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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

L’emergenza dell’energia: gas in rialzo di un altro 20%. Benzina e diesel, pieno più caro

Sale l’allerta sullo choc energetico causato dalla guerra in Medio Oriente, con Palazzo Chigi che ieri pomeriggio ha convocato i ceo di Eni e Snam per avere conto della sicurezza degli approvvigionamenti. Ma se sulle riserve al momento possiamo stare tranquilli, sono i prezzi ad allarmare. Ieri si sono ampliati gli aumenti scattati lunedì. Prima si è messo a correre il gas, balzato fino a superare i 65 euro al megawattora sul mercato europeo di riferimento, il Ttf, per poi chiudere in rialzo del 20% a 53,6 euro, quasi il 90% in più rispetto a venerdì scorso, ultimo giorno pre-guerra. A metà giornata è balzato il petrolio, con il Brent di Londra salito del 7% sopra 83,3 dollari.
Le notizie dai Paesi del Golfo hanno moltiplicato gli allarmi sulle infrastrutture della regione più importante al mondo per l’export di gas e greggio. Dopo che due giorni fa il Qatar – secondo fornitore a livello mondiale di gas naturale liquefatto – ha bloccato la produzione a causa dell’attacco iraniano ai suoi impianti, ieri ha annunciato anche lo stop alla produzione di fertilizzanti e petrolchimici prodotti con il gas, che dà la misura del danno ai siti. Tutti i Paesi che importano Gnl dal Qatar – Cina e India in primis – sono in allerta. Il gruppo indiano Petronet Lng ha inviato un avviso di forza maggiore perché la guerra in Medio Oriente impedisce il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz. In Italia il Gnl del Qatar (che ci fornisce il 33% del totale) arriverà per tutto marzo, perché le cinque navi di Edison sono già in transito, poi dipenderà dall’evoluzione dello scenario. I depositi di Snam sono pieni intorno al 45%. Oslo ieri ha aperto il dibattito sull’import da Mosca. «La Ue ha espresso la volontà di affrancarsi dal petrolio e dal gas russi, ma gli eventi degli ultimi giorni hanno reso difficile l’obiettivo», ha detto il ministro norvegese dell’Energia Terje Aasland.
Preoccupa anche il greggio. Dopo il fermo della raffineria più grande dell’Arabia Saudita, ieri l’Iraq ha ridotto la produzione di petrolio di quasi 1,5 milioni di barili al giorno e visto che sta esaurendo le scorte non può esportare greggio. Negli Emirati, un incendio ha colpito Fujairah. Ieri alle 21 (ore italiane) Donald Trump ha annunciato che gli Usa sono pronti a garantire e scortare il traffico nello Stretto di Hormuz. «Oggi – spiega Gianni Murano, presidente di Unem – il 57% del gasolio e il 20% di jet fuel importati dall’Italia transitano per Hormuz, ma il 6% del petrolio passa per lo Stretto perché gran parte del greggio saudita lo bypassa attraverso l’oleodotto East West crude oil pipeline». L’Italia – spiega Alessandro Lanza, economista e direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei – come gli altri Paesi dell’Aie deve avere almeno 90 giorni di riserva di prodotti petroliferi e a cui vanno sommate le riserve commerciali». Ma gli aumenti al distributore sono già scattati. «Rispetto a venerdì scorso – spiega Azzurra Pacces, esperta di Staffetta Quotidiana – ieri la benzina self è salita di 4 millesimi a 1,674 euro e il gasolio di 8 millesimi a 1,728 euro, ma gli effetti pieni si vedranno da domani (oggi, ndr). Il gasolio resta il prodotto più esposto».
Con il prezzo dell’energia elettrica schizzato a 165 euro al megawattora oggi da 107 euro di venerdì scorso sono attesi rincari anche per le bollette. Ed è sembrato surreale l’aggiornamento delle tariffe annunciato ieri dall’Arera. L’Autorità ha annunciato che il prezzo del gas nelle bollette di febbraio di chi è rimasto in tutela scende del 2,8% (gli aggiornamenti tariffari e retroattivi), «un mondo – ha commentato l’Unc – che non c’è più».