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 2026  marzo 04 Mercoledì calendario

Il figlio di Khamenei nuova Guida dell’Iran

I voti resteranno segreti. L’urna con il nome indicato dagli ottantotto Esperti è rimasta sotto le macerie, forse anche i funzionari che stavano contando le schede, scampati al bombardamento i mujahid che si erano riuniti per eleggere la nuova Guida suprema, il successore di Ali Khamenei, eliminato da un bombardamento israeliano nelle prime ore della guerra. Sono stati i piloti israeliani a distruggere il palazzo dell’Assemblea nella città sacra di Qom. I saggi avrebbero effettuato la votazione successiva via Internet e – secondo il sito Iran International – avrebbero scelto Mojtaba, 56 anni, figlio di Khamenei: è rimasto ferito nell’attacco che ha ucciso il padre.
Sembra difficile per il regime riempire quel «vuoto di potere» di cui si lamenta perfino Donald Trump: «La maggior parte delle persone che avevamo in mente per rimpiazzare i vertici sono state uccise». Resta convinto di poter trovare qualcuno, preferirebbe «dall’interno», quindi esclude Reza Pahlavi, il figlio in esilio dell’ultimo scià: «Non l’abbiamo preso in considerazione». Comunque – continua il presidente – «ormai è tardi per trattare, non hanno più le navi, gli aerei, stanno finendo i lanciamissili. Prima o poi deporranno le armi e chiederanno l’amnistia». Si arrabbia con la Spagna che nega le basi alla sua «armada»: «Taglieremo tutti gli scambi commerciali». Gli altri europei si muovono in parte: la Francia invia la portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle nel Mediterraneo e con la Gran Bretagna manda forze per proteggere Cipro, dove una base britannica era stata colpita lunedì.
Attacchi incrociati
La questione degli arsenali da riassortire riguarda anche gli Stati Uniti e gli alleati nella regione. Trump sostiene che verrà aumentata la produzione, i Paesi del Golfo temono che si esauriscano i sistemi di difesa per fermare i lanci dei pasdaran. Così gli Emirati Arabi Uniti – ieri è stata bersagliata ancora Dubai, esplosioni al consolato americano – valutano di colpire le basi missilistiche iraniane, di fatto entrando in guerra. Come starebbe pianificando pure Riad, dopo i due droni esplosi sull’ambasciata americana e gli attacchi contro i depositi di petrolio del regno saudita. A Riad – scrive il Washington Post – sarebbe stata bersagliata anche la stazione della Cia.
Nel mirino
Gli americani e gli israeliani hanno intensificato i bombardamenti su Teheran, è stato colpito anche l’aeroporto Mehrabad, le colonne di fumo nero che si alzano sul bianco dei monti Alborz innevati. La stagione sciistica è il ricordo di una normalità che non c’è più, migliaia di iraniani stanno fuggendo dalla capitale, le autostrade intasate. Tsahal ha annunciato di aver distrutto una base segreta usata dagli scienziati per sviluppare alcuni componenti degli ordigni nucleari. Le forze speciali israeliane – rivelano i telegiornali locali – si sarebbero mosse dentro all’Iran in missioni clandestine.
Le Nazioni Unite condannano l’attacco alla scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell’Iran, e denunciano che potrebbe trattarsi di un crimine di guerra. Il regime non vuole mostrare cedimenti: «Siamo pronti a uno scontro molto lungo, non abbiamo ancora usato i nostri armamenti più avanzati», annuncia il portavoce del ministero della Difesa, mentre il suo capo – appena nominato al posto del ministro ammazzato – è stato eliminato ieri in un raid. Le sirene sono risuonate per tutto il giorno in Israele, la festa di Purim è stata celebrata in maschera nei rifugi sotterranei.
Trump sembra ancora sperare di poter dichiarare «vittoria» nel giro di qualche giorno. Allo stesso tempo il dipartimento di Stato chiude le ambasciate a Riad e in Kuwait, incita gli americani a lasciare 14 Paesi nella regione, compreso l’Egitto. Washington sta organizzando voli militari per le persone rimaste bloccate. L’aeroporto a Dubai sta riaprendo gradualmente, come quello di Tel Aviv dove però i voli partono vuoti per recuperare gli israeliani all’estero.
I nuovi fronti
Il conflitto rischia di allargarsi ancora di più. Il Pakistan ha ricordato minaccioso all’Iran di essere legato da un patto di difesa reciproco con l’Arabia Saudita. Mentre gli israeliani continuano i bombardamenti sul Libano e le truppe sono penetrare in profondità oltre il confine. Lo stato maggiore vuole dimostrare di aver imparato la lezione dell’estate del 2006, quando i comandanti avevano esitato a ordinare l’invasione, una generazione di ufficiali – hanno attaccato gli analisti – abituata a stare in prima fila davanti agli schermi dei computer più che in prima linea con i soldati. Adesso sono già stati mobilitati 110 mila riservisti proprio per rinforzare le frontiere ed evitare assalti a sorpresa da parte dei miliziani sciiti armati dall’Iran.