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 2026  marzo 03 Martedì calendario

Il gas vola ai massimi, più 40%. Il petrolio rincara a 80 dollari

L’escalation del conflitto in Medio Oriente travolge i mercati europei. Ieri i titoli del Vecchio Continente hanno bruciato 314 miliardi di euro di capitalizzazione. Piazza Affari ha chiuso la seduta in ribasso dell’1,97%, mandando in fumo 17 miliardi. Mentre le quotazioni di gas e petrolio sono schizzate sulla scia dei timori di interruzioni delle forniture. Il Brent di Londra si è avvicinato agli 80 dollari al barile per poi ritracciare a 77 dollari in serata. Ma è il gas ad aver dato la fiammata più alta: il prezzo sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, è balzato del 36% a 43,5 euro al megawattora dopo essere arrivato a sfiorare in giornata i 45 euro. Se, infatti, quello del greggio è un mercato molto diversificato a livello mondiale, il gas naturale liquefatto ha pochi grandi produttori mondiali. Uno di questi è il Qatar, che è il secondo fornitore di Gnl dell’Italia (33% del Gnl, dopo gli Usa che ci forniscono il 47% in base a dati Snam relativi al 2025) e il quarto dell’Europa (6% del totale, dati Eurostat relativi al terzo trimestre 2025). Ebbene, ieri pomeriggio QatarEnergy ha annunciato di aver fermato la produzione dopo un attacco militare di Teheran ai siti operativi a Ras Laffan. In questa fase la vulnerabilità più marcata dell’Europa riguarda il Gnl. In Italia Edison è il maggior importatore di Gnl dal Qatar, con un contratto a lungo termine che vale 6,4 miliardi di metri cubi l’anno (il 10% dell’intero consumo nazionale). Il gruppo di Foro Bonaparte a Milano ha quattro navi in arrivo che non passano dallo Stretto di Hormuz, il piccolo corridoio marittimo che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran che è stato di fatto chiuso da Teheran, che lo usa come arma di ricatto a livello geopolitico, e dove due petroliere sono state attaccate. I carichi di Edison potranno coprire le consegne per questo mese. Eni nell’Emirato ha un contratto per 1,5 miliardi di metri cubi all’anno che però non è ancora operativo. E poi? «Se i flussi provenienti dal Qatar e da altri Paesi del Golfo venissero ridotti – spiega Simone Tagliapietra del think tank Bruegel – la disponibilità spot globale si ridurrebbe. In questo scenario, l’Europa sarebbe costretta a competere direttamente con gli acquirenti asiatici, come già accaduto durante la crisi energetica del 2021-2023. E questo si rifletterebbe sui prezzi». L’Autorità Arera ha innalzato il livello di allerta del suo monitoraggio.
Sul fronte petrolifero, l’Arabia Saudita ha chiuso la sua raffineria di petrolio più grande. Al largo di Hormuz centinaia di petroliere e metaniere sono ferme. Ma dopo gli attacchi israeliani e statunitensi e la rappresaglia iraniana sono scattate chiusure precauzionali di impianti petroliferi e del gas in tutto il Medio Oriente. Ferma la maggior parte della produzione di petrolio nel Kurdistan iracheno e di diversi importanti giacimenti di gas israeliani (Tamar e Leviathan). Confindustria ha chiesto al governo una task force di emergenza.