Libero, 4 marzo 2026
Khamenei lascia un’eredità di 200 miliardi
Dietro l’immagine austera che la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei, ucciso sabato scorso durante un’operazione militare congiunta di Israele e Stati Uniti, ha cercato di trasmettere nella sua vita, si celava uno dei capi di Stato più ricchi al mondo, al vertice di un impero finanziario tentacolare da decine e decine di miliardi di dollari. Al centro del sistema lasciato in eredità da Khamenei si trova una struttura occulta, denominata Setad, che in farsi sta per Setad Ejraiye Farmane Hazrate Emam, ossia «il quartier generale per eseguire gli ordini dell’imam», e detiene quote in quasi tutti i settori dell’economia nazionale: dalla finanza al petrolio, dal settore farmaceutico alle telecomunicazioni. Per comprendere come Setad abbia costituito, per l’ex Guida Suprema iraniana, l’aiuto finanziario iniziale per stabilire il proprio potere, occorre risalire alla rivoluzione del 1979. In seguito al crollo dello scià, le élite benestanti fuggirono, lasciando dietro di sé un immenso patrimonio.
Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1989, l’ayatollah Ruhollah Khomeini fondò Setad con una missione precisa: gestire e vendere i beni “abbandonati” dagli iraniani fuggiti all’estero dopo il 1979, per finanziare gli aiuti ai più bisognosi. Sebbene questo dispositivo dovesse durare solo due anni, Khamenei, diventato la nuova Guida Suprema dell’Iran, lo trasformò invece in una macchina economica che perdura ancora oggi: un capitalismo di Stato mascherato da fondazione religiosa. Il valore preciso di Setad è difficile da determinare a causa della segretezza che circonda i suoi conti. Ma un’inchiesta di Reuters pubblicata nel 2013 stimava la dimensione economica degli asset riconducibili a Setad attorno ai 95 miliardi di dollari: circa 52 miliardi in immobili e 43 in partecipazioni aziendali. Una stima basata su un’analisi delle dichiarazioni dei responsabili di Setad, dei dati della Borsa di Teheran e dei siti web delle aziende, nonché delle informazioni fornite dal Dipartimento del Tesoro americano. Ma dieci anni dopo, il think tank Foundation for Defense of Democracies, con sede a Washington, ha ampiamente rivisto al rialzo il valore dell’impero finanziario di Khamenei: 200 miliardi di dollari. I seguaci dell’ex Guida Suprema lodavano il suo stile di vita frugale, sottolineando la modestia del suo guardaroba e lo stato logoro del tappeto che ricopriva il pavimento della sua casa a Teheran. Peccato che, mentre la maggior parte dei suoi concittadini era ridotta alla fame, Khamenei fosse alle redini di un colosso finanziario costruito sull’accumulazione implacabile di partecipazioni statali e sulla confisca dei beni degli iraniani attraverso false dichiarazioni nei tribunali.
Il fine ultimo di Setad doveva essere caritatevole, volto a usare i fondi per sostenere i veterani, le vedove di guerra e gli oppressi. Con Khamenei è diventata invece un mezzo per detenere il potere. Un’inchiesta pubblicata a gennaio da Bloomberg ha rivelato che Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex Guida Suprema e tra i possibili successori, ha costruito un portafoglio immobiliare e finanziario all’estero. Attraverso un intreccio di società di comodo, la rete di Mojtaba Khamenei controlla proprietà di lusso a Londra, ville a Dubai e hotel di alta gamma in Germania e Spagna, per un valore che ammonta a centinaia di milioni. Potrebbe essere lui a ereditare l’impero “invisibile” del padre.