18 febbraio 2026
Tags : Cristina Fernández de Kirchner
Biografia di Cristina Fernández de Kirchner
Cristina Fernández de Kirchner, nata a La Plata (Argentina) il 19 febbraio 1953 (73 anni). Politico. Avvocato. Ex presidente (2007-2015) e vicepresidente (2019-2023) dell’Argentina. Presidente del Partito giustizialista (dal 17 novembre 2024). Vedova di Néstor Kirchner (1950-2010), presidente dell’Argentina dal 2003 al 2007. «Una divertente definizione della ricetta Kirchner, la dobbiamo a Fernando Gualdoni di El País: “È un cocktail con tre parti di peronismo degli anni Settanta, due di socialismo bolivariano del XXI secolo, altre due di capitalismo per gli amici e, infine, una spruzzatina di marxismo da bar sport”» (Omero Ciai) • Prima delle due figlie di un autista di autobus antiperonista di ascendenze spagnole e di una sindacalista peronista di ascendenze tedesche. «C’è una immagine […] che la ritrae ventenne appoggiata alla staccionata di un parco. I capelli lunghi fino al seno, una sigaretta fra le dita e lo sguardo pensoso verso il basso. A quell’epoca Cristina era fidanzata con un giocatore di rugby e sembrava aspirare all’avvenire borghese d’una ragazza di provincia. Il circolo del golf, le cene con gli amici, una professione universitaria. Ma fu la storia di quegli anni a cambiare la sua vita. Il ritorno in patria di Perón (1973), la sua morte (1974) e l’avvento della dittatura militare (1976) sconvolsero, tra le altre, anche la sua. In un soffio s’iscrisse a Giurisprudenza, entrò nella Gioventù peronista, conobbe suo marito, lo sposò (1975)» (Ciai). «Milita nella Juventud peronista del proprio quartiere, partecipa alle Mesas de construcción nacional nella facoltà e, nel 1973, è fra gli universitari che accolgono all’aeroporto Perón rientrato dall’esilio in Spagna. È in questo ambiente che, nel 1974, conosce Néstor Kirchner, militante nella Federación universitaria de la Revolución nacional e vicepresidente del Centro de estudiantes santacruceños de La Plata, con il quale – dopo sei mesi di fidanzamento – si sposa» (Marzia Rosti). «Lei lo aveva folgorato passando per il corridoio della facoltà di Legge a La Plata. “Cristina mi aveva guardato con quegli occhi scuri e decisi. Mi ha fatto girare la testa”. Néstor non aveva quasi mai voglia di parlare, chi lavorava con lui si lamentava: un tipo burbero e sempre di cattivo umore, imperscrutabile, irascibile. Eppure con Cristina cambiava, si trasformava. I maligni dicevano che quella forte tra i due era lei. Era Cristina a decidere, a influenzarlo, a indirizzarlo; verso gli amici, il lavoro, la carriera. Era lei che sceglieva davvero. Lo aveva fatto anche quando, appena laureati, erano tornati in Patagonia, a Río Gallegos, nella provincia di Santa Cruz, dove era nato lui, per fare gli avvocati» (Manila Alfano). «Mentre i suoi compagni d’università cadevano uno dietro l’altro nella macchina della morte, se ne andò il più lontano possibile. […] Ha raccontato a Olga Wornat: “Provavo moltissima paura. Una paura atroce. Al contrario di alcuni compagni che vedevano le cose in un’altra maniera, intuivo che era tutto finito, che i nostri sogni rivoluzionari alimentati dal ritorno di Perón non erano altro che una tragica illusione, che ci stavano per passare sopra con un carro armato, che arrivava una tragedia impossibile anche da raccontare. Lo intuivo, ho sempre avuto una grande capacità di intuizione: vedevo quello che sarebbe successo, e non mi sbagliai”» (Ciai). «Mentre l’Argentina entrava in uno dei periodi più violenti della sua storia, i Kirchner iniziarono ad arricchirsi. Una società finanziaria aveva assunto Néstor per riscuotere i crediti non pagati. Nello stesso tempo la banca centrale aveva deciso di legare le rate dei mutui all’inflazione, che alcuni mesi dopo raggiunse il cento per cento, impedendo a molti risparmiatori di pagare i loro debiti. Kirchner, responsabile della riscossione di quei debiti, si offriva di comprare le proprietà a prezzi stracciati prima che le banche le sequestrassero. Fu in questo modo che costruì il suo impero economico» (Elena Favilli). «Con i soldi, poi, arriva per entrambi la carriera politica nelle file del Partido justicialista. Néstor è eletto sindaco della città nel 1987, poi governatore della provincia nel 1991 e infine, nel 2003, presidente della Nazione. Cristina nel 1989 è eletta deputata provinciale, riconfermata nel 1993 e nel 1995, e, a livello nazionale, in rappresentanza della provincia di Santa Cruz, integra nel 1994 la