi è come un papà che talvolta deve alzare la voce per farsi sentire”. Al che l’altro gongolò: “Si vede che Mark mi è affezionato. Sono il suo paparino”» [Gian Antonio Stella, Cds 15/10/2025].
Curiosità Alto 1 metro e 94 • Tiene per il Feyenoord e l’Ado Den Haag • Gli piace frequentare i festival musicali • Fa volontariato e insegna studi sociali in una scuola superiore • Il padre, commerciante, aveva lavorato in India • Ogni domenica si concede un pranzo con la sorella • Alla Unilever stava nella divisione «Burro d’arachidi» • Da primo ministro prendeva uno stipendio di 170 mila euro all’anno • Suoi politici preferiti: Winston Churchill, Margaret Thatcher, Ronald Reagan e Bill Clinton • Ristorante preferito: «L’Impero Romano», all’Aja, durante un vertice internazionale ci ha portato anche l’allora premier italiano Giuseppe Conte • Ottima intesa con Giorgia Meloni sulle politiche anti-migranti • Nei suoi 14 anni da primo ministro Rutte non ha mai impegnato il 2 per cento del Pil in spese militari come richiesto dalla Nato. Ma è riuscito a diventare segretario della Nato lo stesso.
Titoli di coda «Questi anni al potere sono stati per Rutte l’incarnazione del modo di dire e vivere olandese “Doe maar gewoon”, “Sii normale”. Niente drammi, siamo olandesi» [Cotugno, cit.].