Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 03 Martedì calendario

Parità, violenza e amore. La «Gen Z» cambia rotta

Molti ragazzi non stanno bene. Vivono un disagio sotterraneo che non riescono ancora a gestire. Il segno di questa insicurezza è tracciato nelle loro storie sentimentali dove spesso scambiano la gelosia per prova d’amore. Una ricerca dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, realizzata su 2.001 residenti in Italia tra i 18 e i 34 anni, accende nuovi campanelli d’allarme. Solo il 47 per cento dei maschi considera «mai accettabile» controllare abitualmente il cellulare e i social della partner e vietarle di uscire con chi vuole. Come proibire alla fidanzata o al fidanzato di vestirsi in un certo modo non è ammissibile soltanto per il 43,5% dei ragazzi contro il 73,7% delle ragazze.

L’indagine emerge nell’ebook, In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z – edito da Vita e Pensiero e scaricabile gratis da domani – a cura di Cristina Pasqualini, professoressa di Sociologia all’Università Cattolica di Milano. Più di 350 pagine riuniscono ricerche, interviste, pareri di esperti, oltre al lavoro degli studenti e delle studentesse di Sociologia della Cattolica.
Il risultato è una fotografia complessa di una generazione che si sente diversa da quelle passate, ma che conserva alcuni pregiudizi, molti legati alla violenza di genere. Ancora: solo il 37,7% del campione la considera un fenomeno molto diffuso (il 22,3% dei maschi contro il 50,1% delle femmine). Quasi il 25% dei giovani è molto e abbastanza d’accordo sul fatto che spesso le accuse di violenza siano false. Il 10,3% dei ragazzi e il 4,6% delle ragazze è convinto che le donne serie non vengono violentate.
In quest’epoca di incertezze, i maschi sono disorientati e divisi. C’è chi combatte l’idea di macho alfa e porta avanti le battaglie femministe, chi invece appoggia Andrew Tate, divo della «manosfera» con 11 milioni di follower su X che si definisce «sessista» e «misogino». Anche di fronte a questo quadro polarizzato, la professoressa Pasqualini, curatrice del libro, resta ottimista: «Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin è nato un nuovo movimento. Molti giovani si stanno interrogando su quello che possono fare per la parità di genere e l’emancipazione femminile. Il modello di maschio che non deve chiedere, né avere paura di niente ha portato gli uomini a una fragilità evidente. Ora in tanti si mettono in discussione».
Pasqualini individua un punto di rottura nelle ragazze e nei ragazzi nati tra il 1996 e il 2010, la Generazione Zeta. «Sono loro che portano avanti il cambiamento nella maniera più significativa. E lo si vede dalle risposte che ci hanno dato. Nessuno vuole tornare indietro. Stanno smontando via via gli stereotipi legati a famiglia, studio e lavoro», continua. In famiglia: otto su dieci non ritengono importante chi sia più presente a casa a crescere i figli, basta che ci sia un buon clima. Nella formazione: quasi il 90% difende l’idea che ogni persona è libera di studiare ciò che preferisce. Sul lavoro: a quasi nove intervistati su dieci non importa se a gestire un’azienda sia un uomo o una donna perché contano le qualità.

Gli Zeta, da veri nativi digitali, sono cresciuti con il telefono in mano. Da giovani-adulti vogliono spezzare i riferimenti degli adulti-adulti perché quella eredità sociale non li rappresenta più. Ecco che rivendicano migliori condizioni lavorative, scendono in strada a manifestare per la pace e l’ambiente. Conclude Pasqualini: «Nel presente restano alcuni tratti patriarcali, ma i giovani ci fanno vedere che stiamo andando avanti verso una trasformazione. Noi adulti dobbiamo sostenerli».