16 febbraio 2026
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Biografia di Marcello Veneziani
Marcello Veneziani, nato a Bisceglie il 17 febbraio 1955 (71 anni). Filosofo, scrittore, giornalista (una cinquantina di libri; ha collaborato con numerosissime testate, di cui alcune in veste di direttore e fondatore, come nel caso di Omnibus, Pagine libere, Fondazione Italia, Lo Stato. Attualmente tiene una rubrica fissa su La Verità e scrive su Panorama).
Titoli di testa «Si diventa conservatori per disillusione, per salvare il salvabile, che è poi la civiltà» [Davide D’Alessandro, Huffington Post].
Vita La madre «si chiamava Mimì, al secolo Giacomina. Nacque al tempo della Prima guerra mondiale. I suoi ricordi d’infanzia e poi di giovinezza erano allegri e solari [...]. Poi la storia vera d’amore con mio padre Giovanni, un arco della città vecchia sotto cui si vedevano e si baciavano di nascosto e che lei battezzò l’arco dell’amore (mio padre era reticente, pudico e sornione; ma sotto sotto aveva piacere che sua moglie lo raccontasse)» [Veneziani, La Verità] • Nel 1955 nasce Marcello, ultimo di quattro figli. «La famiglia cresce, dopo tanti anni un figlio d’appendice, imprevisto e coccolato. Mia madre smette d’insegnare per accudire l’ultimo arrivato. [...] Mio padre entrava nel suo mondo di libri, mare, cultura e natura, più frutta e cicorielle di campagna. Mia madre era l’asse portante della casa, praticava il familismo amorale e amorevole, per lei i figli venivano prima di tutto, anche di lei [ibid.]» • Che ricordi ha della sua Puglia, di quando, insomma, era un brutto anatroccolo? «Dei ricordi molto vivi, anche perché gli anni più significativi sono quelli iniziali. Ora che mi ci fa pensare, come non ricordare il mare di Bisceglie, le partite di calcio interminabili, il mio tifo per la Fiorentina e, ovviamente, la mia famiglia, per la quale ho sempre avuto una venerazione assoluta. È tutto un mondo, quello che le ho appena descritto, che ti rimane conficcato per sempre» Chi erano i suoi genitori? «Mio padre era uno studioso di Filosofia e un preside di liceo, mia madre, invece, dopo aver insegnato Lettere, si ritirò perché, nel frattempo, doveva allevare quattro figli. Se devo rimproverare loro qualcosa è che mi assecondavano in tutto» In che senso? Preferiva le catene, e il controllo asfissiante? «Col senno di poi dico che avrebbero dovuto a volte indirizzarmi, saper dire qualche no, e invece mi lasciavano fare, erano molto permissivi, anche se io non ho abusato della libertà». Da chi ha imparato di più? “Il loro esempio, il loro modello, i libri che avevamo in casa, l’aria che respiravo, mi hanno lasciato un’impronta. Soprattutto l’esempio paterno [...] la sua inattitudine alla vita pratica e al saperci fare e pure le sue passioni: il calcio, il mare, la campagna, la frutta… Per il resto ho preso da mia madre» [perfideinterviste.it] • «Ricordo l’incanto dei risvegli con mia madre che mi portava la luce del sole a letto e poi si fermava a giocare. Ricordo la magia delle sere, quando scivolavi nel sonno mentre un voce e una mano ti carezzano la testa da dentro e da fuori. Ricordo le fughe di giugno dalla scuola elementare sul motorino di mio padre che mi portava sulle ali del vento in campagna a raccogliere gioia dagli alberi» [Veneziani, Il Giornale] • Primo scritto a 14 anni: «dedicato allo spirito di conquista come chiave propulsiva, etica e ontologica, della vita umana, di cui si ritrova traccia nella premessa ad Amor fati» [Veneziani, marcelloveneziani.it] • Ambizioni calcistiche, ruolo ala sinistra. Squadra preferita, Fiorentina «Intorno ai 14 anni cominciai a dimenticare il calcio e a leggere: Borghese, Candido… A casa erano moderati, oscillavano dalla destra monarchica a quella missina. Salvo votare Dc quando