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 2026  febbraio 24 Martedì calendario

Biografia di Flavia Pennetta

Flavia Pennetta, nata a Brindisi il 25 febbraio 1982 (44 anni). Ex tennista. Opinionista e commentatrice televisiva per Sky Sport ed Eurosport. Vincitrice degli Us Open 2015 (in finale contro Francesca Vinci). Nel 2013 ha raggiunto la semifinale agli Us Open (eliminata dalla bielorussa Azarenka). Quarti di finale sempre agli Us Open (2008) e agli Australian Open (2014). Nella squadra azzurra che nel 2006, 2009, 2010 e 2013 ha vinto la Federation Cup (la Davis femminile). Ottima doppista, una vittoria al Wta Tour Championship, il torneo più importante dopo gli Slam (a Doha nel 2010, in coppia con l’argentina Gisela Dulko) e agli Australian Open del 2011 (sempre con la Dulko). Nell’agosto 2009 divenne la prima tennista italiana capace di raggiungere la top ten del ranking mondiale. È stata numero sei del mondo nel settembre del 2015. È l’unica tennista italiana a essersi aggiudicata un torneo dello Slam sia in singolare che in doppio. «Il tennis ti chiede e ti brucia, se non sei pronto ad accettare i suoi ricatti agonistici, che sono il sale di questo sport, allora vuol dire che è arrivato il momento di porsi delle domande».
Vita «È stata la prima giocatrice di tennis italiana a superare le colonne d’Ercole della top 10 della classifica mondiale dall’invenzione del ranking Wta. Una piccola rivoluzione al femminile realizzata quando Jannik Sinner compiva otto anni d’età ed era ancora convinto, da grande, di voler fare lo sciatore. Correva il 17 agosto 2009: Pennetta from Italy n. 10. Addirittura n. 6 nell’autunno del trionfo Slam (2015). Ma è aver calpestato per prima un territorio inesplorato che fa di Flavia, celebrata nel decennale da un docufilm di Sky Sport, una pioniera. Cominciamo da qui. Perché il traguardo delle prime dieci fu importante? “Ho rotto un muro, per tutte le italiane: non è un caso se, da lì in poi, noi ragazze abbiamo aperto un ciclo. Se l’ha fatto Flavia possiamo farcela anche noi, fu il messaggio. Un po’ l’effetto che Sinner sta avendo oggi sugli uomini. Però quel muro, al maschile, l’ha rotto Fabio, mio marito, non Jannik”. Che bambina è stata, in Puglia? “Iperattiva, molto poco paurosa. Testa durissima: di ogni cosa chiedevo il perché. A 6 anni partivo in direzione scuola con una cartella gigante in spalla, mano nella mano con il mio amico Alberto. Ne abbiamo combinate di ogni”. Racconti una malefatta. “Passavamo le giornate nel cortile della casa di Brindisi, tra bici, pallone e racchette. Ci era proibito uscire: appena fuori c’era uno stradone in discesa, molto trafficato. Con Alberto decidemmo di osare, facendo una gara a tempo: vinceva chi ci metteva meno ad arrivare in bici al curvone della spazzatura. Mi lancio giù a duemila, parte Alberto. Ma arriva il bus, lo supera e lo spostamento d’aria lo fa cadere. Ho pensato: oddio, è morto. Si rialza che è una maschera di sangue. Provai a ripulirlo ma era conciato troppo male. Al ritorno mamma e nonna mi fecero un cazziatone epico. Bici vietata per due mesi”. È vero che suo padre Oronzo voleva un maschio? “Verissimo. L’ecografia non usava e il ginecologo, che era presidente del circolo del tennis, rassicurò papà: tranquillo Oronzo, sarà maschio. Quando sono nata ha fatto una scenata: mannaggia alla miseria, come è possibile! Anche mio nonno avrebbe voluto un maschio, invece arrivarono due femmine e quattro nipotine. Però non ho mai percepito un’aspettativa delusa. Da ragazzina dissi a mio padre: tranquillo, ti darò più soddisfazioni di un maschietto”» (a Gaia Piccardi) • «Da bambina mi riuscivano tutti gli sport: corsa campestre, 200 metri, saltavo in alto, ero nella squadra di basket della scuola, facevo persino equitazione in un maneggio vicino a Otranto. Nel tennis, col lavoro, sono migliorata tanto (…) A 19 anni ho preso il tifo mangiando una forchettata di bianchetti crudi, olio e limone. Due settimane d’incubazione, 41˚ di febbre, 21 giorni d’ospedale. In quel periodo, avendo molto tempo per pensare, feci una scommessa con me stessa: dedicarmi al tennis anima e corpo per una stagione. Se non avessi fatto il salto di qualità, avrei smesso. Alla fine del 2002 ero numero 93» (al Corriere) • «Da ragazzine vincevo sempre io perché ero più calma in campo, mentre lei era