Convención nacional constituyente. È poi senatrice nazionale dal 1995 al 1997, quando viene espulsa dal partito per essersi opposta ad alcuni progetti dell’allora presidente Menem e, dunque, rinuncia anche al seggio di senatrice, per rientrare – lo stesso anno – nel legislativo nazionale come deputata sino al 2001. Dal 2001 al 2005 è nuovamente senatrice nazionale e presiede la Comisión de asuntos constitucionales e, infine, dal 2005 al 2007 è senatrice nazionale per la provincia di Buenos Aires, sostenuta dal Frente para la victoria (alleanza politica d’ispirazione peronista, fondata nel 2003 dal marito). Dal 2003 al 2007 è inoltre primera dama, in quanto consorte del presidente della Nazione» (Rosti). «Alle presidenziali del 2003 per la maggior parte degli argentini quel nome un po’ tedesco non era ancora niente. Poi, il miracolo: l’appoggio dell’ex presidente Eduardo Duhalde e la ritirata di Menem prima del secondo turno. La Casa Rosada era sua, e lui aveva deciso di imporsi come l’uomo forte per un’Argentina nuova, per l’era kirchneriana. Un populista alla maniera caudillista sudamericana, che riuscì ad approfittare del boom delle esportazioni agricole per rimettere in sesto l’economia devastata dalla peggiore crisi della storia, quella tra il 2001 e il 2002. Nel 2005 il presidente rinegozia i tre quarti dei debiti privati del Paese. Salda il debito con il Fondo monetario internazionale, secondo lui la causa della crisi. L’Argentina sembra ripulita e può ripartire. Ma è a quel punto che Néstor osa di più: vuole ridisegnare la storia. Fa riaprire i processi ai criminali della dittatura, che tra il 1976 e il 1983 provocarono oltre 30 mila “desaparecidos”, scomparsi. Nel 2007 lascia spazio a lei, a Cristina. Il gioco è chiaro. Sono le regole della dinastia Kirchner. Si passano la palla, che resta sempre nella loro metà campo» (Alfano). «L’elezione di Néstor alla presidenza della Repubblica argentina […] la vede instancabile ambasciatrice nel mondo del proprio Paese, ricalcando il pathos mediatico e la forza di pasionaria del suo idolo, l’indimenticabile Evita Perón. Il suo potere e la sua popolarità intanto crescono, anche se sovente la si è accusata di essere in fondo soltanto uno strumento nelle sapienti mani orditrici del machiavellico marito e, stando a una […] sulfurea biografia non autorizzata, una donna dispotica, autoritaria, oltremodo capricciosa e narcisista, intrigante e smodatamente amante del lusso, ossessionata dalla propria immagine» (Cesare Cunaccia). Il 28 ottobre 2007, soprattutto grazie alla popolarità del marito, la Kirchner riesce a essere eletta presidente al primo turno, risultando la prima donna a conquistare personalmente la carica in Argentina per via elettorale (a differenza sua, infatti, Isabel Martínez «Isabelita» de Perón era diventata presidente alla morte del marito, nel 1974, subentrandogli in qualità di vicepresidente), nonostante «una campagna anomala e fastidiosa. La Kirchner si è nascosta per tutto il tempo, rifiutando i confronti diretti e accettando poche e controllate apparizioni pubbliche. Con la sua inflessibilità si è messa contro persino alcuni settori dei mass media che […] avevano appoggiato il marito. La strategia invece ha pagato. La forza evocativa di un proseguimento indolore della presidenza ha avuto la meglio sull’immagine arrogante della candidata, che non aveva bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Cristina vince perché l’Argentina è in pieno boom e la conduzione del marito è identificata con la fine della crisi, meno miseria e più posti di lavoro. Vince nonostante il consenso popolare abbia rischiato di venire intaccato da alcuni episodi di corruzione, dall’aumento della criminalità e dal ritorno dell’inflazione a due cifre. Quando si è trattato, le pochissime volte, di dar conto dei problemi, Cristina Kirchner ne è uscita per la verità assai bene. Senatrice da anni, ha mostrato di conoscere la macchina dello Stato quanto il marito, ha snocciolato numeri e fatti con competenza, e quasi mai i suoi avversari hanno potuto usare l’arma della candidatura di facciata» (Rocco Cotroneo). «Sono molti gli aspetti del suo primo mandato (2007-2011) che evidenziano il legame con l’amministrazione del marito, che le passa, sì, il testimone, ma – si dice – non smette di consigliarla, suscitando le critiche dell’opposizione. […] La stampa intanto conia il termine “matrimonialismo”, per indicare la moglie a capo dell’esecutivo e il marito a capo del partito politico di