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 2026  marzo 03 Martedì calendario

Egitto, scoperto il più antico trapano rotante: rivoluziona la storia prima dei Faraoni

Apparentemente semplice, piccolo, leggero, portatile, persino tascabile. Eppure rivoluzionario, nel suo rame scolpito con alta precisione. Per gli archeologi non ci sono più dubbi: è il più antico trapano rotante per metalli attestato nell’antico Egitto. Tanto da riscrivere la storia degli utensili nella Valle del Nilo, all’alba delle dinastie dei Faraoni. Lungo appena 63 millimetri, del peso di 1,5 grammi, risale a 5300 anni fa. Per l’esattezza la sua datazione affonda le maglie delle sue spirali al quarto millennio a.C. (circa 3300-3000 a.C.). Ed è precedente all’unificazione politica dell’Egitto e all’emergere dello stato faraonico. Si tratta di un piccolo manufatto forgiato in lega di rame su cui si accendono ora i riflettori degli studiosi accademici, a distanza di ben cento anni dalla sua scoperta. Simbolo di come evolvano gli studi nel campo archeologico.
IL NUOVO STUDIO
Pensare che quando venne pubblicato per la prima volta negli anni ’20 del secolo scorso, veniva sinteticamente descritto come «un piccolo punteruolo di rame, con una striscia di cuoio avvolta attorno».
Elementi che l’hanno lasciato in un limbo di interesse accademico. Era l’inizio del ‘900 quando riaffiorò nella cosiddetta “tomba 3932” del cimitero di Badari, nell’Alto Egitto, poi conservato nel Museo di Archeologia e Antropologia di Cambridge. È stata una ricerca interdisciplinare condotta dalle équipe dell’Università di Newcastle e dell’Accademia di Belle Arti di Vienna a riscrivere questa interpretazione.
IL MOVIMENTO ROTATORIO
«L’analisi microscopica ha rivelato modelli di usura diagnostica compatibili con un movimento rotatorio sostenuto piuttosto che con una semplice perforazione». Sotto la lente d’ingrandimento sono finite, infatti, le sottili striature circonferenziali, gli arrotondamento dei bordi e la leggera curvatura distale. Tutte caratteristiche che rimandano ad un uso ben preciso: «l’oggetto è stato utilizzato come punta da trapano piuttosto che come punteruolo», indicano gli studiosi che hanno pubblicato la ricerca sulla rivista specialistica Egypt and the Levant. Altro dettaglio strategico per risolvere il rebus dell’oggetto sono state le tracce della cinghia di cuoio avvolta attorno all’asta. Secondo gli autori si tratti dei resti di una corda d’arco, fornendo una rara prova organica dell’uso di un trapano ad arco.
LA PORTATA RIVOLUZIONARIA
L’autore principale dello studio, Martin Odler (Università di Newcastle) sottolinea che, «mentre l’architettura monumentale e la cultura materiale d’élite dominano le narrazioni dell’antico Egitto, i sistemi tecnologici alla base della produzione artigianale rimangono relativamente poco documentati». Qual è la portata rivoluzionaria, dunque? «L’identificazione di questo oggetto come trapano ad arco implica che gli artigiani egiziani avessero padroneggiato la perforazione rotativa assistita meccanicamente più di due millenni prima dei set di trapani meglio conservati del Nuovo Regno (risalenti alla metà-fine del II millennio a.C.)».