nevrotica…» (Roberta Vinci, che con la Pennetta ha anche vinto un titolo juniores al Roland Garros nel 1999) • «Maniaca dell’ordine, seria e professionale sul lavoro (“Sento una responsabilità nei confronti del mio tennis”), zavorrata dalla sensazione di non aver studiato abbastanza (diplomata in ragioneria “e tragicamente consapevole di tutta la mia ignoranza”), avvitata alla Puglia e alla famiglia (“Mi salva sapere chi sono e da dove vengo”): la sorella Giorgia, mamma Conchita e papà Oronzo detto Ronzino, il suo paradigma di coppia (“Rispettano le reciproche differenze: anzi, si amano anche per quelle”)» (Gaia Piccardi) • Nell’agosto 2012 è stata operata al polso destro: finita fuori dalla top 100, pensò anche la ritiro • «Vorrei chiudere la carriera pensando di essere stata se non la migliore italiana, almeno la seconda (…) Se penso a tutti quelli che mi dicono: “Che bella vita giocare a tennis, sei sempre in giro, chissà quanti posti vedi”. In realtà non vedo niente, non c’è mai il tempo. Ho già deciso che quando smetto ci tornerò da turista, per visitare davvero le città dove sono stata» (a Marisa Poli) • «in quell’estate 2015 arrivò New York, uno dei quattro tornei più importanti. Gli Us Open. Cosa fece i primi giorni? “Niente tennis. Me ne andai per Central Park in bicicletta. In giro per la città a passeggiare. Poi chiamai i miei genitori, dissi loro della decisione, sarebbe stato il mio ultimo torneo importante. E quella chiamata mi liberò da tutto quanto”. E i suoi? “Mio padre disse: ‘Ne parliamo quando torni’. Mia madre invece fu più concreta: ‘Visto che è l’ultimo, giocalo bene!’”. E così fu. Ma cosa successe durante quel torneo? Come recuperò tutta quella forza e calma che sembrava aver perduto? “Penso di aver acquisito, partita dopo partita, una sensazione di benessere in campo che non avevo mai avuto. Riuscivo a vedere ciò che dovevo fare. Ero molto lucida”. Vinse tutte le partite. Ma forse la più difficile fu contro la Kvitova ai quarti. La sua avversaria aveva vinto due volte Wimbledon. Fu lì il clic? “È stata una partita importante per me perché l’ho sempre accusata tantissimo. Lei aveva un tipo di gioco che mi stordiva ed entrai in campo anche poco convinta di poterla battere”. E invece vinse. Cosa faceva dopo ogni vittoria? “Andavo sempre in un ristorante asiatico in cui, a vederlo da fuori, nessuno sarebbe mai entrato. Si mangiava benissimo. Il proprietario era giapponese sposato con una cinese di origine thailandese”. Un portafortuna. E cosa mangiava? “Una zuppa thailandese, la tom yum. Super piccante che ti apre fino al cervello”. Come passò la notte prima della finale “«Malissimo. La sera a cena il mio allenatore e il fisioterapista bevevano vino rosso e io piangevo perché non volevo giocare. Mi dicevo che non ce l’avrei fatta e quelli ridevano. Mi venne la paura di non farcela”. La finale fu contro la sua amica Roberta Vinci che in semifinale aveva battuto Serena Williams. Lei vinse. Al termine, quando era sulla sediolina in attesa di essere chiamata alla cerimonia di premiazione, cosa provò? “Ah, non ero felice, ero proprio appagata. Ecco avevo fatto tutto quello che dovevo fare, ero a posto, ero proprio in pace, avevo una pace e tranquillità stupende”. Quel giorno non versò neppure una lacrima di gioia. E ora cosa prova quando pensa a quell’estate? “È bellissimo quando vedo quelle scene, quando ripenso a quei giorni. Ho sempre la pelle d’oca e finisce sempre che mi metto a piangere. Non riesco proprio a fermarmi. Anche adesso”» (Federico Pace) • «Avrebbe potuto vincere più di undici titoli? “Ho attraversato un’epoca di giocatrici pazzesche, come ha fatto Fabio, che ha dovuto scontrarsi con Federer, Nadal e Djokovic, i migliori. Ci ho messo il mio tempo per raggiungere la convinzione di essere all’altezza della generazione di Serena Williams: il picco l’ho avuto alla fine”. C’era un po’ di sindrome dell’impostore? “Non credo: il campo di partecipazione ai tornei era galattico. Non mi sono mai mentita: le altre erano superiori. C’era una differenza oggettiva. Mi arrovellavo: come posso migliorare e batterle?”