il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2026
Antonio La Trippa
Da tre anni e più sentiamo ripetere da chi ci capisce che sulle questioni interne il governo Meloni è un po’ così, ma in politica estera vuoi mettere: non ne sbaglia una. Basta vederlo all’opera sulla nuova guerra scatenata dagli amici Donald e Bibi. Qual era l’unico Paese europeo ad avere un ministro nel Golfo prima e durante l’attacco all’Iran? Il nostro, grazie a Crosetto. Sì, vabbè, i due “alleati” si erano scordati di informarci, ma lui è telepatico: li ha bruciati sul tempo ed è volato a Dubai con la famiglia. Poi, è vero, ha un po’ pasticciato con le versioni: “Ero lì per un periodo di ferie”, “Ero lì anche per incontri istituzionali”, “Ero lì per mettere in salvo la mia famiglia in pericolo”, “Ero lì perché non c’erano rischi”. Ma solo perché non poteva dire la verità: stava girando il nuovo cinepanettone Vacanze a Dubai. Avercene, di ministri così. Intanto la Meloni condanna l’Iran aggredito e difende gli aggressori perché l’attacco israelian-americano è dovuto alla “crisi del diritto internazionale, figlia dell’attacco russo all’Ucraina”: prima – com’è noto – la Nato non aveva attaccato Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia né provocato la Russia, come lei stessa diceva fino al 2022 contestando le sanzioni a Putin, felicitandosi con lui per la democraticissima rielezione e incolpando Biden per la guerra in Ucraina. In pratica, se Trump e Netanyahu attaccano l’Iran, ha stato Putin.
Poi c’è Tajani, ministro degli Esteri fino a un certo punto. Che fosse il più sveglio della compagnia l’avevamo già intuito quando risolse brillantemente il giallo di Crans Montana (“Evidentemente qualcosa non ha funzionato”); spiegò che il Ponte sullo Stretto servirà “per l’evacuazione in caso di attacco da Sud”, tipo dal Madagascar; e si esibì nel ballo dell’insaccato “Chi non salta comunista è”. Ora detta alle migliaia di italiani abbandonati nel Golfo una tecnica di sopravvivenza a prova di bomba: “Se vedete un drone, non affacciatevi alla finestra e non andate per strada”. Idem per i missili: se fate in tempo a vederne uno, scansatevi. Messi al sicuro i connazionali, Antonio La Trippa s’è dedicato a Conte, intimandogli di vergognarsi per due peccati mortali. 1) “Andava in ginocchio da Trump e dalla Merkel” (infatti a Trump disse di no sulla Via della Seta e su Guaidó e alla Merkel sul Mes, facendole ingoiare il Pnrr, cioè i 209 miliardi che i melones ancora incassano per tenere il Pil sopra lo zero). 2) “Trump lo chiamò Giuseppi, a me non mi chiama Tony”. A parte il fatto che non lo chiama proprio, è curioso che, se Trump sbaglia il nome a Conte in un tweet, sia colpa di Conte (lo sbagliò anche alla Meloni chiamandola Georgia, ma fa niente). L’unico a cui Trump non potrà mai sbagliare il nome è Tajani, perché non sa proprio chi sia. Meglio così, per il nostro bene.