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 2026  marzo 03 Martedì calendario

Intervista ad Anna Lou Castoldi

Tredici Pietro, figlio di Morandi, Leo Gassmann, figlio di Alessandro, LDA, figlio di Gigi D’Alessio. Il Festival di Sanremo appena trascorso annoverava parecchi di figli d’arte. C’era anche Camilla Ardenzi a omaggiare nonna Vanoni. Poi, un po’ defilata, non sul palco ma SottoSanremo (serie su RaiPlay), c’era Anna Lou Castoldi: il babbo è Marco, in arte Morgan, e mamma Asia Argento (che poi significa nonno Dario, genio dell’horror). La presenza di Renga in gara ha fatto poi saltare una specie di spin off per teenager che prevedeva la conduzione tripartita di Aurora (Ramazzotti), Jolanda (Renga) e (appunto) Anna Lou. Il programma è diventato altro, ma lei nel progetto RaiPlay per la Gen Z è rimasta. Con Elisa Maino e Nicole Rossi è stata incaricata di intercettare gli under 20 da un loft segreto posizionato sotto il palco dell’Ariston, generare like, intervistare cantanti e proporre prospettive diverse (giocose e ironiche) del Festivalone ufficiale.
«Sono partita senza particolari aspettative – racconta l’artista, 24 anni –. Era una proposta che mi faceva uscire dalla mia comfort zone e costringeva a vincere paure e incertezze per scoprire altre possibilità espressive». 25 anni, l’illustre precedente di Ballando con le stelle 2024 dove è arrivata in finale, ma anche film e serie tv (diretta da mamma in Incompresa e nella serie cult Baby), per Anna Lou è stata la prima volta da conduttrice. Anzi la co-co: «Con le altre ragazze è stato subito affiatamento: io non sono una facile a fare amicizia ma ci siamo trovate subito. Forse proprio perché siamo così diverse: rappresentiamo ciascuna una diversa sfaccettatura della nostra generazione».
C’era l’influencer (Maino), la creativa (Rossi). Lei quale parte di Gen Z pensa di rappresentare?
«In realtà le etichette valgono sempre meno e le culture ssono empre più miscelate. Goth, punk, heavy metal.... Se una volta servivano per dare la certezza di un’identità alle persone, ora è un processo che non serve più. Tuttavia, se proprio devo pensare a una definizione, direi alternativa: una con una personalità che non rientra nei soliti canoni della normalità».
Le sue radici sono in due mondi, quello della recitazione (lato Argento) e quello della musica (lato Castoldi). Li ha frequentati entrambi. Sanremo a parte, quale prevale?
«In questo momento è la musica. Faccio la dj e mi piace molto suonare la mia musica davanti a un pubblico: potere esprimere liberamente ciò che amo e trasmetterlo agli altri mi fa sentire viva. Mi sto concentrando su questo aspetto: studio produzione elettronica. Una musica, però, che non ha nulla che fare con quella di papà, che si muove decisamente fuori dalle sue orme. Detto questo, vorrei aggiungere una cosa importante».
Prego.
«Mamma mi ha trasmesso una grande cultura musicale. Come attrice, invece, malgrado alcune esperienze, non mi sento portata. O quanto meno: non me ne sento del tutto all’altezza».
Se si guarda allo specchio chi vede dei due?
«Nonna Daria! (Nicolodi, l’attrice mamma di Asia e compagna di Dario Argento, per altro sorella della illustre musicologa Fiamma e discendente del compositore Alfredo Casella, ndr). Purtroppo lei non c’è più. Però: viva i nonni. Che grande cosa sono: la salvezza del mondo, esseri umani patrimonio dell’umanità per quanto hanno vissuto e possono trasmettere della loro vita».
Anche un nonno famoso per i suoi film horror?
«Un gran simpatico. L’amore del nonno è indescrivibile. Se ho un problema o una curiosità è anche a lui che mi rivolgo. Non ci si crede: ma è un nonno classico».
E con i suoi genitori? È lo stesso?
«Mamma mi dà un sacco di forza. Ho con lei un bellissimo rapporto. Mi definirei una mammona. Abbiamo vissuto insieme per una vita e solo da poco abitiamo in case diverse (ma a tre minuti di distanza). Ci sentiamo ogni giorno, anche più volte al giorno. Dopo tre settimane di Sanremo mi sento vittima del mal di casa...».
Sanremo: come le è sembrata?
«Mai stata prima. Siamo arrivate che era una cittadina tranquilla, dai ritmi pacati. Ne abbiamo visto il progressivo mutamento in sovraffollata e quasi isterica, tutti che corrono di qui e di là. Anch’io adesso, mentre parliamo, sto correndo per raggiungere il posto di un’intervista».
Le sono piaciuti gli “spazi” che le hanno affidato in SottoSanremo?
«Gli autori me li hanno un po’ cuciti addosso. Mi piace stare a contatto della gente. Le interviste per strada sono ironiche e le risposte sorprendenti. Quanto all’arte divinatoria dei tarocchi, che leggo ai nostri ospiti, non ne sono esperta, ma mi incuriosisce. E poi mi piacciono le interviste esistenziali ed etiche che faccio ai cantanti: ogni essere umano ha uno spettro infinito di sfaccettature spesso del tutto inatteso».
Quello che l’ha sorpresa maggiormente?
«Dargen D’Amico: la sua intervista è stata bellissima, vaticinante ed esistenzialista».
Vero che la sua adolescenza è stata travagliata?
«Età terribile. Ma non solo per me, per tutti, penso. Anche se io... Scopri sentimenti diversi: cambiamenti fisici, paura di crescere, insicurezze. Soffrivo di dismorfofobia, mi vedevo brutta e sbagliata (episodi di bullismo hanno esasperato il problema, ndr). Poi fortunatamente i problemi si superano. Dopo 13 anni di terapia ora mi accetto per come sono: l’aspetto fisico non mi interessa più come quando di anni ne avevo 14 ed ero spinta ad avere un’ideale di bellezza imposto dall’esterno che non ritrovavo in me. È bello essere sé stessi».
E come si regola con i social che sull’aspetto delle persone dànno il loro peggio?
«Il problema è che sono fatti apposta per renderci dipendenti. Così ho scelto di starne lontana: ho un mio account Instagram (ma non è facile trovarmi) dove condivido solo la mia arte e gli aspetti lavorativi. Non monetizzo me stessa. E poiché non voglio esserne dipendente, lascio senza problemi il telefono spento o a casa anche per giorni».
Delle sue esperienze professionali passate, ce n’è qualcuna che l’ha cambiata o a cui deve di più?
«Come dicono i Pink Floyd: “All in all it’s just another brick in the wall": Ogni cosa è un mattoncino nel muro dell’esistenza».