c’era la chiamata anticomunista» [perfideinterviste.it] • Con un amico, a quindici anni, fonda la sezione del Fronte della Gioventù nel suo paese [Veneziani, Giornale] • Eri anticomunista? «Anti-moroteo e anti-democristiano. In antitesi al potere, che da noi aveva quella faccia. I comunisti per me erano avversari ideologici, non nemici». Te ne vai presto. «A 17 anni. Avevo divorato Prezzolini, Evola, Mishima, il fascismo sociale, che io leggevo in antitesi al nazifascismo». Perché lasci la politica? «Mi aspettavo molto, ho avuto una grande delusione. Toccavo con mano elettoralismi e convenienze» [Luca Telese, Libero] • A quei tempi i figli contestavano i genitori. «Io contestavo il mio tempo. Contestavo il ’68. Per l’università andai a Bari, mi iscrissi a filosofia, una facoltà interamente di sinistra. Devo dire per onestà che io presentavo sempre programmi alternativi, su Nietzsche, Gentile, Junger e me li accettavano sempre. Mi diedero pure la lode per la tesi su Evola» [Claudio Sabelli Fioretti, Corriere Magazine] • Quando ha capito che doveva togliersi dalle palle e fuggire nella grande metropoli? «In realtà, l’ho capito prestissimo, nel senso che volevo fare qualcosa che, come può ben immaginare, era incompatibile con lo stare nel piccolo paese. L’idea di Roma, quindi, mi è venuta molto presto La prima aspirazione era quella di fare il calciatore, ma, essendo un calciatore fallito, ho ripiegato sul giornalismo, sulla scrittura e, naturalmente, sul pensiero. Non riuscii come ala sinistra, così ripiegai sulla mente destra» [perfideinterviste.it] • Nel 1977 collabora per breve tempo alla Voce del Sud Diventi giornalista. «Ho iniziato a scrivere per il Tempo, edizione pugliese». Vieni assunto? «Nel 1980. A Roma!» [Sabelli Fioretti, cit.] • «Il Tempo era un giornale conservatore, ed era uno dei pochi quotidiani in cui potevano scrivere persone che la pensavano come me. Le pagine culturali del giornale, guidate da Gianfranceschi, erano fatte bene, con delle firme illustri, a partire da Augusto del Noce» [perfideinterviste.it] • «Nel 1981 Veneziani pubblica un suo scritto composto tra i venti e i ventiquattro anni, Mussolini il politico, incentrato sul realismo politico e la revisione storico-culturale del fascismo, a cui in quegli anni si dedicava curando collane di scritti e discorsi mussoliniani, introduzioni a scritti di Evola, Mishima, Pareto, Berto Ricci, Adriano Romualdi, e opere collettanee e antologiche sugli anni del fascismo» [Veneziani, cit.] • Una volta ha detto che la parola fascista le piaceva, perché le dava l’idea di libertà e trasgressione. Era solo un modo, il suo, di fare l’inutile bastian contrario? «Era un modo per rappresentare il mio spirito controcorrente rispetto agli altri; non sono mai riuscito a separare questa diversa lettura del fascismo dall’idea di libertà. Probabilmente, ho detto più volte, se fossi nato e cresciuto sotto il regime fascista, sarei stato un dissidente o un antifascista. Dubito che molti degli antifascisti di oggi sarebbero stati antifascisti in quell’epoca. Forse questa è la differenza» [perfideinterviste.it] • Grazie alla segnalazione di Prezzolini e Ugo Spirito, che senza conoscerlo, avevano letto alcuni suoi scritti su riviste culturali, comincia a collaborare intensamente con l’editore Giovanni Volpe; con le sue riviste, La Torre e Intervento, e la Fondazione Gioacchino Volpe. Arriva poi a fondare e dirigere da Volpe la sua prima rivista, Omnibus, di cui uscirono solo due numeri per un repentino dissenso. [...] «Breve e marginale è stato il suo rapporto con il gruppo della Nuova destra ed episodici sono i suoi incontri con autori e intellettuali affini e con la loro breve parabola; solo amicizie saltuarie più che sodalizi con assidua frequentazione. Un percorso