maggioranza. […] Durante il suo primo mandato comunque il Paese continua a crescere a ritmi sostenuti (il Pil intorno all’8%), con investimenti nell’industria e nell’innovazione scientifica e tecnologica, nei salari, nei consumi e nell’occupazione; proseguono i sussidi a pioggia a poveri e anziani bisognosi e la costruzione di scuole e infrastrutture. Le tasse sulle esportazioni agricole, soprattutto la soia, garantiscono al governo la copertura finanziaria per realizzare tali ambiziosi obiettivi: proprio per aumentare le risorse, già nel 2008 la Fernández tenta di aumentare le imposte sulle esportazioni di soia, scontrandosi con il settore agroindustriale e registrando un calo dei consensi sino al 30% e una sconfitta alle elezioni legislative del giugno 2009. Inoltre, le politiche progressiste adottate in materia di natalità e sessualità e, nel luglio 2010, il riconoscimento del matrimonio gay hanno suscitato l’opposizione della Chiesa e della classi più conservatrici. Riscuotono consensi, invece, la maggior attenzione ai diritti umani con l’aumento dei procedimenti giudiziari verso i militari responsabili delle loro violazioni durante l’ultima dittatura e, nelle relazioni estere, i rinnovati rapporti con i Paesi dell’area e la promozione dell’integrazione regionale. La prematura scomparsa del marito – il 27 ottobre 2010 – ha suscitato commozione nel Paese, frustrando il progetto della coppia presidenziale di una ricandidatura di Néstor alle elezioni del 2011 per un nuovo passaggio del testimone “in famiglia”. Ma la tragedia personale ha avvicinato Cristina alla gente, rendendola più umana e vulnerabile, tratteggiando l’immagine di una “donna sola al comando”. Forte del consenso popolare riacquistato, si è candidata per un secondo mandato, che ha facilmente vinto nell’ottobre 2011, dopo aver condotto una campagna elettorale vestita a lutto e con la voce rotta dal pianto, evocando – da una parte – con l’espressione “El” [“Lui” – ndr] il coniuge scomparso e snocciolando – dall’altra – i dati sulla crescita del Paese, tenendo testa agli analisti che l’accusavano di manipolarli e che le rimproveravano l’eccessiva dipendenza dell’economia e dello sviluppo dal prezzo della soia, tanto da far temere per ogni sua minima oscillazione» (Rosti). «Cristina ha superato tutte le prove consolidando nel nome del marito […] un potere ed una capacità di governo per i quali, quando venne eletta la prima volta, […] pochi avrebbero speso un centesimo. “Gli argentini hanno eletto lei ma governerà lui nell’ombra”, scrivevano tutti i commentatori. E invece no» (Ciai). «Il secondo mandato venne segnato dall’aumento dell’inflazione e dalle controversie legali con i creditori sulla ristrutturazione del debito. […] Alle consultazioni presidenziali del 2015 non era ricandidabile, come previsto dalla Costituzione. In quel caso appoggiò il peronista Scioli, che al ballottaggio venne sconfitto nettamente dal conservatore Mauricio Macri, leader di Cambiemos» (Antonio Lamorte). Rieletta senatrice nel 2017, si dimise due anni dopo per assumere la carica di vicepresidente, essendosi candidata al fianco di Alberto Fernández (nessuna parentela), uscito vincitore dalle elezioni del 27 ottobre 2019. «“La terza Cristina” si era detto alla vigilia delle primarie, quando alla pubblicazione dell’autobiografia Sinceramente era seguita la candidatura a vice di Alberto, storico capo di gabinetto del governo di Néstor. […] Senza aver mai perso un’elezione (nel 2015 a sfidare Macri venne mandato il governatore di Buenos Aires Daniel Scioli), Cristina ha dunque rinunciato alla tentazione dello scettro per spostare invece voti ed equilibri. Come disse il generale Perón nel 1973, sul finire del suo terzo mandato: “Rinunciare al comando per dedicarsi alla persuasione”. L’inevitabile identificazione di Cristina con la sua prima moglie, la santa Evita protettrice dei più umili, è andata in scena anche l’ultimo 17 ottobre, data sacra della liturgia peronista, con flyer biancocelesti che accostavano il tandem Fernández & Fernández ai volti patinati di Evita e Perón» (Paolo Galassi). Fortunosamente scampata a un attentato il 1° settembre 2022 (il cui responsabile, il brasiliano Fernando André Sabag Montiel, fu poi condannato a dieci anni di reclusione per tentato omicidio), la Kirchner non è però riuscita a sfuggire alla giustizia, che da lungo tempo stava vagliando l’operato suo e del marito. Il 10 giugno 2025, infatti, la Corte suprema di giustizia argentina l’ha condannata definitivamente