Corriere della Sera, 4 marzo 2026
Rientrati in Italia i 200 studenti bloccati a Dubai
Il boato esplode alle 20.14. Quando le porte del terminal degli arrivi dell’aeroporto di Malpensa si aprono scatenando la gioia dei familiari dei 200 studenti del programma Wsc, bloccati a Dubai dopo la chiusura dello spazio aereo emiratino, che hanno potuto finalmente fare ritorno in Italia a bordo di un volo di linea di Etihad partito poco dopo le 14 da Abu Dhabi. Cori, grida e abbracci a suggellare la fine di quello che era iniziato come un sogno e che poi, dopo l’inizio della guerra nel Golfo Persico, si era trasformato in un incubo. «Tornare a casa è meraviglioso – sospira Matilde Caputo, di Pinerolo —. Abbiamo passato la scorsa notte nel rifugio dell’hotel, è stato angosciante. Ora metterò nel cassetto il passaporto per un po’, ma appena possibile ripartirò». Il nonno di fianco a lei fa segno di no con il dito, la mamma la fa scomparire tra le sue braccia. Tra i familiari c’è chi esulta e chi piange. Bruna Coppo, nonna della 16enne Alice di Casale Monferrato, regge un mazzo di rose gialle da regalare alla nipotina. «Sono stati giorni che non si augurano a nessuno», mormora. Massimiliano Gerbino è arrivato da San Sebastiano al Vesuvio, nel Napoletano, segue in videochiamata il ritiro dei bagagli della sua Chiara. «Ho capito che era finita quando li ho visti entrare nello spazio aereo italiano», racconta. «E pensare che avevo preferito mandare i ragazzi a Dubai e non a New York, la ritenevo più sicura», chiosa Gianfranco Maiolino, padre di Greta e Matteo. Un ritorno che a un certo punto si era tinto di giallo: «A me e a una decina di compagni è stato detto che il volo era in overbooking di 44 passeggeri e che il nostro biglietto non era valido – sottolinea il 18enne Edmondo Bruzzi —. Solo l’intervento della Farnesina ha sbloccato lo stallo».