solitario» [Veneziani, cit.] • «I primi anni ottanta sono dedicati alla ricerca, vaste letture e approfondimenti ma sono anche anni di impegno professionale tra l’assunzione a 26 anni della direzione editoriale del gruppo Ciarrapico-Volpe-La Fenice, all’attività giornalistica vera e propria, tra il Tempo, dove si era formato nella redazione pugliese, al Secolo d’Italia dove apparve per la prima volta lo pseudonimo Marcello Bello, poi molto usato, al Giornale d’Italia, dopo avviò il praticantato al giornalismo. Le opere giovanili vengono superate con il primo vero saggio, La rivoluzione conservatrice in Italia nel 1987» [ibid.] • È l’inizio di una lunghissima ridda di collaborazioni con le testate più diverse e di una produzione fluviale di testi, che spaziano dai pamphlet ai saggi filosofici, alla narrativa. Qual è stata l’esperienza più fallimentare che ricorda, negli anni in cui ha scritto e fondato giornali, settimanali? «Nei giornali, nessun fallimento in particolare. Sono state tutte esperienze che hanno avuto un senso e hanno lasciato un segno, almeno su di me. Sono andato via spesso dai quotidiani per scelta, per inquietudine, per il gusto di andare controcorrente. Mi sentivo uno straniero un po’ dappertutto, un homeless del giornalismo; in altre, invece, sono stato defenestrato. Non mi sono mai pentito di nulla, neanche quando ho scritto sull’Unità, su Repubblica…» [perfideinterviste.it] • A metà degli anni ’90, accanto alla scrittura, gli viene affidata la conduzione del Giornale radio della mezzanotte in Rai, «crebbe il suo ruolo pubblico, la sua notorietà, anche televisiva, emersero i suoi attriti con il mondo politico della destra, e si moltiplicarono le sue conferenze in Italia» [Veneziani, marcelloveneziani.it] • Come mai nel 2004 finì nel cda della Rai? Altro fallimento? Non c’entrava niente con la televisione, lei sempre così chino sui libri…! «In realtà, stavo facendo da poco un programma, anche con buoni ascolti, su Rai2. Come un fulmine a ciel sereno, mi arriva la chiamata in cui mi si annuncia la nomina nel Cda come consigliere. Illusoriamente, accettai perché pensavo di poter incidere e fare qualcosa di utile per la Rai. Credevo ancora a una riforma culturale della Rai. Fu un triennio, in verità, molto operoso ma alla fine trascorso invano perché tutto finì nel dimenticatoio. Mi sono pentito tantissimo di aver fatto quell’esperienza perché quando stai in Rai hai un’immagine davvero negativa…» Perché? «Perché ti considerano un satrapo, un privilegiato, un satiro che si fa tutte le donne che passano da Viale Mazzini» [perfideinterviste.it] • Di se scrive: «intellettuale di destra ma sul confine, dialogante con molti intellettuali, editori ed esponenti di sponda avversa, si è con gli anni sempre più allontanato da tematiche politiche e civili, che pure coltiva nella sua attività di editorialista e polemista, privilegiando un itinerario di scrittura sempre più legato alla sfera esistenziale, letteraria e filosofica [Veneziani, cit.] • «Meridionale, filosofo, di destra, benché mancino: quattro handicap in una stessa persona. A destra non gli hanno perdonato di essere intellettuale, e tra gli intellettuali non gli hanno perdonato d’essere di destra. Un disagio bilaterale che ha prodotto un perfetto isolamento da ambo le sponde, anche dopo che le rispettive identità sono andate in rovina. In compenso ha molti affezionati lettori e le sue opere vengono solitamente ristampate. Amante di letture, viaggi e mare, anzi lettore appassionato alla luce del sole, preferisce non gravare questa nota d’autore con i particolari della trascurabile biografia: per lui vivere è un pretesto narrativo per scrivere, e poco altro. Nacque e fece nascere, visse e continua a farlo. Può bastare. Libero da incarichi e lavori redazionali, da legami