a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per corruzione e amministrazione fraudolenta. «Cristina […] è ancora la leader del peronismo e aveva annunciato la candidatura a deputata nella provincia di Buenos Aires nelle elezioni del 7 settembre: un trampolino per sfidare Javier Milei nel 2027. La conferma [della condanna – ndr] sancisce invece la fine della sua carriera politica e riscrive la storia argentina. L’ascesa politica dei Kirchner, prima con suo marito Néstor presidente tra il 2003 e il 2007 e poi con Cristina tra il 2007 e il 2015, non fu una storia di rinascita economica e politica di un Paese distrutto dalla crisi del 2001. Fu una storia di corruzione. Dall’inizio la famiglia Kirchner aveva costruito una cassa alimentata dall’affidamento delle opere pubbliche nella loro provincia di origine, Santa Cruz, all’amico Lázaro Báez. Fu lui a fondare, pochi giorni prima delle elezioni del 2003, la Austral Construcciones con un capitale sociale di 4 mila dollari. Pur non avendo nessuna esperienza nel settore, tra il 2003 e il 2015, riuscì ad aggiudicarsi l’82 per cento delle opere pubbliche nella provincia. Sotto i governi di Néstor prima e Cristina dopo, Lázaro Báez accumulò, da impiegato di una banca di provincia, un patrimonio di 200 milioni di dollari. I 51 appalti affidatigli furono caratterizzati da ritardi, sovrapprezzi e incompletezza: solo 27 delle opere aggiudicate furono completate» (Paolo Rizzo). «Lui avrebbe ricambiato “rigirando i benefici indebitamente ottenuti” facendo affari con le “aziende di famiglia dell’ex presidente”. Kirchner, una delle politiche più divisive del Paese, è dal 2024 la presidente del Partito giustizialista, il più grande gruppo che forma l’opposizione. Per lei quella condanna è manovrata dai “poteri economici”. […] Kirchner fa il parallelismo con l’attentato subìto il primo settembre 2022. Allora l’ex leader si trovava davanti alla sua abitazione. Un uomo le puntò una pistola vicino al volto. “In quel momento la pallottola non è uscita, ma oggi, la sentenza, sì che è uscita”» (Virginia Nesi). «Da anni Cristina Kirchner sostiene la tesi del lawfare, ossia dell’uso politico della giustizia da parte della magistratura. […] Eppure i termini della condanna le garantiscono una centralità politica che stava svanendo. Kirchner sta scontando la pena presso il suo domicilio di Buenos Aires. Può ricevere visite, ha libero accesso ai social media e, soprattutto, al balcone di casa sua, da cui saluta i militanti. Sono benefici di cui può godere in quanto ultrasettantenne e perché già vittima di un poco chiaro tentativo di omicidio nel 2022. Da navigata politica, Kirchner vede già il lato positivo della sentenza. Crede che la condanna a sei anni di reclusione e l’inibizione perpetua dagli uffici pubblici la riabiliteranno politicamente così come fu con Lula. Non è un caso che i due si siano già incontrati nell’appartamento dove Kirchner sconta la sua condanna. A differenza di Lula Kirchner non potrà candidarsi (a meno di un, a ora improbabile, indulto), ma la ritrovata centralità politica le permetterà di decidere il prossimo candidato presidente del peronismo. Dopo aver scelto Daniel Scioli nel 2015, Alberto Fernández nel 2019 e Sergio Massa nel 2023, toccherà di nuovo a lei indicare il frontman nel 2027. Difficile capire se sarà di nuovo Massa o il delfino ribelle Axel Kicillof. Oppure lo stesso figlio di Cristina, Máximo Kirchner. Di certo un eventuale presidente peronista dovrà arrivare alla Casa Rosada con l’appoggio di Cristina e, in cambio, dovrà concederle l’indulto. Non tanto per riacquistare la libertà, ma per assolverla davanti alla storia» (Rizzo) • Due figli, Máximo (1977) e Florencia (1990), dal matrimonio con Néstor Kirchner • «Impeccabile make-up e coiffure un po’ Charlie’s Angels» (Cunaccia) • «Se il peronismo è ancora, tra sogni irredenti e deliri collettivi, soprattutto una mistica, un sentimento, bisogna ammettere che Cristina Kirchner, con tutta la sua proverbiale superbia, ne ha interpretato l’ennesima reinvenzione con grande astuzia, approfittando di un decennio di boom economico, quello post-bancarotta del 2001, ormai estinto, per affermarne la vocazione più fortemente populista» • «Una peronista incallita e à la carte, come tutti i politici del Paese sudamericano. Ma donna di polso, rispettata e temuta. Amata e odiata com’è nell’animo degli argentini che hanno amato Evita Perón. […] Ma Cristina Kirchner non è Evita, anche se lo avrebbe voluto» (Massimo Sideri).