Corriere della Sera, 4 marzo 2026
L’allarme di Mattarella: non rassegniamoci alla guerra
Il piccolo mondo antico della generosità, della solidarietà e dei gesti di altruismo e il grande mondo moderno dei conflitti, della violenza, della paura: «La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia». Dalla Sala delle Feste del Quirinale – dove il presidente ha consegnato le onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica italiana conferite motu proprio a 31 cittadini che si sono distinti per atti di eroismo e di impegno civile – la distanza tra i due emisferi appare abissale. Il bene e il male. Il bello e il brutto. La luce e il buio. «A tutti i livelli, a partire dalla vita quotidiana, fino alla dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare – ecco i due mondi di Mattarella —. Quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi imponendosi sugli altri e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme». Tra le righe, il grido di allarme che già in tante occasioni il presidente ha lanciato sui rischi di fare a pezzi il multilateralismo e le regole internazionali. Eppure ancora una volta Mattarella invita a inseguire la lucina in fondo al tunnel e sottolinea l’importanza di storie e persone che, «in un tempo in cui abbiamo grande bisogno di fiducia e di speranza», non si sono chiuse nel loro io, ma hanno trasformato il dolore in «aiuto e sostegno per chi ne ha bisogno». Angosciato per i rischi innescati dall’attacco degli Usa e Israele e per la reazione dell’Iran, il capo dello Stato è anche determinato a diffondere parole di speranza. Aprendo a braccio la cerimonia di consegna delle onorificenze Omri invita ad avere fiducia: «Non dobbiamo rassegnarci, né pensare che siano derive inevitabili». L’esempio di quanti hanno contribuito a rendere «più positiva e nobile la vita della nostra società» sia di monito e insegnamento. Insieme si è più forti, vale sul piano interno e su quello internazionale. «Particolarmente in questo tempo» è necessario rifuggire dalla tentazione dell’indifferenza, «abbattere muri» e non cedere alla paura. Una comunità non può essere un «anonimo insieme di individui che si ignorano a vicenda» e pensano solo ai proprio interessi. Solidarietà, condivisione, amore per gli altri rendono più forti le istituzioni è l’appello rivolto indirettamente anche ai «grandi» che infiammano il mondo. «Perché la premura per gli altri, il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà, che a taluno appaiono insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza».