corriere.it, 4 marzo 2026
Gli italiani spendono 5,15 miliardi per le cure fuori regione, è record
Il flusso di cittadini che va a curarsi fuori dalla propria Regione di residenza non è mai stato tanto abbondante. Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022
quando era stata pari a 5,04 miliardi. Ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra Regioni settentrionali. Sono queste le tendenze che emergono dal Report sulla mobilità sanitaria della Fondazione Gimbe presentato oggi in occasione del trentennale della Fondazione.
Secondo il rapporto oltre un euro su due speso per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori Regione viene incassato dalla sanità privata convenzionata: 1.966 milioni di euro (54,5%), contro i 1.643 milioni di euro (45,5%) destinati alle strutture pubbliche.
«La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Infatti, le strutture private assorbono oltre il 60% della mobilità attiva in Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio
(63,8%). In altre Regioni la capacità attrattiva del privato resta invece inferiore al 20%: Valle D’Aosta (15,7%), Umbria (15,1%), Liguria (11,4%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%) e Basilicata (7,2%).
Secondo i dati Agenas, l’80,4% della mobilità per ricoveri è classificato come effettiva (2.311 milioni di euro), ovvero dipende dalla scelta del paziente. Il 16,7% (480 milioni di euro) è invece legato a prestazioni urgenti (mobilità casuale) e il 3% (85 milioni di euro) riguarda casi in cui il domicilio del paziente non coincide con la Regione di residenza (mobilità apparente).
Della mobilità effettiva, solo il 6,5% riguarda ricoveri ordinari a rischio di inappropriatezza. Della specialistica ambulatoriale erogata in mobilità, quasi il 93% si concentra in tre categorie: prestazioni terapeutiche (33,1%), diagnostica strumentale (31,5%) e prestazioni di laboratorio (28%).