Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 03 Martedì calendario

Bara d’oro, 500 corone di fiori e cimitero blindato: in Messico i funerali del superboss El Mencho

Una bara d’oro, o perlomeno dorata. Una sgargiante composizione floreale a forma di gallo, l’animale – nella versione a combattimento – che era una delle passioni del defunto. E uno schieramento di forze di sicurezza degno di un’emergenza nazionale, per il timore che la cerimonia provocasse nuovi spargimenti di sangue, con vendette e contro vendette fra gang rivali di narcos.
Si sono svolti così, in un clima tra il kitsch e l’allarme, i funerali di Ruben Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, il leader del Cartello di Jalisco di Nuova Generazione, una delle più potenti organizzazioni criminali del Messico, ucciso lo scorso 22 febbraio all’età di 59 anni nel corso di un’operazione speciale delle forze che combattono il mercato della droga e dell’esercito. Una morte che ha scatenato scontri e disordini in numerose regioni messicane.
Le esequie hanno avuto luogo nel cimitero denominato Recinto della Pace, a Zapopan, una città di un milione e mezzo di abitanti nell’area metropolitana di Guadalajara, nello stato di Jalisco che era stato la base di El Mencho. Le immagini della bara d’oro o dorata, riprese dai media, sono subito rimbalzate sui social, attirando curiosità per l’evento. Al cimitero sono state recapitate 500 corone di fiori, in gran parte anonime, tra le quali spiccava un enorme allestimento rosso, giallo, nero e bianco a forma di gallo: “El Gallero” era uno dei soprannomi del narcotrafficante. Una seconda composizione di fiori, composta soltanto da un gigantesco mazzo di rose rosse, formava le iniziali Cjng, Cartel Jalisco Nueva Generation, il nome della gang di cui il narco era a capo. Un’altra corona di fiori recava la scritta, senza firma, “da una famiglia che ti sarà sempre grata”.
Nelle vicinanze del feretro, oltre a familiari, parenti e complici, c’erano circa 80 membri della Guardia Nazionale, della polizia e delle forze armate, oltre a un numero imprecisato di agenti in borghese, probabilmente anche della Dea (Drug Enforcement Administration), l’agenzia americana per la lotta agli stupefacenti, che sembra avere collaborato con le autorità messicane nell’operazione per eliminare uno dei criminali più ricercati del mondo. Venticinque membri della Guardia Nazionale hanno perso la vita negli scontri con i narcos scoppiati in varie parti del Paese dopo l’uccisione di El Mencho, tra sparatorie, barricate, auto incendiate e negozi saccheggiati. Le forze dell’ordine avevano scoperto la presenza di Oseguera al Tapalpa Country Club, dove aveva ricevuto la visita di una sua amante, probabilmente pedinata dalla polizia.