Corriere della Sera, 4 marzo 2026
Trump, le offese a Starmer e le minacce a Sánchez
Che con la Spagna non corresse buon sangue è cosa nota, da quando al summit Nato dell’Aia del giugno scorso il premier Pedro Sánchez manifestò l’intenzione di tenere le spese per la difesa al 2% del Pil e di non alzarle al 5% nonostante le richieste di Washington. Non stupiscono quindi le minacce pronunciate nello Studio Ovale dal presidente Usa Trump, in presenza del cancelliere tedesco Merz, di «bloccare tutti gli scambi commerciali con la Spagna» dopo la decisione di Madrid di non consentire l’uso delle proprie basi militari in Andalusia per la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Per Sánchez è un intervento privo di mandato delle Nazioni Unite e non conforme al diritto internazionale.
Ma anche la relazione speciale fra Londra e Washington sembra essere una vittima collaterale della guerra contro Teheran: Trump si è lanciato in un attacco senza precedenti contro il premier britannico Keir Starmer, dicendo «non è con Winston Churchill che abbiamo a che fare, siamo dispiaciuti dalla Gran Bretagna». Già domenica il presidente americano si era detto «molto deluso» dall’iniziale rifiuto di Londra a concedere le sue basi per le operazioni militari Usa: ma anche dopo che Starmer ne ha autorizzato l’uso a scopi «limitati e difensivi», il capo della Casa Bianca ha rincarato la dose. «È molto triste vedere che la relazione non è più ciò che era. Non avrei mai creduto di vedere questo», ha detto Trump, secondo cui Starmer «non è stato di grande aiuto». Eppure i jet britannici hanno abbattuto i droni iraniani nei cieli di Giordania e Iraq. Inoltre Londra ha inviato a Cipro elicotteri con capacità anti drone e la nave militare Dragon per difendere l’isola.
Trump si è però spinto oltre con la Spagna minacciando di usare il commercio per fare pressione su Madrid dimenticando anche stavolta, come in gennaio con il caso Groenlandia e lo spauracchio di nuovi dazi solo a carico di alcuni Paesi della Ue, che il cuore dell’Unione è il mercato unico e per il trade i Ventisette vanno considerati come un unico blocco. La risposta ferma di Madrid non si è fatta attendere e da parte sua la Commissione – in attesa di capire gli sviluppi – ha fatto sapere che «garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea». Fonti del governo Sánchez hanno ricordato che «la Spagna è un membro chiave della Nato, che rispetta i propri impegni e contribuisce in modo significativo alla difesa del territorio europeo». E che Madrid è una «potenza esportatrice dell’Ue e un partner commerciale affidabile per 195 Paesi del mondo, tra cui gli Usa». Il governo ha sottolineato che se l’amministrazione americana intende rivedere la relazione commerciale con la Spagna «dovrà farlo nel rispetto dell’autonomia delle imprese private, della legalità internazionale e degli accordi bilaterali tra l’Ue e gli Stati Uniti». Per Madrid il faro guida resta il «rispetto reciproco e della legalità internazionale». Nessun timore, poi, per le conseguenze: «Il nostro Paese – ha detto Madrid – dispone delle risorse necessarie per contenere eventuali impatti, aiutare i possibili settori colpiti e diversificare le catene di approvvigionamento».
Invece a Londra molti parlano di «momento Love Actually» e paragonano Starmer a Hugh Grant nel celebre film, quando il premier britannico cinematografico rintuzza il presidente bullo americano («Siamo il Paese di Shakespeare e del piede destro di Beckham...»): lunedì in Parlamento il primo ministro aveva detto che «non crediamo al cambio di regime dai cieli» e ha preso le distanze dall’attacco Usa. Anche se in realtà il rapporto con Trump si è andato deteriorando da un po’: dopo che Starmer era riuscito a mettere in piedi una relazione costruttiva con l’amministrazione Usa, dalle tensioni sui dazi a quelle sulle isole Chagos il feeling si è guastato.
Tuttavia i critici, a partire dai conservatori, accusano il premier di essere solo a caccia del voto islamico: e un riferimento in tal senso è venuto pure da Trump. I laburisti sono rimasti scioccati dall’esito della suppletiva della settimana scorsa, dove gli elettori musulmani si sono spostati in massa sui Verdi, decretandone il trionfo. È una campana a morto per il Labour e forse Starmer sta cercando di correre ai ripari anche prendendo le distanze da un intervento armato in Medio Oriente: ma è pure vero che la maggioranza di tutta l’opinione pubblica britannica è su questa linea.