Corriere della Sera, 3 marzo 2026
Meloni: ora la crisi non dilaghi
Giorgia Meloni è «preoccupata», e lo ripete più volte. Perché «i droni iraniani hanno raggiunto Cipro», perché «non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche» e soprattutto per il problema da cui tutto parte: «La crisi del diritto internazionale», su cui anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avuto parole molto forti: «È lo scenario che è già qui e con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni».
L’instabilità
Meloni a sera è intervistata dal Tg5, dopo che per tutto il giorno le opposizioni avevano domandato ragione, anche per iscritto, del suo silenzio. I capigruppo del Campo largo hanno inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato perché Meloni – come responsabile della politica estera in virtù dell’articolo 95 della Costituzione – chiarisca in Parlamento «quale sia la posizione ufficiale del governo». Perché in «un frangente di tale gravità è necessario un confronto pieno e trasparente in Aula, affinché siano chiariti indirizzo politico, scelte strategiche e responsabilità». Meloni al Tg5 spiega che la crisi attuale è «inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina», quando «un membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deliberatamente attaccato un suo vicino». Secondo la premier «era inevitabile che questo avrebbe portato a una stagione di caos». E il punto è che «sarebbe stupido pensare che qualcosa che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga». Per quello l’Italia «si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano». Ma quell’accordo è fallito. Dopodiché «Usa e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei». L’obiettivo, ora, è «che la crisi non dilaghi. Ma penso che nulla possa andare meglio se l’Iran non ferma i suoi attacchi ai Paesi del Golfo, che sono totalmente ingiustificati».
L’audizione dei ministri
Il momento politicamente più acceso della giornata sono state le audizioni dei ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto di fronte alle commissioni Esteri e Difesa delle due Camere riunite in Senato. A tenere banco, in molti degli interventi, la presenza di Guido Crosetto a Dubai, con la famiglia. Di certo, lui non ha perso il sostegno della premier: «Il ministro non ha mai smesso di fare il suo lavoro» ha detto Meloni. E lo stesso Crosetto ammette: «Restare bloccato è stata una mia scelta. Forse ho sbagliato, chiedo scusa, ma c’erano i miei due figli e volevo restare con loro».
L’opposizione
Dal Pd Elly Schlein dice che «Khamenei era un dittatore sanguinario di cui non sentiremo certo la mancanza», ma «riteniamo sbagliate e pericolose le azioni militari unilaterali fatte in violazione del diritto internazionale e scavalcando ogni tipo di sede multilaterale». Mentre Alessandro Alfieri ha posto alcune domande: «Se il governo intenda attivare il nuovo strumento previsto dalla legge 145 sulla forza di intervento in casi di emergenza» e anche se «l’Italia ha ricevuto la richiesta da parte degli alleati e in particolare degli Usa di utilizzare le nostre basi come Sigonella». Ma il ministro della Difesa ha risposto che «per ora non c’è nessuna richiesta di utilizzo». Da Avs Angelo Bonelli ha sottolineato che «dal governo italiano non è arrivata alcuna condanna rispetto all’escalation militare e alla violazione del diritto internazionale. È un silenzio che pesa e che rischia di trascinare il nostro Paese dentro una guerra». Per Riccardo Magi (+Europa) «il governo brancola nel buio, scaricato dall’amico Trump». Mentre per Enrico Borghi (Iv) «la verità è che siamo isolati: Francia, Germania e Regno Unito si stanno muovendo in concerto. E l’Italia con chi sta, cosa sta facendo?». Tajani ha risposto esibendo la lettera con gli impegni dell’Ue.
Il botta e risposta
La tensione durante l’audizione cresce. Giuseppe Conte (M5S) accusa Tajani di essersi «dimenticato il tricolore», parla della subalternità con gli Usa e dei cappellini Maga. Il ministro degli Esteri si infuria: «Io non devo vergognarmi di niente. Io non sono andato in ginocchio dalla Merkel né da Trump. E Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei invece Giuseppi». Caustica la replica: «A te invece non chiama proprio».