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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

Tesla, in Germania sfida tra Musk e i sindacati

C’è un’elezione che dà un gran fastidio a Elon Musk. Tanto che la scorsa settimana l’uomo più ricco del mondo ha fatto un video, insieme al direttore dello stabilimento di Grünheide (Berlino), in cui si rivolge ai propri dipendenti per dire che se «forze esterne» prenderanno il controllo della Tesla, non si potrà più investire in Germania.
Musk, si sa, odia i sindacati: ma la Germania li prevede per legge. E quindi, l’elezione del nuovo consiglio di fabbrica della Tesla ha assunto dimensioni epiche: da una parte lui, il proprietario libertario; dall’altra IG Metall, il più glorioso sindacato della Germania, forte di 100 anni di «cogestione» con cui si mandano tradizionalmente avanti le fabbriche tedesche. In mezzo la domanda: riuscirà IG Metall a prendere la maggioranza nella fabbrica di Musk?
Due anni non fa ce l’ha fatta. Pur vincendo, si è fermata al 40% e le altre liste vicine al management si sono coalizzate. Da allora, però, il clima è cambiato: le vendite sono scese, Musk si è schierato per l’estrema destra dell’AfD. E se molti dipendenti si dicono soddisfatti, seppur in modo anonimo quando parlano con i giornali («Ci danno tutto: azioni, le infrastrutture»), crescono di pari passo gli scontenti. C’è paura di perdere il lavoro. Due settimane fa, un rappresentante dell’IG Metall è stato denunciato dal direttore dello stabilimento, André Thierig, per aver filmato di nascosto una riunione. Il sindacato è ricorso in tribunale per «diffamazione» e sta preparando un’azione legale.
Tesla non ha un contratto collettivo. E IG Metall nel suo programma neppure lo propone: ai primi due punti mette «alleggerire i carichi di lavoro» e «meno arbitrarietà» nelle promozioni.
Quant’era diverso il clima nel 2022, quando Musk aprì il primo sito automobilistico straniero in Germania dopo decenni: c’era euforia. Ma dal 2024 la produzione è in caduta libera. Handelsblatt ha messo le mani sui dati Inovev: nel 2025 si parla di appena 149.040 veicoli prodotti di fronte a una capacità di 375mila; sono quasi il 30% in meno rispetto al 2024, un anno già debole. Allora, lo stabilimento operò al 56,3% del potenziale, con un margine di profitto scritto nel bilancio dello 0,74%. Il giornale ha calcolato che l’utilizzo nel 2025 è sceso al 39,7%. I problemi vanno oltre l’estremismo di Musk: modelli vecchi; una tecnologia non più superiore alle piattaforme tedesche; le auto cinesi. Con dati simili, allargare gli investimenti non ha senso, al netto di IG Metall. Ma Musk se l’è presa con i giornali, li accusa di bugie.