. E poi, sul più bello, la sua amica d’infanzia Roberta Vinci fa fuori Serena, la più forte di tutte, a New York. “Vede il destino? La Williams tremò davanti alla prospettiva del Grande Slam e Roberta fu brava ad approfittarne. Serena la soffrivi già in spogliatoio, vedendola cambiarsi. Che personalità! Aveva un servizio disarmante, la sua risposta ti bucava. Una fisicità sovrastante. Tu tiravi forte? E lei di più. Ma quella che mi mandava ai matti era Ana Ivanovic: non capivo dove cavolo tirava. Questa cosa mi infastidisce ancora oggi...”. Certo che l’Us Open 2015 sembra un film. “Roberta che elimina Serena e io che batto Roberta. Il caffé insieme prima della finale, l’abbraccio a rete. Nemmeno a scriverlo, veniva un film così bello”» (a Gaia Piccardi) • «Noi ragazze siamo più indipendenti, meno mammone, a 15 anni me ne sono andata da casa, ho lasciato Brindisi. I ragazzi invece non riescono a staccarsi dagli amici, dalla famiglia, dalla comodità di trovare tutto pronto. Due mesi fa sono stata a trovare un collega, la sua stanza da letto era un disastro. Si è scusato e mi ha detto: devo trovare una fidanzata che mi aiuti a tenere pulita la casa. Mica si va avanti così. A me andare via ha fatto bene. Lo dico senza polemiche, ma l’Italia non aiuta molto chi vuole andare avanti nello sport» (ad Emanuela Audisio) • Nel 2009 ha sfilato in passerella per Pin Up Stars. «Ero ansiosa da matti, sono stata male tutta la mattina. Non mi ero mai sentita così nervosa, neppure per una finale importante. Avevo paura di cadere con quei tacchi!» • Carlo Azeglio Ciampi la nominò, nel 2007, cavaliere della Repubblica.
Critica «Quel che ammiro di Flavia non è soltanto la silhouette che certo non la fa passare inosservata. Non meno ammirevole è il suo carattere, dopo una vita sportiva che avrebbe spinto altre all’abbandono (…) Credo di averlo addirittura confessato al papà della Pennetta, che, fossi nato solo una cinquantina di anni avanti, mi sarei permesso di innamorarmi di suo figlia» (Gianni Clerici) • «Il suo stesso tennis, senza difetti – da maestrina impeccabile – ma anche privo di colpi pienamente accecanti, ne ha nascosto un po’ il talento» (Andrea Scanzi).
Amori Dall’11 giugno 2016 è sposata con l’ex tennista Fabio Fognini. Hanno tre figli: Federico (2017, così chiamato in memoria dell’amico Federico Luzzi, tennista aretino morto nel 2008 a causa di una leucemia fulminante), Farah (2019) e Flaminia (2021) • In precedenza ha avuto una relazione con gli ex tennisti Florian Allgauer e Carlos Moyá. Con quet’ultimom è finita malissimo: «Si è innamorato di un’altra. È lecito, però si è comportato male. Mi chiamò il giorno in cui uscirono le foto con lei. Fino a quella mattina dovevamo sposarci. Ho perso dieci chili in una settimana. Una botta pazzesca, li mortacci sua...» • Prima di Fognini ha avuto una storia con il modello Andrea Preti • «Come si accorse che tra lei e Fognini non era più solo un’amicizia? “Eravamo a Barcellona, durante la preparazione invernale 2013. Di lì a poco, in Australia, sarebbe successo il patatrac. Cosa è cambiato? Il modo di guardarci. Io all’epoca soffrivo per le sue sfuriate, per l’accanimento che c’era contro di lui. Passavamo ore a parlare: ho 5 anni di più, di me si fidava. Dalle attenzioni di Fabio, capii che era cambiato anche il mio piacere nel trascorrere il tempo insieme”. Fast forward. Siete sposati, avete tre figli, vivete a Milano. “È già il terzo anno milanese. All’inizio soffrivo il cielo grigio, piangevo: ho sbagliato tutto! Ora ci sto bene, vedo i bimbi contenti, ho creato una mia routine e un mio nucleo. Esco poco, non frequento il jet set. Ma la città offre mille opportunità e, lavorativamente, mi ha dato una nuova vita: Sky, gli eventi, le partecipazioni, la torcia olimpica all’Olimpiade. Sono tedofora ai Giochi italiani: un grande riconoscimento. Milano, insomma, mi ha ridato un valore”» (a Gaia Piccardi) • «Ammette che “tre o quattro” tennisti le hanno fatto delle avances. Sul più bello del circuito non ha dubbi (“Tommy Haas”), anche se quello con cui passerebbe una notte è Marat Safin. Parla dell’omosessualità nel mondo del tennis (“Esiste”) e racconta che il posto più strano dove ha fatto l’amore è l’aereo, su “una tratta lunga”. Se alcuni tennisti sniffano cocaina “è per divertimento”, ma lei, giura, non l’ha mai fatto» (Corriere della Sera).
Vizi «Con l’età sono diventata meno scaramantica. Una volta se c’era qualcuno al mio match il primo giorno, e vincevo, pretendevo che tornasse. Tutte cavolate di cui mi sono liberata».
Calcio Simpatizza per il Milan.