politici, professionali e non solo, vive a tempo pieno la solitudine dello scrittore» [ibid.] • Durante la pandemia del coronavirus rivendica di aver inventato l’espressione «dittatura sanitaria» nella rubrica che tiene sul quotidiano La Verità, nel marzo del 2020 (formula di cui invece si ha traccia almeno dal 1839) [Giuseppe Antonelli, La Lettura] • Il suo punto di vista attuale sulla politica è alquanto disincantato: «Per rendere più chiaro questo concetto ricorro all’immagine per cui il potere è come una matrioska e la politica è oggi la bambola più piccola, perché ci sono altre bambole più grandi che la avvolgono e la contengono: da un verso i grandi poteri istituzionali, gli assetti che precedono la politica, la grande burocrazia e poi – nel caso specifico europeo ed occidentale – le direttive dell’Ue a cui ci dobbiamo attenere, le corti supreme e le magistrature, i paradigmi finanziari entro cui dobbiamo muoverci, le linee maestre della Nato oltre che le realtà sovranazionali dell’economia e della finanza private, i grandi colossi che decidono le sorti del mondo» [Gepi Rippa, Quaderni Radicali] • Nel 2023 il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano progetta di inserirlo nel comitato editoriale alla guida del Salone del libro di Torino, assieme a Giordano Bruno Guerri, Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Campi, ma Veneziani dichiara di non essere disponibile [Claudia Luise, Stampa] • Sempre nello stesso anno viene indicato come possibile conduttore (alternativamente a Buttafuoco) del programma televisivo Rebus di Corrado Augias; lui smentisce: «Da trent’anni, esattamente dal 1994, con l’avvento del primo governo di centro-destra, mi attribuiscono sui giornali ministeri culturali, presidenze, conduzioni di programmi tv [...] Ma allora come ora non era vero. [...] L’ultima bufala di questo tipo, inventata di sana pianta [...] è surreale, stupida e volutamente offensiva [...] Ripeto per l’ultima volta, non ho intenzione di condurre programmi o robe di questo tipo e, come si può notare, mi tengo lontano dal video e dai talk show in particolare, ormai da tanto tempo [...] 1) non ho mai chiesto nulla a nessuno, nessun incarico, nessuna nomina, né ora né allora né mai, non è nel mio carattere, sarò scontroso, misantropo e orgoglioso ma è così; e non è nemmeno nelle mie aspirazioni; 2) vent’anni fa, magari, non mi sarei tirato indietro alle proposte di cui si parlava, come fu col cda della Rai, di cui poi mi pentì e non volli più ripetere; 3) Oggi no, the game is over, il tempo è scaduto per queste cose, ho allergie per conduzioni, video e poltrone; mi dedico da tempo solo ai libri, alla scrittura e alla lettura, vivo in disparte, al mare, non voglio incarichi, e quanti hanno avuto con me contatti preliminari per sondarmi, lo sanno bene» [Veneziani, La Verità] • Nel dicembre del 2025 si rende protagonista di una breve polemica con il ministro della cultura Alessandro Giuli. «Veneziani ha espresso la sua delusione per la debole impronta impressa sulle sue politiche dal nuovo ceto politico alla guida del paese» [...] Descrive un esecutivo che «pare il “trionfo della mediocritas” e che non ha ancora lasciato alcun segno. “Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream”» Piccatissimo, Giuli risponde: «Ha deciso di arruolarsi nel fronte del nemichettismo pur di negare la forza dei fatti e dei numeri; invece di incoraggiarci o almeno di giudicare con equanimità” sottolinea il ministro. “Una dose di vaccino anti nemichettista la inoculiamo volentieri [...] egli, dopo aver confidato a suo tempo che aveva rifiutato l’onore di diventare il ministro della Cultura del governo Meloni, oggi sversa su di noi la bile nera di cui trabocca evidentemente il suo animo ricolmo di cieco rimpianto» [Fatto].
Curiosità Sul podio dei suoi autori preferiti? «[...] Dai miei amori classici, che viaggiano tra Platone e Plotino, agli autori italiani da Vico agli autori dell’ultimo Novecento, da Nietzsche a Paul Valéry, da Simone Weil a Cristina Campo, e mi fermo per non abusare di poligamia». Per concludere, i suoi tre libri preferiti di Marcello Veneziani? «È terribile chiedere a un padre di ventisette figli di scegliere i suoi tre preferiti, ci provo dicendo Il segreto del viandante, La sposa invisibile, Amor fati… no, Plotino, no, Seneca… Mi fermo» [Veneziani, Facebook].
Amori Ricordi il primo amore? «Pierangela, aveva due anni meno di me, mi piaceva molto. Una storia finita prima di cominciare». Eri un conquistatore? «Ero un imbranato. Ho sempre preferito la passività. Speravo che fossero le donne ad accorgersi di me». Tua moglie la conoscesti al paesello? «Sì. Moglie e buoi dei paesi tuoi. Visto l’esito della moglie proverò con i buoi» [Sabelli Fioretti, cit.] • Sesso per la prima volta: «Diciott’anni» Dove: «Rimini, in auto» Con chi: «Prostituta sarda» [Cosimo D’Amata, Libero] • Nel 2005, in seguito alla separazione dalla moglie, «vivo tra domicili provvisori, l’auto ridotta per mesi a casa-armadio, il conto in banca saccheggiato perché mi fidavo e cointestavo tutto, case e conti». Il cruccio maggiore però glielo procura la sorte che la donna sta destinando ai suoi 15 mila libri: «Da tempo li vedo sparire, a cominciare dai più cari. E ho visto sparire miei appunti, scritti intimi o tracce per libri futuri. Ho ricevuto telefonate in cui mi si annunciavano libri bruciati, strappati, venduti. E bruciati e strappati alcuni libri poi li ho trovati» [Veneziani, Libero] • In seguito all’articolo (di cui si dichiarerà pentito) «lo scempio si arrestò, fortunatamente alle prime copie [...] fu più una serie di atti simbolici di non grande rilevanza» [a CortinaIncontra, Youtube] • L’universo femminile è così importante per te? «Mi sono addentrato nell’universo femminile come uno dei massimi inesperti. Ero appassionato da un intreccio di circostanze, cioè dal fatto che nel ’900 mi colpiscono più le donne che gli uomini, Maria Zambrano, Hannah Arendt, Margherita Yourcenar». La cosa più folle che hai fatto per amore? «Sono in deficit. Non ho mai fatto follie per amore». Sinceramente: consiglieresti ad una donna di mettersi con uno come te? «Se ha pazienza sì. A quale donna piace uno che fugge, che è scettico sull’amore e non fa follie?» [Sabelli Fioretti, cit.] • Sei stato corteggiato come membro del Cda? (ride) «Molto. Tante ragazze che improvvisamente ti considerano un sex symbol». Fammi un esempio. «Vorrei incorniciare una intercettazione del portavoce di Fini con un tipo che gli diceva più o meno: chiedi a Veneziani di fare entrare quella soubrette?» E lui? «Dice: “Veneziani pensa solo alle minchiate culturali”. Medaglia» [Luca Telese, Libero] • Ha sempre detto [...] che nelle faccende amorose, oltre ad essere imbranato, è sempre stato passivo; lo è ancora? Per certi versi, sì. La mia è un’attitudine psicologica… Nei rapporti umani sono molto fatalista, se le cose devono accadere, accadono; ho poi una ritrosia all’uso attivo del telefono, non chiamo mai nessuno, non corteggio. Sono stato sempre più inseguito, più corteggiato che corteggiatore. Forse sono anche timido… [perfideinterviste.it] • Ha una figlia, Federica, e un figlio, Rudi [D’Amata, Libero].
Titoli di coda «Essere di destra è stato, e lo è ancora, in Italia, un handicap da uomini liberi, altro che da leccapiedi: i cani ti azzannano, le volpi ti cancellano. Ho una mia storia, le mie idee sono nei miei libri, e non sarà un branco con la bava alla bocca a rovesciarla» [Veneziani, Giornale].